Ci sono cose che sfuggono alla mia comprensione e vanno a colpire pesantemente la mia sensibilità. Di fronte a questo video che oggi vi ripropongo, ho provato inizialmente una viva curiosità che, secondo dopo secondo, è andata via via sfumando in uno sconcerto sempre più profondo, che poi si è tramutato in vivo e amaro imbarazzo nei confronti della specie umana, la mia specie, la nostra specie.
La scena è semplice: una micia tricolore staziona tranquilla ai tornelli di una qualche stazione. Forse una metropolitana, un aeroporto, una stazione di treni, chi lo sa: viaggio troppo poco per riuscire a capire dove ci troviamo. La gatta sembra abituatissima al andirivieni di persone e non si scompone di fronte a nulla, stranamente a suo agio in mezzo al via vai. Ben tenuta, dal manto pulito e lucido, non mendica attenzioni o cibo: semplicemente sta lì, in un posto affollatissimo e pieno di passanti, osservandoli con sguardo vispo e intelligente. Ora, se voi vi trovaste in una scena simile, dovendo passare a un tornello presidiato da un bel gatto, cosa fareste? Compatibilmente con la necessità di passare senza indugio, certo, perchè dietro di voi c'è coda e probabilmente voi stessi state andando di fretta da qualche parte... ma non degnereste la gatta almeno di uno sguardo divertito e intenerito? Non le dareste un buffetto veloce, una breve carezza discreta, al vostro passaggio? Ma soprattutto, non avreste reso migliore la vostra giornata, nel farlo?
Mi è sinceramente incomprensibile vedere che quasi ogni persona che passa al tornello ignora completamente la gatta. Mi domando: sono davvero esseri umani o sono degli alieni? E non perchè si debba necessariamente socializzare con un gatto, ma almeno una qualche reazione si dovrebbe averla, nel vedere una creatura vivente dotata di intelligenza stazionare in un posto tanto inusuale, con un comportamento altrettanto insolito e compìto. Non so: un sorriso, un moto di allegria o perfino di disapprovazione, un momento di stupore o perplessità. L'espressione di un qualche tipo di empatia, uno spiraglio di apertura verso gli altri, la capacità di impiegare un nano secondo del nostro tempo per dare un significato alla nostra vita, oltre alle corse, agli obblighi, agli impegni, al lavoro e a tutto ciò che ci rende ciechi e indifferenti. Un momento per essere umani, davvero.
Invece la maggior delle persone, alle prese unicamente con la loro forsennata vita quotidiana, sono visibilmente seccate da eventuali ritardi nell'apertura delle porte, o dal malfunzionamento del loro pass. La gatta è, ai loro occhi, praticamente invisibile. Ho provato a mettermi nei panni di quelle persone: magari la micia è una habitué della stazione, per cui ci hanno fatto talmente il callo che non sorprende più. Eppure no, il ragionamento non sta in piedi: non stiamo parlando di un cartellone pubblicitario con uno slogan ad effetto, stiamo parlando di una creatura vivente con cui - ipoteticamente - è possibile instaurare una relazione sociale. Il cartellone pubblicitario che non ci soprende più possiamo effettivamente ignorarlo, una creatura vivente che incrocia il nostro sguardo no, non è possibile ignorarla, non se siamo davvero umani. E allora, quando vedo queste cose e penso tutto quel che ne consegue, mi domando se ci sia davvero qualche speranza per la nostra umanità, per salvarla dalla deriva che ha ormai preso. Abbiamo perduto la nostra umanità, o siamo ormai un'umanità perduta?
So che molti di voi concorderanno con me, e allora voglio immaginare che qualche speranza resti, ma non è abbastanza. Serve empatia, serve sensibilità, serve la capacità di spezzare quest'assurdo ritmo di vita che ci rende ingranaggi indifferenti e inutili di un mondo disumano e sempre più veloce. Nel 1943 Antoine de Saint-Exupéry scriveva "l'essenziale è invisibile agli occhi", illuminante frase che richiamava la nostra attenzione su tutti quei valori e sentimenti immateriali che qualificano davvero un'esistenza degna di essere vissuta. Ma ormai siamo diventati talmente indifferenti e duri di cuore, da non vedere neppure il visibile. E se è diventato invisibile ai nostri occhi, vuol dire che è ancora più essenziale per il nostro cuore. Non sarebbe stata una giornata migliore, una vita migliore, se avessimo ricambiato quello sguardo felino, se ci fossimo concessi un sorriso, una carezza fugace?


