mercoledì 29 ottobre 2014

I gatti e la musica: amore, indifferenza e straordinarie esperienze

Come reagiscono i nostri felini domestici alla nostra canzone preferita in onda alla radio, al suono di un pianoforte, al concerto di Capodanno in tv o al nostro canto sotto la doccia? Riescono ad apprezzare un brano di musica classica e si inquietano ascoltando un pezzo heavy metal, oppure non colgono alcuna differenza tra i due? E' difficile dare una risposta univoca e soprattutto "scientifica", perchè molto dipende da ciascun gatto e dai motivi per cui reagisce in quel certo modo, di fronte agli stimoli musicali. Esistono gatti che mostrano uno spiccato interesse per la musica, così come si può osservare in altri mici una completa indifferenza verso ogni stimolo sonoro, o ancora ci sono gatti che dimostrano un aperto fastidio per i suoni, anche quelli che noi umani giudichiamo piacevoli. Sarebbe bello e simpatico affermare che i gatti siano animali musicali e amanti della musica a tutto tondo, in realtà dobbiamo fare attenzione a non "antropomorfizzare" troppo i nostri amici a quattro zampe: ci sono mici che apprezzano la musica, altri che ne sono infastiditi, ma più spesso la maggior parte di loro si dimostra indifferente.

Ecco Paciocca in uno dei suoi posti preferiti
Perchè il gatto dovrebbe reagire alla musica, una delle arti più complesse che l'uomo sia mai riuscito a creare? Anzitutto, perchè i gatti hanno un udito finissimo (in particolare per quanto riguarda i suoni acuti): quindi ogni stimolo sonoro viene da loro colto e, di volta in volta, valutato come degno di interesse o di disinteresse. E dobbiamo farcene una ragione: per natura, il gatto troverà sicuramente più interessante l'impercettibile squittìo del topo, rispetto ad un concerto per orchestra sinfonica. Inoltre il gatto, proprio perchè così sensibile ai suoni, non sempre reagisce positivamente alla musica poichè potrebbe essere colta come troppo "frastornante", se a volume troppo alto. Ci sono però una miriade di esperienze contrastanti: mici che iniziano a fare le fusa, rotolarsi sul pavimento e leccare le mani del pianista che esegua una musica di Debussy; gatti che al contrario cercano di tappare la bocca con la zampina al cantante che raggiunga un suono acuto; gatti palesemente eccitati dal punto di vista sessuale qualora sentano una specifica nota o addirittura felini che, udendo una sequenza di note, cadono vittime delle convulsioni.

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Per quanto mi riguarda posso raccontarvi che Paciocca, tra tutti i gatti che ho avuto, è l'unica che ha dimostrato la più spiccata predisposizione per la musica: ha sempre amato sentirmi suonare il piano (tant'è che per lunghe ore non si muoveva dalle mie vicinanze, anche quando suonavo brani particolarmente aspri e dissonanti) ma, non appena accenno a mettermi a cantare, inizia a fare le fusa, mi salta in braccio e miagola in modo agitato, annusandomi la bocca. Ho il sospetto - per nulla gratificante, a dire il vero - che colga il mio canto come una specie di lamento sofferente e che quindi accorra per consolarmi. Diversamente da Paciocca però, la maggior parte dei gatti che ho avuto era assolutamente indifferente alla musica. Eventualmente, se iniziavo a suonare il piano (anche brani piacevoli e rilassanti di Mozart o Bach) e nella stessa stanza c'era un gatto addormentato, questo si svegliava infastidito dall'improvviso "frastuono" musicale e se ne andava a proseguire il pisolino in un'altra stanza, indignato per la brusca interruzione della sua tranquillità.

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La spiegazione più scientificamente credibile delle più sorprendenti reazioni dei mici di fronte a note, musiche e fischiettii, è che i nostri animali reagiscano non alla musica in quanto tale, bensì solo a particolari note che ricordano loro "messaggi" specifici nel loro linguaggio felino. I gattini di poche settimane, ad esempio, emettono miagolii molto acuti, specie quando si trovano in difficoltà o sono spaventati: ecco perchè le gatte, di fronte alle note acute, spesso si agitano e cercano di "consolare" chi sta emettendo quei suoni. Ugualmente anche l'eccitazione sessuale, lo spavento o il fastidio, possono essere spiegati allo stesso modo: una determinata altezza di suono viene interpretata dal gatto come un segnale caratteristico di precise situazioni sociali feline (riproduzione, lotte, segnali di pericolo), che richiedono una risposta adeguata. E questa spiegazione può valere in linea generale per tutti i gatti.

