lunedì 30 marzo 2020

Le mie considerazioni su toxoplasmosi e gravidanza

Fin da quando abbiamo iniziato a cercare una gravidanza, io ho cominciato altrettanto a stare attenta alla toxoplasmosi. In più di trent'anni di vita, nonostante assidue frequentazioni di gatti e gattili, lettiere pulite senza guanti, consumo di salumi (anche artigianali) e frutta e verdura colta e mangiata direttamente dall'orto (che incoscienza!) non l'avevo mai presa. 
Devo essere sincera, i primi tempi era un'ossessione: in ogni cibo "incriminato" vedevo un rischio enorme e mi sembrava all'improvviso di non poter mangiare più in sicurezza nessuna verdura o frutta cruda, così come avevo iniziato a disinfettare convulsamente la cucina se anche solo poggiavo un limone sul lavello. Lavavo le mani decine e decine di volte al giorno, sentendomi perennemente a rischio di un'infezione o un contagio. Non parliamo poi delle eventuali uscite al ristorante o  in vacanza: erano diventati pericolosi un ciuffo di prezzemolo crudo decorativo, la rucola sulla pizza, una foglia di insalata a fianco di una bistecca ben cotta, una caprese con pomodoro fresco, una macedonia. Tutto off limits. Ora, vi sembrerà esagerato, ma la vivevo proprio male, anche perché reperivo informazioni contrastanti, e intanto consumavo una confezione di amuchina alla settimana, senza peraltro avere la certezza di debellare il pericolo (vedi dopo).
Allora, sia per tranquillizzarmi, sia per capire come mai in tanti anni di condotta "sconsiderata" io non avessi mai contratto la toxo, ho approfondito la questione e le cose che ho scoperto mi hanno aiutata parecchio a collocare al giusto posto questo rischio e i relativi comportamenti da assumere per evitarlo.

La classica insalata mista al ristorante è vietatissima per il pericolo toxo! Foto di Thomas Wenger su Wikipedia.

Cos'è la toxoplasmosi e come "funziona" nel gatto
Si tratta di un'infezione provocata da un protozoo (NON un virus, NON un batterio!), il Toxoplasma gondii, che può infettare tutti i mammiferi e si "incista" poi nelle fibre muscolari (per questo, se si consuma carne cruda, si rischia di venire infettati). Solo nel gatto il protozoo riesce a completare tutto il ciclo vitale, per questo il micio è detto "organismo serbatoio", ossia il toxoplasma si moltiplica in esso e si propaga nell'ambiente tramite le feci del felino. Da qui lo spauracchio del "stai attenta ai gatti in gravidanza, perché da loro contrai la toxo", sapendo che questa infezione è particolarmente grave e pericolosa per la salute dell'embrione o del feto.
Il nocciolo fondamentale però sta in due informazioni chiave, che difficilmente i medici si prendono la briga di spiegarti:
1) Dire che "i gatti ti infettano con la toxo" sarebbe più o meno come dire "gli umani ti infettano con l'influenza". Serbatoio della toxo non sono TUTTI i gatti, bensì i gatti in quel momento malati di toxo e infettivi. Questo momento dura al massimo un mese nell'arco dell'intera vita del felino e non è neppure detto che si ammali mai, soprattutto se non ha la possibilità di consumare carne cruda.
2) Le feci di un gatto con toxoplasmosi hanno bisogno di un certo tempo di "maturazione" nell'ambiente per diventare effettivamente infettive, dalle 24 ore in poi. Una cacca appena defecata da un gatto infetto, non è immediatamente infettiva.
Questo cosa implica? 
Implica che sostanzialmente, se hai gatti, resti incinta e temi la toxo da parte loro, intanto non vederli come untori malefici, perché magari la toxo non l'hanno mai presa, forse non la prenderanno mai, forse l'hanno presa anni fa e non sono più infettivi da un pezzo. Se invece fossero esattamente in quel momento della loro vita in cui espellono feci contagiose, basta fare due semplici cose: far pulire a qualcun altro (o usare dei guanti e poi lavarsi accuratamente le mani) la lettiera e farlo almeno una volta al giorno, per evitare che le feci "maturino" e diventino infettive.
Bon, questo è quanto. La toxo NON si prende accarezzando il gatto, o tramite la sua saliva, o tramite un graffio, o tramite la sua pipì. Quindi non bisogna esiliare il proprio felino o peggio abbandonarlo, così come non ha senso smettere di accarezzarlo o coccolarlo. Basta seguire norme di buon senso e igiene di base, che dovrebbero valere indipendentemente dalla toxo o dallo stato di gravidanza.

