giovedì 2 luglio 2015

Vi racconto un mese pieno di meraviglie, incontri e vita

Lo scorso mese la mia vita sociale si è arricchita notevolmente, perchè ho fatto un sacco di incontri interessanti: ho conosciuto un'ape legnaiola e ora non mi sfuggirà più la sua iridescenza violablu; ho salvato un riccio; ho incrociato la mia strada con quella di tartarughe di terra, di formiche e di un topolino; ho pedalato accanto ad aironi bianchi e grigi, germani reali, gazze, cornacchie e banchi di pesci di fiume; ho ammirato il volo dei gheppi al tramonto e il frullìo dei pipistrelli nel buio della sera; ho studiato mentre tortore, merli e fagiani discutevano con convinzione in giardino; ho esplorato in compagnia della mia gatta un campo di grano; ho ammirato la leggiadria del primo macaone, delle vanesse e delle cavolaie nell'aria afosa; ho ascoltato l'accordo iniziale del concerto estivo delle cicale, che ora come ora è in pieno svolgimento.


Lo scorso mese ho giocato con gli elementi: ho immerso i piedi nudi nell'acqua del temporale, sentendo la freschezza dell'erba e delle pozzanghere; mi sono seduta sotto grandi pioppi e ancora più antiche querce, godendo della loro compagnia e tutela; il vento mi ha accarezzato con il suo tocco ogni volta diverso, tempestoso o languido a seconda dei giorni;  mi sono stesa sul prato, avvertendo il tepore della terra scaldata dal sole di queste giornate estive; ho giocato con il fango, modellabile e avvolgente, come facevo da bambina; mi sono lasciata baciare dai raggi del sole mattutino come fossi una lucertola o una margherita; ho corso, per un paio di minuti splendidamente folli, sotto lo scroscio potente di un acquazzone serale... e quando sono rientrata in casa, passando davanti allo specchio con i capelli e la maglietta umidi, ho rivisto una me stessa più giovane di 12 anni, almeno.  


 
Lo scorso mese ho goduto di colori, profumi e sapori indimenticabili: ho colto albicocche e fichi direttamente dall'albero, assaggiando la polpa dolcissima ancora calda di sole; ho raccolto di primo mattino le 33 noci acerbe dai vecchi alberi di mia nonna, per il nocino di San Giovanni che sta venendo preparato dall'Estate stessa; ho ammirato in piena città un melograno pieno di fiori che sembravano di carta crespa e la macchia di colore degli oleandri; sono rimasta ammutolita di fronte alla sfumatura metallica del cielo, prima di un terribile temporale pieno di lampi, tuoni e grandine; mi sono persa nell'avvistare i colli all'orizzonte in una giornata limpida, piena di nuvole come ciuffi di panna montata; sono rimasta incantata di fronte alla pace trasmessami dai tramonti e dai luccichii delle prime stelle. 



Lo scorso mese ho colto una sfida apparentemente semplice e non necessaria, per me che abito già in campagna e a contatto con la natura... ma in questo modo ho vissuto davvero "un mese selvatico". Partita entusiasta dell'iniziativa, ma anche già convinta che più di tanto non avrei sentito la differenza (dato che credevo di praticare già uno stile di vita a contatto con la natura), ho capito invece che il contatto con la terra, l'erba, il vento, il sole e le creature che ci circondano, non è mai abbastanza. Tutto ciò è fonte insostituibile di meraviglia, stupore, appagamento, curiosità, conoscenza, salute, benessere, piaceri, pace interiore e un pizzico di follia. Grazie allo sforzo di fare qualcosa di "selvatico" ogni giorno, tenendo in considerazione l'ambiente nel quale sono inserita (sia in campagna, che in città), ho scoperto quanto tutti noi possiamo essere sempre e ancora più selvatici... con mia grande sorpresa, ho osservato anche che questo creava perfino un circolo virtuoso: più io cercavo la natura, più lei cercava me. 


