Visualizzazione post con etichetta Ri-vivere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ri-vivere. Mostra tutti i post

lunedì 14 novembre 2016

"A spasso con Bob", una storia vera

La storia vera del cantante di strada James Bowen e del gatto randagio Bob, forse, la conoscete già: qualche anno fa, infatti, il libro che la racconta diventò un best seller mondiale. Ma in questi giorni è uscito nelle sale anche il film e, cari amici, non posso che consigliarvelo spassionatamente! Io l'ho visto ieri e ne sono uscita con il cuore gonfio di felicità e gratitudine, ma anche ben impressionata dalla capacità di narrare una storia di vita difficile senza scadere in troppo sentimentalismo.
L'esistenza di James Bowen, artista di strada che si guadagna da vivere cantando con la sua chitarra a Londra, è fatta di stenti, freddo, droga, crisi di astinenza, tentativi di uscirne e continue ricadute. James vive ai margini della società, in una profonda solitudine esistenziale, rifiutato dalla famiglia come dagli altri clochard. Sembra che per lui non debba esserci più speranza, condannato a sparire, un giorno o l'altro, nell'oblio della fame, del freddo e dell'overdose. La sua ultima possibilità gli viene data da Val, assistente sociale che cerca di salvarlo dal suo più probabile destino, quando gli fornisce un tetto sopra la testa con un ultimatum ben chiaro: al primo sgarro dal programma di recupero, James perderà ogni cosa. E qui arriva Bob, un meraviglioso gatto rosso di strada.


Bob entra nella vita di James con la tipica grazia di ogni gatto alla ricerca di una casa, nella speranza di trovare anche una famiglia. Il bel tigrato rosso è addirittura ferito; James a quel punto non può ignorare un micio in difficoltà, che lo guarda come nessun altro l'aveva mai guardato prima: come se lui, proprio lui, potesse fare la differenza. Ed è questo, essenzialmente, a cambiare la vita di James: trova un amico che conta su di lui, esige attenzioni, cure e lealtà costanti, dando in cambio fiducia, affetto, riconoscenza, amicizia. Tutto quello che prima mancava a James. Il cantante di strada, prendendosi cura di Bob, impara anche a prendersi cura di se stesso: grazie al gatto inizia a cantare per guadagnare gli spiccioli necessari per le scatolette per gatti, invece che per una dose di eroina; grazie a Bob attira le attenzioni di un pubblico distratto e indifferente ai clochard, avendo l'occasione di dare una svolta alla sua vita; per il suo micio cerca di stare fuori dai guai, si mette in gioco, affronta e vince la sua battaglia contro la dipendenza dalla droga. In conclusione, James e Bob saranno davvero riusciti a cambiarsi reciprocamente la vita.

Bob e James. Fonte immagine: Dailynews24
Ciò che mi è piaciuto di più del film, oltre alle straordinarie inquadrature e alla presenza del gatto Bob (interpretato da se stesso, oltre che da altri bravi felini rossi), è stata la capacità del registra di non edulcorare per nulla il mondo dei clochard, lo squallore e la tragedia continua che si ritrovano a vivere i tossicodipendenti... così come l'amicizia, la fiducia e il rapporto tra James e Bob, sullo schermo, risultano realistici e spontanei, non una favoletta. Sembra di guardare davvero la vita reale... ma, in fondo, è esattamente questo: è la storia di James Bowen e del gatto Bob. Perchè è proprio vero: a volte ci vogliono sette vite per salvarne una.

giovedì 26 giugno 2014

La storia di Baghera, micia anziana non vedente, oggi una vera regina!

E' da un pò di tempo che non vi racconto una bella storia a lieto fine, e proprio mentre qui sta spuntando il sole dopo una giornata di pioggia, eccomi a rimediare! Oggi vi racconto la storia di Baghera, questa micia di ben dieci anni, tutta nera... con un piccolo problemino in più rispetto agli altri mici del gattile: è cieca. In realtà, voglio chiarirlo per tutti i lettori che non abbiano mai visto un gatto non vedente all'opera, la cecità nei gatti è un handicap molto meno invalidante rispetto a quanto accade tra noi esseri umani! Questo perchè la vista nei gatti non è il principale senso con cui approcciarsi all'ambiente: conta molto di più l'udito, sviluppatissimo nei felini, l'olfatto ma anche il tatto, intendendo con questo tutto il sistema di vibrisse (non solo nel muso, se ben guardate anche nel corpo del micio troverete speciali "baffetti") con cui il gatto riesce ad esplorare il mondo. Ecco spiegato perchè un gatto cieco, talvolta, sembra proprio comportarsi come se ci vedesse!

