domenica 17 agosto 2014

Gatti non vedenti: piccoli accorgimenti per una vita piena e felice

Un detto popolare vuole che il calabrone, che non avrebbe le caratteristiche fisiche idonee al volo, non sapendo nulla di leggi dell'aerodinamica, se ne infischia e vola ugualmente. Ora, se probabilmente questo detto è poco fondato (il calabrone vola eccome, perchè il suo corpo è idoneo al volo!), una cosa simile e veritiera si può dire invece dei gatti ciechi: non sanno di essere ciechi e, se anche lo sono diventati dopo un trauma o una malattia, si adeguano talmente bene da riuscire a vivere come se ci vedessero. I gatti ciechi corrono per casa, fanno le scale spediti, si arrampicano, giocano e vi guardano proprio come se ci vedessero, tanto da mettere in dubbio la loro mancanza della vista! Oggi vorrei parlarvi proprio di questi mici che noi consideriamo "disabili", per renderci conto di quanto il loro handicap dipenda soprattutto dalle condizioni ambientali che noi siamo in grado di offrirgli e non dalla loro limitazione visiva. E vi presento subito Ray, micio in attesa di adozione al gattile di Ferrara che ha perso entrambi gli occhietti: la sua storia sarà utile per capire molte cose sui gatti non vedenti.

Ray, aspetta adozione al gattile di Ferrara (tel: 3288879870)

Come già vi ho raccontato grazie alle vicende della micia Baghera, i gatti ciechi riescono ad orientarsi nel proprio ambiente molto meglio rispetto a quanto possa farlo un essere umano cieco, dal momento che il senso normalmente più sviluppato dai felini è l'udito, che in tal caso si affina ancor di più. Quindi il primo "mito" da sfatare è il paragonare un gatto non vedente ad un uomo non vedente: senza credere che la limitazione visiva sia indifferente per il micio, bisogna comunque tenere presente che la vista non è mai il senso principale per il gatto e quindi ne viene, in proporzione, meno penalizzato rispetto a quanto accade per noi uomini, che facciamo affidamento in primis sulla percezione visiva per approcciarci al mondo. L'udito dei gatti, già di norma finissimo, diventa lo strumento essenziale ed efficace per cogliere gli stimoli ambientali: i pericoli, ma anche la nostra voce ed i rumori che permettono l'orientamento. Anche l'olfatto è fondamentale nei nostri felini domestici ed anche è grazie ad un insieme di segnali odorosi che il gatto si orienta e prende possesso del suo ambiente: questo significa che quando il micio avrà "marcato" il suo territorio, avrà posto segnali importanti per muoversi con sicurezza.

Le lunghe vibrisse del gatto sono un organo sensoriale eccezionale

Altro senso molto sviluppato nel gatto è il tatto: non pensate tanto ai cuscinetti sotto le zampe, quanto piuttosto al diffuso sistema di vibrisse che si trova su tutto il corpo del micio. Baffi e vibrisse si concentrano nella zona del muso, tra naso, occhi e mento, ma non solo: se osservate bene, potrete trovare alcuni "peli speciali" (più grossi e rigidi) anche sulla schiena e sui fianchi del vostro felino domestico... si tratta anche in questo caso di vibrisse! I gatti sono in grado di percepire gli ostacoli non solo con il contatto diretto con gli oggetti, ma anche a distanza, poichè le vibrisse sono talmente sensibili da riuscire a captare gli spostamenti d'aria tra un oggetto e il proprio corpo. In tal modo il gatto cieco riesce a costruire una "mappa" delle stanze e del proprio ambiente, con distanze precise, ostacoli e punti sicuri. Abbinando questa mappa mentale alle informazioni fornite seduta stante dall'udito e dall'olfatto, il gatto cieco riesce a muoversi in modo sicuro e autonomo nel suo ambiente. Ecco spiegato il comportamento quasi "miracoloso" dei gatti ciechi che si muovono senza alcun problema, riuscendo a fare cose che noi uomini - privati del senso della vista - non riusciremmo neppure a immaginarci. E qui voglio proprio mostrarvi Ray che gioca a calcio in gattile: sembra quasi impossibile che questo miciotto abbia subìto l'asportazione di entrambi gli occhietti. 



