domenica 19 maggio 2019

La frase del giorno: Bradley Millar

Insegnare ad un bambino a non calpestare un bruco
è importante per il bambino come per il bruco.

Bradley Millar
 
Uno dei bruchi di macaone sulle mie piante di ruta, la scorsa primavera. Attualmente, in questo freddissimo maggio, non c'è traccia di bruchi purtroppo!

Ho sempre creduto molto nel valore dell'educazione: cambiando i pensieri di un uomo, promuovendone di migliori, si possono cambiare anche le sue scelte, il suo punto di vista e il suo modo d'agire. Ecco perchè è fondamentale insegnare a chi ci circonda (a partire dai bambini, ma non solo), con le parole e con l'esempio, ad essere più attenti ed empatici nei confronti della natura.
Occuparsi della sopravvivenza di un bruco, fino allo sfarfallamento, ad esempio... beh, è un'esperienza di impareggiabile valore educativo, dal punto di vista scientifico ma anche di più da quello emotivo.
Di fronte a un minuscolo e indifeso bruco, insegnare a qualcuno l'istinto di protezione verso quella piccola e apparentemente insignificante vita, per chi è più importante? Per il bruco certamente ne vale la pena, perchè avrà salva l'esistenza... ma per l'uomo probabilmente conta ancora di più, perchè imparerà a guardare con occhi nuovi il mondo che ci circonda, a comprendere le proprie responsabilità e ad apprezzare la meraviglia della natura.


Eppure sorge un problema, che purtroppo credo sia ineliminabile, nonostante l'educazione e il vivere esperienze significative per una coscienza animalista ed ecologista.
Il problema è: non scegliamo solo con la testa, che può venir educata, nè solo con le mani, che possono venire addestrate a compiere determinati gesti... scegliamo prima di tutto con il cuore, con la nostra sensibilità, con la nostra empatia.
Sono diversi anni che me lo domando, e ancora non sono riuscita a capire quanto la nostra sensibilità sia innata e quanto educabile. Da tanto mi chiedo se il mio essere così empatica nei confronti della vita non umana dipenda dalle mie esperienze e dai miei studi... o se piuttosto io mi sia diretta verso quel tipo di conoscenze ed esperienze proprio in virtù del fatto che la mia sensibilità ne era già affine. C'è certamente un legame e un rapporto in costante evoluzione, tra disposizioni d'animo innate ed esperienze... le une rafforzano le altre e viceversa.

Sempre i bruchi dello scorso anno, sul mio finocchietto selvatico.

Eppure questo può voler dire che, allora, in certi casi - per certe persone - l'educazione e le esperienze compiute possono non bastare, non necessariamente avranno il potere di scalfire davvero il loro animo, rendendolo più aperto ed attento nei confronti di un bruco, di un gatto, di un orso polare, di tutto il pianeta che si sta sgretolando sotto il nostro passo.
Molto gioca anche la cultura comune nel quale siamo immersi: checché se ne dica, il modello predominante è ancora quello di uno sfrenato consumismo e di un irresponsabile egocentrismo.
Allora viene da augurarsi che quel gruppo di persone già naturalmente empatiche e sensibili verso la sofferenza del mondo non umano, diventino - proprio come sta facendo Greta Thunberg - luminosi esempi per tutti gli altri, convinti sostenitori di un certo modo di vivere e di vedere il mondo. Chi avrà già un pizzico della loro sensibilità, potrà facilmente unirsi alla loro battaglia... e, se saremo in tanti, potremo iniziare a smantellare un po' quella cultura di fondo.


E se non dovesse essere abbastanza, o se il cambiamento non dovesse essere sufficientemente veloce? La risposta sarà durissima e amara, per tutti.
Ma avremo una piccola consolazione nel pensare che almeno, nel frattempo, noi avremo salvato qualche bruco in più.

lunedì 6 maggio 2019

Alla ricerca di metodi anti talpa, tra miti e realtà

Lo scorso autunno avevo deciso di accantonare il problema, fingendo una dignitosa indifferenza verso le decine di tunnel e di motte che mi deturpavano il prato. La verità è che le tante battaglie combattute, finora le ho tutte perse io. La vittima più importante dello scorso anno è stata un valoroso cespuglio di mirtillo, che è caduto quando una maledetta galleria sotterranea - in epoca di caldo africano - gli ha rovinato irrimediabilmente l'apparato radicale. A nulla sono valse le mie annaffiature costanti e il richiudere subito il tunnel con altra terra. Così come a nulla è servito il mio distruggere quotidianamente le gallerie, appianare le motte, inveire e sfruttare la gatta che defecava regolarmente entro quei dannatissimi buchi. Ma poi, ad un certo punto, è arrivato l'autunno, e io ho deciso di rimandare la cosa alla primavera. Ed eccoci qui: di nuovo in guerra contro le maledette talpe!