Lo scorso mese, ogni giorno di più, mi è parso di addentrarmi in un percorso sempre più coinvolgente, come se stessi seguendo una straordinaria mappa che mi dava uno sguardo sul mio quotidiano più vivido, più profondo, semplicemente migliore: un tracciato che ho imparato a conoscere alba dopo alba. E, alla luce di tutto ciò, questa è la mia testimonanza su quanto un tale modo di vivere, in tutti i giorni dell'anno e in tutte le stagioni, sia oggi una strada sempre più rara, sempre più preziosa, sempre più necessaria da cercare, scegliere e percorrere, quanto più possiamo e senza accontentarci mai.

domenica 21 giugno 2015

Una stagione: l'estate (2015 - 1)

Per inaugurare l'estate di quest'anno, vi propongo una galleria di scatti che potrei intitolare "Cronache da un campo di grano"... le foto sono state scattate tra fine maggio e ieri: il passaggio tra primavera e estate nel grano viene meravigliosamente esplicitato da una gamma di sfumature in continua evoluzione, dal verde al giallo oro... da osservare giorno per giorno, cogliendo una tavolozza di colori in evoluzione, che emoziona e trasmette sensazioni di pace, calma e lentezza, ma al contempo irrefrenabile vitalità.





Già da fine maggio abbiamo avuto temperature estive a tutti gli effetti, con giornate afose e immobili, senza un filo di vento nè una nuvola in cielo, intervallate da giorni più ariosi ma sempre molto caldi e soleggiati... sembrava davvero, a inizio giugno, che l'estate fosse partita in quarta senza alcun tentennamento... e il grano ha maturato...



Invece la scorsa settimana una serie di forti temporali ha interrotto l'afa e la calura, regalandoci non solo frescura ma anche bellissimi scorci di paesaggio, con colori contrastanti che colpiscono sguardo e cuore... ricordandoci che l'estate, per fortuna, non è solo "calura africana" senza possibilità di repliche, ma anche vento, pioggia, fulmini e nuvole che mutano istantaneamente sotto i nostri occhi...




L'estate è appena iniziata e io sto vivendo al meglio che posso il mio "mese selvatico"... anche assaporando, giorno per giorno, l'evoluzione delle spighe di grano, che ogni anno raccontano la loro storia di pazienza, tempo e fertilità della nostra buona terra. Buona estate a tutti!

sabato 13 giugno 2015

Le volpi e i gatti: rischi e regole di "convivenza"

Da quando ho incontrato le volpi nel mio giardino, e nei campi immediatamente circostanti alla mia casa, per me è stato inevitabile sviluppare una certa apprensione per la mia gatta. La prima volta che ho incontrato una volpe è stato anni fa, in una placida mattina d'estate poco dopo le 8.30: sentii un deciso rumore di foglie provenire da uno dei cespugli proprio davanti alla finestra della mia cucina. Pensai subito che fosse Paciocca, ma mi si gelò il sangue nel rendermi conto che stavo invece guardando una volpe adulta, che aveva appena catturato un uccello tra le fauci! Non so cosa mi spiazzò di più: se vedere un animale così affascinante e selvatico in caccia, o se vederlo in quelle circostanze così "domestiche", di giorno e a pochi passi da me. La volpe scappò, l'uccello si ritrovò miracolosamente libero e io andai subito a cercare la mia gatta.
Ho incontrato le volpi diverse altre volte: prima di un temporale estivo, dietro a una catasta di legna; in autunno, appostata in un arbusto a pochi metri da me e dalla mia gatta (ed è stata la volpe a rivelarsi, fuggendo nei campi... diversamente, noi non l'avremmo vista!); mentre in tutte le stagioni ho potuto osservare le loro tane, a qualche centinaio di metri da casa mia: si tratta di grossi cumuli di terra nei fossati dei campi coltivati a grano o mais, dove l'uomo passa raramente nel corso dell'anno.
Ma arriviamo al punto: come comportarsi se si vive in aperta campagna o nelle sue prossimità, appurata la presenza delle volpi?

