sabato 16 luglio 2016

Tempo d'estate (2016 - 1)

Esiste qualcosa di più bello dei covoni e dei girasoli d'estate? A mio parere, niente... e mi entusiasmo ancora come una bambina, non appena li avvisto per le strade che costeggiano i campi nei dintorni di casa mia. Così ecco a voi qualche scatto di covoni e girasoli, in giornate piene di luce e di aria, mentre il canto delle cicale risuona ovunque...





L'afa che ci ha presi di mira per diverse giornate nelle scorse settimane, in questo momento ha allentato la presa e questo metà luglio sta regalandoci alcuni giorni di sole e aria fresca, piacevolissimi davvero... il momento giusto per concludere il trasloco e iniziare ad abitare nella nuova casa, finalmente pronta!




Andare in bici per queste strade è una vera fortuna, passano poche auto e si possono fare scoperte interessanti, come alcuni "incontri sonori"... ad esempio in questo canale il concerto delle cicale ha duettato con un assolo forte e potente, quasi un muggito appunto, di una rana toro. Ho provato ad avvicinarmi per individuarla tra le canne, ma non ci sono riuscita... mi resta il ricordo del sole sulla pelle, la limpidezza della giornata e questo suono così inconfondibile del grosso anfibio. Voi l'avete mai udito?


In mezzo a queste canne si nasconde una rana toro...


Ma l'estate è anche tempo di frutti... ecco le nostre more, che finalmente hanno attecchito nel giardino di mia mamma, mentre stanno maturando al sole! Vere e proprie gemme dal gusto pieno, dolce e aspro allo stesso tempo, sono un dono prezioso... negli ultimi anni purtroppo i rovi spontanei che costeggiavano una vecchia strada di campagna sono stati potati a dismisura, forse perchè troppo invasivi e disturbavano il passaggio dei motori agricoli. E così non sapevamo più dove trovare le more per la nostra marmellata! Ci siamo organizzate per averle ugualmente, anche se la soddisfazione di raccoglierle in quella stradina mi mancherà... 

Da così...
... a così!
L'estate, stagione di caldo e di calma, di frutti e di riposo, dovrebbe essere il tempo ideale per assaporare un po' di lentezza e di contatto con la natura... anche per riflettere sulle cose importanti della vita e per rassicurarci di fronte alle tante notizie di attualità che stanno sconvolgendo il nostro mondo.

martedì 12 luglio 2016

"Il passaggio dell'orso" di Giuseppe Festa

Le storie di Giuseppe Festa entrano nel cuore e lì restano: racconti di animali e di uomini, di natura e di una società umana che da un lato difende e protegge, dall'altro specula, profana e distrugge, ma anche racconti di vita e di speranza, di bellezza e di libertà, di storture e di crudeltà, di coraggio e di responsabilità. "Il passaggio dell'orso" non è il primo romanzo che leggo di quest'autore, ma è quello da cui voglio iniziare per presentarvi le sue opere, che sono sì storie immaginarie, ma costruite sulla base di esperienze di vita vissuta dall'autore nei parchi naturali italiani, a contatto con gli animali che lì vivono (o sopravvivono). E così ci troviamo a leggere una storia talmente verosimile da sembrare cronaca, mentre le emozioni del lettore si fanno sempre più forti, grazie all'ottimo talento narrativo di Festa. Il Parco Nazionale d'Abruzzo è la cornice meravigliosa, al contempo accogliente e selvaggia, dove si svolgono le vicende del guardiaparco Sandro e dei volontari Viola e Kevin, due diversissimi adolescenti che vengono mandati a trascorrere la loro estate al Parco, dove impareranno ad apprezzare la forza e la fragilità della natura, in questo caso magistralmente rappresentata delle vicissitudini degli orsi bruni marsicani.


E infatti tra i protagonisti del libro troviamo Orso, orso confidente che si avvicina troppo alle case degli uomini, e tutti gli ultimi orsi marsicani, che vivono proprio nel Parco d'Abruzzo: poco più di una quarantina di animali, la cui sopravvivenza purtroppo dipende in massima parte dalle decisioni umane, nel bene e nel male. Ne "Il passaggio dell'orso" Festa intreccia abilmente la narrazione delle vicende degli orsi con temi di tutela ambientale e fatti d'ordinario squallore umano, quando politica, denaro e profitto valgono più della vita. Ma abbiamo anche motivi di speranza: la volontà e la passione dei guardiaparco, la meraviglia e la curiosità delle persone che si avvicinano al volontariato nel Parco e così scoprono una natura da conoscere, amare e custodire. Ecco un documentario in compagnia dello stesso Giuseppe Festa, che oltre a scrivere libri si occupa anche di divulgazione naturalistica e ambientalista, sul Parco Nazionale d'Abruzzo, gli orsi e i guardiaparco che hanno ispirato la storia del romanzo:



