martedì 9 febbraio 2016

Gatti FIV+ e l'importanza della sterilizzazione per contenere il contagio

Recentemente al gattile di Ferrara abbiamo accolto l’ennesimo maschio intero, che è risultato positivo (altrettanto per l’ennesima volta) alla FIV, virus dell’immunodeficienza felina.
Questo virus (trasmissibile solo da gatto a gatto) agisce come l’AIDS umana: indebolisce il sistema immunitario del felino, esponendolo a molte altre malattie e debilitandolo in maniera grave e importante. Un gatto FIV+, soprattutto se diagnosticato in tempo e se adottato da una famiglia consapevole, potrà vivere comunque un’esistenza soddisfacente e lunga come quella di un gatto sano: un contesto accogliente e protettivo, le cure veterinarie e gli esami periodici permettono di tenere sotto controllo la malattia e le sue conseguenze. Tuttavia per la FIV, ad oggi, non ci sono cure definitive, né esistono vaccini in grado di immunizzare la popolazione felina. 

Lambrusco, uno dei gatti FIV+ del gattile di Ferrara
In gattile la FIV equivale spesso ad una condanna netta che toglie la speranza di vita a chi è malato: non tanto dal punto di vista della prognosi, quanto dal punto di vista dell’“appetibilità” del gatto in attesa di adozione, perché molte famiglie si tirano indietro di fronte all’idea di adottare un micio malato. È quindi di vitale importanza la PREVENZIONE, per evitare che la malattia continui a diffondersi tra la popolazione felina, dai randagi ai domestici e viceversa.
La FIV si trasmette principalmente tramite il morso profondo durante le lotte per il territorio e nella stagione degli amori. Meno frequente, ma comunque possibile, è il contagio tramite rapporto sessuale o per via transplacentare (mamma gatta trasmette l’infezione ai suoi gattini). Gatti FIV+ sterilizzati e non rissosi, possono quindi vivere tranquillamente con gatti sani e ugualmente sterilizzati: l’importante è non vi siano occasioni di liti con morsi. E' importante sottolineare e capire perchè è proprio la sterilizzazione a giocare un importante ruolo protettivo e di prevenzione.

George, uno dei gatti FIV+ recentemente entrati al gattile di Ferrara (non sterilizzato)
I gatti infatti non amano generalmente lo scontro aperto: arrivano ad azzuffarsi e a provocarsi ferite serie solo in casi molto rari. Il verificarsi di conflitti con morsi profondi è però maggiore e praticamente inevitabile tra maschi interi, durante il calore. La sterilizzazione, eliminando il calore e la relativa aggressività, riduce fortemente le occasioni di scontro e mitiga i comportamenti più dominanti degli animali.
Per questo è fondamentale sterilizzare il proprio gatto: non solo per prevenire l’altrettanto drammatico fenomeno del randagismo, ma anche per contenere il diffondersi della FIV tra tutta la popolazione felina.
Se ci soffermiamo ad analizzare alcuni dati statistici del gattile di Ferrara, scopriamo che tra i maschi interi che arrivano nella nostra struttura con età maggiore di due anni risultano FIV+ ben 8 gatti su 10: un dato preoccupante, che deve darci una ragione in più per sterilizzare il nostro gatto. 

Ettore, un bellissimo tigratone FIV+ che aspetta adozione al gattile di Ferrara

Invitiamo quindi tutte le persone non solo a sterilizzare il proprio gatto, ma anche a segnalare alle associazioni animaliste eventuali casi di gatti di proprietà o randagi non sterilizzati. Si tratta di un dovere civico, per prevenire e contenere una malattia, ancora incurabile, che può affliggere tutti i gatti.

venerdì 5 febbraio 2016

7 segnali per capire se il nostro gatto ci ama

Enigmatico e misterioso, ma anche dolce e coccolone: chi ama i gatti sa che ci sono alcuni comportamenti "speciali" che il nostro felino domestico riserva solo alle persone a cui vuole bene. E se di fronte agli estranei magari si dimostra sfuggente e disinteressato, con i membri della sua famiglia si lascia andare ad atteggiamenti molto particolari che significano semplicemente "ti voglio bene, mi fido di te e sono felice che tu sia qui!".
Arcaplanet ha realizzato una bellissima infografica che riassume i sette segnali "d'affetto" più comuni che il gatto ci lancia: dalle fusa ai leccotti, dal mostrare la pancia allo "strusciarsi" tra le nostre gambe. Vediamo insieme questi sette comportamenti che sono delle vere e proprie manifestazioni d'amore del nostro micio!


