sabato 7 settembre 2019

La frase del giorno: Vladimir Nabokov

"Osservare le farfalle è gioia pura: ...è un'attività che, se non sconfigge il tempo, almeno lo sospende, tutto il resto intorno si scolora e rimane solo l'attimo che stiamo vivendo."
 
Vladimir Nabokov

Uno dei "miei" macaoni adulti
 
... ed eccolo nella versione bruco! Quale preferite?

Quante volte ho pensato esattamente la stessa cosa! Osservare le farfalle (e tanti altri insetti interessanti, a dire il vero...) mi ha sempre rapita dallo scorrere del tempo e dalle preoccupazioni del giorno, regalandomi attimi sospesi tra la curiosità pura, l'entusiasmo e l'apprezzare una bellezza mai scontata. E quante cose che continuo a imparare, anno dopo anno... anche quando credo di essere sufficientemente esperta, ecco che mi sorprendo a scoprire qualcosa di nuovo!
Quest'estate sono stata molto fortunata e, benchè non me ne sia presa cura personalmente quasi mai, ho potuto osservare ben due generazioni di macaoni sul mio finocchietto. Le ben quattro piante di ruta adiacenti, altrettanto nutrici per i bruchi di questa farfalla, sono state invece completamente ignorate. Ma veniamo a noi... questa volta la fortuna maggiore, per la prima volta, è che ben tre bruchi hanno deciso di impuparsi direttamente sulla pianta del finocchietto, cosicchè ho potuto seguire i loro progressi fino allo sfarfallamento... direttamente in natura!
 

 

Va comunque detto che una parte dei bruchi, anche quelli che erano riusciti a diventare grandi e ciccioni, a un passo dall'impupamento è stata predata all'improvviso. Fa parte delle feroci regole della natura... ma per quest'anno non ho potuto fare diversamente: per una serie di ragioni non sarei riuscita ad allevare i bruchetti in cattività con tutte le giuste cure, per cui ho lasciato fare al corso naturale degli eventi. Sono intervenuta solo in due casi, all'ultimo... di cui poi vi racconterò!
 
Ecco il bruco correttamente "agganciato", in attesa di trasformarsi in crisalide

Ed ecco la sua crisalide, perfetta, a distanza di diverse ore!
 
La prima generazione (giugno-luglio, quest'anno) di tre bruchi, individuati già quando erano abbastanza grandi (quindi probabilmente erano anche di più, in origine), si è "risolta" in una sola crisalide, che ha sfarfallato presumibilmente con successo mentre io ero in vacanza.  
Ciò che mi ha riempita di gioia è stato, in agosto, osservare ben altri quattro bruchi novelli, sul finocchietto... evidentemente almeno una coppia di macaoni ce l'ha fatta a riprodursi e la femmina è tornata sulla mia pianta a deporre le uova! Una grande soddisfazione, mista a un cauto sollievo, che fa ben sperare per il futuro... per anni e anni, di macaoni non c'è stata più traccia dalle mie parti (mentre invece erano molto numerosi quando ero bambina). 
Di questa seconda generazione uno dei quattro bruchi è sparito all'improvviso e senza purtroppo farmi sperare di essersi impupato da qualche parte nascosta: fino all'ora precedente stava benissimo e non dava segni di inquietudine (mentre i bruchi pronti per l'impupamento sono agitatissimi), poi è sparito all'improvviso. Voglio solo sperare che sia andato a beneficio di qualche nidiata di uccellini affamati...
 
 

Gli altri tre bruchi hanno avuto invece tutti una lieta conclusione! Uno in realtà l'ho avvistato quando era proprio già "agganciato", pronto a fare la crisalide da lì a un giorno. Il nostro è rimasto in forma di crisalide una decina di giorni, prima di sfarfallare in un fiero macaone... presumibilmente un maschio, osservando la forma dell'addome.
Anche il secondo bruco ha completato tutto il processo senza difficoltà... l'unico problema è stato un malefico moscerino che continuava pervicacemente a sostare sul bruco agganciato, prima che facesse la metamorfosi. Ora, i moscerini so che possono infestare facilmente le uova di macaone... e temevo che facesse lo stesso con il bruco. Così dopo averlo scacciato più e più volte (e con le brutte, non bastava soffiare ma ho dovuto addirittura spostarlo usando le foglie del finocchietto... disturbando il povero bruco, in una fase così delicata poi!), alla fine ho tagliato la testa al toro e l'ho ucciso. Ho sperato di essere arrivata in tempo e di aver salvato il bruco dall'essere parassitato... e per fortuna è stato così! Dalla crisalide, verde e perfetta, è nata una splendida e perfetta farfalla!