Nora, the piano cat! Fonte immagine: QUI
Esistono poi casi particolari e sorprendenti, che mettono in discussione quanto detto finora: gatti che, al di là di ogni spiegazione scientifica, sono apertamente interessati alla musica, alla sua produzione e alla sua esecuzione. Un esempio per tutti è la celeberrima gattina Nora, diventata diversi anni fa una star su youtube, per la sua passione per il pianoforte. E non intendo - come per Paciocca - predilezione per l'ascolto di brani pianistici... intendo proprio passione per il suonarlo! Se risulta ancora abbastanza ovvio che un gatto più di un altro possa apprezzare l'ascolto di musica classica (emotivamente rilassante, non solo per noi umani), vedere Nora che sembra davvero trarre piacere dal produrre note sul pianoforte, è qualcosa di quasi surreale! 


Come potremmo chiamare questo tipo di esperienza? Il comportamento di questa gattina quanto è vicino a quello di un bambino di pochi anni, che strimpelli sulla tastiera le prime note solo per il piacere sensoriale di produrre suoni? E' qualcosa di davvero straordinario, che apre orizzonti nuovi sulle inclinazioni musicali dei gatti... o almeno su quelle di alcuni in particolare. E i vostri mici come reagiscono alla musica? Ne sono interessati, oppure si dimostrano infastiditi o indifferenti?

giovedì 23 ottobre 2014

"Il pigiama del gatto" di Ray Bradbury

Contrariamente a quanto potreste pensare leggendo il titolo... questo è un post completamente fuori tema con il mio blog! Come forse saprete, se avete letto il post che gli ho dedicato al momento della sua scomparsa, il grande Ray Bradbury è uno degli scrittori a cui sono più affezionata e verso i quali sento di avere una grande affinità... sapete quegli scrittori - pochi, a dire il vero - che con le loro parole riescono a fare risuonare proprio le vostre più intime corde? Ecco: questa è la magia che riesce a compiere in me il compianto Ray, del quale la Mondadori ha pubblicato proprio il mese scorso un'ultima raccolta di racconti - inedita in Italia - dal curioso titolo "Il pigiama del gatto". 


Non fatevi trarre in inganno dall'accattivante miciosa copertina, nè appunto dal titolo gattesco, perchè in realtà questo libro racchiude i più svariati racconti, scritti nel corso di tutta la sua carriera, dove Ray Bradbury descrive con il suo inconfondibile stile - talvolta con autentico umorismo, talvolta con una vena malinconica a tinte cupe, talvolta pregno di veri e propri incubi - le situazioni quotidiane o paradossali di un'America passata, presente e futura. Certo, i suoi capolavori resteranno sempre i romanzi celeberrimi come Fahrenheit 451 o Le Cronache Marziane, senza dimenticare Il popolo dell'autunno e L'estate incantata... ma questi racconti - come tutti quelli da lui scritti e pubblicati - racchiudono suggestioni uniche e godibilissime, che vanno a comporre una raccolta di grande immaginazione ed impatto emotivo. In particolare, "Il pigiama del gatto" è la storia di un ragazzo e una ragazza che si incontrano/scontrano al momento di soccorrere un povero gattino nero, abbandonato sulla Strada 9, nei pressi di Millpass in California. Il micio sarà l'imperturbabile e soffice oggetto della contesa dei due protagonisti, che cercheranno di ottenere la custodia esclusiva del gatto, dimostrando di meritarlo l'una più dell'altro. La storia si conclude con un simpatico e delicato epilogo, nel quale il micio diventa l'inevitabile cupido dei due irrimediabili gattofili. E se vi domandaste il significato dello strano titolo... è presto detto, in una nota del traduttore: l'espressione pigiama del gatto nel linguaggio colloquiale americano sta a significare "quanto di meglio" o "la cosa perfetta".

domenica 19 ottobre 2014

Due minuti per desiderare un gatto!

Per allietare questa domenica, eccovi un video da youtube veramente tenerissimo, che in soli due minuti vi convincerà che i gatti sono tra le creature più desiderabili della terra! Basteranno 120 secondi per convincervi che un gatto sarebbe perfetto per voi e per la vostra famiglia?

video


Noi gattofili ne siamo già convinti, ma è sempre un piacere soffermarsi sugli aspetti più irresistibili dei nostri compagni felini... che siano teneri batuffoli di poche settimane, giocosi micetti di alcune settimane, eleganti e mansueti gattoni adulti, nessuno di loro perde il suo fascino! Cuscinetti rosa, morbidi mantelli, flessuose code, occhi vispi e profondi, pose curiose e divertenti... la simpatia dei gatti è veramente innata!

martedì 14 ottobre 2014

Autunno, andiamo: è tempo di migrare...