Maledette ma indubbiamente simpatiche! Foto di Mick. E. Talbot su Wikipedia

L'invasione non si è fermata affatto durante l'inverno e questa primavera è esplosa in tutta la sua potenza distruttrice: tunnel e buchi ovunque, motte e gallerie, piante sradicate (attualmente il bollettino di guerra vede vittime una dalia e, ancora, un mirtillo, ma anche gli asparagi appena messi a dimora). Se ho rinunciato a cercare di controllare il fenomeno nel prato, non posso davvero arrendermi quando vedo minacciato tutto il mio orto! Si tratta di un danno economico, oltre che affettivo ed estetico. E così eccomi alla ricerca di metodi e strategie per cercare di vincere almeno qualche battaglia...

Una delle tante gallerie nel mio giardino...

Punto primo: conosci il tuo nemico. La talpa è un mammifero soricomorfo, non un roditore come spesso si crede. Dalla folta e morbida pelliccia, si nutre principalmente di lombrichi e larve di insetti, scavando nel terreno le tipiche gallerie grazie alle sue potentissime zampe scavatrici. Facendo ricerche, ho scoperto che in un giorno una talpa "in caccia" può scavare fino a 7-8 metri lineari di tunnel! Una vera impresa per quest'animaletto, ma un bel disastro per il giardino. Inoltre l'animale non va mai in letargo ma anzi deve ben nutrirsi anche nei mesi freddi, motivo per cui le "mie" talpe hanno agito indisturbate pure durante l'inverno. Una talpa può vivere fino a 6 anni, riproducendosi una volta all'anno con cucciolate di 4-6 individui, i quali non appena saranno cresciuti, andranno a scegliersi un "territorio" da scavare in solitudine. Ecco perchè è abbastanza importante riuscire a limitare l'invasione delle talpe sul nascere, oppure nel giro un paio d'anni ci si potrebbe ritrovare il giardino battuto senza controllo da una decina di questi efficacissimi scavatori.
Punto secondo: bisogna accettare il fatto che non esistono rimedi miracolosi in grado di convincere permanentemente le talpe a traslocare. Quel che si può fare è una sorta di "guerra di lorogamento", in cui però rischiano sempre di vincere loro. Mai abbassare la guardia, o ogni metro di terreno conquistato potrà facilmente tornare di dominio del nemico. 
Qui di seguito vi espongo i metodi e i rimedi suggeriti da contadini ed esperti per contrastare le talpe, alcuni anche piuttosto pittoreschi...

Chi vincerà? Io un'idea ce l'avrei... Foto di Dieder Plu su Wikipedia

Veleno e trappole... non sono giuste soluzioni!
Va evitato l'uso nel terreno di ogni tipo di veleno, perchè è una pratica sia crudele sia estremamente pericolosa per tutti gli altri animali, uomo compreso. 
Chi volesse provare a catturare le talpe con trappole, ne esistono di due modelli: una mortale (a scatto, alla stregua di quella per topi, soluzione che preferirei evitare), una no (un tubo che cattura l'animale senza danneggiarlo, sta a voi capire dove liberare poi la talpa catturata). Il forte limite di queste trappole è che sono senza esca e quindi, una volta posizionate nella galleria, non danno alcuna garanzia di catturare in tempi brevi l'animale. Inoltre, chi le ha provate spesso testimonia che la talpa gira al largo: infatti sarà anche cieca, ma ha un olfatto eccellente che certamente le suggerisce di stare lontana da ogni diavoleria umana. Mica scema!

