lunedì 1 settembre 2014

"Chi ha paura dei pipistrelli?" di Maria Rabozzi

Cala il crepuscolo in una sera estiva: mentre il sole affonda all'orizzonte e le stelle appaiono una dopo l'altra, nel cielo sfumato cobalto frulla velocissima una sagoma inconfondibile: un minuscolo corpicino peloso, due ali scure come un impermeabile che compiono manovre incredibili, seguendo traiettorie per noi misteriose e affascinanti. Di chi sto parlando? Di un pipistrello, naturalmente! 
E non ditemi, cari lettori, che anche tra voi c'è qualcuno che può averne paura! Perchè di questo piccolo mammifero notturno, utile amico delle nostre campagne e gran divoratore di zanzare, non c'è proprio da aver paura... basta solo conoscerlo un pò meglio per trovarlo subito simpatico, ma soprattutto affascinante come poche altre creature sanno essere! Volete saperne un pò di più?

Un piccolo pipistrello europeo. Fonte foto: Wikipedia.
Purtroppo da secoli e secoli i pipistrelli, per il loro curioso aspetto e le loro abitudini notturne, hanno alimentato un bel pò di leggende, miti e un ancora più pregiudizi. Esistono persone che di fronte alla parola "pipistrello", non possono fare a meno che esprimersi in maniera schifata... ma quanto sappiamo, davvero, di questo mammifero volante, unico nel suo genere? Un bel libro che vi consiglio a questo proposito è "Chi ha paura dei pipistrelli?", scritto da Maria Rabozzi, insegnante di scuola media e soprattutto grande appassionata di natura e animali, che con questa pubblicazione vuole far conoscere a tutti la straordinarietà dei chirotteri, appunto i pipistrelli. 


Il libro si apre con una storia vera, di un incontro che ha cambiato la vita dell'autrice: il ritrovamento di Pippi, piccolo pipistrellino di pochi giorni caduto dalla sua tana durante un temporale, in serio pericolo di vita. Maria riuscirà a salvare il piccolo Pippi prendendosene cura con dedizione e sensibilità, prima di affidarlo a un Centro Recupero Animali Selvatici, e trascorrendo ben due settimane in compagnia della minuscola creatura ne rimane rapita e affacinata. E così, in questo bel libro, partendo da una storia vera di vita vissuta, e raccontata con trepidazione e intensità, si passa poi a scoprire tutti i segreti di questo incredibile animale che è il pipistrello. 

Alcuni pipistrelli si nutrono di frutta. Fonte foto: Wikipedia.
I chirotteri sono diffusi su tutto il pianeta, ma sapevate che il più piccolo può misurare solo pochi cm, mentre il più grande ha un'apertura alare di più di un metro e mezzo? Avreste mai immaginato che i pipistrelli passano l'inverno in letargo e, in questa fase, riescono ad abbassare la loro temperatura corporea fino agli 0°C? O ancora, che i chirotteri allevano i propri piccoli in vere e proprie nursery, dove si radunano tutte le mamme con il loro piccolo?
Nel leggere "Chi ha paura dei pipistrelli?" mi sono stupita di quanto poco sapessi su questo straordinari mammiferi che popolano anche i dintorni di casa mia, e quanto ci fosse di davvero speciale in loro! Inoltre sono creature utilissime, in quanto in una notte possono arrivare a mangiare tra le 1000 e le 2000 zanzare: non per nulla, il pipistrello è protetto dalla legge italiana dal 1939. Nonostante le tutele, i chirotteri europei sono attualmente minacciati di estinzione poichè, come troppi altri animali, soffrono enormemente per l'impatto delle attività umane nell'ambiente: uso di pesticidi in agricoltura e di sostanze chimiche in edilizia, distruzione di zone boscose o di altri tipi di rifugi, nonchè una generale intolleranza generale, sono tutti fattori che rendono sempre più difficile la vita per questi mammiferi.