Leggendo "Il passaggio dell'orso" scoprirete moltissime cose sugli orsi (in particolare i marsicani), ma anche su uno dei nostri più suggestivi parchi nazionali, mentre la storia vi commuoverà e vi emozionerà, talvolta restando ammutoliti di fronte alla bellezza della natura, talvolta rimpiangendo di non poter fare di più, in prima persona, per proteggerla con le vostre stesse mani. I libri di Giuseppe Festa, di cui "Il passaggio dell'orso" è quello d'esordio, sono così: storie di vita umana e non umana, ma anche inni al valore impagabile della nostra natura italiana. E quando leggerete, nelle pagine finali del romanzo, del passaggio dell'orso... vi sembrerà di essere davvero lì, ad ammirare con gli occhi lucidi il passo maestoso di quell'animale pacifico e potente, meraviglioso ma così in pericolo, che chiede solo di essere rispettato. Una lettura preziosa.

mercoledì 6 luglio 2016

Educare alla biodiversità, tra passione e vocazione professionale

"All’epoca delle scuole elementari (così si chiamavano, vent’anni fa), amavo moltissimo passare i miei pomeriggi liberi nel mio giardino, nella campagna ferrarese. Piccola naturalista in erba, osservavo con curiosità e passione le piante, gli insetti sfuggenti e multicolori, gli uccelli cinguettanti e le mutevoli nuvole, senza rendermi conto del valore di ciò che mi circondava e senza minimamente sospettare che, un giorno non troppo lontano, le cose sarebbero potute cambiare (stavano già cambiando). Oggi, rispetto ad allora, nel mio giardino sono calati drasticamente gli avvistamenti di rondini, farfalle, api, pipistrelli e piante spontanee che un tempo costituivano i miei quotidiani interessi infantili. Chiaramente, a quell’epoca non sapevo neppure che piante, insetti, mammiferi e uccelli, insieme a tutte le altre forme viventi che popolano il nostro pianeta, danno luogo a un meraviglioso quadro naturale che gli scienziati hanno chiamato “biodiversità”. 


Incontrai il termine pochi anni più tardi, sul finire delle scuole medie, quando una grossa rana del deserto (Notaden nichollsi) campeggiava sulla copertina del National Geographic, il cui titolo era appunto: “Biodiversità. La vita in gioco” (National Geographic Italia, 1999). Lessi gli articoli con attenzione ma, lo ricordo bene, allora non compresi del tutto né cosa ci fosse di tanto speciale in quella parola che descriveva l’insieme di tutte le specie viventi sul pianeta, né il motivo per cui la loro sopravvivenza fosse così a rischio. E soprattutto, non riuscii ad afferrare perché la cosa dovesse essere importante per me, essere umano tredicenne del pianeta Terra. 



Se oggi mi chiedessero di spiegare cos’ha di speciale la biodiversità e perché è fondamentale per la nostra vita, sarei molto più preparata: in questa tesi ho, anzitutto, cercato di condensare le mie conoscenze in proposito. Oggi sono anche molto più preoccupata, perché quella minaccia alla sopravvivenza delle specie viventi, che allora non avevo compreso leggendo il National Geographic, adesso mi è tragicamente chiara: siamo noi, umanità del Terzo Millennio, che con questo nostro vivere, consumistico e sconsiderato, stiamo condannando all’estinzione una vasta porzione di biodiversità. E siamo altrettanto noi i responsabili della situazione di grave crisi ecologica globale, che oggi si palesa in rapporti scientifici sempre più allarmistici e drammatici, mentre i dati e le esperienze ci mostrano un clima impazzito, un inquinamento sempre più pervasivo e incontrollabile, un ambiente sempre meno ospitale per le diverse forme di vita, un ecosistema planetario talmente alterato i cui effetti si ripercuotono anche sul nostro benessere e la nostra sopravvivenza. 


Eppure, per quanto la situazione sia critica, complessa ed estesa, in quanto responsabili siamo anche gli unici che possono agire in senso contrario, nel tentativo di apportare i sufficienti e significativi cambiamenti al nostro stile di vita, affinché la crisi ambientale (di cui la perdita di biodiversità è solo una parte) quantomeno rallenti, nella doverosa speranza che possa anche affievolirsi, fino alla restituzione alle nuove generazioni di un pianeta Terra ospitale, fertile, ricco di specie viventi e di possibilità anche per la vita umana"
.