Distruzione quotidiana
La prima cosa abbastanza istintiva che viene da fare di fronte a un'invasione di talpe, è agire subito sulle sue manifestazioni più importanti: appianare le motte di terra (peraltro dannosissime per il tagliaerba) e far collassare i metri di gallerie che serpeggiano sotto il nostro passo e vanno a dannaggiare gli arbustri e i fiori. Allo stesso modo, c'è chi consiglia di inondare con l'acqua i tunnel, individuando uno o più fori d'entrata.
Nella mia esperienza, purtroppo nessuno di questi due metodi sortisce davvero effetto. Sono certa di aver disturbato le talpe in questa maniera, ma non ho ottenuto alcun risultato apprezzabile. I tunnel vengono ben presto ricostruiti, le motte ricompaiono più alte, soffici e mastodontiche di prima, tanto da farmi sospettare che sottoterra ci siano dei castori, altrochè talpe. 

Potessi farvi vedere la dimensione di questa motta... restereste stupiti!

Le piante antitalpa
Esistono poi due tipi di pianta considerati "antitalpa", a causa dell'odore sgradevole che emettono: Euphorbia Catapuzia e la bellissima Fritillaria. Sembra la soluzione ideale: naturale, cruelty free e se la pianta è pure bella siamo a cavallo! Tutti i neofiti della guerra alle talpe inizialmente esultano a queste informazioni, ma la fiducia e l'entusiasmo ben presto si ridimensionano di parecchio. L'Euphorbia è una pianta annuale che nella mia zona è considerata spontanea se non infestante, produce un lattice tossico e, diciamolo, non è il massimo della bellezza. Si riproduce tramite semi e quindi spesso nasce un po' dove le pare.
La Fritillaria invece è un bulbo che genera una pianta fiorita davvero meravigliosa: lo scorso autunno ne ho interrate sei e i fiori (gialli, arancioni o rossi) sono di una bellezza disarmante. In questo caso si tratta di una perenne, mi è stato detto inoltre che tende a moltiplicarsi facilmente andando a creare "isole" fiorite nel giardino. Aspetto fiduciosa quest'esito... ma solo dal punto di vista estetico, perchè le talpe di fronte a queste due piante semplicemente le scansano, spostandosi giusto di alcuni passi! Bisognerebbe forse fare una sorta di "recinzione" di Fritillarie ed Euphorbie a protezione della zona che si vuole salvaguardare... ma allora questa andrebbe prevista ben prima dell'arrivo delle talpe.

Euphorbia catapuzia, foto di Tigerente su Wikipedia
Fritillaria imperiale, foto di Moralist su Wikipedia

I bastoni vibranti o sonori
La talpa possiede anche un udito molto fine e sviluppato, per cui si cerca di disturbarla con stimoli sonori fastidiosi. Un metodo "fai da te" prevede ad esempio di conficcare una serie di bastoni nel terreno, sulla cui estremità sia infilata una bottiglia o una girandola: con il vento, questa dovrebbe muoversi dando luogo a vibrazioni e rumori molesti. Non ho ancora provato questo metodo, ma francamente in internet si leggono solo testimonianze fallimentari in merito... anche perchè immagino molto dipenda dalla frequenza e forza delle folate di vento. Forse a Trieste il sistema potrebbe avere qualche chance di successo... ma nella placida pianura ferrarese, dove il vento non è regolarmente di casa, non saprei.
Altro discorso per i "dissuasori" ad ultrasuoni, apparecchi a forma di bastone da piantare nel terreno in grado di emettere rumori fastidiosi, alimentati con un piccolo pannello solare. Anche in questo caso sembra la soluzione ideale, al pari delle piante... invece le testimonianze dicono ben altro: chi rivela che la talpa se ne infischia bellamente, chi addirittura si lamenta perchè gli apparecchi emettono fischi fastidiosi anche per l'uomo. Non so dirvi se si tratti di oggetti difettosi o di uso scorretto degli stessi, certo è che le recensioni non mi hanno per nulla convinta all'acquisto di questo strumento. Vedremo se in futuro mi ricrederò, forse alla fine le proverò tutte, questo metodo compreso.

AGGIORNAMENTO: infatti ho dovuto provare anche i bastoni vibranti e sonori e solo con questi, collocandone ben 3 nell'orto (l'efficacia per i 500 metri quadri ciascuno, promessi sulla scatola, non è mai tale), credo di essere riuscita ad arginare l'invasione talpesca!