1. Fa le fusa e ci mordicchia: le fusa sono forse il modo più conosciuto con cui i gatti manifestano il loro affetto. E’ il loro modo per farci sapere che si sentono tranquilli e sicuri con noi. Stessa cosa vale se il vostro gatto vi mordicchia. Se notate, infatti, i gatti tra loro spesso si mordicchiano. E’ il loro modo di giocare e di essere socievoli. Badate bene, però, che il morso non sia troppo forte. In quel caso, infatti, è da intendere come un attacco, quindi forse qualcosa di male gli avete fatto!
2. Si struscia contro di noi: se il nostro micio ci viene continuamente in mezzo ai piedi non è perché vuole farci cadere come nelle migliori parodie sui social, ma è perché ci vuole stare vicino. In realtà è anche un modo per farci sapere che siamo di suo possesso. Infatti, lasciando il suo odore su di noi, gli altri gatti sanno che devono starci alla larga perché siamo di sua proprietà;
3. Ci sta vicino quando siamo malati: quando siamo a letto con la febbre è bello avere il nostro micio vicino che ci tiene compagnia e ci “conforta”. Bisogna ammettere, però, che il suo non è un comportamento totalmente disinteressato! Infatti, a lui piace dormire al calduccio e magari addormentarsi grazie alle nostre coccole, quindi quale occasione migliore per venire vicino a noi per qualche grattino, visto che siamo costretti a starcene a letto tutto il giorno?
 
4. Mostra la pancia: starsene con il ventre all’aria non è una cosa che un gatto fa a tutti. Vuol dire mostrare una parte vulnerabile del proprio corpo, quindi, quando questo accade, significa che si sente sufficientemente al sicuro da potersi lasciare andare;
5. Muove la punta della coda: come per gli altri animali, la coda è uno strumento per manifestare le proprie emozioni. Se il nostro micio tiene la tiene in alto e ne muove la punta vuol dire che ci trova particolarmente simpatici. Forse non è amore, ma affetto sì!
6. Ci viene a dormire in braccio e “fa la pasta”: Se siamo comodamente sdraiati sul divano e lui ci viene in braccio, è perché lo avverte come un posto sicuro e comodo dove rilassarsi. Se, poi, inizia a muovere le zampette come se stesse impastando la pizza, è perché sta mettendo in atto un comportamento che teneva da piccolo, quando con lo stesso movimento cercava di far uscire il latte dalle mammelle della mamma. Muovere le zampette in questo modo durante l’età adulta lo aiuta a rilassarsi, e questo è un bene se lo fa in nostra compagnia;
7. Ci fa il bagno: mamma gatto è solita leccare i suoi piccoli quando sono appena nati. Se il nostro micio fa lo stesso, è perché vuole prendersi cura di noi, così come la sua mamma faceva con lui.

Paciocca mi riserva quasi tutte queste attenzioni speciali, salvo il "farmi il bagno" e il dormire in braccio, due atteggiamenti che evidentemente non le piacciono. E voi, quanti di questi comportamenti osservate nel vostro gatto? Raccontatemi tutto!

lunedì 1 febbraio 2016

Il mantello del gatto: i colori e i disegni

Dopo un'introduzione sul mantello dei gatti, classificato in base alla lunghezza del pelo, oggi scopriamo invece le altre possibili classificazioni, in base al colore, al disegno e alla ripartizione di questo sul corpo del nostro amato felide. Come vi ho anticipato, la faccenda è abbastanza complessa! Partiamo subito con il dire che il mantello del gatto può essere classificato in sei macro categorie: 
1. Mantelli di un unico colore, che sono chiamati mantelli "solidi" o self;
2. Mantelli argentati, quando il pelo ha la base bianca e la punta colorata, creando sfumature molto particolari;
3. Mantelli tigrati, detti "tabby";
4. Mantelli tipo siamese, detti "colourpoint";
5. Mantelli con la pezzatura bianca, ossia gatti con il mantello bianco in abbinamento ad altre macchie di colore (uniformi o tigrate);
6. Mantelli tricolori: tartarugati e calico.