Ecco Baghera in gattile
Ma ora veniamo a Baghera, la nostra gattona nera: ahimè, le stelle non sembravano esserle favorevoli. Già in età abbastanza avanzata, cieca, era stata riportata al gattile di Ferrara una seconda volta quando la signora anziana, che l'aveva precedentemente adottata, era venuta a mancare.
Baghera si era dimostrata fin da subito tranquilla e affettuosa con tutti gli operatori e volontari, perfettamente in grado di muoversi, quasi come un gatto che ci vede! Ovviamente un occhio di riguardo in più ci vuole con un micio cieco: sta a noi rendere l'ambiente il più sicuro possibile e controllare che non possa accedere a zone pericolose come strade trafficate. Noi di "A Coda Alta" la mettiamo ben presto in adozione, senza farci troppe illusioni sul fatto che un gatto anziano e con handicap possa trovare presto una famiglia! Ma invece...

Baghera immersa nelle margherite, nella sua nuova casa
Invece un giorno si presenta in gattile Gloria, alla ricerca specifica di un gatto adulto per i suoi genitori. Rimane molto colpita da Baghera, anche se non più giovane e non vedente, e decide di proporla alla sua famiglia.  Nessuno ci avrebbe creduto, ma da lì a pochi giorni, Gloria torna con la madre a rivederla ed è amore a prima vista! Baghera viene subito adottata e, ribattezzata Nerina, sappiamo che oggi è trattata come una regina. Ha accesso a un bel cortiletto ma soprattutto... ha tutta una famiglia che la adora, la ama e la cura al meglio! 
Ecco Baghera in giardino!
Baghera in braccio a Gloria, durante le scorse vacanze natalizie
Questa per noi volontari è la gioia più bella, quando vediamo un micio trovare esattamente il suo posto, nonostante le difficoltà che possono essere successe prima dell'adozione. E oggi Baghera/Nerina può finalmente fare le fusa a tutto spiano agli umani che la amano... questa è la miglior conferma che per amare serve soprattutto un cuore aperto e privo di pregiudizi. Bravi Gloria e famiglia, per aver guardato con gli occhi del cuore, gli unici che riescono a vedere davvero!

mercoledì 30 aprile 2014

La storia di Gigia: speranza, amore e consapevolezza per una nuova vita

Questa è una storia vera che non manca di commuovermi profondamente... e credo che per voi miei affezionati lettori, sarà lo stesso. Oggi vi racconto di Gigia, questa bellissima micia tigrata e bianca di tre anni, dall'indole naturalmente molto dolce ed affettuosa. All'epoca della nostra storia, la tigrata viveva con un'anziana signora, accudita come si merita ogni gatto domestico. Purtroppo la sua mitezza caratteriale non l'ha tenuta in salvo da un gravissimo incidente stradale: destino di molti sfortunati gatti, che vengono letteralmente travolti da un mondo nel quale fanno sempre più fatica ad essere al sicuro. Ma Gigia almeno sopravvive, anche se con pesanti conseguenze: resta paralizzata agli arti posteriori in modo permanente e, purtroppo, perde anche il controllo degli sfinteri. E' una situazione da gestire con delicatezza e cure quotidiane.