Ray è al gattile di Ferrara che aspetta adozione (per info: 328 8879870): come avete potuto vedere è autonomo, si muove sicuro nel suo ambiente, è vivace, simpatico ed è un grande coccolone; cerca il contatto umano e le carezze come pochi altri mici. Se abbiamo capito che il micio cieco può vivere una vita piena e felice nonostante la mancanza della vista, è doveroso sapere che la sua sicurezza dipende da noi e dall'ambiente che saremo in grado di predisporgli. Senza drammi, naturalmente: gestire un gatto non vedente è molto più semplice di quanto si creda! I gatti hanno mille risorse e noi non dobbiamo fare altro che aiutarli un pochino, mettendoli al riparo dai pericoli che da soli non sarebbero in grado di percepire e affrontare. I mici ciechi dovranno vivere in un ambiente ben curato e "limitato": non possono avere libero accesso a tutto il mondo circostante, poichè è evidente che la loro sicurezza è data soprattutto dalla loro pregressa conoscenza del territorio.


Anche Tom è non vedente, molto affettuoso e amante della compagnia umana.

Vediamo quindi, per Ray ma anche per tutti i mici non vedenti, di raccogliere qualche consiglio utile ai fini della serena convivenza con un micio cieco, per garantirgli una vita piena e felice:
- Prima dell'adozione, mettere in sicurezza la casa: eliminare oggetti appuntiti o di materiale fragile che potrebbero essere colpiti inavvertitamente dal gatto; controllare e limitare l'accesso a finestre aperte e porte che danno all'esterno; mettere in sicurezza balconi e terrazzi. Se si possiede un giardino, recintarlo "a prova di gatto" (con recinzioni alte e piegate verso l'interno in modo da rendere difficoltosa la scalata) e anche in questo caso considerare i pericoli, come ad esempio cespugli, siepi o piante spinose (recintatele o rimuovetele).
- Quando si porta a casa per la prima volta un micio non vedente, dargli tempo, pazienza e affetto, limitando ad una sola stanza la sua possibilità di esplorazione per i primi giorni e poi facendogli esplorare la casa in modo molto graduale e "guidato": questo gli permetterà di conoscere al meglio il suo ambiente, prendendo nota della conformazione della casa. 
- Stategli molto vicini in questa fase di ambientamento e parlategli il più possibile, perchè la vostra voce diventi un riferimento e non si senta abbandonato e solo. Normalmente i gatti ciechi amano il contatto fisico e quindi sfruttate anche questo per "guidarlo" nell'esplorazione della stanza e degli ambienti.

I balconi possono essere messi in sicurezza tramite reti (nella foto: Giotto)

- Non spostate mai i mobili e cercate di tenere in ordine il più possibile la casa, perchè il micio non vedente una volta che si è abituato all'ambiente e si è creato la sua "mappa mentale", non debba incorrere in sorprese sgradite (un sacchetto della spesa in mezzo alla stanza, una ciabatta dove non doveva essere, ecc.).
- Non spostate mai neppure le sue ciotole, il tiragraffi e la sua lettiera dai luoghi dove normalmente si trovano: a livello olfattivo sono importanti punti di riferimento e il micio ha bisogno di questo tipo di zone per sentirsi al sicuro e orientarsi.
- Un utile suggerimento è il predisporre stimoli olfattivi o uditivi in zone particolari della stanza o della casa, come ad esempio porre una sveglia rumorosa (il "tic-tic" delle lancette), saponette o pot-pourrì in angoli, aree specifiche o corridoi... naturalmente non dovrete cambiare mai il posto di questi stimoli, perchè una volta che il gatto ha memorizzato la loro posizione e la usa come punto di riferimento, è importante che restino dove sono.
- Giocate con lui, parlategli, coccolatelo, muovetevi per la stanza continuando a chiamarlo come se fosse un micio vedente. Non c'è cosa più penosa e dannosa per un gatto cieco di essere trattato da "disabile": più sono gli stimoli e le esperienze che gli si permettono e gli si offrono, più il micio potrà sviluppare autonomia, sicurezza e vivere in piena felicità.

Orbolo: è stato uno dei mici "storici" del gattile di FE, non vedente e coccoloso!