Tutti i mici "modelli" in questo post sono (o sono stati) ospiti del Gattile di Ferrara

Fin qui, tutto molto semplice! In realtà ciascuna di queste macrocategorie si suddivide a sua volta in altre sottoclassi, le cui caratteristiche talvolta sono molto evidenti, talvolta meno. Infatti...

Mantelli solidi o di un unico colore
Per rientrare in questo tipo di categoria, il gatto deve avere tutti i peli di un unico colore e ciascun pelo deve essere di quel colore dalla radice fino alla punta: se vogliamo classificare un mantello come "solido", non devono infatti esserci striature o peli di altro colore. Quanto alla tonalità, oltre ai classici tutto bianco e tutto nero, abbiamo il gatto "blu" tipo certosino, ma anche altri colori più particolari come "cannella", "fawn" (daino), "chocolate", "lilac", "rosso-crema".


Mantelli argentati
I gatti "argentati" presentano diversissime sfumature, ma la caratteristica comune è che la radice di ciascun pelo è candida, mentre il resto del pelo è colorato di nero, blu, grigio, crema, rosso... in base alla lunghezza della porzione colorata, si possono classificare diverse tipologie di "silver": smoke, shaded, chinchilla. I gatti che vi propongo nelle seguenti foto sono quasi tutti "silver tabby", ossia argentati ma in abbinamento ad una leggera tigratura. Questa tipologia di mantello non è molto diffusa... e a maggior ragione, il fortunato felino che può sfoggiare un "mantello d'argento" è davvero dotato di un fascino unico!


Mantelli tigrati o tabby
Decisamente i miei preferiti, nelle loro varie categorie che davvero fanno sembrare questi gatti delle piccole tigri, sinuose, selvagge e stupende. Tutti i gatti tabby esibiscono la famosa "M" in fronte, uno speciale disegno ben riconoscibile. A seconda del tipo di tigratura, possiamo avere un gatto tigrato:
- Spotted tabby: quasi come il disegno del mantello del ghepardo, lo spotted tabby presenta tante piccole maculature, rotonde o ovali, regolarmente distribuite su tutto il mantello. Può essere anche osservabile una linea nera continua, che parte dalla nuca del gatto e giunge fino alla base della coda.
- Blotched tabby: detto anche "marmorizzato", è tra i tabby più belli e si può trovare in tantissime colorazioni (tonalità di marroni, ma anche di rosso e di grigio). In questo mantello troviamo tigrature grosse e ben marcate che vanno quasi a comporre un "disegno a farfalla".
- Mackarel tabby o "tigrè": la tigratura classica, quella da "gatto tigrato dei fumetti". Sulla schiena troviamo una grossa linea nera continua, che parte dal capo fino alla base della coda del gatto; da questa grossa linea partono poi in senso perpendicolare tante righe parallele tra loro, ininterrotte, sottili e ben disegnate.
- Ticked tabby: in realtà la foto che vi propongo non è esattamente quella più "esemplare" di questa colorazione, perchè è piuttosto rara. Si tratta di un mantello che può presentare leggere righe sulla coda e sulle zampe, eventualmente anche nella zona del muso, ma nella zona del corpo non presenta striscie o bande, bensì una colorazione uniformemente "ticchettata". Questo mantello è tipico dei gatti abissini.