Immagine da Wikipedia, credit
Questi meravigliosi animali selvatici, appartenenti alla famiglia dei canidi, negli ultimi anni si stanno avvicinando sempre di più alle abitazioni: un pò perchè le campagne sono state fortemente antropizzate e le volpi, adattabilissime, si sono adeguate a condividere il loro spazio vitale con gli uomini; un pò perchè i cortili e i giardini domestici spesso offrono comode possibilità di nutrirsi e le volpi non si fanno sfuggire l'occasione. Le volpi rosse, temute soprattutto come razziatrici di galline nei pollai, sono predatori onnivori: prediligono topi e roditori, lagomorfi (lepri, conigli), uova e uccelli, ma per mesi possono nutrirsi anche di frutta, bacche, insetti, lombrichi e addirittura carcasse (non è inusuale che le volpi scavino alla ricerca di resti di animali morti). La volpe adulta pesa dai 4 ai 9 kg (a seconda del sesso) ed è un animale incredibilmente adattabile alle circostanze ambientali, quindi negli ultimi anni ha sviluppato un'intraprendenza notevole nei confronti dell'uomo, con cui è ormai obbligata a convivere. Le volpi si avvicinano alle abitazioni alla ricerca di cibo, un istinto naturale da non criminalizzare: in campagna sono note le sue incursioni nei pollai, ma spesso segni di volpi sono anche i sacchetti della spazzatura "sventrati" o buche scavate in giardino, apparentemente senza motivo. Se avete un cane, è possibile che la sua presenza sia un deterrente per l'avvicinarsi della volpe, ma non sempre è detto: dipende dalle circostanze specifiche (abitudini e tipo di cane, dove questo passa la notte, ecc.), a cui la volpe si adegua con mirabile nonchalance.

Immagine da Wikipedia, credit
Se abbiamo un gatto, dobbiamo preoccuparci per lui nel caso incontrasse una volpe? Anche in questo caso, è impossibile dare una risposta universalmente valida: dipende dalle circostanze. Si può dire che le volpi, a meno che non siano estremamente affamate e per questo aggressive, difficilmente attaccano un gatto adulto e in salute: si tratterebbe di una preda troppo "impegnativa" e - nel ragionamento volpesco - il gioco potrebbe non valere la candela. Tuttavia devo anche testimoniare che, nella mia campagna, non è per nulla infrequente sentire di sparizioni di gatti senza che venga mai ritrovato il corpo: certo le ragioni di queste scomparse possono essere diverse, ma tra queste vi è anche l'incontro sfortunato con una volpe. In particolare, le volpi sono un pericolo effettivo per micini, gatti giovani e anziani, individui debilitati. Cosa fare dunque, per tutelarsi dal rischio che il nostro micio si ritrovi "muso a muso" con una volpe?
Ci sono alcune buone regole che possono essere messe in pratica. Per il vostro gatto è fondamentale che sia sterilizzato, in modo da ridurne le abitudini girovaghe e renderlo più casalingo; inoltre è indispensabile e tassativo che il vostro micio non passi mai la notte all'esterno. La volpe ha abitudini soprattutto notturne, ma crepuscolo e primissimo mattino sono ancora due momenti "a rischio": per questo il gatto va fatto rincasare ben prima del tramonto e va liberato in giardino almeno un'oretta dopo l'alba. Va detto inoltre che la presenza in giardino di alberi di alto fusto è un notevole "bonus" per il gatto, in grado di arrampicarsi su di esso lasciando la volpe a terra: un incontro tra i due in aperta campagna, invece, potrebbe avere tutto un altro esito.

