Dopo
la mia storia con i bruchi di macaone, ecco un post di consigli sull’allevamento dei bruchi. Anzitutto, chiariamo lo scopo di
raccogliere e allevare un bruco di farfalla: non si tratta di un “capriccio”,
ma di
vera e propria salvaguardia delle farfalle che, nei nostri ambienti
iper-antropizzati e perfino nelle campagne dove si fa largo uso di pesticidi,
fanno sempre più fatica a riprodursi con successo.
I bruchi hanno un’elevatissima mortalità in
natura: possono venire parassitati, mangiati da altri insetti o da uccelli, non
trovare nutrimento adeguato (o trovarlo pieno di pesticidi e veleni). Trovare
un bruco e decidere di allevarlo fino allo “sfarfallamento”, per poi liberare
prontamente la farfalla in natura, è un gesto di responsabilità, ma anche
un’esperienza unica
e meravigliosa che
vi può insegnare moltissimo. Quindi, lo scopo dell’allevamento dei bruchi è
proprio aiutarli a sopravvivere e a compiere con successo ogni loro
trasformazione fino a diventare farfalla, per poi liberarla in natura al più
presto.
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| Il mio primo macaone nato, pochi istanti prima della sua liberazione in natura |
LE MUTE
Il
bruco di macaone nasce da un minuscolo uovo, presentandosi come un piccolissimo esserino nero e peloso (ma è
talmente microscopico che, ad occhio nudo, non capirete che è peloso):
durante la
sua vita passerà per ben quattro mute, ovvero stadi in cui si “libera” della
vecchia pelle per assumere un nuovo aspetto e nuove dimensioni.
E’ importante
saper ”rispettare” il momento della muta del bruco, perché è un passaggio molto
delicato durante il quale l’animaletto non deve assolutamente essere
disturbato. Potete riconoscere che il bruco è vicino ad una muta perché per
qualche tempo perde l’appetito e resta immobile in un punto:
trattenetevi dal
muoverlo o disturbarlo, anche se siete preoccupati per la sua immobilità,
perché è importante che il bruco compia la muta senza venire infastidito.
E se vi capita, sappiate che è una meraviglia
assistere in diretta ad una muta! Quando il bruco è uscito dalla sua vecchia
pelle, si riposa diversi minuti (durante i quali potrete osservare anche alcuni cambiamenti di striature sul suo capo) e poi torna a mangiarsi “i resti":
sono fonte di nutrimento.
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| Potete osservare la vecchia pelle dietro il bruco! |
LE PIANTE NUTRICI
Cosa vi serve per allevare i bruchi? La prima cosa,
immancabile, è
avere a disposizione in grandi quantità la sua pianta nutrice,
ovvero quella specifica che gli serve mangiare per crescere e trasformarsi in
farfalla. Solitamente i bruchi si trovano proprio sulla loro pianta nutrice (la
farfalla adulta infatti depone le uova non a caso, ma sceglie le piante
giuste!). Fondamentale è anche essere certi che la pianta che andrete a dare al
vostro bruco sia
libera da pesticidi o altre sostanze chimiche, che sono fatali
per il bruco. Tra le varie esperienze negative che possono accadere, c’è
proprio quella di terminare la propria pianta e di andarne a comprare un’altra
per poi scoprire, quando è già troppo tardi, che il bruco è morto intossicato
perché le foglie erano "trattate".
Nel
caso di bruco di macaone, le piante nutrici sono: finocchio selvatico, carota
selvatica e ruta, talvolta prezzemolo. Può capitare che il bruco nato, ad esempio, sul finocchietto, una volta
abituatosi a questa dieta, poi rifiuti foglie di altre sue piante
nutrici. Date quotidianamente foglie fresche al bruco, facendo attenzione
che su di esse non vi siano altri insetti (anche minuscoli!), muffe o altro.
Sciacquate le foglie e datele ai bruchi anche senza asciugarle (scrollatele
brevemente), nel caso avessero bisogno di acqua da bere oltre a quella assunta
direttamente con l’alimentazione.
IL BOX DOVE ALLEVARLI
Dove si tengono i bruchi? In internet si trovano tutta una
serie di
“stratagemmi” casalinghi per tenere i bruchi, ma l’ideale è un “fauna
box”, ossia una scatola di plastica trasparente con il coperchio forato. In
mancanza di questo, soprattutto se i bruchi sono molto piccoli, temporaneamente potete
scegliere un'ampia scatola di plastica o un ampio vaso di vetro, che chiuderete
con un tulle fissato con un elastico: sappiate che però questa collocazione può essere solo provvisoria, in attesa di una più adeguata e spaziosa.
Il box (o il contenitore) con i bruchi non va mai lasciato alla luce
diretta
del sole, tenetelo in un luogo dove ci sia luce quotidiana e una
temperatura abbastanza simile a quella esterna (guai aria
condizionata!), ma fate attenzione
che i bruchi non possono “stare in serra”, o morirebbero!
Fondamentale è
pulire quotidianamente il contenitore dove
sono stabulati i bruchi. Non potrete mai immaginare – finché non la vedete – la
quantità di escrementi che fa un bruco ogni giorno! Bisogna eliminarli con
frequenza perché, anche se sembrano solo piccole palline secche, lasciarle lì
per troppo tempo significa favorire il proliferare di muffe, batteri e un
ambiente insalubre per il bruco.
MANEGGIARE I BRUCHI
Come spostare il bruco durante le operazioni di
pulizia/cambio foglie? E’ piuttosto semplice: di solito i bruchi stazionano sui
rametti e sulle foglie, difficilmente stanno isolati direttamente a contatto
con il contenitore, quindi il metodo più sicuro per non danneggiare
l’animaletto è
spostare il rametto dove si trova. Se il rametto è secco ed è
molto grande, prima di rimetterlo all’interno con le foglie nuove, potete
accorciarlo senza toccare il bruco ovviamente! Ma tanto il nostro piccolo amico
è furbo e, una volta introdotto su foglie fresche, si sposterà autonomamente
verso il cibo migliore.