Ecco Gigia, quando era al gattile di Ferrara

Poco tempo dopo l’incidente di Gigia, la sua anziana proprietaria viene a mancare e il figlio della signora, pur facendo di tutto per tenere la micia con sé e gestirla al meglio, alla fine è costretto a malincuore a cederla al gattile di Ferrara. Qui la gatta si inserisce senza alcun problema rispetto agli altri mici ospiti e, nonostante tutto, è serena e sempre affettuosa con i volontari. A tutti si stringe il cuore nel vedere una gatta così buona e mite nonostante gli shock vissuti, temiamo che sia condannata a restare in gattile per sempre. Nessuno avrebbe mai creduto in un adozione lampo... ma si decide di mettere sul web un suo video, che è stato condiviso e commentato da tantissime persone. Ve lo ripropongo, perchè tocca il cuore:


Pochi giorni dopo la pubblicazione del video ci contatta Giulia, chiedendo di venire a conoscere Gigia. E non appena la vede, rimane folgorata dalla sua dolcezza! Le spieghiamo che la nostra tigratona è incontinente, ma Giulia ci racconta che ha già avuto una micia con disturbi neurologici e che quindi saprebbe gestire la situazione. A noi non sembra vero! Sarebbe straordinario poter assicurare a Gigia una nuova famiglia fermamente decisa a darle affetto e cure, ma al tempo stesso ben consapevole delle necessità di un gatto disabile.

Gigia dolcemente addormentata
Passano alcuni giorni, finché Giulia non torna in gattile insieme al suo compagno Andrea ed ecco la straordinaria notizia: Gigia sarà adottata proprio da loro! Oggi la nostra micia ha una nuova casa e una famiglia meravigliosa, grazie alla quale sta anche intraprendendo un percorso di fisioterapia specifica. La storia di Gigia, Giulia e Andrea è una storia di speranza, di amore incondizionato e di consapevolezza, i tre ingredienti fondamentali per ogni reciproca adozione davvero felice. 

Gigia in braccio a Giulia: una foto da sciogliere il cuore!
Spesso i gatti in gattile, e in particolar modo quelli con difficoltà fisiche, tendono ad abbandonare ogni speranza chiudendosi in un silenzio rassegnato e diffidente. Qualche volta, poi, le persone in visita al gattile tendono a prediligere gatti in perfette condizioni, magari tassativamente cuccioli (i quali, spesso, sono meno "gestibili" di quel che si pensa)... quanto amore e consapevolezza c'è in questo tipo di scelta preventiva? Ma per Gigia, Giulia e Andrea le cose non sono andate così: la micia non ha mai perso la speranza, Giulia e Andrea hanno preso una decisione d'amore fortemente voluta e consapevole... e insieme hanno realizzato un piccolo e perfetto miracolo.

P.s. Un plauso speciale alla mia omonima Silvia G. di "A Coda Alta" per la realizzazione del video di Gigia in gattile!

martedì 25 marzo 2014

La storia di Piero e Annamaria: dopo le sofferenze, finalmente la felicità

E' un pò che non vi racconto una storia vera a lieto fine! Oggi allora ho il piacere di raccontarvi di Piero, questo bel micio rosso che purtroppo ha patito tanto, prima di trovare la felicità. All'epoca della vicenda Piero ha poco più di dieci anni, vissuti sempre da gatto di strada. Ma un giorno accade il dramma: viene investito da una mietitrebbia e portato al gattile di Ferrara dai soccorritori. I veterinari riscontrano gravi ferite da taglio e fratture; viene operato e la prognosi di cura è molto lunga, solo il tempo potrà dire se e quanto Piero si riprenderà.
Il povero Piero è depresso e apatico, il suo sguardo sempre rivolto al muro, sembra preferisca morire piuttosto che combattere per tornare alla vita… ma in realtà è solo un’estrema timidezza, che lo porta a non reagire neppure al dolore. I volontari gli dedicano ogni giorno coccole e attenzioni, ma lui resta sempre acciambellato su se stesso.


A distanza di un mese, Piero zoppica in modo grave e, se nessuno lo adotta, da regolamento andrebbe re-immesso nella sua colonia. Le volontarie di "A Coda Alta" allora decidono di fare un appello disperato per la sua adozione: dopo tanta sofferenza, il suo destino non può essere ancora la strada!
A distanza di pochi giorni, veniamo contattate da Morena… che vuole venire a conoscere proprio Piero! Ci spiega che purtroppo si sta spegnendo la sua gatta Diamante, una micia anziana che soffre di insufficienza renale. L'idea è che Piero potrebbe entrare a far parte della sua famiglia, una volta che Diamante fosse andata sul ponte dell'arcobaleno.
 