Molto più probabile contrarre la toxo dalla carne al sangue che dai gatti. Foto di Gail su Wikipedia.

Perchè allora tanto allarme?
Perchè, in effetti, è comunque possibile contrarre la toxoplasmosi. Come? 
Soprattutto mangiando o manipolando, senza poi lavare mani, utensili e piani d'appoggio:
- Carne cruda e salumi crudi (perchè, lo ripeto, potrebbero derivare da un animale infettato, nelle cui carni è rimasto incistato il toxoplasma, che muore solo con la cottura);
- Verdura cruda poco lavata, in particolar modo se viene dall'orto del contadino dove potrebbero circolare più spesso gatti liberi o selvatici. Meno facile è il contagio di verdura del supermercato, dato che arriva da produzioni a livello industriale (immaginate serre e coltivazioni "in batteria"): dovreste proprio acquistare quel maledetto cespo di insalata tra mille altri, vicino al quale è passato proprio un gatto infetto e ha defecato proprio lì. Mi darete atto che ciò è molto improbabile, ma altrettanto io ammetterò che non è impossibile. Quindi per eliminare il rischio, sapendo che la verdura e la frutta cotte non danno comunque alcun problema, per quella cruda va semplicemente effettuato un lavaggio molto accurato (sotto vi darò maggiori dettagli). 
Un'altra possibile modalità di contagio è facendo giardinaggio in campagna, dove è più facile che il vostro o altri felini usino il terreno come lettiera a cielo aperto: per questo è fondamentale usare guanti e lavarsi le mani dopo le attività tra orto e giardino (ma questo, non lo fareste comunque?).

Più dei gatti, preoccupatevi di usare guanti quando fate giardinaggio! Foto di Z28scrambler su Wikipedia.

Quindi, in sostanza...
Se sei incinta e recettiva alla toxoplasmosi (cioè non sei immune, perchè non l'hai mai contratta prima):
- se hai gatti fai pulire ad altri, quotidianamente, la loro lettiera (o puliscila tu usando sempre i guanti e igienizzando poi le mani) e comunque rispetta le normali regole igieniche di buon senso nella convivenza con gli animali (lava le mani dopo le coccole, ad esempio).
- evita tutta la carne cruda o poco cotta. Questo significa no anche a tutti i salumi crudi (bresaola, crudo, salame...). Si possono invece mangiare i salumi cotti (come prosciutto cotto o mortadella), meglio se in vaschetta (al banco dei salumi freschi spesso usano le stesse affettatrici per salumi crudi e cotti, indifferentemente... e i più prudenti vi vedono un rischio di contagio); 
- lava molto accuratamente la frutta e la verdura che vuoi consumare da cruda. I medici più scrupolosi ed equilibrati vi spiegheranno che il toxoplasma, essendo un protozoo e quindi un micro-organismo, non muore con l'ammollo in amuchina, o nel bicarbonato... l'unica maniera di rimuovere il protozoo è tramite lavaggio "meccanico": sfregando e lavando bene sotto acqua corrente la frutta e la verdura che volete mangiare. Chiaramente gli ammolli in amuchina/bicarbonato vi danno una ragione in più per sciacquare poi bene gli alimenti "trattati", ma l'uso di queste due sostanze non dà garanzie specifiche di "disinfezione", proprio per il fatto che non stiamo parlando di virus o batteri. C'è quindi chi addirittura per mesi rinuncia a mangiare l'insalata... inizialmente l'avevo fatto anche io, dato che è particolarmente arduo lavarla al meglio, ma quando poi sono rimasta incinta davvero e gli insalatoni erano una tra le poche cose che riuscivo a mangiare (ho avuto un mucchio di problemi digestivi con la gravidanza), me ne sono fatta una ragione e ho proceduto a lavare con bicarbonato (solo per scrupolo) e successivi risciacqui le mie foglie di insalata. Però senza farne una malattia, così come mi sono accontentata di lavare bene solo sotto acqua corrente mele, pesche e frutti che poi avrei sbucciato.
- al ristorante o fuori casa non consumare carne cruda o poco cotta e piatti che contengano frutta o verdura crude (non è possibile avere la garanzia di un lavaggio accurato).
- se e quando pratichi giardinaggio, usa sempre i guanti e lava accuratamente le mani al termine delle tue attività all'aria aperta.