"Provate a prendermi..."
Per quanto riguarda la volpe, bisogna eliminare dai pressi della propria abitazione ogni possibile richiamo o zona di interesse (facile prendersela con loro, se arrediamo il nostro giardino come fosse un ristorante per volpi!): è vietato tenere esposte mangiatoie o ciotole per animali, così come non vanno mai tenuti all'esterno i sacchetti della spazzatura; ugualmente, nel caso di compost con scarti di frutta e verdura, la compostiera deve essere chiusa e inaccessibile. Inoltre è buona regola evitare di tenere zone incolte nel proprio giardino: tagliare i rami che toccano terra elimina la possibilità che la volpe si nasconda in arbusti e cespugli. Va fatta molta attenzione - e questa è un'infelice esperienza personale - anche nel caso di recente sepoltura di animali in giardino: la volpe potrà interessarsi alla carcassa anche se in avanzato stato di decomposizione. Se vi capita dunque di seppellire un animale nel vostro giardino, abbiate cura di fare anche una sorta di "tumulo" di pietre che scoraggi la volpe nell'andare a recuperare i resti.
Infine, una possibilità che va presa però con intelligenza ed equilibrio (due qualità che non sempre l'essere umano dimostra di avere); se siete sicuri che le volpi circolino stabilmente attorno alla vostra abitazione, è possibile scoraggiarla con il rumore di cui ogni animale ha una paura ancestrale: lo sparo, da effettuarsi solo e unicamente con la scacciacani (pistola che emette solamente il rumore dello sparo, senza sparare alcun proiettile). Mi venne dato questo consiglio il primo anno in cui mi ritrovai le volpi in giardino (e le sentivo "guaiolare" durante la notte, nel campo attorno alla mia casa) e in tal caso questi intelligenti animali, associando rumori di pericolo ad una zona specifica, tendono a starsene alla larga. A proposito, avete mai sentito l'inquietante guaiolìo della volpe?


Vi lascio infine due link informativi molto equilibrati, come dicevo poco sopra, che aiutano a capire quali sono i reali rischi della convivenza con le volpi, senza farne una psicosi: "La volpe nell'abitato" (report della Protezione Svizzera degli Animali) e il sito, ricchissimo di contenuti e FAQ, "Volpi negli agglomerati urbani - Vivere con un animale selvatico", che vi consiglio di sfogliare per approfondire il tema. Concludo con la riflessione, scontata quanto doverosa: se la popolazione di volpi attorno ai centri abitati e nelle nostre campagne è in aumento, sta a noi gestire in modo ragionevole e "umano" la convivenza con questi meravigliosi animali, che non hanno alcuna colpa se non la necessità di sopravvivere in un ambiente sempre più antropizzato. Disse una volpe inseguita da venti cacciatori a cavallo con una muta di venti cani: 'Ovvio, mi uccideranno. Ma che poveri stupidi devono essere. Di sicuro non varrebbe la pena che venti volpi, a cavallo di venti asini, accompagnate da venti lupi, si mettessero a dar la caccia ad un solo uomo per ucciderlo'.” (Kahil Gibran)

lunedì 8 giugno 2015

"L'ultimo bambino nei boschi" di R. Louv... e un'estate in natura!

Prima settimana di vacanze estive per tutti i nostri bambini e ragazzi (che non abbiano gli esami). Ricordo ancora le lunghissime estati spensierate della mia infanzia, intrise di libertà e lentezza, pigre ma anche ricche di esperienze da assaporare: i campi di grano e la campagna; il mare, le vacanze e le gite; ma anche le indolenti mattine dove inventarsi cosa fare; i compiti delle vacanze che facevo sempre in giardino; i libri divorati nella penombra della casa nelle ore più calde del pomeriggio; la preparazione con i nonni della passata di pomodoro (per tutto l'anno a venire); i giri in bici; il canto di cicale e grilli; l'osservazione di girini, rane e rospi nello stagno; le stelle cadenti e le notti afose con le finestre aperte... e  quando alla fine arrivava settembre, sembrava essere passata una vita intera.
Recentemente ho letto un bel saggio che mi ha ricordato prepotentemente il valore di quei momenti di libertà, a stretto contatto con la natura e i riti "stagionali"; si tratta di "L'ultimo bambino nei boschi" di Richard Louv, giornalista americano che traccia il quadro della gioventù americana, sempre più avulsa dall'ambiente naturale e per questo sempre meno in grado di apprezzarne il valore indispensabile per una vita piena, ricca e sana.