Macaone - primo bruco
Macaone - primo bruco... notate l'addome a punta: è maschio!

Macaone - secondo bruco
Macaone - secondo bruco... l'addome mi pare meno appuntito... potrebbe essere femmina!
 
Invece il terzo bruco dava segni di sofferenza già da alcune giornate: posizionato su un ramo quasi secco di finocchietto, era più apatico, notevolmente più smunto e sembrava quasi disidratato (chi conosce i bruchi, mi capirà). Una sera, presa dallo sconforto, ho deciso di trasferirlo in un fauna box con foglie di finocchietto fresche, debitamente selezionate dalla pianta ormai a fine stagione... ho pensato "o la va, o la spacca"... il bruco era già in difficoltà e almeno per le ultime fasi prima della metamorfosi sarei riuscita ad allevarlo. Il bruchetto, una volta tranquillizzatosi dopo la "cattura", si è dato a banchettare come non mai con le foglie giovani e fresche... e il giorno dopo si è addirittura impupato! In realtà lo davo comunque per spacciato: molto più piccolo e smunto dei suoi compagni, nonostante il corretto "aggancio" e impupamento, ha dato vita a una crisalide verde evidentemente crepata e danneggiata in superficie... tant'è che fin da poche ore dopo la muta, ha iniziato a diventare nerastra. Lo davo prorio per perso... come sempre mi sono trattenuta dal buttarlo via solo perchè sapevo di dovergli dare una possibilità (tanto che mi costava?) e poi quella colorazione nerastra mi sembrava un po' troppo regolare per essere semplicemente segno di marciume. Ma le speranze erano poche.
 
Sorpresa! Sono nato anche io!
Macaone - terzo bruco, ormai liberato sul finocchietto
 
E così... nell'ultimo soleggiato sabato di agosto, sono nati contemporaneamente sia il macaone corrispondente al "secondo bruco" (probabilmente una femmina) e anche la farfalla dalla crisalide nerastra, il "terzo bruco" che davo per spacciato, chiaramente un maschio! Ho preso un colpo quando, buttando per caso lo sguardo sul fauna box, ho visto un macaone perfetto con le ali già spiegate dentro al contenitore... non potevo crederci! Così sono corsa a liberarlo... ed è stato un trionfo: due macaoni (tra l'altro di sesso diverso) nella stessa mattina! Favoloso!
 
Macaone - terzo bruco... l'addome è ancora palesemente a punta: maschio!
Ora non so se avrò la fortuna di intercettare una terza generazione... sarebbe bello, in quel caso probabilmente le crisalidi che si formeranno in ottobre andrebbero in diapausa (una fase di sospensione dello sviluppo, a causa del freddo che ucciderebbe la farfalla adulta, ma non la crisalide) per sfarfallare solo in primavera con l'arrivo del caldo. Terrò gli occhi ben aperti!
Comunque insomma, anche questa volta ho imparato qualcosa di nuovo... sapevo già che le crisalidi di macaone potevano essere verdi o marroncine... ma nerastre proprio non credevo! E poi, fidatevi, era proprio danneggiata in superficie! Evidentemente non abbastanza per impedire il corretto sviluppo della farfalla... e a questo punto ho avuto la conferma che non bisogna mai dare nulla per scontato e mai buttare una crisalide... alla peggio, esporre il bastoncino dove è agganciata all'aperto, e lasciar fare alla natura il suo corso.
 
Crisalidi a confronto, dopo lo sfarfallamento... questa la prima, che da verde è diventata un involucro secco.
La seconda, poco dopo lo sfarfallamento... comunque di un bel colore trasparente (la parte scura è dovuta a liquido fisiologico rimasto dalla metamorfosi)
Ed ecco la terza crisalide... bruttina eh? Chi mai avrebbe pensato che avrebbe sfarfallato?
 