"Settembre, andiamo. E' tempo di migrare", diceva la poesia di D'Annunzio. E ora che siamo in ottobre e l'autunno prende forma ogni giorno di più, gli uccelli sono continuamente indaffarati: chi è già partito, chi invece è tornato (come il Pettirosso, che arriva da noi a fine settembre), chi si sta preparando a migrare proprio in queste settimane, affrontando un lungo volo pieno di pericoli per raggiungere luoghi più caldi. Spesso nella mia campagna, in particolare a fine ottobre, posso osservare ed ascoltare centinaia di uccellini tutti appostati sui fili dell'alta tensione: il loro chiacchiericcio concitato e i loro piccoli voli frenetici sui fili sembrano proprio essere grandi riunioni collettive, per prendere gli ultimi accordi prima di spiccare, tutti insieme, un volo che li metterà a durissima prova ma che, se arriveranno a concluderlo, garantirà loro la sopravvivenza.

Immagine da wikipedia, QUI
Le grandi migrazioni sono un imponente e antichissimo fenomeno che riguarda centinaia di specie di uccelli, che con il cambiare delle stagioni o con l'avvicinarsi del periodo riproduttivo, partono per un viaggio capace di coprire fino a 3000 km al giorno. Sorvolano boschi, fiumi, montagne, oceani ed interi continenti, deserti e città, seguendo rotte millenarie ed orientandosi grazie ai campi magnetici, ai riferimenti geografici e alle stelle. Un vero e proprio esodo che gli uccelli compiono due volte all'anno, in primavera ed in autunno, che li sottopone ad un'enorme fatica e a pericoli letali, e non sempre si conclude felicemente. Eppure migrare è un impulso antichissimo che risponde proprio all'istinto di sopravvivenza, alla ricerca di cibo e temperature più miti, luoghi più ospitali e adatte alla riproduzione... e per noi uomini è ispiratore di libertà, fonte di grande fascino e mistero. 

Immagine tratta dal sito LIPU
Recentemente ho visto uno straordinario documentario dedicato alla migrazione degli uccelli, "Il popolo migratore" (2001), di Jacques Perrin: "Da ottanta milioni di anni gli uccelli attraversano i cieli, superano montagne, sorvolano terre e mari. Ogni primavera essi coprono distanze enormi per raggiungere i luoghi in cui nidificare. In Autunno si involano di nuovo a ritroso verso le stesse rotte. Questo film è il risultato di 4 anni di lavoro inseguendo la straordinaria impresa degli uccelli migratori negli emisferi nord e sud attraverso mari e continenti". Il film documentario è veramente qualcosa di unico: fenomenali riprese ravvicinate di stormi in pieno volto, paesaggi mozzafiato della più selvaggia ed incontaminata natura, tramonti fiabeschi e tempeste di neve che fanno da cornice al viaggio di oche selvatiche, rondini, cigni, svassi, cicogne, gru, rapaci, pappagalli, pinguini e tantissime altre specie avicole. 

La locandina del film
Il film è parlato veramente pochissimo e lascia spazio soprattutto alle immagini, perchè parlano da sole: e, alla fine, ci si abitua ad ascoltare solo il frullare continuo delle ali, lo stridore dei canti degli uccelli, i suoni dell'oceano, delle montagne e dei fiumi. Le scene sono eccezionali: svassi che corrono letterlamente sull'acqua, come se potessero camminare su di essa; francolini di monte durante il corteggiamento, spettacolari come opere d'arte, ma anche l'abominio della caccia e l'ingiustizia della cattività sono mostrati con poche, paradigmatiche riprese. Dopo aver visto questo film, oltre ad essere rimasta a bocca aperta per l'enorme varietà di specie di uccelli e per la meraviglia del nostro pianeta, mi è parso davvero di essere tornata "a terra" dopo un lungo e libero volo. "Il popolo migratore" si trova anche su youtube, ma io vi consiglio di cercarlo in dvd (magari in biblioteca, è un film assai diffuso), perchè per apprezzarne in pieno la visione serve ammirarlo ad alta risoluzione.
Se volete saperne di più sulla migrazione, vi consiglio questo articolo della Lipu, che vi svela tutti i segreti della migrazione. D'ora in poi, in autunno e in primavera quando vedrete uno stormo di uccelli volare verso l'orizzonte, augurate loro buon viaggio e buona fortuna: è la loro sfida più grande, ma anche la loro migliore chance di sopravvivenza, da secoli.