Divieto a salumi e preparazioni che li contengano senza assicurarne la completa cottura. Foto di Jessica Spengler su Wikipedia.

Eppure la psicosi "gatto-toxoplasmosi" continua a diffondersi...
Nonostante centinaia di pubblicazioni scientifiche, così come articoli di testate giornalistiche affidabili e testimonianze di veterinari e medici illuminati, abbiano ormai provato che il ruolo del gatto nel contagio della toxo è piuttosto marginale (e peraltro riguarda casi e contesti in cui non vengono rispettate le norme igieniche di base), resta nella cultura medica una certa superficialità nel comunicare i comportamenti a rischio, così come spesso passa il messaggio che nonostante le accortezze suddette sia facile prendersi la toxoplasmosi. E si alimenta quindi uno "spauracchio" che degenera presto in una vera e propria ossessione, per tante donne in gravidanza.
Io stessa mi sono sentita ripetere da tante conoscenti, ma anche da amiche: "Fai molta attenzione al gatto! Ma non sarebbe meglio allontanarlo? Lo tocchi ancora?" oppure "Non sottovalutare il pericolo toxoplasmosi!". 
La cosa più irritante è stata ricevere queste preoccupate affermazioni da amiche con un elevato livello culturale e talvolta persino specifico (laurea in medicina, dottorato di ricerca...). Vi assicuro che ci sono rimasta proprio male: cosa avrei potuto o dovuto fare di più di quel che stavo già facendo? Evitare completamente per nove mesi frutta fresca e verdura cruda? 
Quanto all'ignoranza sul ruolo del gatto non ci sono parole: sono stata io stessa a dover spiegare il meccanismo "gatto infetto -> feci in ambiente per almeno 24 ore -> ingerire feci infette per contrarre la malattia". Ma ancora, alcune persone non erano convinte... ho notato anzi una certa propensione al non approfondire la questione dal punto di vista veterinario-biologico, accontendandosi del "divieto della nonna": non toccare i gatti in gravidanza! 
E la cosa più disturbante è stata osservare, in alcune mie conoscenze, una mentalità talmente antiquata e antropocentrica (purtroppo spesso legata a una concezione biblica della gravidanza, dato che erano le stesse persone ad affermare che l'anestesia epidurale non è necessaria, è naturale soffrire al parto!), per cui dal loro punto di vista non valeva neppure la pena di approfondire la cosa: se il gatto di casa può essere anche minimamente collegato alla toxo, va senza dubbio allontanato... perchè quando si resta incinta, la cosa più importante diventa il figlio che arriverà, mentre il tuo gatto diventa immediatamente un sacrificabile orpello. Questo mi ha fatto arrabbiare ma soprattutto riflettere, e così ecco questo lungo, lungo post.

Le coccole al gatto non fanno male a nessuno! Foto di Heikki Siltala su Wikipedia.

Vi rimando infine ad una serie di articoli particolarmente accurati ed equilibrati, che affrontano la questione a mio parere approfondito e non "allarmistico":

sabato 14 marzo 2020

Una nuova vita: fiocco azzurro nella nostra famiglia!