Predatori naturali...?
In natura i predatori della talpa non sono molti: volpi e tassi. Dei secondi nella mia campagna non c'è traccia, diverso il discorso per la volpe... che, però, è un altro animale che sarebbe meglio stesse lontano dalle proprietà e dai cortili domestici. Chi si può invocare allora?
Ho avuto esperienza di alcuni cani particolarmente abili nella caccia alla talpa, che si divertivano poi per giorni a giocare con i macabri resti della preda. Certo, non una bella sorte per la nostra agguerrita scavatrice. Ma non so se questo valga per ogni cane e comunque non si può certo pensare di adottarne uno a scopo "anti-talpa"... sarebbe un rimedio piuttosto impegnativo, non vi pare?
E i gatti? Sebbene qualche volta il gatto riesca anche ad acciuffare una talpa, di solito si tratta di individui debilitati o molto giovani: non è solitamente una preda alla sua portata, anche perchè le talpe difficilmente emergono dal sistema di tunnell sotterranei (anche molto profondi) e quindi sono altrettanto faticosamente cacciabili dai gatti. 
Alcuni contadini delle mie parti sostengono che se si piazzano nei buchi delle talpe le feci dei gatti, queste fungono da deterrente puzzolente per scacciarle. Non ci ho neppure provato, perchè - come detto all'inizio, non scherzavo! - la mia gatta spesso sfrutta i cumuli di terra smossa dalle talpe per scavare a sua volta e farci i bisogni. Che vi posso dire? Più che un disturbo, pare esserci una sorta di mutualismo... Le talpe continuano felici a scavare e produrre "montagnole", la mia gatta continua felice a scavarle e produrre... beh, avete capito. Aratro e concime naturale, a costo zero.

Odori sgradevoli
Ultimi rimedi, ultime speranze. Abbiamo capito che la talpa è sensibile a rumore ed odori. Bisognerebbe quindi sfruttare a nostro favore questa sua peculiarità. L'idea è di "bombardare" i tunnel con puzze e odori fortemente sgradevoli. 
In commercio si trovano ad esempio delle specie di "candelotti fumiganti" per "affumicare" le gallerie sotterranee e renderle inabitabili... ma altrettanto si trovano pareri discordanti sulla loro efficacia. Sono senz'altro un po' difficili da usare, perchè serve esperienza per individuare l'entrata di uno dei tunnel principali, altrimenti si rischia di sprecarli per semplici gallerie transitorie di caccia superficiale. Inoltre non so, una volta che il fumo si sarà disperso, se effettivamente la terra resti impregnata di qualche odore sgradevole, o se alla talpa basti scavarsi un altro tunnel poco più in là.
In alternativa, si consiglia di interrare nei buchi: batuffoli di cotone imbevuti di olio di ricino o olio di menta piperita, oppure palline di naftalina, spicchi d'aglio o di cipolla. Puzzolenti rimedi naturali e innocui, la cui efficacia decade però dopo pochi giorni o addirittura poche ore, se piove. 
Recentemente sto provando un "disabituante" per talpe in gel: sono dei cubetti verdastri puzzolenti, non tossici, che vanno appunto inseriti nei buchi e nelle gallerie. Il vantaggio rispetto agli odori "naturali" è la loro durata: più resistenti alla pioggia, non si decompongono e dovrebbero durare almeno un paio di settimane. Vi dirò che ho iniziato da una decina di giorni a disseminare le buche nel prato accanto all'orto con questi cubetti... mi sembra attualmente in corso uno stallo tra me e le talpe, speriamo che possa valere il "chi la dura, la vince!".

AGGIORNAMENTO: confermo quanto detto, questi cubetti effettivamente "scoraggiano" la talpa, ma non sufficientemente e non prevengono l'arrivo della suddetta scavatrice. Inoltre sono piuttosto costosti e quindi una battaglia contro le talpe combattuta solo a suon di cubetti sarebbe estremamente onerosa.

Sembra kriptonite, ma sono cubetti di gel anti-talpa... speriamo siano efficaci!

