martedì 15 gennaio 2019

"I figli del bosco" di Giuseppe Festa

Come sapete, amo molto Giuseppe Festa e non mi perdo nessuno dei suoi libri. Il suo ultimo "I figli del bosco. L'avventura di due lupi alla scoperta della libertà" non è esattamente un romanzo, si colloca piuttosto a metà tra un saggio divulgativo e un diario di bordo, per documentare tutte le vicende e il percorso di liberazione di due lupetti orfani, svezzati e seguiti in tutto e per tutto dal Centro di tutela e ricerca fauna selvatica Monte Adone (Sasso Marconi). Il fatto che le vicende non siano romanzate non toglie un briciolo di emozione alla narrazione, anzi: la realtà non ha bisogno di fantasia per essere avvicente, commovente e stupefacente!


Achille e Ulisse sono i due lupi orfani, recuperati a poche settimane di vita, attorno ai quali ruotano tutte le vicende. Il loro salvataggio è effettuato da un team di esperti capeggiati da Elisa, instancabile e formidabile conoscitrice di lupi. Fin dall'inizio si comprendono la volontà e la speranza di poter restituire alla natura i due animali, una volta cresciuti. Si tratta di una scommessa tutta da giocare: non è infatti scontato che due lupetti svezzati da mano umana, potranno poi abituarsi alla vita selvaggia senza tornare sui loro passi, mettendo a rischio sè stessi e la convivenza con il mondo degli uomini. La questione, anche se Festa ce la racconta con il talento e la spontaneità del cantastorie, in realtà ha un peso scientifico non indifferente: la reintroduzione di Achille e Ulisse in natura è un vero e proprio "esperimento" scientifico, un caso che - se risolto positivamente - potrà fare da apripista per liberare altri lupi, recuperati e cresciuti dall'uomo.
Accanto a Ulisse e Achille facciamo la conoscenza anche di Wolfy, Ares e Lara, questi ultimi due lupi "ibridi" che per questo non potranno mai tornare liberi: per preservare il patrimonio genetico puro del Canis lupus infatti, ogni esemplare che derivi da un incrocio lupo-cane non deve più essere reimmesso in natura. 
Vi lascio un video di presentazione del libro, dove potrete vedere anche meravigliose riprese dei lupi protagonisti... da giocosi lupetti fino a maestosi esemplari adulti.



Il libro è anche una miniera di informazioni sui lupi e sull'encomiabile lavoro svolto dalle persone che operano nei CRAS; scopriamo inoltre quanto delicati siano gli equilibri tra uomo, animali selvatici e natura, qui nella nostra bella Italia. Il lupo, quell'animale che ci ricorda paure ancestrali e terrori notturni, è invece una creatura a suo modo fragile, bisognosa di protezione, rispetto e conoscenza. Ulisse e Achille riusciranno a riabbracciare la loro dimensione più selvaggia, tornando a vivere nella natura, sempre ad un passo dall'uomo?
Sta a Giuseppe Festa raccontare questa storia, un'avventura affascinante quanto imprevedibile, che lupi e umani dovranno affrontare per raggiungere la meta più ambita, non scontata: ritrovare e conservare la propria anima più selvaggia, il proprio posto nella natura, la propria libertà. E, a sorpresa, pagina dopo pagina, capiamo che è l'impresa più importante non solo per Ulisse, Achille e tutti i lupi ancora in cattività nei CRAS, ma anche per ciascuno di noi.

