sabato 17 novembre 2018

La frase del giorno: Théophile Gautier

A occhi inesperti, tre gatti neri sono tre gatti neri; ma gli osservatori più acuti non commettono un simile errore. La fisionomia felina è altrettanto varia di quella umana.
Théophile Gautier

Touka, panterina di "A Coda Alta" che presto sarà adottata!

Ho avuto, nel corso della mia adolescenza, ben quattro gatti neri, tutti con il loro specifico temperamento, il loro modo di porsi, le loro abitudini inconfondibili. Qualche volta sì, mi sono chiesta se, vedendoli tutti insieme (in realtà solo due di loro hanno convissuto), sarei riuscita a distinguerli... ma la risposta è ovvia: certo che sì! Ciascuno di loro aveva un modo particolare di guardarmi, una luce speciale nello sguardo verso il mondo, un modo peculiare di acciambellarsi o di camminare, un miagolio dal timbro così personale che mai avrei potuto confonderli. Erano due fratellini, Mina e Pride, e poi la micetta Buffy e Nico, il fratello di Paciocca. Oggi li ricordo tutti, con un misto di affetto e nostalgia, e condivido con voi questa bella citazione adatta per festeggiare tutti i mici neri, di cui ogni 17 novembre ricorre la "giornata ufficiale"!

giovedì 8 novembre 2018

Tutto ma proprio tutto sulle mangiatoie per gli uccellini!

L'autunno sta avanzando veloce e, anche se le temperature incredibilmente miti che avute finora (decisamente fuori norma... ma per oggi non occupiamoci del clima impazzito) potrebbero ingannarci, presto o tardi arriverà anche il freddo. Certo, a noi cambia poco: in casa siamo attrezzati con tutte le comodità, dal riscaldamento al piumone sul letto. Ma gli animali selvatici invece si troveranno in difficoltà e in particolare gli uccelli - che non vanno in letargo - dovranno resistere ai rigori dell'inverno contando semplicemente su sè stessi. Come ci spiegano bene gli esperti del Parco Natura Viva in questi interessanti video, tutti dedicati alle mangiatoie per l'inverno che possiamo costruire noi stessi, gli uccelli hanno un bisogno quotidiano e stringente di una certa quantità di cibo energetico, perchè possano continuare a muoversi sviluppando il calore corporeo che li farà sopravvivere alle basse temperature. Se ne avete voglia, seguitemi in questa panoramica di video, in pochi minuti scoprirete tutto il mondo che sta dietro alle mangiatoie per uccellini!



Possiamo aiutare gli uccelli fornendo loro cibo adatto nei nostri giardini, ma attenzione: le classiche briciole di pane o di biscotti, di solito ben gradite dai pennuti, non sono così salutari perchè difficili da digerire e poco sostanziose. Meglio costruire una bella ghirlanda di frutta secca (come le arachidi, oleose e ben energetiche) e fresca di stagione (mele e pere), oppure una "pigna farcita" con vari mangimi in patè. Due possibili mangiatoie "naturali", che verranno certamente prese d'assalto da insettivori, granivori e frugivori!



Se invece vi piace l'idea di costruire una mangiatoia più articolata, con materiale di riciclo, ecco l'idea giusta per voi: da un contenitore in tetrapak, possiamo ricavare un "punto ristoro" per tutti i pennuti. Importante è, come dice anche Ilaria del Parco Natura Viva, di inserire poco mangime alla volta e di controllarlo spesso, perchè in autunno l'umidità è tanta ed è possibile che si generino muffe.  Questo consiglio in realtà è valido per qualsiasi tipo di mangiatoia decidiamo di esporre. Io stessa, che espongo semplicemente un vassoio metallico pieno di semini e patè, ho cura di controllarlo e lavarlo settimanalmente. Questo evita non solo le muffe, ma anche l'eventuale pericolo di patologie che si diffondono in ambienti "affollati".



E per finire, qualche consiglio su come posizionare correttamente le varie mangiatoie, per evitare il pericolo dei gatti. A seconda non solo del cibo, ma anche della forma delle mangiatoie e della loro collocazione, sarà possibile attirare diverse specie di pennuti selvatici.