Allora, cosa ne dite? Avete mai avuto esperienza di mici ciechi? Vivere con un gatto non vedente non comporta chissà quali rivoluzioni: si tratta solo di mettere in pratica piccoli accorgimenti che permettono al nostro micio di vivere in completa sicurezza, il resto sarà in grado di farlo lui! Adottare un micio con questo tipo di disabilità ci può insegnare molte cose: non solo è un bel gesto perchè difficilmente i gatti "imperfetti" vengono scelti, ma soprattutto ci mostrerà quanto l'handicap sia un limite che spesso siamo noi ad enfatizzare, con le nostre convinzioni e le nostre aspettative. Vivendo con un gatto non vedente non trattatelo da "disabile": abbiate pazienza e incoraggiatelo, una volta che si sarà adattato all'ambiente vi sorprenderà, dimostrando un entusiasmo, una vitalità e un'autonomia da farvi perfino invidia!

mercoledì 13 agosto 2014

L'assiolo, il gufetto che anima le notti d'estate

Giornate d'estate: le cicale friniscono senza posa, le tortore tubano con veemenza, gli insetti si spostano di fiore in fiore, indaffaratissimi. Ma non appena il sole sparisce dietro l'orizzonte e il cielo sfuma nel blu notturno, tutto si quieta. E' al comparire delle prime stelle che le nostre campagne si animano di nuova vita, quella che abita la notte: il riposante frinire dei grilli, il frusciare tra i cespugli di ricci e topolini, le felpate zampate di gatti, volpi e chissà quali altri animali, che durante il giorno riposano nascosti. 
A un certo punto, nel buio si alza un richiamo, breve, penetrante, ipnotico: "Chiù". Dopo pochi secondi il richiamo riprende, e si ripete, lanciato nelle ore della notte instancabilmente, finchè magari in lontananza se ne ode un altro, in risposta. E' la notte dell'assiolo, un piccolissimo gufetto che migra e trascorre anche qui in Italia il periodo della bella stagione, per nidificare e covare... e con il suo tipico e suggestivo richiamo anima il buio estivo, insieme alle stelle e alla luna.

Assiolo (Otus Scops), foto da wikipedia: QUI

L'assiolo - o assiuolo - è tra i più piccoli dei rapaci notturni: misura poco più di 18 cm, quasi come un grosso merlo. Il piumaggio è sorprendente, a vederlo sembra una corteccia d'albero, ma a toccarla certamente si potrebbe sprofondare in una soffice coltre piumata. E gli occhi sono due splendidi specchi dorati, ipnotici e magnetici, così affascinanti tanto per noi quanto per le povere vittime che, incuriosite dal loro brillare nel buio, si avvicinano troppo al rapace e vengono catturate. L'assiolo si nutre prevalentemente di grossi insetti (cavallette, grilli e coleotteri) e per questo è un uccello utile all'agricoltura: altrochè portatore di sventura, come anche la sublime poesia del Pascoli sembrava suggerire! Nelle notti estive il tipico "chiù" ripetuto, come fosse il suono di una sonda, spesso si può ascoltare in duetto tra maschio e femmina, i quali peraltro formano una coppia per la vita. Il richiamo del maschio è più basso mentre la femmina lo intona più alto. Potete guardare e ascoltare in questo video un assiolo mentre lancia il suo richiamo: in lontananza se ne odono altri, in risposta.


Avete riconosciuto il suo inconfondibile "chiù"? L'avete mai sentito nelle vostre zone, se abitate in campagna? L'assiolo è presente in quasi tutta l'Europa meridionale e sverna in Africa: la sua presenza nella nostra penisola si può notare a partire dalla primavera, mentre in autunno questi rapaci migrano. Un'altra particolarità di questo gufetto sono i cornetti auricolari: quando sono abbassati assomiglia moltissimo ad un civettino ed è segno che l'animale è rilassato e a suo agio; quando invece l'assiolo alza i ciuffi esprime uno stato d'animo più inquieto, impaurito o aggressivo e cambia completamente di aspetto, slanciandosi e diventando meno "pacioso".

Assiolo con cornetti alzati, fonte Wikipedia QUI

L'assiolo, come molti altri rapaci notturni, riesce a stuzzicare la sensibilità e fantasia umane grazie al suo aspetto e al suo richiamo così particolari: un misto di simpatia e mistero, vitalità e malinconia. Io amo molto ascoltarlo proprio per le suggestioni che riesce a darmi, senza il suo canto le notti estive mi sembrano meno vive... spesso mi diverto a mettermi all'ascolto cercando di distinguere tra il richiamo del maschio e della femmina. Meno divertito era invece il mio fidanzato, quando alcune estati fa ha dovuto subire ravvicinato il "chiù" di un assiolo, posato ogni notte proprio sull'albero vicino alla sua finestra!