lunedì 7 gennaio 2019

Pensieri alla rinfusa su topi e animalismo

Nelle scorse settimane, complice un novembre molto mite e il freddo arrivato tutto in una volta poco prima di Natale, si è verificata una questione problematica da risolvere: sia nel mio magazzino, che in quello dei miei genitori (soprattutto), abbiamo avuto una sorta di invasione/infestazione di topi. E con "topi" intendo non solo i topolini di campagna, per i quali in realtà nutro un'aperta simpatia, ma anche i meno gradevoli ratti. Intendiamoci: viviamo in campagna, abbiamo campi coltivati dietro, davanti e a lato delle nostre case, in tanti anni è capitato più di una volta che un piccolo topolino potesse fare incursione in magazzino, perfino in casa. Quando possibile l'abbiamo scacciato, quando invece non c'era altra soluzione, abbiamo dovuto ricorrere ai tipici rimedi di lotta ai topi: trappolini e veleno. Ma mai in dosi troppo massicce, mai avviando una "disinfestazione" in piena regola. E una volta risolto "il problema", la questione finiva lì. 
Quest'anno no: nelle scorse settimane i topi hanno fatto letteralmente il disastro. Escrementi ovunque e in quantità avvilenti, rosicchiature di carta, cartone, sacchetti e tessuti, barattoli rovesciati, perfino l'allarme si è messo a suonare nel pieno della notte, per la baraonda provocata da un grosso ratto. Insomma, una situazione completamente fuori controllo e purtroppo non tollerabile in nessun modo. Non è solo una questione igienica, ma anche pratica ed economica: i danni agli ambienti e agli oggetti (per non parlare del cibo in dispensa, per fortuna salvato in extremis non appena abbiamo avuto il sospetto che ci fossero "ospiti" lì vicini) non sono da sottovalutare.

Topo comune, foto da Wikipedia di 3268zauber

E quindi ci siamo rassegnati ad avviare una "campagna anti-topo": prima con un dissuasore ad ultrasuoni (che mi auguro funzioni d'ora in poi almeno a livello preventivo, scoraggiando i topi ad entrare...) che però non è riuscito a scacciare gli sgraditi ospiti già installati nei magazzini, quindi siamo poi passati a trappole per ratti, trappole per topi e veleno. Per giorni. Finchè il veleno, nottetempo divorato, non ha iniziato a restare intatto. Nel mio magazzino abbiamo preso un ratto gigantesco, con la trappola apposita. Oltrepassando l'impressione di vedere un animale di quella taglia, mi sono anche chiesta quali siano stati i suoi ultimi pensieri, le sue ultime emozioni, prima di morire. Ho trovato un topolino morto, nascosto in uno stivale incoscientemente lasciato incustodito. Ho provato un moto di pietà inevitabile, nel vedere quella piccola palla di pelo senza vita ma ancora apparentemente perfetta, sentendomi in colpa per la sofferenza che avrà passato a causa nostra. Insomma, pur capendo che era inevitabile risolvere il problema dei topi in magazzino, ogni giorno mi domandavo: "Come si concilia tutto questo con il mio sentirmi tendenzialmente animalista?".
Non è certo l'unica incoerenza che vivo, da viscerale amante degli animali: come già scrivevo lo scorso mese, non sono vegetariana (anche se di carne ne mangio poca)... e mi rendo conto che, qualora anche lo diventassi, non ci sarebbe modo di sfuggire a tante altre azioni che vanno a danno degli animali. 

Ratto, foto da Wikipedia di Reg Mckenna

Mi sono poi documentata su topi e ratti, per cercare di capirli meglio, e la cosa non ha fatto altro che mettermi ulteriori pensieri. Il ratto infatti è il secondo mammifero di maggior successo sul pianeta (il primo, ovviamente, è l'uomo) e può contare su una spiccata intelligenza e ottima memoria. Studi di psicologia animale hanno dimostrato che i ratti possiedono coscienza di sè stessi... significa quindi che riescono a percepire loro stessi come soggetti agenti nel mondo, che può sembrare una stupidaggine (noi la diamo per scontata), mentre invece è una caratteristica che possiedono solo pochi altri animali particolarmente evoluti. Non per niente, dal ratto selvatico sono state selezionate alcune varietà domestiche, che vengono considerate "da compagnia" alla stregua dei criceti: con la differenza che manifestano intelletto ed empatia verso l'uomo di molto superiori rispetto ad altri roditori. Non bastasse questo, le tane che costruiscono possiedono diverse camere, ciascuna con una funzione diversa: c'è la camera per immagazzinare cibo, quella per gli escrementi e quella per il riposo. Vi ricorda qualcosa?
Insomma, ammetto di essermi sentita sollevata non appena ho visto che la trappola nel mio magazzino era scattata, mettendo fine al problema "più grosso" in circolazione. Ma il secondo pensiero è stato di dispiacere per quell'essere vivente che ha avuto la malaugurata idea di venire ad installarsi proprio lì.  Razionalmente, so di non aver avuto scelta. Umanamente, mi dispiace tanto.
E mi domando: un animalista "duro e puro", magari un vegano che segue rigidamente in ogni campo della sua vita pratiche cruelty-free, come avrebbe affrontato quella questione? C'è un limite al cercare di non nuocere ad alcuna forma vivente? Il fatto stesso che la vita e le azioni di un'altra creatura vadano a mio danno, mi giustifica nell'ucciderla? 
Domande a cui credo che ognuno possa trovare una sua propria e personale risposta, ma a maggior ragione mi piacerebbe proprio sapere la vostra opinione ed eventualmente le vostre esperienze in merito.