Allora, che mi dite? Vi sono piaciute queste tre semplici idee? Quella che a me sembra più bella e d'impatto è la ghirlanda, penso proprio di costruirla ed esporla io stessa, insieme alle solite "palle di grasso", che compro già pronte nei negozi specializzati, e al mio vassoio pieno di semi di girasole. Quest'anno ancora non ho aperto il mio "ristorante" per pennuti, aspettavo che ci fosse un po' più di freddo, ma immagino che non manchi molto e non vedo l'ora di ritrovare la mia numerosa clientela di cince, pettirossi e fringuelli... e voi avete qualche altra creazione home-made da suggerire, per aiutare gli uccelli a sopravvivere alla stagione fredda?

venerdì 2 novembre 2018

La frase del giorno: Sigmund Freud

Il tempo passato con i gatti non è mai tempo perso.
Sigmund Freud 





Tanti scatti di Paciocca tra la fine dell'estate, ormai lontana, e questa prima parte di autunno, nelle belle giornate, propizie per allegre scorribande in giardino, tra arrampicate sugli alberi, giri maestosi nel suo regno campestre e il mite sole, placidamente distesa sul campo...


 

A causa dei vari impegni quotidiani (che quest'anno sono però, miracolosamente, distribuiti al meglio, nella mia settimana), trovare un momento da condividere con Paciocca non è sempre scontato. Eppure sono così vere le parole di Freud: il tempo passato in compagnia dei nostri animali non è mai perso, anche se talvolta sembra rallentarci nella nostra frenetica tabella di marcia, tra lavoro e incombenze domestiche. Oltre ad essere un piacere, passare del tempo con la mia gatta è un'attività preziosa e rigenerante, perchè riesce a sospendere per qualche momento il fluire dei pensieri più noiosi e logoranti... e torno un po' bambina, nel giocare con lei tra le piante del giardino, divertendomi un mondo nel vederla arrampicarsi sugli alberi, spiritata, perchè so che è un gioco che riserva solo e unicamente a me. Si lancia sul tronco come una furia, fingendo una fuga improvvisa, e quando è sui rami è tutto un farsi le unghie, fuseggiare sonoramente e cercare di catturare le mie mani o i ramoscelli con cui la stuzzico.






Altrettanto Paciocca sembra fare tesoro di quei momenti che riusciamo ancora a ritargliarci, magari per una breve incursione nel campo di mais mietuto (e ormai anche già arato). Non facciamo niente di speciale, un po' ci seguiamo a vicenda, sulla terra sconnessa e irregolare... dove vado io, viene lei, poi sono io a seguire la sua coda alta, finchè non ci sediamo e restiamo in silenzio, ciascuna con i suoi pensieri, in una compagnia reciprocamente solitaria, o in una solitudine reciprocamente condivisa. Eppure siamo insieme, e io non sarei lì se non fosse per lei, e forse viceversa. Guardiamo il cielo, il frutteto, le nuvole e, qualche volta, il sole che scende. Sono sempre io a interrompere l'idillio: decido che è ora di andare in casa, la prendo in braccio e la porto dentro, dai miei genitori. Paciocca spesso contesta, ma si consola facilmente se ad attenderla c'è un piatto di tonno o di pollo.




Ora che l'autunno si fa uggioso ed il freddo incipiente, Paciocca apprezza ovviamente molto i confort di casa... anche se è sempre ben felice, nonostante il maltempo e il vento bizzoso di questi giorni, di monitorare le nostre attività di giardinaggio... recentemente ho piantato alcuni bulbi in giardino e la presenza della mia gatta nei paraggi è stata costante. Un vero peccato è doversi salutare sul fare della sera, quando ciascuna deve tornare alla propria abitazione. Del resto, Paciocca non si è mai abituata (anche se ormai lo accetta) al fatto che io sia andata ad abitare nella casa accanto e trova inconcepibile abbandonare le sue abitudini e la sua originaria dimora...