L'anziana micia si spegnerà il 30 Dicembre e Annamaria, la mamma di Morena, decide il giorno stesso di portare a casa Piero, a tre mesi esatti dal suo brutto incidente. Quest'adozione, che noi volontari chiamiamo "del cuore" perchè rivolta a un micio in particolare difficoltà, è una delle scelte più belle che le persone decidano di fare! Di solito i mici "da adozione del cuore" sono animali che hanno vissuto esperienze fortemente traumatiche, delle quali possono portarsi i segni in modo duraturo: non adottarli significa condannarli a una lenta morte nell'indifferenza e nella paura. Oggi Piero, anche se zoppica sempre, ha finalmente scoperto cosa vuol dire essere amato: fa le fusa e prende volentieri le coccole. La sua nuova vita, dopo tanto patire, finalmente è cominciata!


Recentemente "A Coda Alta" ha assegnato ad Annamaria un riconoscimento per l'adozione del cuore di Piero, "per aver saputo guardare con gli occhi del cuore e per aver colto la luce di un micio speciale, che pochi sanno riconoscere, aldilà del suo aspetto fisico e del suo stato di salute".

domenica 9 febbraio 2014

La storia di Mick e Michele: quando l'affetto vince la diffidenza!

Oggi lascio volentieri la parola alla mia omonima, amica nonchè socia di "A Coda Alta", Silvia G.: ha scritto bellissime considerazioni a proposito di Mick, uno dei gattini che negli scorsi mesi aspettava adozione al gattile di Ferrara. Mick era un micino di pochi mesi, spaventatissimo e senza alcuna fiducia verso l'uomo... guardate queste foto: in pochi mesi, mentre nessuno voleva adottare questo cucciolo così timido, stava diventando un gatto adulto diffidente e schivo.

Mick micino di pochi mesi, spaventatissimo...
... e mentre cresceva, la diffidenza non passava...
... e quasi nessuno lo notava, nè considerava di adottare un micio così schivo.

Il destino di Mick era di restare in gattile per sempre? Sì, se non fosse stato per Michele, che tra tanti mici ha scelto proprio lui, senza farsi scoraggiare dal fatto che fosse un gatto poco socievole. Ed ecco cosa scrive Silvia G. a proposito di questa adozione:

Michele ci ha mandato delle foto del micio che ha adottato da noi al gattile e cogliamo l'occasione per condividere con voi l'esperienza di questo splendido micetto, Mick. Mick è stato trovato abbandonato a due mesi e portato da noi in gattile. Ha manifestato fin da subito un'indole selvatica e poco socievole. Possiamo tranquillamente dire che era una piccola, adorabile "iena"! Crescendo, Mick ha smussato un poco il suo carattere, ma è rimasto sempre schivo e dall'aria "aggressiva" (come potete vedere nella prima foto, qui in basso a sinistra). 


Ovviamente veniva ignorato da tutti, nessuno lo voleva adottare. Finchè un giorno è arrivato Michele che si è innamorato di lui a prima vista e l'ha voluto così per come era, senza farsi scoraggiare dal suo caratterino. Michele ha accolto Mick nella sua casa ed ora, con molta pazienza e rispettando i suoi tempi, è riuscito a rendere Mick un perfetto micetto da divano super rilassato (come vedete nella foto a destra)! Diventerà mai un micio affettuoso al punto da farsi prendere in braccio e coccolare? Non lo sappiamo, ma sappiamo per certo che, se non ci fossero persone come Michele che non si fermano davanti alle apparenze, molti mici che ora sono felicemente adottati sarebbero ancora in gattile con tutte le probabilità d rimanerci per sempre. Non ci stancheremo mai di lanciare questo messaggio: un gatto che in gattile è indocile, soprattutto se giovane,  può tranquillamente diventare un micio da compagnia in una casa dove ha costanti attenzioni tutte per sè, cosa che in gattile, anche con tutto il nostro impegno, non riusciamo a dargli al meglio. Basta rispettare i loro tempi e le loro esigenze, non pretendere tutto e subito e soprattutto farli sentire amati, così per come sono. Grazie Michele e buona vita Mick!!