Cari amici,
questo è un post molto speciale, una grande sorpresa per quasi tutti voi (a cui ho taciuto questa bella novità per mesi) ma anche per me in un certo senso, perchè d'ora in poi tantissime cose cambieranno e sarà tutta una scoperta quotidiana, probabilmente per diversi anni a venire. 
Ebbene, è presto detto... io e mio marito Marco siamo diventati mamma e papà del nostro primo figlio, Stefano!
La gioia e l'emozione sono incontenibili e potenti, ma soprattutto indescrivibili! Non vedevamo l'ora di poter dare questo lieto annuncio, nonostante il periodo così pesante per tutti, e per mesi abbiamo fatto del nostro meglio per arrivare "pronti" (per quanto si possa mai esserlo!) alla nascita del nostro bimbo. Se già la gravidanza non mi è parsa per nulla una passeggiata, per tacere del parto... immagino che il bello venga proprio adesso!
Siamo davvero emozionati, grati e anche curiosi di vivere tutto il resto della nostra vita in compagnia del nostro frugoletto!



"Un bambino è amore diventato visibile" - Novalis

Per le prossime settimane ho già predisposto qualche post già programmato, sperando che io riesca presto a gestire la mia nuova vita da mamma, senza abbandonare questo blog prima del previsto... ma sono fiduciosa! 
Abbiate pazienza se non risponderò ai commenti o alle mail in maniera solerte, prometto che cercherò di tornare attiva e presente non appena potrò... ma adesso la priorità, ovviamente, va alla nostra famiglia, meravigliosamente rinnovata dall'arrivo del nostro Stefano!
Vi abbraccio e vi saluto con affetto, a risentirci presto!

mercoledì 4 marzo 2020

"Cat people" di Asako Ushio

Di gattofili è pieno il mondo, lo sono io e anche tanti di voi che mi leggete, ma cosa spinge un'amante dei gatti a diventare una vera e propria gattara (o gattaro)? E chi sono davvero queste persone che dedicano il loro tempo libero e tante delle loro energie al recupero, alla sterilizzazione e alla salvaguardia dei gatti liberi sul territorio? Questa è la domanda a cui l'originale film "Cat People" (traducibile in italiano come "gattari") vuole rispondere. 
La pellicola è un vero e proprio documentario sulla vita dei gattari che si prendono cura di gatti domestici e selvatici, tra il Giappone (nella famosa isola Tashirojima) e i quartieri di Los Angeles, dove lavorano i volontari di Luxe Paws. Nel mostrare le attività quotidiane di cattura, cura e sterilizzazione dei gatti randagi, con lo scopo poi di re-immetterli in salute sul territorio frenando al contempo la sovrappopolazione felina, ci si può immaginare che un "gattaro" sia solo questo: una persona un po' bizzarra, con scarsa vita sociale e famigliare, che preferisce il duro lavoro fatto sul campo (spesso nelle ore notturne), rapportandosi meglio ai felini piuttosto che agli umani. Eppure "Cat People" è un eccellente documentario perchè va ben oltre questo, indagando cosa si nasconde nell'animo umano dei gattari e altrettanto cosa possiamo cogliere nell'animo dei felini di cui si occupano. E le riflessioni che nascono dal nostro rapporto con i gatti (che siano domestici o randagi) sono assolutamente esistenziali e profonde.