"Bonus track" a questo post dedicato ai macaoni: la scorsa primavera ho anche rivisto eccezionalmente, dopo davvero ANNI che non succedeva (è diventata ancora più rara dei macaoni, dalle mie parti) una splendida Vanessa Io adulta... so che i suoi bruchi si nutrono di ortiche, ma quelle poche piante che ancora sopravvivono all'agricoltura intensiva ed estensiva le ho sempre trovate spoglie di bruchi. Comunque una visione di speranza! 
 
Vanessa Io adulta, foto di Dumi su Wikipedia. Io proprio non sono riuscita a fotografarla!
 
Infine quest'estate ho anche avvistato un bruco mai visto prima che, con l'aiuto di esperti, sono riuscita a identificare: il simpatico "pelosone" diventerà una falena poco appariscente, Acronicta rumicis. 
 
Bruco di Acronicta rumicis, sul mio marciapiedi
Sempre lui, da un'altra prospettiva
 
Acronicta rumicis adulta, foto di Harald Süpfle su Wikipedia.
Che dirvi? Confermo che osservare bruchi e farfalle e gioia pura... e, mentre siamo concentrati sulla loro meraviglia e bellezza, rimane solo l'attimo che stiamo vivendo!

mercoledì 28 agosto 2019

Un'estate (difficile) nell'orto

È proprio vero che avere un orto ti insegna tante lezioni… una di queste, è forse la più antica di tutte: per quanta fatica, costanza, tempo ed energie tu possa dedicarvi, la buona riuscita di un orto dipende - alla fine dei conti - in larga parte dalla benevolenza della stagione, di quella parte di natura nel tuo territorio che ti sei industriato a coltivare.
Ovviamente parlo per me, per i miei tentativi di orticoltura estivi e molto poco professionali, qualcosa che sta a metà tra un piacevole hobby e la volontà di simulare di una sorta di autosufficienza (da cui sono ben lontana e così me ne starò). 
Quest'anno, dai primi giorni caldi e soleggiati di fine aprile, avevo dato il via al mio orto, con i più rosei propositi, pregustando una produzione abbondante e quasi eccessiva (come lo scorso anno): 12 piante di pomodori, di diverse varietà (ciliegino, datterino giallo, datterino rosso, cuore di bue, pomodori neri e pomodori bistecca); 4 piante di melanzane bianche e striate; 4 zucchine. Entusiasta, mi sono perfino lanciata a seminare i ravanelli. A corredo di questo potenziale banchetto, la recinzione di "piccoli frutti" (la maggior parte messi a dimora già lo scorso anno): more, ribes, uva spina, mirtilli, fragoline, un lampone nuovo nuovo di zecca. 
E poi è arrivato maggio.


Non so se ricordate - ma certo che lo ricordate - com'è stato lo scorso maggio: un autunno freddo e piovoso, per quattro lunghe e interminabili settimane. Sembrava che il caldo non dovesse arrivare più. Nel mio orto, un disastro: un melanzana morta, le altre tre sopravvissute a fatica; i pomodori indietrissimo; le zucchine apparentemente in salute, benchè ben lontane dal fiorire. Giusto i ravanelli sembravano averne beneficiato: svettavano con le loro foglie ben verdi e folte.
Con l'arrivo di giugno, in effetti, mi sono concessa il lusso di qualche insalata insaporita dai ravanelli (nè troppo piccanti, nè troppo insapori) e mi sono quindi decisa di procedere a ulteriori semine di quest'ortaggio, illusa che nelle settimane successive continuasse così. 
Ma in effetti giugno è stato un mese complessivamente positivo: i "piccoli frutti" non mi hanno delusa e anzi, a esclusione dei mirtilli (dal gusto orrendo, mentre le piante iniziavano a manifestare sintomi tipici di clorosi ferrica), mi hanno regalato tante macedonie meravigliose: un'esplosione di gusto e di colore! Ancora me le sogno di notte.