Questo è l'incipit della mia tesi "Insegnare la biodiversità. Un'educazione interdisciplinare per l'emergenza ecologica", con cui ho preso la seconda laurea (in Scienze della Formazione Primaria), sulla biodiversità e l'importanza di una corretta educazione ambientale nella scuola primaria. Scrivere questa tesi è stato per me uno dei piaceri dell'ultimo anno, ci ho messo interesse e passione, ma anche scrupolo e rigore scientifico: sono stata davvero contenta che sia stata così apprezzata anche dalla commissione! E da settembre prossimo, sperando di lavorare già come supplente nelle scuole, mi impegnerò a fondo perchè la crisi ecologica, l'importanza della tutela ambientale ma soprattutto il senso di appartenenza e di meraviglia verso l'intera biosfera, possano diventare temi d'interesse e passioni anche dei bambini che conoscerò e con cui andrò a lavorare. Il primo passo è fatto, cari amici... e intanto prosegue quest'estate di grandi traguardi!

mercoledì 22 giugno 2016

Il nocino, con le noci di San Giovanni

Tra un paio di giorni sarà San Giovanni, una ricorrenza che un tempo era molto sentita e celebrata, ad esempio con la preparazione del tradizionale "nocino", antico e celeberrimo liquore ottenuto con le noci di metà giugno. Eccomi dunque a riproporvi la ricetta di questo liquore con un po' di anticipo, in modo che possiate organizzarvi per andare a raccogliere le noci. La tradizione vuole che le drupe, ancora acerbe, si raccolgano rigorosamente il giorno di San Giovanni (24 giugno) per dare il via alla loro macerazione in alcool per almeno tutto il mese successivo.


Ingredienti:
- 33 noci verdi raccolte a metà giugno (possibilmente nel giorno di San Giovanni)
- 1 litro di alcool a 95°
- 6 chiodi di garofano
- 1 stecca di cannella
- 500 g di zucchero
- 500 g di acqua


Raccogliete le noci dall'albero, cercando di scegliere le migliori e facendo attenzione che non abbiano "buchi" nel mallo, probabile segno di un "ospite" all'interno della drupa. Lavate le noci e tagliatele in quattro ciascuna, poi mettetele in un recipiente di vetro dalla chiusura il più possibile ermetica, aggiungetevi l'alcool e le spezie. Chiudete sigillando al meglio il vostro recipiente e lasciate macerare il nocino al sole per 30 giorni, andando a scuoterlo ogni giorno. Passato il mese, preparate uno sciroppo con 500 g di acqua e 500 g di zucchero e, quando intiepidito, aggiungetelo al recipiente con le noci e l'alcool. Lasciate ancora macerare il tutto al sole per 15 giorni, sempre ricordandovi di scuoterlo. Al termine di questo periodo, filtrate anche due volte il nocino prima di imbottigliarlo: dovrete poi lasciarlo a riposare in luogo buio, fresco e asciutto almeno fino alla primavera successiva.

Il nocino appena fatto, con il tempo diventerà scuro scuro.
Note:
  • Le noci non dovrebbero essere nè troppo verdi, nè troppo dure, per un buon nocino. Potete valutare il grado di maturazione delle vostre noci osservandone la consistenza: l'ideale è che il gheriglio sia leggermente gelatinoso.
  • Si dice che le noci acerbe vadano tagliate con un coltello possibilmente di ceramica, poichè il metallo a contatto con la noce tende a farla ossidare più in fretta.
  • E' possibile aggiungere anche scorza di limone al nocino, o variare la quantità di spezie.
 

Lo scorso anno ho preparato il nocino che ora è più che pronto per essere gustato. La mattina del 24 giugno, dopo temporali notturni e forte vento (un'appropriata "Notte delle Streghe", nella tradizione che vuole che si radunino proprio in quel momento dell'anno), ho raccolto le mie 33 noci dal vecchio albero di mia nonna: non smetterò mai di essere grata per la fortuna che ho nell'abitare in campagna e nel poter raccogliere i suoi meravigliosi frutti, secondo tradizioni che è bene continuare a praticare e tramandare!