Se il libro si focalizza tipicamente sulla società americana, in realtà possiamo ritrovare tanto di noi nelle critiche di Louv, dal momento che è lo stesso stile di vita che ci sta rendendo tutti sempre più connessi e tecnologici, ma anche sempre più sedentari e con i sensi "atrofizzati". Un tempo si dava per scontato che tra bambini e natura vi fosse un rapporto diretto, esperienziale e in qualche modo "inevitabile": i bambini  da sempre amano correre, giocare all'aperto e scoprire il mondo naturale. Eppure oggi, in America come in Italia, i bambini (e le loro famiglie) trovano sempre meno possibilità, tempo e modo per fare esperienza diretta della natura. Scoraggiati dalla carenza di tempo libero, ma anche dai presunti pericoli nascosti nell'ambiente naturale (e nella troppa libertà concessa ai nostri figli, che potrebbero incontrare "l'uomo nero"), e contemporaneamente ammaliati dallo svago comodo e sfolgorante offerto dai mezzi di comunicazione di massa (dalla tv a internet), oggi abbiamo nuove generazioni di "nativi digitali" che sguazzano nel mondo della tecnologia come pesci nel mare, ma che poi si ritrovano spaesati nell'ambiente naturale, che sarebbe il mondo fisico e reale nel quale viviamo. "Nel 2002 un altro studio britannico scoprì che un bambino di otto anni medio identificava facilmente i personaggi delle carte dei Pokémon, mentre faceva fatica a distinguere le varie specie naturali indigene della sua zona. In altre parole, Pikachu, Metapod e Wigglytuff erano nomi più famigliari ai ragazzini rispetto a lontra, coleottero e quercia" (Richard Louv, L'ultimo bambino nei boschi, Rizzoli, p. 45).


"L'ultimo bambino nei boschi" non si limita semplicemente ad una critica della nostra società, ma anzi sottolinea l'alto valore e la vitale necessità per tutti gli esseri umani di scoprire e maturare un rapporto diretto con il mondo naturale. In particolare, infanzia ed adolescenza sono poi le "età elette" per questo tipo di legame ed esperienza di vita, quando è fondamentale scoprire "fisicamente" se stessi e il mondo. Tra l'altro, i bambini e i ragazzini che di regola possono beneficiare del contatto con la natura, cresceranno come adulti più consapevoli, ricettivi e responsabili nei confronti della realtà che ci circonda. Senza contare i benefici palesi e scientificamente provati di svolgere regolarmente attività all'aria aperta, lontani dalla sedentarietà del nostro salotto, di fronte a quegli schermi luminosi di cui siamo sempre più schiavi. Richard Louv inoltre, sulla scorta di recenti studi molto interessanti, ipotizza un legame tra lo stile di vita sedentario e "ipertecnologicizzato" (con tutti gli stimoli dati dalle tecnologie che ci bombardano continuamente) e alcune delle più diffuse patologie che vengono diagnosticate oggi in età infantile, soprattutto l'ADHD, "sindrome da deficit di attenzione e iperattività". Specialmente in America si tende ad affrontare il problema somministrando farmaci, mentre è dimostrato che un miglioramento significativo della sindrome si ottiene dando modo al bambino di passare più tempo libero in natura, svolgendo attività all'aria aperta e a contatto con l'ambiente naturale. Certo, questo implica uno sforzo certamente maggiore in termini di tempo e di organizzazione famigliare... ma forse è tutto lo stile di vita ad essere sbagliato, se diventa più pratico somministrare farmaci rispetto al cercare soluzioni più "naturali" (da tutti i punti di vista).

Scena dal film "Stand by me", fonte QUI
Tralasciando anche queste riflessioni specifiche sul valore "terapeutico" della vita a contatto con la natura, Richard Louv sostiene con forza e passione la necessità di crescere di nuovo bambini "dei boschi", dando loro libertà e possibilità di sperimentare la realtà fisica e naturale. E il suo appello va alle famiglie, ma anche al sistema di istruzione americano e agli insegnanti, affinchè si inserica nel progetto educativo una dimensione "ecologica" nel senso più lato del termine: non importa insegnare l'inquinamento, le piogge acide e il cambiamento climatico, se prima non si è trasmesso il senso di appartenenza, ricchezza e meraviglia per la natura che ci circonda. Richard Louv propone non solo grandi progetti educativi d'avanguardia, ma anche piccoli passi da fare in famiglia: escursioni nel weekend, birdwatching e perfino pesca, la costruzione di casette sugli alberi (una vera e propria "palestra di vita" per tante generazioni di giovani americani) e il tenere un "diario della vita all'aria aperta", annotando le piccole e grandi esperienze che si fanno in natura... in particolare quest'ultima idea la trovo perfetta per le vacanze estive, molto più dei "soliti" compiti delle vacanze. Ottimi gli spunti di Louv anche sui benefici e gli stimoli offerti dalla noia: oggi i nostri bambini tendono ad avere pochi momenti davvero liberi, seguendo un'agenda zeppa di impegni (per quanto costruttivi come sport organizzato, lezioni di musica o di arte, ecc.) che lascia poco spazio ed energie per lo sviluppo dell'immaginazione. 