 

Intanto sorvegliavo l'andamento del resto dell'orto: i pomodori si stavano riprendendo, le zucchine, timidamente, hanno iniziato a produrre qualche piccola zucchina... le melanzane meglio non parlarne: restavano in un limbo tra la vita e la morte, tant'è che mia suocera le ha date per spacciate e mi ha consigliato di non annaffiarle neppure più. Io, per pietà, ho continuato a tenerle in vita... e vi posso dire che giusto adesso, a fine agosto, le piante sembrano avere una parvenza di vitalità. Brutte, piccole, ma finalmente verdi e con la promessa di qualche melanzana settembrina. Forse.


In luglio in sostanza avrei potuto mangiare solo zucchine, ma raramente di ottima qualità: alcune restavano tenacemente piccole e "secche", altre in una sola notte diventavano gigantesche e fin troppo acquose. Giusto alla fine di luglio ho avuto una produzione abbondante e di qualità: le piante alla fine il loro dovere l'hanno fatto alla grande, peccato che tra tutte le verdure... le zucchine siano proprio quelle che preferisco di meno! Le coltivo per farne sughi per la pasta, oppure il pesto di zucchine, ripiene al forno... ma mangiate così, cotte nel tegame, mi stancano subito.
Sul fronte pomodori, la delusione più grande e cocente: ricordo ancora con nostalgia la produzione dello scorso anno, iniziata fin dai primi di luglio, con frutti enormi, sani e gustosi. Quest'anno? 
I primi pomodori li ho raccolti a fine luglio, in pratica il maggio freddo mi ha "mangiato" un mese intero di produzione. E il raccolto? Orribile! Già infestato dalle cimici (cosa che negli scorsi anni avveniva passato Ferragosto), crepato, con una maturazione non omogenea (acerbi dal picciolo, sfatti nella parte terminale)... insomma, un disastro. E volete sapere il colmo? I pomodori più produttivi e sani sono stati quelli neri, che ho scoperto di non apprezzare troppo (li trovo eccessivamente acidi)... mentre i miei amati cuore di bue e i datterini gialli hanno prodotto una miseria. Bocciato anche il pomodoro bistecca, piantato quest'anno sperimentalmente: un gusto molto neutro, una polpa fin troppo dura, un torsolo troppo invadente. Sulle dimensioni (ben più piccole di quanto promesso) non mi esprimo: quest'anno nessuno dei miei pomodori ha avuto le dimensioni usuali.

 

Non è andata meglio sul fronte ravanelli: dopo l'illusorio successo di giugno, le altre due semine sono state semplicemente incontrollabili... una gran vegetazione, ma ravanelli piccoli, duri e talmente piccanti da essere immangiabili. Due semine buttate... certo, mi ero un po' lanciata senza cognizione di causa, forse ho sbagliato le tempistiche? Mah.
Per quanto riguarda gli alberi da frutto - tutti regolarmente in ritardo - ho raccolto molti meno fichi del solito, anche se sono stata tra le privilegiate a poter assaggiare una trentina delle mie ciliegie (relativamente tardive, per questo si sono salvate dal freddo di maggio) e cinque delle mie albicocche (una varietà antica e strepitosa, non vedo l'ora che l'albero cresca per poterne fare scorpacciate). In marzo avevo piantato anche due giovani piante di prugna regina claudia e di kaki mela... ebbene, quest'ultima gode di pessima salute, con il freddo ha patito tantissimo e ora anche l'estate africana ha messo a repentaglio la sua vita. Sarà già tanto se si salverà nei prossimi mesi.


Insomma, un'estate difficile per il mio orto... e se considero anche il mio basilico, il quadro è completo: piante sofferenti, sempre sull'orlo di una crisi, con una produzione che sarebbe da buttare in toto se dovessi mai venderla. Per fortuna l'unico mio scopo è avere qualche verdura e frutto appena colto da mettere in tavola... ma la frustrazione è stata tanta.
Mai come quest'anno mi è stato chiaro come, per quanto le nostre cure possano essere costanti (e ribadisco che le mie non sono certo professionali, nè mi avvalgo di pesticidi e concimi agricoli come quelli dei contadini), spesso il successo di un orto dipende in gran parte dalla clemenza del clima: caldo, freddo, pioggia o sole, deve arrivare tutto al momento giusto, nelle giuste proporzioni. 
Che posso dirvi? Pazienza, incasso la lezione e... ormai sarà per il prossimo anno!

lunedì 19 agosto 2019

La frase del giorno: Margherita Hack

C’è chi sogna di incontrare gli extraterrestri e non ha mai avuto un cane o un gatto e non sa che cosa ha perso, di quanto affetto e intelligenza sono capaci. Non conoscere e non amare gli animali è una grave perdita per la nostra stessa vita e felicità.