sabato 11 ottobre 2014

La geniale savana "arrotondata"... e stop ai crimini di natura

Oggi apro il post con un mitico video che ormai è diventato celeberrimo, ma ogni volta che ho occasione di rivederlo mi strappa sempre un sorriso! Come sarebbe la vita nell'affascinante Savana, se fosse popolata di animali arrotondati? Kyra Buschor e Constantin Paeplow sono i geniali creatori del mondo di "Rollin Wild" e vi consiglio di andare anche sul canale youtube di Rollin Safari per scoprire altri imperdibili video! Intanto godetevi questo:


Ma dopo il dilettevole, voglio lasciarvi anche uno spunto di riflessione seria, che riguarda l'importante campagna che il WWF sta promuovendo in queste ultime settimane: "Stop ai crimini di natura: tu da che parte stai?", contro la piaga del bracconaggio che colpisce gravemente alcune specie animali come tigri, rinoceronti ed elefanti, che vengono catturati vivi, mutilati, uccisi, oppure tenuti in cattività come "trofei". Allarme estinzione per le tigri, uccise per il loro manto, ma anche per ossa e occhi, stupidamente ritenuti ingredienti di cure miracolose: di questi meravigliosi felini ne sono rimasti solo 3200 al mondo, con una diminuzione del 97% negli ultimi 100 anni. Ma non va meglio agli elefanti, cacciati per le loro zanne che fruttano miliardi di dollari alla criminalità organizzata sul mercato nero: in ben cinque paesi dell'Africa centrale, la popolazione di questi pachidermi è calata del 65% solo tra il 2002 e il 2011. E il fenomeno riguarda anche il rinoceronte, cacciato per il corno, che viene barbaramente segato via all'animale ancora vivo, il quale resta agonizzante per ore prima di trovare la morte: nel solo Sud Africa si è passati a 13 esemplari uccisi a oltre 1000, dal 2007 al 2013.

 

Sono dati allarmanti che mostrano quanto sia cresciuta negli ultimi anni la domanda di questi animali, soprattutto sui mercati cinesi, vietnamiti e thailandesi, da parte dei collezionisti di pelli, di avorio, ma anche di cibi o di presunti medicamenti di origine animale... e l'Italia? Il nostro paese "non è immune da questo business, anzi. Secondo il servizio CITES del Corpo Forestale, nel 2012, il valore del mercato illegale di specie portette nel nostro Paese è di oltre 800mila euro, con 223 reati accertati, 166 persone denunciate e oltre 6mila esemplari sequestrati, tra cui avorio, coralli e conchiglie. E di questo affare si occupa anche la criminalità organizzata italiana" (Giorgio Ruta, per Repubblica.it). L'avorio delle zanne degli elefanti viene venduto grezzo a 750 euro al chilo, ma un corno di rinoceronte può arrivare a costare fino 60.000 euro al chilo! Potreste immaginare acquisto più futile, sciocco e al contempo più fonte di profondo dolore, morte e distruzione? Gli occhi della tigre, ritenuti rimedio per epilessia e malaria, sono venduti a 200 dollari l'uno, per non parlare dei "tappeti" fatti con il suo manto: un vero schiaffo in faccia ad ogni morale e al buon gusto. Fino a quando l'ignoranza più gretta dominerà il nostro mondo? Quante specie dovremo estinguere, quanto vicino al collasso dovremo portare il nostro pianeta, prima di ravvederci?


Il WWF sta svolgendo importanti azioni antibracconaggio, intensificando la sorveglianza sul campo da parte di ranger, guardie forestali e volontari, dotandoli di adeguata strumentazione anche per individuare le rotte dei bracconieri. Inoltre il WWF si prende cura degli animali feriti e dei cuccioli rimasti orfani. Noi cosa possiamo fare? Ovviamente informarci, divulgare questa campagna e, se possiamo, donare al WWF un'offerta a sostegno delle sue attività contro il bracconaggio. E chiudo ricordando anche la petizione per chiedere al parlamento sanzioni più severe per l'uccisione di animali selvatici protetti: invito tutti voi a firmarla, perchè i crimini di natura sono anche contro l'umanità.