E questo è quanto. Un vero e proprio "catalogo" di metodi, armi e rimedi, che purtroppo sembrano lasciare un po' il tempo che trovano. E voi, ne conoscete altri? Avete per caso scoperto una strategia efficace per combattere la talpa? 
Devo essere sincera... idealmente le talpe mi stanno simpatiche e difficilmente riuscirei ad ucciderne una, nonostante i tanti danni che mi provocano. Ma sono più che decisa a rendere loro la vita difficile, per lo meno nei dintorni dell'orto dove ho messo a dimora tanti arbusti di piccole bacche (ribes, more, mirtilli, lamponi, uvaspina), dall'indubbio valore economico... oltre che affettivo! 
Spero di riuscire ad arrivare quanto meno ad uno stallo con le talpe... per il resto del giardino sono disposta a chiudere un occhio, ben sapendo che dovrò comunque rassegnarmi a convivere con questo infaticabile scavatore... e cercando di vederne anche i lati positivi: arieggia e "ara" il terreno meglio di una fresa, mangiando anche qualche larva di insetto dannoso per l'agricoltura. Come si dice... quando è d'obbligo vedere il bicchiere mezzo pieno!

lunedì 22 aprile 2019

"La terra vista da qui" di Satoe Tone

Una grande famiglia di pinguini è nei guai:  la banchisa di ghiaccio su cui abitano si sta sciogliendo, rimpicciolendosi sempre di più... gli 84 pinguini non riescono più a viverci, hanno bisogno di un nuovo posto dove stabilirsi. E partono, alla ricerca di un "posto migliore in cui vivere", andando a visitare tutti i meravigliosi luoghi della Terra di cui hanno sentito parlare, sperando di trovare un nuovo rifugio, accogliente e vitale...


Viaggeranno in lungo e in largo, per tutto il nostro pianeta, dal mare del Sud fino alle foreste del Nord, dalle colline dell'Ovest fino alle praterie dell'Est... e se nelle loro rosee aspettative avrebbero dovuto incontrare prati in fiore, acque cristalline, alberi verdeggianti e aria pura, è amara la sorpresa per gli 84 pinguini, che troveranno invece ovunque una terra arida, inquinata, cementificata, resa sterile e inospitale. Che fare allora?
I pinguini provano ad allontanarsi ancora un po', provano perfino a cercare oltre la Terra "un posto migliore in cui vivere".
Giunti sulla luna, lanciano un ultimo sguardo al nostro pianeta e... 


...no, non può esserci un posto migliore in cui vivere, oltre la nostra bella Terra. I pinguini tornano dunque per cercare di cambiare le cose, perchè "prendersi cura della Terra è prendersi cura della nostra casa".


Per gli 84 pinguini, che rappresentano gli originari 84 stati che firmarono il protocollo di Kyoto nel 1997, ma anche per tutti noi non c'è scelta, non può esserci una casa oltre la Terra. C'è bisogno allora dell'impegno di ciascuno, per ridurre il più possibile le emissioni di gas serra, a cui si devono i terribili cambiamenti climatici che stanno facendo sciogliere anche i ghiacci più antichi del pianeta. Un albo illustrato adatto per i bambini, per iniziare un discorso complesso a partire da una storia semplice e dai disegni meravigliosi e suggestivi di Satoe Tone. Un libro adatto anche per noi adulti, perchè se ci intenerisce pensare ai pinguini che rischiano di restare senza casa, così come agli orsi polari che stanno morendo di fame, dovremmo ricordarcelo nella nostre scelte di vita quotidiana e nelle nostre richieste da avanzare ai governi e ai potenti del mondo. Buona giornata della Terra!

venerdì 12 aprile 2019

L'odiato trasportino e qualche consiglio per stressare meno il nostro micio!

Oggi parliamo di un argomento che desterà sentimenti senz'altro spiacevoli: in voi, ma soprattutto (se potessero leggere) nei vostri gatti! Parliamo del "trasportino", una parola quasi simpatica che indica una gabbia da trasporto per il nostro amato felide, il più delle volte con destinazione veterinario. Entrare nel trasportino è quasi sempre un trauma per i nostri mici, per una serie di ragioni.
In generale, i gatti odiano profondamente non avere il controllo della situazione, per cui l'essere rinchiusi in uno spazio limitato, come quello del trasportino, li getta in uno stato di grave inquietudine. Se aggiugiamo che poco dopo vengono prelevati dal loro rassicurante contesto casalingo per essere caricati su un'automobile (un "mostro metallico" ai loro occhi) e portati in territori sconosciuti, la frittata è fatta: credo che agli occhi di un gatto non esista inferno peggiore.
Inoltre, se i vostri non sono abitualmente "gatti viaggiatori", il trasportino verrà utilizzato sempre e solo per la visita dal veterinario. Quando va bene, si tratta di un controllo di routine comunque molto sgradito al nostro micio. Quando va male, cioè quando il gatto è malato ed è quindi assolutamente necessario sottoporlo a una visita, si va ad agire su un animale già in condizioni critiche che vivrà l'evento in maniera ancora più traumatica.