Ad esempio: un gattaro è necessariamente una persona che ha voluto/dovuto incanalare il suo mancato istinto genitoriale nella cura dei felini? E davvero si può (o invece non si può proprio) paragonare l'amore per i gatti a quello per i propri figli? Mi è piaciuto tantissimo il modo, delicato, aperto e onesto, di rispondere a questa domanda... perchè non esiste un'unica verità: ciascuno ha la propria e ci possono essere mille sfumature e forme di quel sentimento atavico e potente che è l'amore, ciascuna degna di esistere e co-esistere, senza classifiche. 
E ancora: la sterilizzazione, mostrata in "Cat People" senza alcun filtro edulcorante, è davvero un bene assoluto per i gatti? Il fenomeno del randagismo felino, preoccupante e importante in molte zone del mondo, è contrastabile effettivamente solo con campagne di sterilizzazione a tappeto e senza dubbio questo protegge e tutela la salute delle popolazioni feline... eppure, presa singolarmente, una gatta incinta non suscita forse in ciascuno di noi uno spontaneo sentimento di tenerezza e protezione?
E infine, forse il tema più spinoso e complesso su cui getta luce il documentario: stiamo offrendo davvero la giusta vita ai gatti, rispettosa della loro natura più intima? I mici domestici spesso sono confinati in case e appartamenti che li proteggono certo dai pericoli del mondo, ma sottraggono loro la possibilità di manifestare i loro istinti esplorativi e cacciatori. I gatti randagi, al contrario, si vedono spesso negati cibo sicuro, un tetto sopra la testa e la difesa da pericoli tutti umani (incidenti stradali, ma anche torture e maltrattamenti), ma possono esprimere i loro impulsi felini più vitali. 




Il film, per la regia della nippoamericana Asako Ushio, è disponibile sottotitolato in italiano sulla piattaforma UAM.TV, dedicata ai temi della consapevolezza, del benessere, dell'economia sostenibile, dei diritti dell'uomo e della madre terra... oltre a "Cat People" ci sono un sacco di altri film interessanti, vi consiglio davvero di darci un'occhiata!
"Cat People" è un documentario pieno di sostanza, che suggerisco a tutti coloro che vogliano dare uno sguardo non solo alle vicende dei gattari ma anche porsi qualche domanda su come si è evoluto - nell'ultimo secolo - il nostro rapporto con i gatti. Perchè se è indubbio che tutti noi li amiamo, è allora ancora più importante capire in che modi e maniere quest'amore può concretizzarsi nella nostra e nella loro vita.

martedì 25 febbraio 2020

Un piccolo "Luì" a sorpresa: considerazioni sul birdgardening

Cari amici, su questo blog ho già dedicato diversi post ai simpatici pennuti che visitano i nostri giardini; durante le stagioni fredde ho spesso pubblicato articoli sulle mangiatoie e qualche reportage fotografico "casalingo" sulla mia gratificante attività di birdwatching-birdgardening, tra cince, pettirossi e fringuelli che venivano a rifocillarsi... ma anno dopo anno, stagione dopo stagione, come per l'allevamento dei bruchi di macaone, anche nel caso del birdgardening non si finisce mai imparare qualcosa di nuovo. Basta variare di poco i propri gesti, che la natura risponderà "a tono", sorprendendoci sempre... ed è un meraviglioso dialogo, che potenzialmente può non esaurirsi mai!
Quest'inverno, ad esempio, mi è bastato arricchire il menù del mio "buffet" con le palle di grasso casalinghe, per osservare una specie che non avevo mai visto prima nel mio giardino e di cui ignoravo l'esistenza: il "Luì piccolo" (Phylloscopus collybita)!
Questo piccolo passeriforme si riconosce dal "gemello" Luì grosso (Phylloscopus trochilus) dalle zampette (scure nel piccolo, più chiare nel grosso) e dal movimento della coda, poichè il Luì piccolo infatti dà frequentissimi colpi di coda all'ingiù, ben riconoscibili.

Ecco il primo luì piccolo che si è avvicinato alla mangiatoia!
"Non sono carinissimo?"