Ed ecco Mick sul suo divano, molto più rilassato!
Che sguardo dolce, finalmente!
Non credo di dover aggiungere altro a questa bella storia vera, se non che ci sarebbe bisogno di molte, molte più adozioni come questa. A questo proposito, se state pensando di adottare un micio e ne avete proprio notato uno timidissimo, vi invito a leggere anche la storia di Tom e Daniela, analoga a quella di Mick e Michele: date un'opportunità ai mici più schivi, ne hanno tanto più bisogno!
In chiusura di questo post auguro a tutti voi una buona ripresa di settimana e abbiate pazienza se sto latitando dai vostri blog... è un periodo un pò complicato, passerà!

lunedì 7 ottobre 2013

La storia vera della lupa Lilith, restituita alla libertà

E' di pochi giorni fa questa bellissima notizia: la lupa Lilith, dopo diversi mesi di cure e di riabilitazione presso il Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica – Monte Adone (in provincia di Bologna), si è ristabilita completamente ed è stata restituita alla libertà dei suoi boschi! La lupa era stata trovata, nel giugno scorso, quasi in fin di vita nel recinto delle pecore di un agriturismo bolognese... i coscienziosi proprietari, dopo essersi resi conto che la povera lupa era in seria difficoltà, hanno chiamato la polizia provinciale che li ha messi in contatto con il Centro Tutela. Lilith è quindi stata catturata e, sottoposta ai primi esami, è stato chiaro quanto gravi fossero le sue condizioni: anemica, infestata da zecche, con vertebre schiacciate, alcune recenti fratture al bacino (probabili "ricordi" di un incidente stradale) e perfino un pallino di piombo, segno di uno scampato rischio di bracconaggio da parte della povera lupa. Era l'inizio dell'estate 2013 e per lei iniziava un lungo periodo di alti e bassi, miglioramenti e gravi ricadute. Ma la forza della natura e la voglia di vivere si sono manifestate in Lilith fino a farle ritrovare completamente la forma, grazie alle costanti cure al Centro Tutela... finchè, pochi giorni fa, è stata una gioia poterla liberare, vederla correre di nuovo completamente libera, verso i suoi boschi.


In questi ultimi anni i lupi stanno fortunatamente ripopolando gli Appennini, ma resta sempre l'uomo il pericolo maggiore per questi animali. I lupi sono animali schivi ed elusivi nei confronti dell'uomo e della civilità, nonostante alcuni esemplari talvolta si avvicinino alle zone antropizzate: qui, inevitabilmente, sono maggiormente a rischio di incidenti stradali, bracconaggio o avvelenamento. Fa sorridere, per fortuna, pensare che nel caso di Lilith i primi "soccorritori" sono stati proprio i gestori dell'agriturismo, proprietari delle pecore: per una volta, il predatore era inoffensivo e vulnerabile, mentre il pastore, suo acerrimo "nemico", non ha esitato ad attivarsi per salvarla. Potete leggere tutta la storia di Lilith sulla pagina dedicata del Centro Tutela di Monte Adone, dove sono attivi diversi progetti di tutela e ricerca verso gli esotici e i selvatici, tra cui anche il "Progetto Lupo". 
Immancabile, per concludere questo post, il video (sempre del Centro Tutela) che riassume la storia di Lilith, dal suo ritrovamento alla sua liberazione: commovente e toccante, davvero non c'è cosa più bella vedere questo lupo correre di nuovo verso la libertà.


Tra i vari animali, il lupo è uno di quelli che da sempre mi affascina di più: è l'emblema della libertà e del selvaggio, ma anche della fedeltà verso i propri simili (i lupi sono "monogami" e formano coppie per la vita, inseriti in una forte gerarchia all'interno del branco)... e sono animali fortemente sociali, proprio come noi. Speriamo che l'ostilità e la diffidenza verso questo meraviglioso animale - derivanti da centinaia di anni di non sempre felice convivenza uomo-lupo - possa oggi lasciare spazio ad altri sentimenti: rispetto e attenzione in primis. E a proposito di lupi e uomini, ricordiamoci che il male vero, quello consapevole e per questo punibile, non arriva mai dagli animali. Anche se l'umanità è uscita dal cosiddetto "stato di natura", credo che purtroppo non ci siamo ancora allontanati abbastanza da quello che diceva Hobbes... homo homini lupus: "l'uomo è un lupo per l'uomo". I lupi, come Lilith, lasciamoli vivere in pace nella loro libertà.