Un'immagine tratta dal video "Box Clever", di Simon's Cat (che vi consiglio di vedere!)

Se tutti i gatti che ho avuto modo di osservare piangono e si lamentano quando sono nel trasportino, per la mia gatta Paciocca si tratta di una vera e propria pena capitale, un momento di profonda crisi e disperazione. Per me è tragico pensare di infilarla nell'odiato contenitore per portarla dal veterinario; mi faccio forza pensando che è l'unico modo sicuro di trasportarla fino a destinazione. Eppure Paciocca diventa intrattabile e disperata: fa vocalizzi e grida quasi umane, non so se per impietosirci o per profonda angoscia. E il punto è che non smette, continua dal momento in cui si rende conto di essere stata rinchiusa, fino a quando non apriamo la maledetta gabbietta dal veterinario: questo significa che anche in sala d'attesa la mia gatta continua a disperarsi, rendendo partecipi noi e tutte le altre creature nel giro di qualche decina di metri, del suo stato angosciato. 
Paradossalmente, quando viene visitata dalla veterinaria sembra essere più calma: certo, è impietrita e diffidente, ma non miagola più. Talvolta si mette ad esplorare perfino lo studio veterinario, con cautela ma piena padronanza di sè. Ma quando ci tocca rimetterla nel trasportino e salutare la veterinaria, ricomincia a miagolare senza darsi pace, fino quasi a perdere la voce... finchè non rientriamo a casa, quando il tormento finalmente termina. 

"Sono una gatta abituata ai grandi spazi, io... non rinchiudetemi nel trasportino!"

Anche la veterinaria ha osservato quanto la reazione di Paciocca sia molto marcata, rispetto ad altri gatti... e io sono arrivata a supporre che possa soffrire di una sorta di "claustrofobia" da trasportino. Purtroppo non so come aiutarla, ho perfino pensato di acquistare un trasportino per cani di grande taglia (tipo pastore tedesco!) in modo che la mia gatta non si sentisse troppo "costretta"... ma non so se effettivamente questo potrebbe aiutarla, o darle lo spazio di agitarsi ancora di più.
Esistono comunque alcune azioni per mitigare, almeno un po', l'ansia da trasportino:
  • Per qualche giorno prima del suo effettivo utilizzo, lasciarlo pulito e aperto (senza porticina) nell’ambiente abitualmente frequentato dal gatto… almeno per le prime volte, il micio potrà avvicinarsi incuriosito all'oggetto, esplorandolo a suo piacimento. Potrà perfino pensare di andarci a dormire. Questo dovrebbe renderne meno traumatico l'utilizzo, perchè a quel punto si tratterà di un "contenitore" con cui il micio ha già familiarizzato. Certo, diverso è farlo alla decima volta, quando il micio ha già mangiato la foglia e a quel punto vedrà la comparsa dell'oggetto solo come un cupo presagio. 
  • Coprire con un panno ben largo e coprente il trasportino con già rinchiuso il gatto, per tutta la durata del viaggio e anche in sala d'attesa dal veterinario. Purtroppo non possiamo evitare al nostro felino di avvertire odori e rumori estranei, ma almeno non potrà vedere tutto quello che lo circonda... e questo potrebbe evitargli il panico dall'osservare effettivamente a pochi metri da lui altri animali, veicoli o ambienti affollati.
  • Un'idea che tanto male non fa (al massimo serve a poco) è spruzzare nel trasportino (ma anche in auto) un po' di feromoni tranquillizzanti. Purtroppo non c'è certezza che facciano miracoli, ci sono gatti sensibili a questi prodotti di sintesi e gatti che invece ne sono completamente indifferenti... diciamo che non c'è nulla da perdere, nel provare anche questo "trucchetto"!
Se avete necessità di abituare il vostro gatto a viaggi più o meno lunghi e frequenti (dunque non stiamo più parlando delle occasionali visite dal veterinario, che diventeranno semplicemente "un male necessario" un paio di volte all'anno) potreste prendere in considerazione anche altre "buone pratiche" (da aggiungere alle precedenti): 
  • Abituarlo a piccoli e brevi viaggi innocui (e privi di vera destinazione): caricare il micio nel trasportino per 5-10 minuti di tragitto in auto, per poi rincasare e liberarlo. Forse sulle prime lo odierà, ma via via che si abituerà a questo tran tran, passando le settimane, lo considererà sempre meno pauroso... e piano piano potrà abituarsi anche a trasferimenti più lunghi, perfino a traslochi e cambi di residenza vacanzieri.
  • Avere cura di collocare il trasportino in auto all'ombra, tenendo all'interno dell'auto una temperatura confortevole (nè troppo caldo, nè aria condizionata "a palla"), sapendo che il gatto potrebbe soffrire di mal d'auto proprio come noi esseri umani. A tal proposito sarebbe importante evitare di rimpinzarlo proprio prima della partenza.
Certo, ogni gatto è un "mondo a parte" e io stessa ho conosciuto gatti abituati fin da piccolissimi ad essere trasportati in auto, perfino senza trasportino... ricordo ad esempio la micia persiana di una mia amica delle scuole elementari. La felide in questione accompagnava a scuola tutte le mattine la mia compagna (e suo padre che guidava l'auto): si accoccolava sulla cappelliera, lisciandosi il pelo per tutta la durata del viaggio, e si godeva la vista dal lunotto posteriore! Certo, al di là della simpatia della scena, va detto comunque che lasciare un gatto libero nell'abitacolo è un grave rischio per la sicurezza in automobile: la nostra e quella dell'animale che stiamo trasportando. Per cui "l'odiato trasportino", ahinoi, deve sempre essere usato, con buona pace del nostro micio!
E voi che esperienze mi raccontate in merito? I vostri gatti tollerano i viaggi nella loro "gabbietta", oppure come la mia ne sono profondamente angosciati? Raccontatemelo nei commenti!