Mantelli colourpoint o "motivo siamese"
Inconfondibili e bellissimi con i loro occhi di acquamarina, i gatti "colourpoint" hanno un mantello chiaro che diventa marcatamente scuro alle estremità delle zampe, nella coda e nel musetto, comprese le orecchie. Curioso è sapere che, alla nascita, tutti i gattini colourpoint sono bianchi e assumono stabilmente i colori tipici solo con il passare dei giorni: questo dipende dal fatto che il gene di questa colorazione codifica per un enzima che è sensibile alla temperatura. Nell'utero materno la temperatura è alta e costante (38,5° C) e pertanto i gattini nascono tutti bianchi ma, dopo la nascita, le estremità sono a una temperatura leggermente più bassa rispetto al resto del corpo: in queste zone il pigmento allora tenderà a mostrarsi più intenso. Interessante è osservare che l'intensità della colorazione dipende anche dal grado raggiunto dalla temperatura: nelle regioni più fredde, i colourpoint sono in linea generale più scuri rispetto a quelli che vivono in climi caldi.
Comunemente il colourpoint è detto anche "siamese", in realtà il termine si riferisce ad una specifica razza felina che però non è la sola a presentare un mantello con queste caratteristiche. Inoltre, come potete ben vedere da queste foto qui sotto di mici di gattile, il mantello colourpoint non dipende da un pedigree!


Mantelli a pezzatura bianca
Diffusissimi, i gatti a "pezzatura bianca" presentano porzioni di mantello bianche (più o meno estese) in abbinamento ad altre zone colorate, eventualmente anche tigrate. In base alla percentuale di macchie bianche, possiamo distinguere tra:
- Bicolore: il bianco si estende per circa 1/3 del mantello (di solito parte del musetto, tutta la gola, tutta la pancia e parte delle zampe), i restanti 2/3 sono di un unico colore oppure presentano una tigratura uniforme (in questo caso sono bicolori tabby e bianco).
- Arlecchino: il bianco si estende per la maggior parte del corpo, circa i 5/6 di tutto il mantello. Per il resto ci sono macchie di colore "solido" di solito sul dorso e sul capo, eventualmente sulla coda, ben separate tra loro dando l'impressione di un costume "arlecchino".
- Van: questi gatti sono praticamente tutti bianchi, salvo per la coda e la testa, che invece presentano un colore solido o anche una tigratura (come nella foto qui sotto).
- Mitted: specificità di questo mantello è la presenza del (poco) bianco solo in zone specifiche, in particolare nella punta delle quattro zampe, una piccola macchietta sul muso ed eventualmente una sottile linea bianca sul ventre. Il resto del mantello è di un altro colore (nelle foto qui sotto l'altro colore è molto chiaro, ma comunque non bianco).


Mantelli tartarugati e calico
Per regole genetiche, i gatti tartarugati e tricolori generalmente sono sempre femmine. Questa colorazione così tipica prevede un abbinamento di tre colori di cui uno è sempre rossastro (si va dal rosso al crema). Le macchie di colore possono essere ben distinte e ampie: nel caso di gatte bianche, rosse e nere si ha la tipica colorazione "calico". Quando invece osserviamo un mantello "screziato" tra i vari colori, abbiamo la tipica colorazione tartarugata o "a squama di tartaruga" (tortie). Esistono inoltre anche combinazioni di "squama di tartaruga" e bianco (che talvolta vengono quindi catalogati nella categoria precedente, come mantelli a pezzatura bianca). 


Ed eccoci alla fine di questa complessa catalogazione. Allora, siete riusciti a seguirmi in questa  carrellata di mantelli, disegni, colori e sfumature, o vi siete persi ad ammirare questi meravigliosi esemplari di "modelli felini"? E qual è il vostro preferito?

mercoledì 27 gennaio 2016

"Un gatto non è un cuscino" di Nöstlinger Christine

Un libro pieno di pregi e di difetti, in egual misura: tante le cose che mi sono piaciute di questa lettura, quante quelle che proprio non mi hanno convinta. "Un gatto non è un cuscino" è l'originale titolo di questa storia per bambini di Nöstlinger Christine, autrice per l'infanzia piuttosto famosa e vincitrice anche del prestigioso premio Hans Christian Andersen. La storia che qui racconta riguarda un miciotto bianco e nero, che nasce in una stalla, ultimo e più magrolino di una cucciolata di mici bianchi e neri. Il nome del gatto? Ne avrà alcuni: Miciomicio, Samuele, Muccibù e Cicciobomba, a seconda delle famiglie dove si ritroverà a vivere, tra diverse disavventure... per poi concludere, alla fine della storia, che preferisce non avere alcun nome, per essere un gatto libero.
Intendiamoci: la storia è narrata ottimamente, l'autrice sa il fatto suo. Ed è anche fortemente educativo per un bambino leggere le vicende di questo micione bianco e nero: prima come Samuele, adottato da una famiglia incapace di educare i figli al rispetto di un gatto; poi come Muccibù, affidato ad un'anziana e buona signora del tutto inconsapevole di come si alimenta un micio (non a cioccolata e budino!); infine come Cicciobomba, accolto nella mansarda di una giovane coppia che si deciderà a portarlo dal veterinario per sterilizzarlo... e qui finisce la vita domestica del nostro protagonista a quattro zampe, perchè dallo studio veterinario fuggirà per darsi alla macchia, diventando un randagio complessivamente soddisfatto della propria vita.