mercoledì 31 luglio 2013

Adottare un gatto diffidente: la storia di Tom (Amelio) e Daniela

Sono il cruccio di ogni volontario che si occupi di adozioni di gatti abbandonati: quei tanti mici bellissimi, sani, robusti e con tutta la vita davanti... che non appena vedono un uomo fuggono a nascondersi, incapaci di fidarsi di nuovo della mano umana (e come biasimarli?), per nulla desiderosi di farsi osservare, coccolare, adottare. Ed è la loro condanna, talvolta peggiore della FIV+ o dell'avere già una certa età: il gatto diffidente, timido, sfuggente, non incontra quasi mai le simpatie umane e, anche se bello e sano, è il suo carattere difficile a renderlo inadottabile. E sono tanti i mici che così trascorrono l'intera vita in gattile, quasi auto-condannandosi a non trovare più una famiglia. 

Mazzo, micia molto diffidente al gattile di Ferrara
Eppure, se facciamo un passo indietro, capiamo che i mici sfuggenti, dal carattere estremamente timido e pauroso, non hanno nessuna colpa e sta all'essere umano fare uno sforzo in più, per dare un'altra possibilità a questi gatti, che spesso hanno alle spalle traumi e shock di vario tipo. Parte dello sviluppo del temperamento individuale del gatto è un fedele specchio del suo rapporto con l'uomo: quel micio che dalla mano umana ha ricevuto solo amore, tranquillità e sicurezza, sarà affettuoso, fiducioso e socievole. Ma quel gatto che ha avuto dalla vita (e dall'uomo) solo bastonate, fame, abbandono, indifferenza, come diventerà? 

Perla, spaventata dopo la morte del suo padrone, è al gattile di Ferrara.

Adottare un micio diffidente significa cercare di curare la più difficile malattia che può capitare a un gatto domestico: la sfiducia verso il genere umano. Bisogna armarsi di calma e pazienza, quella stessa pazienza che tutti noi crediamo di avere in grandi dosi di fronte a un gatto timido, ma che magari svanisce dopo qualche giorno, quando ci si rende conto che quel gatto non cambierà nel giro di poco: resterà a lungo schivo, timido e fuggirà da noi come il primo giorno. Ma è proprio questo a rendere così importanti e meritevoli le adozioni dei mici diffidenti: dare loro tempo, sicurezza, affetto incondizionato nonostante la loro sfiducia, è l'unica cura che può sgretolare, gradualmente, la loro paura. E, come nel caso di altre adozioni "problematiche", anche in questa circostanza l'adozione salva loro la vita, letteralmente: quanti mici vivono e muoiono in gattile perchè troppo timidi e poco accattivanti per le famiglie?

Adele, bellissima ma un pò timidina, ancora non trova famiglia.

Perchè le mie parole non restino solo una "bella teoria", vi propongo la testimonianza scritta apposta per noi da Daniela (che ringrazio tantissimo!), che ha adottato Amelio (oggi Tom), micio un tempo schivo e diffidente. Leggere la storia di Daniela e Tom è per noi volontari un regalo di inestimabile valore, perchè è una vittoria da tutti i punti di vista... ed oggi Tom, grazie all'infinita pazienza e amore della sua nuova famiglia, ha scoperto la "vera" vita che ciascun gatto si merita.


Ecco Tom-Amelio, quando era all'associazione "A Coda Alta"
"Tutto è iniziato un giorno di agosto, quando mi zia mi dice che hanno adottato una gattina dall'Associazione A Coda Alta. 
Passano i giorni e, così quasi per caso, vado sul sito dell'associazione e per curiosità guardo i gattini in adozione. Scorro tutte le foto e all'improvviso vedo questo gattino Amelio, 6 mesi, identico alla mia Micia che è mancata 3 anni fa.
Ne parlo con mio marito, perchè ci sono anche Tobia e Luna , ma per lui non ci sono problemi. Così decido di telefonare e parlo con Paola che mi dice che Amelio però non è addomesticato, è un po' scontroso e non si fa toccare....io ci penso un po', ma prendiamo un appuntamento per incontrarci. La prima volta che lo abbiamo visto ci ha soffiato e si è nascosto.