...in fondo, come biasimarla? Tra poltrone foderate di morbidi plaid, divani pieni di cuscini, scrivanie zeppe di pile di giornali su cui acciambellarsi, e ogni cantuccio a lei disponibile, è di certo la regina della sua casa! E voi, cosa mi raccontate sul tempo che trascorrete con il vostro micio? Quali sono i vostri passatempi migliori?

giovedì 25 ottobre 2018

Soccorso ricci in autunno: un utile approfondimento

L'autunno è una stagione delicata per tanti animali che si preparano al letargo, a maggior ragione in questi anni di clima impazzito: durante i mesi di freddo, si alternano magari giornate gelide a tepori improvvisi, anche decisamente fuori stagione, che magari inducono a interrompere il letargo, per poi ripiombare nel gelo invernale. Fondamentale è saper aiutare quegli animali per cui non è scontata la sopravvivenza nel corso del letargo: in particolare sapete che i ricci sottopeso, giovani o debilitati, rischiano di morire di freddo o di fame, se non adeguatamente "attrezzati" (in scorte di grasso corporeo) per sopravvivere a periodi freddi senza cibo. Ho spesso avuto modo di ricordarvi la soglia "di sopravvivenza" dei 500-600 g per garantire una possibilità di sopravvivenza ad un riccio che si appresti ad andare in letargo in questo periodo, ma oggi vorrei condividere con voi un post interessantissimo di veri esperti in materia, il Centro Recupero Ricci "La Ninna" (ricordate "25 grammi di felicità"?). 


A sinistra un riccio ben appallottolato e rotondo, a destra un riccio sottopeso/denutrito. Foto di "La Ninna"


Oggi cerchiamo per l'ennesima volta di fare un po' di chiarezza su quali ricci vanno recuperati in autunno. Abbiamo spesso parlato di peso come discriminante.
In realtà solo una valutazione del peso non basta. Abbiamo spesso considerato 600 grammi come peso minimo per un riccio per poter superare l'inverno.
Questi animali devono avere una sufficiente scorta di grasso per poter andare in letargo, una condizione di rallentamento del metabolismo per poter risparmiare energia durante la stagione fredda.
Questo peso minimo e' stato rialzato dagli esperti rispetto al passato perche' con il riscaldamento globale si sono verificate diverse anomalie tra i selvatici.
La prima è che le femmine partoriscono una seconda cucciolata in tarda estate e inizio autunno, oltre a quella in primavera. Questo porta ad avere ricci molto piccoli in autunno, periodo in cui calano gli insetti, il loro cibo naturale. Molti cuccioli non avranno più il tempo e il nutrimento necessario per raggiungere il peso indicato per superare l'inverno.
Un'altra anomalia è costituita da improvvisi picchi di calore (sopra i 10° C) che si verificano anche durante la stagione fredda, facendo interrompere il letargo. Ogni volta che questi animali si risvegliano sprecano molta più energia rispetto ad un sonno costante.
Ecco perchè si è innalzata la soglia a 600 gr.
Naturalmente questo è un peso indicativo. Bisogna considerare altri fattori.
Il più importante si chiama indice di Bunnel ed è il rapporto tra la circonferenza longitudinale, e quella trasversale quando sono appallottolati (vedi in foto).
In pratica un riccio in buone condizioni di nutrimento quando è appallottolato deve avere un profilo simile ad un uovo o meglio una pallina, cioè deve essere rotondeggiante (prima foto, a sinistra).
Mentre un riccio denutrito ha una forma allungata tipo pallone da rugby (seconda foto, a destra).
Dobbiamo considerare ora il peso in relazione alla stagione.
Più procediamo in autunno, più il peso-soglia dei ricci da recuperare cresce, ovvero se troviamo un riccio sotto i 300-400 grammi in settembre è bene lasciarlo stare in natura e fornire acqua e crocchette costantemente.
Se troviamo un riccio sotto 400 grammi a novembre in questo caso è bene prenderlo, tenerlo al caldo (20 gradi) e nutrirlo per tutto l'inverno (avendo cura di non farlo ingrassare oltre gli 800 gr, indicativo).
Se troviamo un riccio nella fascia borderline cioè tra i 400 e i 600 grammi in tardo autunno è bene sentire un esperto (meglio sarebbe lasciarlo libero, fornendo cibo fuori). Come vi ho detto però conta anche molto la rotondità del riccio.
Bisogna inoltre valutare lo stato di salute dell'animale. Se l'animale ritrovato fosse del peso giusto ma per esempio fosse affetto da numerose zecche, oppure con catarro bianco al naso oppure manifestasse segni di debolezza o malattia, anche in questo caso andrebbe prelevato.
I cuccioli in autunno tendono ad essere meno sani rispetto alla primavera perchè non trovando più scarafaggi e millepiedi, le loro prede preferite, sono costretti a mangiare lumache e lumaconi che sono vettori di malattie parassitarie polmonari e intestinali anche molto gravi (Capillaria e Crenosoma).
Come consiglio di base direi che è sempre meglio sentire il parere di un esperto, chiamando un centro di recupero di selvatici.
Tenete sempre però bene a mente i valori di riferimento e i parametri che vi ho indicato perchè ci sono persone che consigliano comunque di lasciarli stare.
Sappiate che in molti casi non recuperarli significa condannarli.
D'altro canto non è nemmeno giusto e salutare tenerli in cattività per diversi mesi, sono selvatici e si stressano molto se tenuti prigionieri. Va fatto solo quando è necessario.
Se possibile è sempre meglio aiutarli in natura, lasciando fuori regolarmente acqua e crocchette per gattini in una mangiatoia, anche durante l'inverno.
Considerate infine anche sempre il meteo e la latitudine. Più scendiamo al sud, minore sarà il peso necessario per andare in letargo perchè in teoria l'inverno dovrebbe essere più mite... in teoria...
CONDIVIDETE AL MASSIMO AMICI!!