Margherita Hack





Anche quest'anno festeggiamo il compleanno, l'undicesimo, della mia miciona Paciocca! Questa frase della grande Margherita Hack mi ha impressionata moltissimo e l'ho trovata perfetta per descrivere quale ricchezza sia avere un animale amato nella propria vita... e quindi, quale perdita possa essere non aver mai sperimentato l'affetto di un gatto, la profonda confidenza e complicità che si crea, mantenendo sempre quel rispetto e quell'indipendenza propria di due specie ben diverse ma, per come la vedo io, complementari. 
Al giorno d'oggi siamo tutti presi da mille cose e c'è chi resta totalmente indifferente alla vita animale, attratto piuttosto dal progresso tecnologico, dalle mode passeggere delle innovazioni in costante evoluzione, da temi completamente avulsi dal mondo della natura e delle creature non umane con cui condividiamo il pianeta. 
Intanto, ormai sempre più spesso i telegiornali e i mass-media ci danno l'occasione di riflettere sull'emergenza planetaria del clima che cambia, della plastica che sta inquinando il mondo, delle specie in via d'estinzione... ma finchè non si cambieranno sensibilità e mentalità, credo che non ci sarà salvezza per la nostra Terra e tutti i suoi abitanti. 
E se il problema è primariamente politico e va affrontato su larga scala modificando anzitutto l'economia e i nostri sistemi produttivi, va detto che la risposta spesso arriva solo quando vi è una massiccia domanda di cambiamento... ma da chi può arrivare, questa domanda? Solo da scienziati, persone illuminate e di coscienza? Bisognerebbe che arrivasse da tutti, per pretendere una risposta immediata e concreta.



E così riflettevo su quanto la vita con Paciocca (e con gli altri gatti) mi abbia insegnato... in un certo senso, ha sviluppato ancora di più la mia sensibilità e ha diretto la mia coscienza ad essere sempre più aperta e attenta al mondo naturale che ci circonda... anzi, nel quale e grazie al quale viviamo. Sono convinta che chi riesce ad apprezzare l'affetto di un cane o di un gatto non possa restare indifferente di fronte al grido di un pianeta che soffre... perchè entrando in relazione con un'altra specie si comprende cosa vuol dire davvero non essere "soli e unici" come esseri umani, si impara che c'è ricchezza nella diversità e che è possibile comprendersi al volo anche se non si parla lo stesso linguaggio; si tocca con mano l'importanza enorme delle altre vite, anche quelle non umane, e si inizia a pensare che come per noi ha grande valore l'esistenza del nostro gatto, così non dovrebbe averne meno quella di tutte le altre creature.
Vi pare poco?

 


E così buon compleanno Paciocca, grazie per questi bellissimi 11 anni di vita condivisa, tra fusa, piccoli dispetti, dimostrazioni di ironica intelligenza ed enorme sensibilità, tenerezza e affetto quotidiani senza filtri, senza mediazioni, senza complicazioni. Grazie per il tuo sguardo sincero e attento, le tue zampe felpate e discrete, il tuo miagolio imperativo e un po' impertinente, i tuoi capricci con il cibo, la tua coda a punto interrogativo e il tuo mantello sempre pulito e soffice. Grazie per le esperienze condivise ma soprattutto grazie per avermi mostrato che l'intelligenza si esprime anche senza le parole... e che perfino un campo di grano mietuto può essere un irresistibile luogo nel quale perdersi insieme, perchè è tutto il mondo che ci circonda ad essere splendido per le creature che sanno apprezzarlo davvero.