Scena dal film "Stand by me", fonte QUI

Tra i tanti spunti di riflessioni dati da "L'ultimo bambino nei boschi", mi è tornato in mente il film "Stand by me - Ricordo di un'estate", capolavoro sull'infanzia e il passaggio all'età adulta, valorizzato dalla possibilità di scoprire i propri limiti e se stessi, a contatto con il selvaggio e il "pericolo". Tutto il film merita di essere visto e rivisto, ma qui vi propongo una delle mie scene preferite (anche se, vista da sola, può non essere di grande significato):


"La natura, così sublime, dura e bella, offre qualcosa che la strada, le comunità segregate o i videogiochi non possono dare. (...) Regala ai giovani qualcosa di molto più grande di loro e assicura un ambiente in cui possono facilmente contemplare l'infinito e l'eternità. (...) L'immersione nell'ambiente naturale permette di raggiungere più rapidamente l'essenza delle cose, espone in maniera diretta e immediata i giovani agli elementi da cui si sono evoluti gli umani (...) e gli altri esseri viventi, piccoli e grandi. Come dice la Chawla, senza quella esperienza dimenticheremmo 'il nostro posto. Non ricorderemmo più l'esistenza del grande tessuto da cui dipende la nostra vita" (Richard Louv, L'ultimo bambino nei boschi, Rizzoli, p.88). Che questa estate allora possa essere piena di natura per tutti i nostri bambini e ragazzi!

martedì 2 giugno 2015

Viviamo un mese selvatico: 30 days wild

Avreste voglia di vivere un mese selvaggio, pieno di natura e di momenti da trascorrere immersi in essa? Proprio oggi sono venuta a conoscenza, tramite l'ispirante blog di Daniela, di un'iniziativa internazionale promossa da The Wildlife Trust: 30 Days Wild, che propone e incoraggia le persone a compiere ogni giorno un'azione "selvatica", in particolare per questo giugno. L'intento è riscoprire un quotidiano legame con la natura selvatica, ispirando anche un senso di meraviglia per l'ambiente a cui apparteniamo e sviluppare empatia verso tutte le creature che lo abitano... e se pensate che per trovare il selvaggio sia necessario allontanarsi di molto dalle nostre abitazioni, qui c'è la sorpresa: l'iniziativa valorizza anche piccole scoperte nei nostri ambienti urbani, nei parchi pubblici o semplicemente nel nostro giardino. Potete andare a fare un'escursione in montagna, certo: un modo perfetto per riavvicinarci alla natura e respirarla a pieni polmoni. Ma potete anche più semplicemente ammirare un tramonto, organizzare un picnic, seguire per qualche minuto il volo di un'ape nel vostro giardino, camminare a piedi nudi sull'erba, costruire un'opera d'arte usando materiali vegetali... piccoli "atti di selvatichezza", eventualmente prendendo spunto da quelli sul sito dell'iniziativa.


Il senso è ricordarci dell'importanza della natura, valorizzandola e riscoprendola vicina a noi quotidianamente, non soltanto una tantum, smettendola anche di credere che per viverla sia necessario raggiungere la vetta di qualche montagna o il cuore di un bosco. Ci sono luoghi e momenti eletti per sentirci particolarmente in comunione con la natura, ma il quotidiano ce ne dà comunque la possibilità: sta a noi agire e lasciarci ispirare. Partecipare all'iniziativa è semplicissimo e gratuito: si compila l'adesione on-line, in seguito alla quale vi verranno spediti via mail (se lo indicate come preferenza), un calendario da stampare e aggiornare con i vostri "atti di selvatichezza" e un piccolo libricino (in inglese) con i suggerimenti e la spiegazione dell'iniziativa.

Io partecipo con grande entusiasmo, e voi?