martedì 1 gennaio 2019

La frase del giorno: Jeanette Winterson

"Siamo esseri umani, non macchine. Abbiamo le nostre brutte giornate. Abbiamo problemi psicologici. Siamo ispirati, eppure sbagliamo. Non siamo lineari. Abbiamo cuori che si spezzano e anime di cui non sappiamo bene cosa fare. Uccidiamo e distruggiamo, ma al tempo stesso siamo capaci di costruire nuovi mondi e di renderli possibili. Siamo stati sulla Luna e abbiamo inventato i computer. Ormai appaltiamo tutto, eppure dobbiamo vivere con noi stessi. Siamo dei pessimisti, convinti che sia sempre troppo tardi, dunque perchè dannarsi? Siamo dei redivivi, innamorati di una seconda possibilità. Ogni nuovo anno ci offre una nuova possibilità". 
Jeanette Winterson

Un fiore di chaenomeles japonica, sbocciato anzitempo...

Un nuovo anno che inizia è una pura formalità umana: nessuna differenza particolare corre dall'ultimo minuto del 2018 al primo del 2019. Eppure, psicologicamente, cambiare calendario e ricominciare da gennaio è un inevitabile passaggio di cui approfittare, o a cui affidare particolari propositi e speranze. Per quanto mi riguarda, spero di saper cogliere le seconde, le terze e le molteplici possibilità che ogni nuova giornata potrà offrirmi, senza stancarmi e senza soccombere sotto le preoccupazioni e i problemi della vita adulta. A voi i miei migliori auguri perchè possiate sempre trarre il meglio dal tempo che passa, sopportando le cose peggiori e facendo tesoro anche delle brutte giornate, nella speranza che, ad un certo punto, ogni cosa vada a posto. Auguri per un buon 2019 a voi e a tutti i vostri cari!

venerdì 28 dicembre 2018

Atmosfere d'inverno: nebbioso Natale (2018 - 2)

È stato un Natale nebbioso e grigio, qui nella pianura ferrarese... e i giorni di foschia continuano, uno dopo l'altro. Illusa da una meravigliosa galaverna all'inizio dell'ultima settimana lavorativa prima delle ferie (di cui ovviamente non ho potuto godere, impegnata com'ero con il lavoro), ero convinta che avrei passato le giornate festive tra sole, aria tagliente e limpida, brina e ghiaccio. Invece no: solo giornate grigie e bigie, un'eterna alba mesta che non sboccia mai e si tuffa direttamente nella penombra della sera, a metà pomeriggio. Il sole sono giorni che non si fa vedere, l'aria umida non si riscalda neppure nelle ore centrali, il termometro esterno al massimo tocca i 3°C, ma difficilmente scende sotto zero... nè caldo, nè abbastanza freddo per apprezzare davvero quest'inizio d'inverno, mentre l'umidità entra nelle ossa.




In queste giornate il mio umore non è dei migliori e abbraccio volentieri la citazione di Victor Hugo sull'inverno, o per lo meno su questa parte di stagione: "D’inverno, né calore, né luce, né pien meriggio; la sera e il mattino si confondono, tutto è nebbia e crepuscolo, la finestra è appannata e non ci si vede bene. Il cielo è uno spiraglio, come l’intera giornata è una cantina: il sole ha l’aria d’un povero. Stagione spaventosa! L’inverno muta in pietra l’acqua del cielo ed il cuore dell’uomo".


Il sole è un'ombra, appena accennata, oltre i rami e la nebbia...



Perfino gli uccellini del mio giardino, quest'anno, sembrano meno numerosi e attivi rispetto al passato: l'immancabile pettirosso spilucca qualche seme, le cince fanno le preziose e raramente si affollano tra i rami, dei fringuelli non v'è proprio traccia. Grigio, nero e bianco: sono i colori predominanti. L'unica tonalità che spicca è il verde dei campi di grano, già folti ma immobili nell'aria umida e inospitale. Passando per le strade che attraversano la campagna, ammiro enormi aironi bianchi che svettano come sculture di marmo nel grigiore diffuso... e mi rattrista vedere che si alzano in volo risentiti, non appena avvertono la mia presenza in bici, mentre non fanno una piega se passo accanto a loro con la mia ben più rumorosa auto. Si sono abituati, a loro modo, alle storture del mondo umano... ma riuscire a fotografarli a queste condizioni, è un'impresa impossibile.