lunedì 13 giugno 2016

Suggerimenti per un corretto approccio agli animali selvatici

Durante tutto l'anno è possibile imbattersi in animali selvatici, ma è in particolare durante la primavera e l'estate che aumentano le probabilità di fare questi incontri, complice il tempo passato all'aperto, tra escursioni in natura, relax nel verde e lavori in giardino, in coincidenza con il periodo riproduttivo degli animali, che è in piena attività. Dallo scorso mese ad esempio io ho già avvistato in giardino un paio di ricci, una stupenda coppia di upupe che viene a cibarsi nel mio orto, rospetti  saltellanti e chissà quali altre creature che frusciano tra i cespugli e il campo di grano. A tal proposito, talvolta quando ci approcciamo alla natura sarebbe opportuna un po' di esperienza, per evitare di commettere errori madornali nel rapportarci con gli animali che vivono in essa... la sezione di Genova di ENPA ha pubblicato un utilissimo album fotografico relativo appunto al corretto approccio con alcuni animali relativamente diffusi nei nostri giardini, nelle campagne e al limitare delle nostre città. L'album ENPA ha un titolo indicativo: "Prima di prendere iniziative, pensa", perchè se è vero che abbiamo tutti buone intenzioni, talvolta queste non bastano... occorre essere informati, consapevoli e capaci di riconoscere anche i casi in cui è giusto interventire. Ad esempio, sappiamo quando è il caso di raccogliere un pullo o un giovane uccello a terra, e quando invece è meglio lasciarlo alle cure dei genitori?

I rondoni vanno raccolti con delicatezza e portati al più vicino CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici)
I giovani merli zampettano a terra in compagnia dei genitori: fa parte della loro natura, nonostante i rischi!
Se vediamo un giovane gabbiano inesperto al volo sulla spiaggia, non disturbiamolo e facciamo semplicemente il tifo per lui!

Mentre facciamo giardinaggio, potiamo e tagliamo l'erba va fatta la massima attenzione: prima di ogni azione cerchiamo di osservare con cura l'ambiente. Tra le fronde, in un cespuglio folto o tra l'erba alta possono nascondersi le tane e i nidi di tanti animali inoffensivi, che purtroppo restano vittime (talvolta rimettendoci anche la vita) delle nostre "opere di giardinaggio". Prima di potare, osservate attentamente l'albero o il cespuglio; prima di azionare il decespugliatore, mettetevi un bel paio di guanti e ispezionate con delicatezza la zona su cui volete agire. Non ve ne pentirete! ;-)

Il riccio costruisce la sua tana tra foglie secche, cespugli, cataste di legna, erba alta. Alcune informazioni utili QUI

Alcuni animali selvatici possono prendere l'abitudine di avvicinarsi molto alle nostre case, stabilendo in prossimità di esse la loro tana... alcuni vanno incentivati nel popolare le nostre campagne e periferie, come i pipistrelli (per i quali ad esempio possiamo predisporre delle bat-box), altri invece vanno scoraggiati, come le volpi (diffuse ovunque) e i cinghiali (solo in alcune zone d'Italia): in tal caso occorre evitare di lasciare avanzi di cibo in giardino, aver cura di chiudere bene i bidoni dei rifiuti... volpi, cinghiali e tassi sono animali presenti nella nostra penisola, ma per la loro stessa sicurezza è bene che conservino la paura dell'uomo e degli ambienti domestici.





D'estate è bellissimo fare escursioni in natura, nei boschi e nei parchi naturali. Anche in tal caso è buona norma tenere presente che ci sono animali che non vanno disturbati... anzi, nella maggior parte delle occasioni, se nel bosco si incontra un animale selvatico (dall'orso fino al più tenero scoiattolo) non facciamoci prendere dalla tentazione di instaurare un contatto, ma ammiriamolo da lontano, proseguendo poi il nostro percorso. Ciò che è selvatico resti selvatico!


La vipera incute timore, ma se stiamo alla larga non occorre certo ucciderla!

Infine, un suggerimento che vale sempre, per tutti gli animali che ci circondano: quando guidiamo, massima attenzione! Perchè non appena usciamo dal traffico cittadino e ci addentriamo su vie provinciali che attraversano la campagna, o su strade che percorrono tranquille zone residenziali, la natura è lì ad un passo e l'asfalto non è mai un suo amico: occhio quindi a rospi, ricci, gatti, lepri e tutte quelle creature che possono attraversarci la strada.


Seguendo questi utili suggerimenti saremo sicuri di rapportarci agli animali selvatici rispettando davvero la loro natura... e potremo riuscire a beneficiare ancor meglio della loro meravigliosa presenza accanto alle nostre vite, intervenendo per aiutarli quando ne hanno bisogno e solo per il loro bene!