venerdì 9 agosto 2019

"Micio e i suoi a-mici" di Antonella Tomassini

Le favole, adatte da sempre a grandi e piccoli, hanno un grande valore: grazie alla loro trama e ai loro personaggi possono farsi portatrici di messaggi importanti e universali. Se poi la favola in questione, unitamente alla sua buona morale, riesce anche a concretizzare un progetto di beneficenza per i gatti abbandonati delle colonie feline di Roma, cosa volere di più?
Il libro è intitolato "Micio e i suoi a-mici", nato dalla fantasia di Antonella Tomassini, arricchito dalle illustrazioni di Alice Cumbo e presentato da Enzo Salvi. Lo scopo primario di questa pubblicazione è fondamentale: aiutare concretamente i gatti dell'Associazione onlus D.I.A.N.A., che si occupa di colonie feline a Roma, ma anche divulgare l'importanza della sterilizzazione per tutti i gatti, randagi e non. 
Certamente una cucciolata di gattini è tra le cose più belle del mondo, ma che succede quando i teneri micetti crescono e nessuno vuole adottarli? O ancora peggio, che succede quando chi li adotta, credendo di sapersene occupare, magari poi non li sterilizza e li lascia liberi di girare sul territorio? Succede che si moltiplicano esponenzialmente le cucciolate randagie, gli incidenti stradali e le morti penose per malattie, intemperie e carenze di cure primarie. 
E Micio, il protagonista della nostra storia, lo sa bene: lui stesso, randagino di colonia, è morto in strada e si ritrova a fare da "angelo custode" ai compagni rimasti sulla Terra.



Il racconto è fantasioso e scanzonato, a tratti divertente e a tratti più riflessivo e commovente. Gli spunti per sviluppare argomenti importanti sono disseminati come bricioline di pane, mentre la favola si sviluppa anche attorno a gatti realmente esistiti, come Isidoro l'amante delle scamorze.
Per toni, personaggi e trama è una storia molto adatta ai più giovani lettori, ma come tutte le favole che si rispettino risulta apprezzabile anche dagli adulti, soprattuto in relazione al tema di fondo: l'importanza della sterilizzazione e del non chiudere gli occhi davanti ai bisogni dei gatti randagi, che in alcune città sono un fenomeno endemico e massiccio. Non lasciamo da soli i volontari che si curano delle colonie feline: le spese sono tante, le emergenze ancora di più... e se volessimo regalare una scatoletta, una piccola offerta o ancora meglio qualche ora del nostro tempo per aiutarli noi stessi, sarebbe un gesto d'amore unico.
"Micio e i suoi a-mici" ha anche una pagina facebook dove potete seguire tutti gli aggiornamenti, mentre su Amazon trovate l'ebook subito scaricabile (ma anche il cartaceo) e i cui proventi andranno, come detto, a sostegno dell'operato dell'Associazione D.I.A.N.A. 
Una bella storia di umanità e gatti!

"L’Amore è una carezza sfuggevole,
che rimarrà sempre
nel cuore di chi la riceve
e di chi la dà."
 
Antonella Tomassini

martedì 30 luglio 2019

Cercasi pet sitter disperatamente!

Cari amici, anche quest'anno torno su un tema "caldo" e ricorrente durante l'estate... animali e vacanze, un binomio non sempre semplice da accomodare. Magari la meta prescelta per il nostro viaggio non si combina con le esigenze del nostro amato animale, oppure non siamo proprio riusciti a trovare una struttura che accolga anche il nostro cane. O ancora: il nostro micio non tollera assolutamente la benchè minima trasferta, figuriamoci un vero e proprio trasloco in una località di villeggiatura... insomma, che fare allora?
Sul valutare al meglio la "questione vacanze" per la serenità del proprio gatto non mi dilungherò oltre, avendovi dedicato un intero post lo scorso anno... ma di sicuro sono sempre di più i casi in cui farebbe comodo avere a disposizione un "pet sitter" che possa occuparsi scrupolosamente dei nostri animali, qualora non potessimo o non fosse opportuno portarli con noi in vacanza. L'ideale sarebbe un amico fidato e che magari conosca già anche il nostro gatto o cane, disponibile a passare con lui almeno un'oretta al giorno, per coccole, compagnia e necessità quotidiane...  ma in realtà non sempre a un amico si può chiedere tanto, soprattutto se la vacanza si protrae per più di qualche giorno. A quel punto forse meglio sarebbe rivolgersi a pet sitter "professionali": certo sono a pagamento, ma proprio per questo sono in grado di garantire un servizio concordato nei minimi dettagli, per tutto il periodo prefissato.