Cloe, è la mamma di Tom: per lei ancora nessuna adozione, perchè "troppo timida".

Un po' titubante, perchè era un'esperienza nuova, abbiamo deciso di adottarlo e così dopo una settimana siamo andati a prenderlo. Da qui ha inizio la sua nuova vita con noi!!!

Da Amelio lo abbiamo chiamato Tom che per i primi quindici giorni è stato dietro alla lavatrice, i secondi quindici sotto il divano. Nonostante ciò ha sempre mangiato ed è sempre stato pulitissimo, mai niente fuori dalla cassetta.

Dopo circa un paio di mesi ha iniziato a capire che era amato e non c'era nessun pericolo, che le coccole e il divano non erano poi così male; da qui in poi ha cercato il contatto con noi, le prime coccole, le prime strofinate. Di grande aiuto è stata la presenza di Luna, sua coetanea, grande compagna di giochi e di marachelle.

Ecco Tom nella sua casa!! Mica male la vita in famiglia, eh?

Niente è impossibile, rispettando i suoi tempi e dandogli tanto amore si supera tutto. Da ottobre a oggi abbiamo fatto passi da gigante, è un perfetto gatto di casa. Ora riesco anche a prenderlo in braccio, è la mia ombra. Provo tanta gioia e soddisfazione nel vederlo sano, forte, bello e soprattutto felice. Il ricordo di quel gatto scontroso e impaurito ormai è lontano".

domenica 30 giugno 2013

"La sedia di Lulù" di Marina Casciani e Alessandra Santandrea

Ci sono storie che colpiscono dritte al cuore perché sono positive, piene di vita, ricche di emozioni e pregne di valore... soprattutto  perché sono vere. Così autentiche che faresti fatica ad immaginarne di migliori, così speciali da essere qualcosa di prezioso e unico, d’ispirazione per tante altre persone. Quella di Alessandra e di Lulù, e di tutte le persone che fanno parte della loro vita, come Marina, Mauro e Daniela, è proprio una di queste storie.
Più di dieci anni fa, l’11 settembre 2002, Alessandra ha un incidente stradale in seguito al quale perde l’uso delle gambe: deve reinventarsi tutta la sua vita, da seduta in carrozzina. La forza di volontà e soprattutto la voglia di trovare il lato positivo non le mancano: fin da subito reagisce bene e si impegna nella riabilitazione. Tuttavia abituarsi a vivere “da seduta” è difficile, soprattutto perché il mondo non è a misura di disabile: le barriere grandi e piccole si trovano ovunque, nell’ambiente come negli sguardi delle persone. Allora, come rinascere a nuova vita dopo il dramma?


Ed ecco irrompere nella vita di Alessandra e di suo marito Mauro una piccola rivoluzione, nera, pelosa e adorabile: Lulù, cucciola di labrador incrociata con un pastore tedesco. E da qui, giorno per giorno, mentre si cementa il rapporto speciale con la cagnolina, nasce una nuova Alessandra: “Lulù più di chiunque altro cominciò a conoscere i miei segreti, le mie giornate buie, i miei pianti e i miei sorrisi. (…) Fu l’inizio di un legame intimo ed esclusivo. (…) Io avevo fatto enormi progressi, mi sentivo più padrona di me e anche la capacità di prendermi cura di Lulù lo confermava agli occhi di tutti. Mi resi conto che, in qualche modo, quel cane stava diventando lo specchio di alcune mie capacità  che avevo creduto perse. La guardavo e ne ero fiera. Ci stavamo prendendo cura di noi. Vicendevolmente. Ma non potevo ancora rendermi conto di dove mi avrebbe portata, quanto veramente sarebbe stata in grado di fare per me” (La sedia di Lulù, pp.57-59).