A me non resta che ricordarvi, se avete bisogno di maggiori indicazioni e informazioni in proposito, le pagine di "La Ninna", del "Forum dei Ricci" e il mio post sul riccio europeo, un piccolo e specialissimo amico selvatico nei nostri giardini!

venerdì 19 ottobre 2018

"La mia famiglia e altri animali" di Gerald Durrell

"Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso con la mia famiglia nell'isola greca di Corfù. In origine doveva essere un racconto blandamente nostalgico della storia nautrale dell'isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena is sono trovati sulla pagina, non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato vari amici a dividere i capitoli con loro": inizia così, già con inconfondibile umorismo, il più famoso dei libri del naturalista e zoologo britannico Gerald Durrell. 
"La mia famiglia e altri animali" è il romanzo che mi ha tenuto compagnia dalle ultime, pigre settimane vacanziere d'estate, fino a questi recenti pomeriggi d'autunno ormai inoltrato. L'ho centellinato, assaporandomi i suoi capitoli al meglio e senza la fretta di concluderlo, nè di seguire una trama precisa, che non c'è: semplicemente è il racconto autobiografico delle esperienze a Corfù di Gerry (Durrell stesso, da ragazzino), approdato sull'isola insieme alla madre e ai tre fratelli.
Ci si perde così volentieri tra le sue pagine, in un variopinto, allegro e originalissimo miscuglio di vicende famigliari esilaranti e splendide descrizioni naturalistiche, talmente vivide da trasportarti nell'autentica natura di Corfù, con i suoi pomeriggi assolati, i suoi sapori e profumi tutti mediterranei, le notti chiare e suggestive, la flora e la fauna ricche come in un vero paradiso terrestre.


Le esperienze affascinanti e indimenticabili da "piccolo naturalista" che Gerry vive e racconta, hanno già tutta la serietà professionale e l'incontenibile entusiasmo di chi ha trovato la propria vocazione (ed infatti, è ciò che Durrell è diventato anche da adulto), tra disparate creature selvatiche e domestiche, mentre una serie di improbabili personaggi entrano ed escono da casa Durrell. Sullo fondo ben caratteristico di Corfù (che mi è venuta voglia di visitare), le vicissitudini zoologiche di Gerry si intrecciano, si alternano, si scambiano con episodi di vita famigliare irresistibilmente umoristici, mai forzati. E così la tartaruga Achille, la mantide Cerfoglio, il geco Geronimo e tutta la variegata fauna dell'isola, diventano personaggi unici e indimenticabili al pari dei tre stravaganti fratelli Larry, Leslie e Margo.
Capace di strappare sorrisi genuini grazie ad una verve inconfondibile, ma anche di mozzare il fiato con descrizioni di paesaggi, atmosfere e miracoli naturali, con uno stile di scrittura davvero d'impatto, è un libro che consiglio proprio a tutti... e in ogni stagione: se letto d'estate, vi farà sembrare incantata e appassionante anche una lotta tra formichine sul muro, se letto d'inverno, vi darà modo di fuggire dal freddo grigiore, andando a visitare la coloratissima e imprevedibile Corfù, in un'avventura tanto più bella quanto più, lo si comprende bene, autenticamente vissuta.