Ogni volta che dovete svolgere un qualche tipo di operazione per i bruchi (anche raccogliere foglie e rametti freschi di pianta nutrice, o la pulizia del contenitore) vi raccomando
le mani pulitissime: se avete toccato sostanze di qualche tipo (spray, lacca, creme, antipulci, antizanzare, ecc.) e poi con le mani "sporche" di queste maneggiate i rametti o il box, la vita del vostro animaletto sarà messa a rischio.
PRIMA DELLA CRISALIDE
Una volta che il vostro bruchetto avrà compiuto le quattro mute, sarà diventato lungo 3-4 cm e sarà sempre più ciccione. Mancherà davvero poco all' "impupamento", cioè alla trasformazione del bruco in crisalide; quando il vostro amico ha raggiunto dimensioni considerevoli, è utile predisporre nel contenitore alcuni rametti secchi su cui potrà andare a "fissarsi" per fare la crisalide. Un'amica esperta mi ha consigliato di fissare i rametti in verticale forando il coperchio di polistirolo di una vaschetta da gelato, da porre poi nel box: è un'ottima idea che vi ripropongo, avendo cura di mantenere un pò di distanza tra i rametti.
L'impupamento è un passaggio delicato e fondamentale, preceduto da un segno inequivocabile: il bruco smette di mangiare e diventa più apatico, finchè non rilascia una grande quantità di feci verdi e molli. Se lo osservate, non preoccupatevi e anzi preparatevi al fatto che il bruco diventerà agitato di lì a breve, iniziando a girare per il box, alla spasmodica ricerca di un buon posto dove collocarsi per la crisalide.
Tenete d'occhio il bruco in questi momenti di agitazione e approfittatene per pulire velocemente con un fazzolettino il box dalle feci verdi e dalle foglioline rimaste, senza toccare il bruco che probabilmente sarà un un qualche angolo della scatola: compiuta "l'ultima pulizia", non vi resta che attendere, senza interferire più. Nel giro di alcune ore il bruco si "aggancerà" o ad un rametto oppure alle parete del contenitore, grazie a un resistente filo prodotto con la saliva.
Una volta agganciato, a distanza di circa 24 ore (almeno, questo è accaduto nella mia esperienza), il bruco si trasformerà in crisalide (
avvenimento che potete ammirare qui).
DA CRISALIDE A FARFALLA
Se la stagione è bella e calda, dalla crisalide nascerà la farfalla dopo 10-15 giorni; verso la fine del periodo potrete vedere in trasparenza il disegno delle ali. Quando il macaone nasce, "stracciando" la crisalide, ha ancora le ali bagnate e "accartocciate" come fosse un paracadute ripiegato. Dovete lasciarlo nel box in penombra e completa tranquillità, finchè non asciuga e spiega completamente le ali: la cosa può richiedere alcune ore. Sempre in questa fase, la farfalla si dovrebbe liberare di un liquido marroncino, il meconio: è tutto normale. Quando le ali sono ben spiegate, è il momento di liberare la vostra meraviglia alata, ma fatelo solo se il tempo è buono (se piove o tira un forte vento di tempesta, aspettate il ritorno del sole). Aprite il contenitore e, se la farfalla non è già su un rametto che sia possibile prendere, avvicinate delicatamente una mano alle sue zampette: istintivamente dovrebbe salirvi sulle dita. A questo punto avvicinatela ad una pianta (meglio se fiorita): il macaone salirà altrettanto spontaneamente sul fiore. Non vi resta che scattare qualche foto e aspettare il momento, emozionante e meraviglioso, di vedere il primo volo della farfalla che avete allevato: inizialmente potrà essere un tragitto corto e breve, incerto, ma dopo pochi tentativi il vostro macaone spiccherà il volo libero nel cielo.
ULTERIORI SUGGERIMENTI
- I bruchi raccolti nella tarda primavera è quasi certo che "sfarfalleranno" in estate, ma quelli raccolti a fine estate probabilmente diventeranno crisalidi per poi attendere tutto l'autunno e l'inverno, prima di nascere come farfalle nella primavera successiva. In tal caso il contenitore con le crisalidi va posto in un luogo dove la temperatura sia molto simile a quella esterna, ad esempio al riparo in un balcone, un terrazzo, un portico, un magazzino: questo perchè, se si tenessero le crisalidi in casa d'inverno, sentendo il riscaldamento nascerebbero prima, andando poi subito a morire all'esterno a causa del freddo.
- Se qualcosa va storto durante l'allevamento dei vostri bruchi, non perdetevi d'animo: purtroppo può capitare e in natura la selezione naturale sarebbe ancora più drastica. Quindi non demordete e non scoraggiatevi, anche perchè arrivare a liberare le farfalle dai bruchi allevati non solo aiuta il ripopolamento di questi favolosi insetti, ma sarà anche per voi un'esperienza unica e arricchente.
Vi riporto alcuni link di persone che allevano o hanno allevato bruchi, dove potrete trovare altri suggerimenti ed esperienze da cui imparare:
Mi permetto infine di ringraziare una gentilissima persona che ho conosciuto proprio grazie all'allevamento di bruchi: Maria R., che mi ha dato un sacco di consigli utilissimi (alcuni dei quali vi ho anche riportato qui) e soprattutto ha condiviso con me l'entusiasmo di prendersi cura dei bruchetti di macaone, fino allo speciale momento del primo volo delle farfalle. Grazie Maria! E a tutti voi... buon allevamento!