Sandra e Lulù
Ed infatti, cogliendo l’occasione di “educare” maggiormente Lulù, Alessandra conosce Daniela Scanelli, istruttrice cinofila del centro Green Paradise. La grande sensibilità ed intelligenza di Lulù suggeriscono a Daniela che la cagnona può diventare un utile “cane da supporto”, aiutando Alessandra a ridurre il suo handicap nelle attività quotidiane: riportarle oggetti caduti, aprire e chiudere le porte, chiamare i famigliari in caso di difficoltà, portarle il cellulare quando suona (e riporlo in un cassetto terminata la chiamata!), addirittura aiutare a caricare la lavatrice e stendere.
La bravura di Lulù e la sintonia con Alessandra sono tali da condurre la coppia a vere e proprie gare di “obedience”, disciplina sportiva che punta sull’affiatamento cane-uomo e sulla capacità del primo di rispondere in modo rigoroso a richieste e ordini del secondo. Alessandra, insieme a Lulù, è oggi la prima ragazza disabile in Italia a svoligere gare di obedience a livello agonistico in classe II.

Un momento della presentazione del libro: Marina, Alessandra e Lulù
Lulù “regala” ad Alessandra non solo supporto pratico, ma anche amore, dedizione e fedeltà allo stato puro: Lulù comprende in modo imperscrutabile i limiti di Alessandra e se ne fa carico, amandola con tutta se stessa. La vita di Alessandra è rinata anche grazie a Lulù, con la quale ha scoperto di nuovo la possibilità di mettersi alla prova, appassionandosi e impegnandosi per raggiungere insieme un obiettivo comune… ma non è tutto. Alessandra viene in contatto con Marina Casciani di ChiaraMilla, associazione di promozione sociale sportivo diletantistica, che si occupa di Pet Therapy.  Marina chiede ad Alessandra di scrivere la sua storia in un libro, credendo che possa essere d’esempio per tante altre persone e pensando anche ad un progetto concreto: i fondi del ricavato del libro dovranno servire a rendere “a misura di disabile” la struttura di ChiaraMilla, oltre che per addestrare altri cani da supporto per disabili.
E continua così la meravigliosa avventura di Alessandra e Lulù, che grazie al libro cominciano a girare per scuole, città, eventi, incontri, addirittura studi televisivi Rai. Ho incontrato Alessandra, Marina e Lulù proprio venerdì scorso in una serata di presentazione del libro… inutile dire che sono rimasta senza fiato nel conoscerle, il cuore gonfio di commozione e gratitudine, un incontro che continua ad emozionarmi ed ispirarmi leggendo le pagine del loro libro “La sedia di Lulù”.


Alla presentazione del libro ho anche assistito di persona a una “dimostrazione” del legame straordinario che ha Alessandra con Lulù: al di là dei sorrisi spontanei che nascono vedendo questa cagnolona svolgere esercizi complessi (talvolta buffi, come aiutare Alessandra a stendere i panni!), passa un dirompente amore che è impossibile non cogliere… un sentimento capace di rivoluzionare davvero la vita.
Vorrei chiudere questo post con alcune frasi tratte dal libro, invitandovi però ad andare sulla pagina facebook di “La sedia di Lulù” e quella dell’associazioneChiaraMilla e cliccare un bel “mi piace”. Se voleste acquistare il libro, che è un concentrato di emozioni, forza di vivere e amore allo stato puro tra uomo e cane, potete andare sul sito: http://www.itacaedizioni.it/catalogo/la-sedia-di-lulu-2013/

“I cani hanno il potere di dimostrare con assoluta e ingenua purezza tutto ciò che sentono senza alcun condizionamento. (…) Lei non ti parlava di amore, era amore e basta, non ti parlava di felicità, era felicità e basta. (…) A volte si dice che i cani, al contrario degli umani, non vedono la differenza tra le persone; io invece vi dico che non è questo il miracolo di quelle menti straordinarie. Ciò che è soprendente, invece, è il fatto che i cani la vedono perfettamente e miracolosamente la comprendono senza spiegazione né giudizio, ecco ciò che più li distingue dall’essere umano” (La sedia di Lulù, pp. 46-61).