L'approccio è stato curioso, per me che ho avuto modo di osservarlo giorno dopo giorno... dopo un mesetto di esposizione della nuova mangiatoia con le palle di grasso casalinghe, ho visto per la prima volta un nuovo uccellino, di dimensioni ridottissime, contendersi il posto al buffet con le audaci cince. Il tipetto era solo e sparuto, ma ben convinto... il tempo di scattare qualche foto per identificarlo, che era già volato via, ma tornava alla mangiatoia sempre più spesso.
Dopo un paio di giorni, la sorpresa: i "Luì" erano diventati due! Ho pensato ad una coppia, come per i fringuelli, ma sarei stata smentita in breve tempo... perchè ben presto la mangiatoia si è affollata fino a quattro, perfino cinque "Luì" contemporaneamente, che a quel punto insieme a un gruppo altrettanto folto di cinciallegre e cinciarelle, rendevano la postazione una vera e propria voliera a cielo aperto... uno spettacolo per gli occhi e per il cuore! Una dozzina di uccellini tutti insieme, chi sulla mangiatoia appesa, chi sulle palle di grasso nella retina, chi tra i rami ad aspettare il suo turno, chi sul piattino a rubare un "pellet energetico". Quando poi, ai "suoi" orari", arrivava anche il pettirosso (a dire il vero piuttosto indispettito dalla presenza dei Luì), il quadretto idilliaco è stato proprio completo... per non parlare delle visite, sempre ben educate, della ghiandaia.

Tre luì in un colpo solo!!!

Tutto questo mi ha portata a riflettere in generale sull'attività di birdgardening dei mesi autunnali e invernali, e da qui questo post che vorrebbe essere un "sunto" della mia passione sviluppatasi in questi anni, da quando ho iniziato ad esporre in giardino cibo per gli uccelli selvatici. Mi sono resa conto che se si vuole instaurare un contatto con la natura bisogna seguire le sue regole e imparare il suo linguaggio, per cui la prima parola chiave per un birdgardening "di successo" è sicuramente... varietà, che fa rima con biodiversità.
Non pensiate che basti esporre bricioline di pane o semi di girasole per attirare davvero un buon ventaglio di specie: magari arriveranno gazze e passerotti (dove ancora ce ne sono), ma se volete godere di un più ampio panorama ornitologico, dovete tenere in considerazione che ciascuna specie ha i suoi gusti e le sue esigenze. Senza saperlo, grazie alle mie palle di grasso casalinghe, ho ad esempio attirato i Luì piccoli, specie che mai avevo visto (nè della quale avevo sentito parlare) in tanti anni di birdgardening... eppure, ci sono sempre stati, e in grande numero a quanto pare!
Per cui differenziate il più possibile il menù delle vostre mangiatoie e anche la tipologia di esse: quelle che lasciano posarsi gli uccelli, quelle adatte per gli uccelli che si "appigliano" (come le cince), ecc... insomma, varietà, varietà e ancora varietà: questo vi garantirà di poter osservare tante specie diverse, ciascuna con il proprio comportamento.

Fringuello maschio, raramente si posa sulle mangiatoie perchè preferisce "razzolare" per terra

Luì sulla mangiatoia e, a destra, fringuella femmina che studia la situazione

E' chiaro che ciascuno deve poi anche fare i conti con la propria disponibilità di spazi, ma se possibile, non limitatevi ad un solo "menù" generico e una sola mangiatoia. Inoltre vi consiglio spassionatamente di provare a fare con le vostre mani le palle di grasso (in questo post la ricetta, potete omettere le mele per conservare più a lungo il prodotto), perchè ho trovato in generale un maggior gradimento di queste da parte degli uccelli rispetto ai mangimi (comunque sicuri e ben bilanciati) industriali.
Un'altra parola chiave è... continuità e rispetto dei tempi giusti. Una mangiatoia esposta a metà settembre, quando un giorno di pioggia si alterna a dieci giorni di bel tempo e caldo, probabilmente verrà snobbata fino all'arrivo del freddo. E' importante "beccare" il momento giusto per esporre il cibo e le mangiatoie: nè troppo presto, nè troppo tardi. Lo scorso anno, ad esempio, mi è capitato di aver temporeggiato troppo nell'esporre la mangiatoia e ho avuto pochissimi pennuti frequentatori: questo perchè si erano già abituati alla mangiatoia del vicino, presa d'assalto. Chiaramente è tanto più importante rifornire quotidianamente e comunque non far mai esaurire il cibo del vostro "buffet", che deve essere continuo per tutti i mesi di stagione avversa: una volta che gli uccellini l'avranno preso come riferimento, soprattutto d'inverno ne diventeranno dipendenti e sarebbe una vigliaccata lasciarli senza cibo all'improvviso.