Punto di forza è indubbiamente il descrivere il gatto in maniera simpatica, adatta ai bambini ed al contempo estremamente puntuale per quanto riguarda le esigenze naturali di un felino domestico: cacciare, marcare il territorio, non essere strapazzato come un cuscino o un giocattolo, scavare per fare i propri bisogni, esplorare, arrampicarsi. E questa è una bella lezione per tutti i giovanissimi lettori, che comprendono così le specificità del gatto, il suo temperamento, il suo bisogno di indipendenza e il suo essere certamente meno "addestrabile" rispetto al fedelissimo cane.
Meno credibile è che le tutte famiglie nelle quali il gatto vive siano inadeguate, per un verso o per un altro, come se tutti gli esseri umani fossero incapaci di rispettare la natura felina: non è sempre così! Per quanto ahimè le situazioni descritte siano dei cliché direttamente tratti dalla vita quotidiana (famiglie frenetiche dove il gatto viene preso come fosse un pupazzo per bambini; vecchine che ingozzano il micio come fosse un'oca da ingrasso, ecc.), ad esempio non mi convince che anche l'ultima famiglia - peraltro dimostratasi responsabile nel portare a far sterilizzare il gatto, un messaggio che dovrebbe passare come importante! - complessivamente venga "bocciata" e abbandonata dal gatto. 
Ma ancor meno convince la fine del libro, quasi un "inno al randagismo": "Piuttosto che tornare a essere un 'Miciomicio',un 'Samuele', un 'Muccibù' o un 'Cicciobomba', preferisco rimanere un gatto affamato, raffreddato, sudicio, pieno di pulci e senza nome. Un gatto libero!" (C. Nöstlinger, Un gatto non è un cuscino, p. 79).
Ecco: la morale proprio non mi piace e trovo che sia fortemente diseducativa per i bambini che leggeranno questa storia. Giustissimo il sottolineare che "un gatto non è un cuscino", ma trovo sbagliato chiudere questa storia lasciando il nostro protagonista felicemente in strada, tra l'altro consapevole del rischio di lasciarci le penne ("Probabilmente non arriverò alla vecchiaia, come i gatti casalinghi coi loro bravi nomi. Ma non è detto che invecchiare sia sempre questa gran fortuna.", p. 78). 
D'accordo l'indipendenza, d'accordo l'amore per l'esplorazione e la caccia, ma il gatto resta pur sempre un animale domestico e promuovere la convinzione che invece possa cavarsela anche da solo in strada e che non soffra eccessivamente per una condizione randagia, per quanto mi riguarda è un'evidente pecca di questo libro. C'è solo da augurarsi che i bambini traggano solo il meglio da questa storia, imparando a rapportarsi con il loro micio nel rispetto della sua natura.

giovedì 21 gennaio 2016

Gatti e cetrioli, quando la stupidità non fa ridere...