Assiolo con cornetti abbassati, somiglia ad una civetta. Fonte Wikipedia QUI
Chiudo questo post segnalandovi una bellissima serie di video del blog "La voliera senza sbarre" che ha potuto documentare la nidificazione di una coppia di assioli, con annesse disavventure. Alla fine, della covata soltanto uno dei pulli ha potuto involarsi, ma è stato bello aver potuto seguire tutta l'avventura di questi simpatici ed affascinanti gufetti. Stanotte prima di dormire prendetevi qualche minuto per ascoltare il buio estivo fuori casa vostra: se canta, con quel suo richiamo antico e maliconico, vitale e dolce, significa che state ascoltando proprio il canto del'assiolo.

giovedì 7 agosto 2014

"Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" di Luis Sepulveda

Oggi vi propongo una lettura di gabbiani e di gatti, di mare e di porti, di voli e di tuffi oceanici: insomma una lettura adatta a quest'estate. Un libro che, dalla sua pubblicazione nel 1996, non ha smesso di essere letto e proposto a intere generazioni di bambini e ragazzi; ormai un classico dello scrittore cileno ed una storia che, per quanto possa essere "politicamente corretta", non manca di toccare il cuore anche degli adulti. E' questa la storia del gatto Zorba, grande, mite e nero, quando la gabbiana Kengah, in fin di vita perchè coperta di petrolio, approda sul suo balcone e decide di affidargli l'ultimo e più importante dei suoi sforzi: un fragile uovo da covare. Zorba le promette che si prenderà cura dell'uovo, insegnando perfino a volare al gabbiano che nascerà. Il micione di porto - la storia è ambientata ad Amburgo - allora si prodigherà per mantenere le sue promesse, aiutato da tutta una compagnia di gatti suoi amici, vere e proprie "sagome".

La copertina di una delle molte edizioni del libro.

Si tratta di una bella favola sul valore della solidarietà e delle promesse, sulla diversità come ricchezza e anche sull'importanza di avere amici su cui contare, a cui chiedere aiuto, consiglio e pareri. Zorba è l'equivalente felino di quello che noi umani definiremmo un "buon uomo", di quelli che si ritrovano loro malgrado ad affrontare situazioni impreviste, ma con naturale nobiltà d'animo e onestà morale. E così dall'uovo covato nasce Fortunata, una graziosa gabbianella che si affeziona così tanto alla sua famiglia felina dal non voler imparare a volare... fino a quando il richiamo del cielo, del mare e della libertà non si fanno troppo forti. E allora Zorba e compagnia faranno tutto quanto è in loro potere per assicurare a Fortunata la possibilità di spiccare il suo volo libero. Una delle citazioni più celebri che coronano la conclusione di questo libro è proprio "Vola solo chi osa farlo".


Lessi questo libro appena uscito, quando avevo la bellezza di 10 anni: ricordo che ero rimasta catturata dall'insolita trama, dalla simpatia dei gatti protagonisti e dalla delicatezza della scrittura. L'ho riletto oggi e ne ho apprezzato ancora di più la leggerezza e lo stile naturalmente poetico di Sepulveda, che ha saputo costruire una storia avvincente e semplice, nella quale il lettore adulto e attento saprà cogliere tanti spunti di riflessione: non solo sulla diversità come valore, sull'importanza della solidarietà e sul coraggio di seguire la propria strada, ma anche sulla responsabilità umana nei confronti della natura in crisi (sono molti i richiami in questo senso, a partire dalla morte di Kengah a causa del petrolio riversato in mare) e sulla reale possibilità, per l'uomo, di fare del bene al mondo in cui vive. Se aveste già letto questa favola, adatta per grandi e piccini, vale la pena di rileggerla per apprezzarne ogni piccolo dettaglio. E se non l'aveste ancora letta, fatelo al più presto durante queste giornate estive, magari proprio al mare, mentre gli stridii dei gabbiani risuonano insieme al rumore delle onde. Buona estate a tutti!

domenica 3 agosto 2014

Una stagione: l'estate (2014 - 3)

Non c'è che dire, questa è proprio un'estate stranissima. Dopo un luglio che è sembrato nettamente un settembre inoltrato, per quantità di precipitazioni e fresche temperature, eccoci ad agosto... e se i primi due giorni hanno fatto sperare per il meglio, oggi ci risiamo: piove!