Cinciarelle, più piccole e dai toni azzurrini
Cinciallegra, più grande e con il capo nero

Una terza e ultima parola chiave che serve per godere a pieno del birdgardening, ed è forse la più difficile da garantire e garantirsi, è... pazienza e, se possibile, tanto tempo. Mi rendo conto che esporre mangiatoie "curando" la loro gestione (in termini di varietà, continuità ma anche igiene, non dimentichiamolo) per aiutare e al contempo ammirare gli uccelli, è qualcosa che richiede tempo, quotidiano e settimanale. Più per l'osservazione che per il resto, perchè come in ogni "caccia", serve pazienza, tempo e ancora pazienza. Gli uccellini non arriveranno subito e, anche quando si sarà consolidata la loro abitudine a frequentare la nostra mangiatoia, restano animali selvatici poco propensi al contatto umano, in allerta ad ogni minimo movimento: bisognerà avere l'accortezza di posizionarsi discretamente dietro ad una finestra, muovendosi lentamente per non spaventarli. Se poi vorrete "catturare" il pennuto in uno scatto fotografico, allora armatevi davvero di tanta pazienza e tanto tempo: non sarò certo io ad insegnarvi i rudimenti della fotografia naturalistica, ma sappiate che per un solo scatto "appena dignitoso" ce ne saranno almeno venti da buttare.
Che dire poi dei nostri ritmi di vita, che spesso ci costringono ad uscire al mattino presto, tornando a casa quando già è buio in autunno e inverno? Vi potrete domandare il senso di aver posizionato una mangiatoia, se poi durante il giorno non potete godere della vista dei suoi frequentatori. La risposta in questo caso è la seguente: un'abitudine e una frequentazione assidua a una fonte di cibo si formano nei giorni e, se nel weekend potrete ammirare qualche pennuto rifocillarsi nel vostro giardino, sarà solo grazie al fatto che durante tutta la settimana gli avrete dato la possibilità di rifornirsi quotidianamente. Ed infine, dovete avere chiaro l'obiettivo primario per cui esponete una mangiatoia: non le foto, non le vostre osservazioni, bensì l'aiutare a sopravvivere gli uccelli in cerca di cibo durante i mesi invernali. Il poter ammirare i pennuti, liberi, ed eventualmente persino fotografarli, è una gradita conseguenza, ma non può esserne la ragione principale, pena tanta frustrazione inutile.


Varietà, continuità, pazienza e tempo... mi rendo conto che queste sono proprio delle parole chiave, quasi delle "regole d'oro", che vigono in natura in tanti frangenti, ben oltre il mondo degli uccelli selvatici! E voi quale lezione avete imparato dal birdgardening? Se non vi foste ancora approcciati a quest'attività, vi consiglio davvero di farlo... anno dopo anno diventerete sempre più esperti e il piacere di ammirare una "voliera a cielo aperto", nei mesi peraltro considerati cupi come quelli dell'autunno e dell'inverno, sarà davvero una gioia per l'animo.

lunedì 17 febbraio 2020

La frase del giorno: Sonia Campa

I gatti rappresentano dei ponti eccezionali per affacciarsi ai temi dell'ambiente, dell'ecologia, della psicologia e dell'etica che riguardano la relazione dell'uomo con gli animali non-umani e persino con sé stesso. (...) Il gatto riesce a immergerci in un mare di contatto autentico, primitivo con la natura, pur continuando a cullarci, a trasmetterci attraverso le sue fusa e le sue lusinghe lascive il senso di calore, di affetto, di dolcezza legata al sentimento e alla casa. Il gatto riesce a mettere in comunicazione il mondo dell'uomo di oggi con il resto del sistema dei viventi, aderendo a certe coordinate affettive umane ma, nello stesso tempo, negando l'idea di possesso e di controllo per spingerci verso logiche più ecosistemiche, all'interno delle quali (...) ci sentiamo parte di un disegno complessivo più ampio.
Sonia Campa