Recentemente Google mi ha proposto come "voce di ricerca" particolarmente cliccata e meritevole di interesse, il "perchè i gatti hanno paura dei cetrioli". Nella mia beata ingenuità, inizialmente credevo che fosse una paura-disgusto: pensavo di vedere gatti schifati che si allontanavano dall'ortaggio (come capita con gli agrumi), perchè magari per loro hanno un odore sgradevole. Grande è stata la mia sorpresa nel vedere decine e decine di video su youtube (in tutte le lingue...) dedicati all'edificante attività di porre cetrioli e zucchine dietro i gatti, mentre questi stanno mangiando tranquilli nelle loro ciotole, per poi riprendere i balzi spaventati e improvvisi che fanno i felini quando si accorgono dell'ortaggio. Risate e sghignazzi a non finire da parte delle persone che hanno architettato lo "scherzo": tutto molto divertente, no? 
Se non fosse che per il gatto non è affatto uno scherzo, soprattutto perchè messo in pratica in uno dei momenti e dei luoghi che per il nostro micio sono più "sacri" e identificati come zona rassicurante della casa: il posto delle ciotole, dove nutrirsi senza doversi preoccupare dei predatori. Il cetriolo, che ci fa tanto ridere, viene percepito dal gatto come una minaccia  per due motivi: 
1. La sua forma, il suo colore e la sua lucidità ricordano un serpente o comunque una creatura sconosciuta, che per il gatto potrebbe essere un predatore; 
2. Appare in modo completamente improvviso e senza fare rumore, in prossimità delle ciotole del cibo, mentre il gatto sta mangiando ed è "vulnerabile" e impreparato ad affrontare eventuali pericoli.
Pure se con le nostre risate di sottofondo, per il gatto l'apparizione del cetriolo corrisponde a un vero e proprio shock e non è per nulla divertente, nè salutare. Si sta stressando il proprio gatto in maniera completamente inutile e soprattutto dannosa, perchè gli si sta facendo sperimentare una minaccia in prossimità (e durante il momento) del pasto. Veramente una scelta infelice. Immaginate di essere sulla soglia del dormiveglia a letto, oppure felicemente a tavola mentre state gustandovi un bel piatto di maccheroni fumanti: se si palesasse all'improvviso un fenomeno imprevisto e non immediatamente riconoscibile, che effetto vi farebbe? 
Come ho già avuto modo di ripetere, il gatto è un animale abitudinario e territoriale, che fa della conoscenza del suo territorio uno dei punti cruciali del suo benessere psicofisico. Vorrei quindi sperare che, per tutte le geniali persone che hanno voluto fare questo "scherzo del cetriolo" al proprio gatto, almeno l'abbiano fatto una sola volta e non di più. Il gatto è una creatura estremamente sensibile, nel bene e nel male, e alla lunga restare shockati proprio nei momenti e nei luoghi dove si dovrebbe essere più rilassati e al sicuro, può generare nell'animale una situazione di insicurezza e stress psicologico. 

Fonte immagine: QUI
Anche gli esperti di etologia hanno decisamente condannato quest'ondata di "scherzi del cetriolo": "Questi video sono un vile incitamento a spaventare il proprio gatto, per poi permettere ad altre persone di ridicolizzarlo" (John Bradshaw, in quest'articolo di National Geographic).
Ma permettetemi anche una polemica più generale. Ciò che trovo ancora più grave del gesto in sè, è la sfrenata emulazione generata da questa nostra stupida società di internet-connessi: non appena appare un video "divertente" (o presunto tale), ecco un gran gregge di pecoroni che non vede l'ora di replicare l'impresa per poter mettere il proprio video on-line. Seriamente, al di là del malessere dei poveri gatti che vengono impiegati come "cavie" per video-esperimenti, questo tipo di conformismo umano è ancora peggio.
Volendo concludere, non è sbagliato giocare con il proprio gatto ed eventualmente fargli anche qualche scherzo, ma deve essere chiaro a entrambi che si sta giocando, insieme e in quel preciso momento: solo in questo modo il gatto dà un senso a ciò che sta accadendo, è padrone della situazione e sa di non star correndo alcun pericolo. Avete mai provato ad esempio a giocare "a nascondino" con il vostro micio? Funziona più o meno come tra bambini: ciascuno dei due si rincorre per le varie stanze della casa, alternando gli inseguimenti a momenti di stasi dove ci si nasconde dietro le porte (sia il gatto, sia noi), per poi saltare fuori in prossimità dell'altro con l'intento di coglierlo di sorpresa. Durante questi momenti di gioco, il gatto balza e salta in modo giocoso, stando all'erta per individuare i nostri movimenti, schivandoci e fuggendo via in modo chiaramente divertito. Questo è un modo corretto di divertirsi con il proprio gatto... e non a spese di esso.