Certo anche questi cieli tempestosi e in continuo mutamento hanno il loro fascino... anche se, ammetto, dato che di tempeste e cambiamenti ce ne sono a volontà durante tutto l'anno, a volte si avrebbe davvero bisogno di un'estate placida, serena e calma... per abbandonarsi ad un lieto riposo e svuotare la mente.



Non è il caso di questa estate 2014 e perciò bisogna rassegnarsi a prendere quel che viene, cercando di accontentarsi e di godersi le belle giornate, quando ci sono... come fa Paciocca, che appena esce il bel tempo ritrova la voglia di divertirsi, di cacciare e di arrampicarsi!




E voi come state trascorrendo questa strana estate? Piove anche nelle vostre zone o finalmente la bella stagione è arrivata? Auguro comunque a tutti di trascorrere una buona domenica!

lunedì 28 luglio 2014

La mia storia con i bruchi: allevare farfalle arricchisce la natura... ma anche l'animo umano!

Oggi voglio raccontarvi di un’esperienza interessantissima, appassionante e veramente emozionante, che mi ha coinvolta negli ultimi mesi: l’allevamento di alcuni bruchi di farfalla macaone! Non so quanti di voi abbiano mai pensato di accostarsi a questo tipo di esperienza, ma voglio rendervi partecipi della mia “avventura”, perché non solo è davvero entusiasmante a livello personale, ma è anche l’ennesima manifestazione della straordinarietà della Natura… qualcosa che può insegnare molto, regalandoci in poche settimane un nuovo sguardo sul mondo, capaci di osservare, cercare e coglierne i più piccoli particolari, perché anche in essi si ritrova la meraviglia.

La prima farfalla che ho liberato, un maschio di macaone
Il bruco è un simpatico animaletto, voracissimo, che ha una sola missione nella vita: mangiare, mangiare, mangiare, fino a trasformarsi in una farfalla. Purtroppo in natura la mortalità dei bruchi è altissima, a causa di parassiti, difficoltà ambientali e innumerevoli predatori… e, ahimè, a poco valgono gli stupendi colori sgargianti che alcuni di loro usano per “intimorire” i predatori. Ma andiamo con ordine. Ho iniziato la mia avventura di allevamento di un bruco grazie ad Eugea, con il suo bel progetto “Bruco Lando”: prendersi cura di un bruco, sulla sua pianta nutrice (ovvero quella specifica che gli serve come nutrimento, fino a diventare farfalla). Infatti ogni bruco (ogni specie di farfalla) si nutre solo di piantine specifiche per il suo sviluppo; nel caso di “Bruco Lando” si tratta della meravigliosa farfalla Macaone (Papilio Macaon) che si nutre di ombrellifere come finocchio selvatico, ruta, carota selvatica e prezzemolo.

Ecco Lando, il bruco di Eugea, sulla sua ruta

Purtroppo, ve lo devo dire, il mio primo approccio con i bruchi è andato male: il mio Bruco Lando, da minuscola capocchia di spillo che era, è cresciuto sulla sua piantina di ruta per un paio di settimane, mangiando vorace e dandomi modo di ammirarne le sue piccole e quotidiane meraviglie, per poi però arrestarsi e morire. Cos’ho sbagliato? Ancora me lo chiedo e, ve lo confesso, è stato un brutto colpo vedere perire così un animaletto tanto indifeso e straordinario. Tuttavia quelle settimane che ho trascorso ammirandone le abitudini ed i progressi (e stando in pena per lui quando mi pareva in difficoltà), mi avevano già insegnato qualcosa di impagabile: avere l’occhio esperto per riconoscerne altri in natura! Vi dirò, non è una cosa così semplice, se non si sa cosa cercare: i bruchi, poco prima di diventare farfalle, raggiungono anche i 4 cm di lunghezza… ma prima di questo ambito e vistoso traguardo, sapete quanti altri bruchini, lunghi solo pochi millimetri e quasi invisibili, stazionano sulle loro piante nutrici?