Paciocca in giardino

In occasione della "festa del gatto", quest'oggi ho scelto questa bella citazione per rimarcare il valore aggiunto del nostro micio e del rapporto che abbiamo (o potremmo avere) con lui. Spesso tendiamo solo a dargli importanza in quanto amabile, curioso e socievole animale domestico, talvolta addirittura ci dimentichiamo di quanto potenziale "selvatico" abbia ancora e dovrebbe poter esprimere... perchè la possibilità per il nostro gatto di esperire un legame con la natura arricchirebbe tanto lui quanto noi, osservandolo ed eventualmente accompagnandolo in questa dimensione da cui siamo sempre più lontani. 
Tante volte ho riflettuto sul fatto che Paciocca è estremamente fortunata: non solo ha una casa con tutti i confort a disposizione, ma può tutti i giorni uscire liberamente in un ampissimo giardino, dove arrampicarsi, cacciare, esplorare, marcare il suo territorio e sorvergliarlo dai "suoi" posti preferiti. E altrettanto mi sono resa conto di quanto fortunata sia io, a poterla accompagnare nelle sue perlustrazioni, che mi hanno dato spesso occasioni preziose per aprire gli occhi sulla natura che ci circondava: e così ho scoperto funghi, fiori ed insetti, sono diventata testimone della lotta per la sopravvivenza tra piante e parassiti, ho raccolto gusci di uova di uccelli selvatici ormai involati... e quanto altro ancora! Credo fermamente che una parte della mia attenzione, empatia e interesse per l'ecologia, l'ambiente e la natura, sia stata stimolata proprio dalla convivenza con i miei gatti... così importanti per me, seppur così diversi da me: questa è stata una miccia che ha acceso la mia curiosità e sensibilità per anche il resto del mondo vivente.
E così è proprio vero che il gatto, tra i mille pregi che già ha e che oggi festeggiamo come uno dei più amati tra gli animali domestici, riesce in un qualche modo anche a metterci in comunicazione non solo con lui stesso, ma anche con il resto della natura, dandoci modo di sentirci parte di un unico, meraviglioso ecosistema. O per lo meno, questo sarebbe l'ideale rapporto da ricercare con il nostro gatto, oltre le coccole, le fusa, il piacere che proviamo nel prenderci cura di lui.
Troppo spesso, in questi ultimi decenni, ho avuto l'impressione che il nostro rapporto con gli animali "da compagnia" (forse addirittura più nel caso del gatto che del cane, con il quale siamo in un qualche modo "obbligati" a ritrovarci all'aperto per le passeggiate) stia diventando sempre più "snaturato", nel senso che lo esperiamo semplicemente tra le quattro mura domestiche, dove il micio riesce a manifestare pienamente solo una parte dei suoi istinti e della sua "vera anima". E questo impoverisce il felino ma parimenti l'uomo, che si riduce a considerare l'animale solo come una propria "propaggine", dimenticando la grandezza e la meravigliosità della natura all'esterno.
Certo mi rendo conto che la possibilità di fare uscire all'aperto il proprio gatto non è per tutti, eppure allora mi viene da dire che - in ogni caso - dovremmo cogliere al volo l'occasione del rapporto con lui, con un animale non-umano, con il quale comunichiamo in modi e maniere non certo principalmente verbali, dovrebbe darci la spinta per aprirci alla natura tutta, alle creature viventi che ci circondano e all'ecosistema che andiamo ad occupare... perchè il nostro gatto, se potesse, ce lo dimostrerebbe in maniera mirabile, che tutto è connesso e che, per quanto si possano amare i confort casalinghi, esiste anche una dimensione di libera naturalità da cui discendiamo e che non possiamo rinnegare. 
Sarebbe bello che questa "festa del gatto", oltre che i video simpatici su youtube e facebook, diventasse anche l'occasione per ricordarci questa "potenzialità ecosistemica" del nostro micio: uno dei doni più preziosi che potrebbe farci, oltre al suo amore che già sperimentiamo ogni giorno.