venerdì 29 marzo 2019

La frase del giorno: Donato Di Poce

Anche gli alberi a primavera scrivono poesie.
E gli stupidi pensano che siano dei fiori.

Donato Di Poce 






Questa volta la primavera, arrivata con prepotenza già a fine febbraio e poi "rimbeccata" indietro da tante giornate caratterizzate da un vento continuo, freddo e stizzoso, mi sta stupendo piacevolmente. Tutto dipende dai miei orari di lavoro, quest'anno particolarmente "felici", che mi consentono di apprezzare il lato migliore del ritorno della bella stagione: poter passare di nuovo ore all'aperto, per sistemare il giardino e predisporre l'orto. Ed è un vero piacere occuparsi di nuovo delle piante, dei fiori, degli alberi da frutto, osservando di giorno in giorno i cambiamenti, i bulbi interrati in autunno che finalmente spuntano... insomma, c'è aria di novità e per una volta ho modo di apprezzarla bene. In queste prime settimane di primavera, lo spettacolo maggiore l'hanno dato gli alberi fioriti, dai frutteti agli arbusti ornamentali... ogni anno un quadro mozzafiato, davvero poetico ed emozionante.




Unica preoccupazione: la siccità, tremenda e sempre più grave qui al nord Italia. Il fiume Po sta toccando dei livelli che non si vedevano dal 2006, da novembre scorso i giorni di pioggia "seria" qui a Ferrara si contano sulle dita di una mano, neve non pervenuta. Segno del clima che cambia irreparabilmente, presagio di un futuro sempre più incerto, soprattutto per chi ha un'azienda agricola e deve provvedere ad irrigare già ora le colture, perfino i campi di grano... forse, nei prossimi decenni, dovremo sostituire tutte le coltivazioni tradizionali anche nella nostra pianura, introducendo varietà più adatte ad un clima estremamente siccitoso. Che ne sarà di questi filari?





Nel mio giardino sto annaffiando a giorni alterni i rododendri, le azalee, le camelie, le ortensie... presto anche i gerani richiederanno la loro dose d'acqua giornaliera. Pensate che ho dovuto annaffiare perfino i poveri narcisi, qui abitualmente rustici e indifferenti alle bizze del clima... che dire? Mi auguro solo nei prossimi tempi il caldo non diventi eccessivo e soprattutto che arrivino giornate di pioggia continua e regolare, senza perturbazioni troppo violente. E voi come state vivendo questo cambio di stagione?  Intanto vi auguro un buon weekend di primavera!