Un bruchino sulla ruta in giardino: è minuscolo, ma già ben riconoscibile
E così, una domenica pomeriggio mentre ero un po’ pensierosa, mi sono seduta accanto alla mia ruta in giardino. Il mio occhio, prima ancora della mia mente, ha iniziato a vagliare le foglioline della pianta… e mentre io ero ancora immersa nei miei pensieri: “ALLARME! ALLARME! AVVISTATO BRUCO!”, ecco il segnale che l’occhio ha inviato al mio cervello. E così ho scoperto, con mia grande soddisfazione, ben 5 piccolissimi bruchi di macaone (poco più di un paio di millimetri ognuno) sulla mia ruta. Che felicità! Mi ero documentata su internet e gli esperti – non potete immaginare quante persone allevino, con successo e grande passione, i bruchi – suggerivano di prelevare immediatamente dalla pianta i piccoli bruchi proprio per salvarli, garantendo loro più possibilità di successo per diventare farfalle. Io, con ancora il senso di colpa per la sorte del povero Bruco Lando, non me la sono sentita… con il crudele risultato che i bruchi, da cinque che erano, nel giro di una settimana e per colpa di un insetto famelico, sono rimasti solo in due.

Ecco uno dei bruchini sulla pianta di ruta del mio giardino: purtroppo lui è stato preda di un insetto

A quel punto, mi sono resa conto che non ce la potevano da soli e mi sono decisa ad allevare i due superstiti, prontamente ribattezzati Tristano e Isotta. Per allevarli li ho posti in un contenitore adeguato, dove quotidianamente offrivo loro ruta fresca e pulivo i loro “scarti”. Seguire i loro progressi quotidiani è stata un’avventura meravigliosa, costellata da forti emozioni per le loro conquiste - vedere le loro mute, la loro voracità, il loro crescere di giorno in giorno – ma anche da preoccupazioni per le loro difficoltà – talvolta i bruchi sembrano “fermarsi”, prima delle mute, e il successo non è mai garantito.

Ecco uno dei miei bruchi ben cresciuto: le palline sul fondo sono i suoi escrementi!
E’ intrigante vedere un bruco che divora le foglie: c’è del metodo nel loro cibarsi, non si fanno sfuggire un solo angolino di foglia, vanno metodici, spediti e precisi come fossero seghetti. E poter seguire il momento della muta è qualcosa di affascinante oltre ogni dire: vedere questo minuscolo essere emergere dalla vecchia pelle con nuovi colori, è qualcosa di stupendo.

Uno dei miei bruchi, quasi al termine della sua crescita prima di diventare crisalide
È stato appassionante anche cogliere i segni che stava per giungere il momento della crisalide: i bruchi ormai grossi e satolli, smettono di mangiare e ad un certo punto emettono escrementi molli e verdastri. A quel punto il bruco diventa agitato e inizia a cercare un posto giusto, un rametto di solito, per “agganciarsi” ad esso con un filo resistente che lo sosterrà durante tutta la metamorfosi.

Questo bruco si è "agganciato" e si prepara alla crisalide

Entrambi i miei bruchi si sono correttamente agganciati ed “impupati” (ossia, sono diventati crisalidi). Dopo 10-15 giorni la crisalide cambia colore e diventa trasparente, lasciando intravedere le ali del meraviglioso macaone: è segno che manca poco alla nascita.

La crisalide, trasparente, lascia intravedere già il disegno delle ali: la nascita è vicina
E quando finalmente la farfalla nasce, emergendo dalla crisalide con le ali bagnate e rattrappite come un paracadute accartocciato, il momento è toccante: questa creatura meravigliosa e così fragile, finalmente ha portato a termine ogni metamorfosi, ha superato i momenti critici del suo sviluppo ed è quasi pronta per abbracciare la libertà del cielo. Dopo qualche ora, quando la farfalla è perfettamente asciutta e le ali sono ben spiegate, giunge il momento migliore, quello per cui sia io che i bruchi ci siamo tanto impegnati: il primo volo. E allora si apre il box all’esterno, si offre al macaone – uno spettacolo della natura che lascia senza fiato, per la sua perfezione - un fiore su cui posarsi e si attende.

 

E quando la farfalla che avete aiutato a crescere spicca il volo, prima incerta e poi sempre più decisa nel suo librarsi nel cielo estivo, ecco che comprendi che l’amore – dopo la protezione e le cure quotidiane – trova la sua più bella manifestazione nella libertà. Allevare bruchi e liberare farfalle è qualcosa che arricchisce la natura e il nostro ambiente, ma una cosa posso dirvela, dopo aver vissuto quest'esperienza: l'animo umano ne viene arricchito anche di più.