Cinciarella
Pettirosso

Che dirvi? Spero, prima della fine delle festività natalizie, di riuscire a passare almeno qualche giornata invernale nella sua forma migliore: un'altra galaverna, aria limpida e pulita, un cielo azzurro e magari i colori di un tramonto come si deve. Nel frattempo, ovunque voi siate e qualsiasi faccia l'inverno vi stia mostrando, ne approfitto per augurarvi... buona fine e buon inizio, sperando nel meglio per questo prossimo 2019!

venerdì 21 dicembre 2018

"Il pastore d'Islanda" di Gunnar Gunnarsson

Un racconto semplice, essenziale, dal sapore di storia autentica o quanto meno molto credibile: Il pastore d'Islanda è una lettura tipicamente invernale e natalizia, dello scrittore islandese Gunnar Gunnarsson, di cui tanto avevo sentito parlare e che quest'anno finalmente sono riuscita a leggere. 
Atmosfere rigidamente invernali, come la stagione che proprio oggi comincia, montagne ghiacciate e aspre tormente di neve sono lo scenario in cui si svolge la particolare missione di cui si fa carico il pastore Benedikt: rintracciare sui monti islandesi le pecore disperse, sfuggite ai raduni autunnali, prima che l'inverno nordico le uccida. Come ogni anno allora, Benedikt si mette in cammino nella prima domenica d'Avvento, convinto di farcela a riportarle a casa, sane e salve, entro Natale. 
L'unica compagnia del pastore è data dal fedele cane Leò e dal montone Roccia: insieme i tre si avviano nella neve, nelle lande solitarie, gelide e inospitali, alla ricerca di pecore da riportare a casa, creature considerate sacrificabili anche dai loro stessi pastori, che non sarebbero mai tornati a cercarle. Ma per Benedikt è invece una missione: non meritavano forse anche loro l'opportunità di salvarsi? Forse valevano meno delle loro compagne che erano state regolarmente radunate in autunno? E inizia il cammino, lo stesso che Benedikt ripete ogni anno da 27 anni... anche se quell'anno, lo sente, sarà particolarmente difficile: lui è vecchio, la stagione avversa, gli imprevisti dietro l'angolo. Eppure ha bisogno di quella solitudine umana e insieme di quella compagnia e solidarietà animale, con Leò e Roccia, così come ha bisogno di dare un senso, con quella missione di recupero, alle settimane che preparano al Natale.


Come va a finire la storia non ve lo rivelo, vi invito piuttosto a tuffarvi in queste pagine piene d'inverno, di solitudine ma anche di fede incrollabile nel fare del proprio meglio, con i propri mezzi. Ormai famoso racconto natalizio, spesso interpretato in chiave prettamente religiosa, devo dire che in realtà a me è parsa una lettura più che altro invernale e di grande bellezza descrittiva, così come è meravigliosa l'empatia uomo-animale che emerge dal rapporto tra Benedikt, Leò e Roccia: "Da anni i tre erano inseparabili quando c'era da fare quella gita, e ormai si conoscevano a fondo, con quella dimestichezza che forse è possibile solo tra specie animali molto diverse, e che nessuna ombra del proprio io o del proprio sangue, nessun desiderio o passione personale può confondere o oscurare".
Vi consiglio davvero di leggere questo breve racconto, apprezzabile durante le prossime festività ma indipendentemente dal vostro credo, perchè pur essendoci riferimenti cristiani, più che una storia religiosa mi sembra convincente l'interpretazione del poeta Matthìas Johannessen: è la narrazione di come gli uomini possono porsi di fronte alla vita, "essere responsabili, cercare la verità e il nocciolo dell'esistenza, tentare di capire il posto che ci spetta".
E con questo, che mi sembra un buon proposito sia per Natale che per ogni giorno e ogni stagione della vita, auguro a voi miei lettori di trascorrere serene festività natalizie! Auguri di vero cuore a tutti voi e ai vostri cari, compresi naturalmente i vostri animali!