"Vai, vai pure in vacanza tu... io non intendo muovermi da casa mia!"

A tal proposito diventa fondamentale poter scegliere il pet sitter nella propria zona, stabilendo le condizioni in base alle esigenze del proprio animale: un gatto d'appartamento potrebbe ad esempio accontentarsi di una visita al giorno, un cane avrà senz'altro bisogno anche di sgranchirsi le zampe in una bella passeggiata. Come avviare una ricerca mirata, in base alle proprie necessità, di un buon pet sitter? Internet ormai ci viene in soccorso anche per questo, con portali ad hoc che funzionano come veri e propri motori di ricerca specializzati in pet sitter e altri servizi!
Il primo che ho avuto modo di visionare è PetMe, un bel sito molto semplice da navigare che vi permette di inserire la vostra località e di ottenere quindi la lista dei pet sitter in zona. Per ciascun pet sitter compare il profilo con una breve presentazione, i servizi offerti (e il relativo prezzo)... insomma, tutte le informazioni utili per capire se la persona può fare al caso vostro e del vostro animale! Il procedimento è semplice: si deve quindi contattare il pet sitter prescelto per richiedere la sua disponibilità e - una volta ottenuta questa - procedere alla prenotazione.

Un altro bel portale è MyPetWorld Advisor, una sorta di Tripadvisor (ideato in Italia però!) dedicato agli animali, che presenta una lista completa di tutte le attività pet-friendly possibili e immaginabili. Installabile anche come app sul cellulare, permette di compiere la ricerca che più interessa: non solo pet sitter, ma si possono individuare tutti i servizi dedicati agli animali a seconda del bisogno, dai veterinari fino agli alberghi che ospitano cani e gatti.




Infine vi segnalo anche Pawshake, sito che consente di impostare una ricerca per pet sitter in maniera estremamente dettagliata, oppure trovare soluzioni alternative per la cura del proprio animale durante le vacanze. Ho visionato soprattutto la parte "gatto" e mi trovo a concordare con le soluzioni proposte: difficilmente una pensione per gatti è davvero una soluzione, visto lo stress con cui il micio si allontana dal proprio territorio. Meglio una cat sitter disponibile a prendersi quotidiana cura del nostro amato felide nel suo ambiente casalingo, sperando che il nostro ricambi la confidenza!
In generale tutti questi portali permettono anche recensioni da parte degli utenti sull'esperienza di pet sitting, in modo da dare suggerimenti e informazioni aggiuntive ai dubbiosi.



Concludo il post con una riflessione: credo che poter portare in vacanza i propri animali sia davvero il non plus ultra delle esperienze... guai a immaginare che io stia incentivando l'idea di lasciarli a casa, mentre voi siete a sollazzarvi in giro per il mondo! Eppure so che ci sono tante situazioni che non lo consentono: in genere un gatto soffre tantissimo ogni minimo cambiamento, un trasloco o un viaggio rischiano di mandarlo in profonda crisi... personalmente credo che infliggerei un tale tormento alla mia Paciocca solo se dovessi trasferirmi stabilmente. Così come conosco personalmente cani, soprattutto quelli che vivono in campagna e hanno a disposizione un ampio giardino, completamente disabituati alle passeggiate "in città" e al contatto con qualsiasi altro animale: altri cani, ma anche le altre persone possono renderli estremamente diffidenti. Pensare di trascinare in vacanza questi animali potrebbe tradursi in una pessima esperienza, per voi e per loro. Per cui ben vengano le alternative, ben vengano i pet sitter e tutto un settore di servizi che forse non risolve l'ansia da separazione in caso di vacanza, ma almeno aiuta a sentirsi con il cuore in pace: meglio di così, non si poteva fare!