Il pipistrello dorme appeso a testa in giù. Fonte foto: Wikipedia
Ahimè infatti, sfortuna dei pipistrelli, spesso vengono considerati poco più di "topi con le ali", animali sgradevoli e inquietanti. Si tratta di vera e propria ignoranza, perchè i pipistrelli non hanno nulla a che vedere con i topi (pensiamo anche solo alla loro fecondità: i topi sono molto prolifici, i pipistrelli invece, nel migliore dei casi, riescono a partorire solo due cuccioli all'anno)! Il libro di Maria Rabozzi raccoglie, oltre che tante informazioni scientifiche, anche tutta una serie di racconti, leggende e storie popolari da tutto il mondo sulla figura del pipistrello. E così scopriamo che in alcune culture questo animale viene positivamente considerato come un favoloso ibrido tra due mondi: un mammifero alato, che viene dalla terra, ma è padrone del cielo come fosse un uccello.
"Chi ha paura dei pipistrelli?" ci mette in condizione di conoscere questo speciale animaletto, scoprendone le verità scientifiche oltre alle leggende che da secoli si legano al pipistrello; il libro è inoltre adatto anche per essere impiegato come strumento didattico in classe, per promuovere una corretta conoscenza della fauna che ci circonda e per incentivare il rispetto della natura.

Pipistrello in volo, notate il folto pellicciotto. Fonte foto: Wikipedia.
Personalmente ho poi apprezzato moltissimo la "Preghiera del Pipistrello" che chiude il volume, composta dall'autrice, nella quale il piccolo animaletto parla a Dio pregandolo che gli uomini possano conoscerlo e amarlo per quello che è, senza che nel frattempo distruggano il mondo naturale, la nostra comune casa. E chiudo con una citazione, consigliandovi però di leggervi tutto questo utile e bel libro: "'Se lo conosci, lo difendi', questo potrebbe essere lo slogan su un manifesto per invitare tutti ad avvicinarsi, con maggiore rispetto, gratitudine e curiosità, ai nostri amici pipistrelli" (M. Rabozzi, "Chi ha paura dei pipistrelli", Ed. Belvedere, p. 37).
Allora, avete ancora paura di queste straordinarie creature?

mercoledì 27 agosto 2014

Ogni gatto ne va matto: l'erba gatta!

Si fa presto a dire "erba gatta"! Tutti noi conosciamo la classica vaschettina d'erba fresca per gatti in vendita nei negozi specializzati, così come avremo certamente osservato il nostro micio mordicchiare qualche verde filo erboso, nel nostro giardino o appunto dalla sua vaschetta. Ebbene, ho una rivelazione per tutti coloro che ancora non lo sapessero: l'erba di cui si ciba il micio non è la vera "erba gatta", ma semplice erbetta di prato! 
Il nostro gatto infatti, nonostante sia un carnivoro stretto, sembra non poter fare a meno di ingerire anche piccole quantità d'erba, prediligendo i fili più lunghi e "croccanti". Come si spiega questa necessità? Non c'è ancora un parere unanime a livello scientifico, ma sembra che l'erba possa aiutare il micio a regolare le proprie funzioni intestinali, eventualmente agendo anche come emetico in caso di palle di pelo da espellere o di cattiva digestione, oppure ancora potrebbe fungere come "integratore" naturale di acido folico. 

Paciocca impegnata a cibarsi di qualche filo di comunissima e infestante "gramigna"
Per tutte queste ragioni l'erba fresca non dovrebbe mai mancare al nostro micio ed è per questo che ai gatti d'appartamento, che non possono godere di un giardino, è auspicabile fornire sempre una vaschetta di erba per gatti: questo eviterà anche spiacevoli "incontri" tra il nostro felino e altre piante d'appartamento, prese di mira qualora non ci fossero alternative, con il pericolo che potrebbero perfino essere tossiche! Ma veniamo al punto fondamentale: l'erba per gatti che si trova nei negozi, o l'erba comune dei giardini di cui si cibano i nostri gatti... non è la vera "erba gatta"! 

Paciocca ha una vasca di erba perfino in terrazza (e ne approfitta)!
Ho ben imparato questa lezione quando, uno degli scorsi inverni, considerando che Paciocca non aveva erba fresca da "brucare" (in giardino era tutta ingiallita a causa del freddo), ho comprato una vaschetta di erbetta per gatti, convintissima che la mia micia ci si sarebbe buttata a capofitto. La sua reazione? Un'annusata annoiata e un bel rifiuto netto del mio verde regalo! Paciocca per tutto l'inverno non ha degnato di uno sguardo la vaschetta, pure se sopra c'era scritto "erba gatta", e ha aspettato primavera per tornare a mordicchiare l'erba campagnola del giardino. Così ho scoperto che quella in vendita non è "erba gatta", ma semplice erba di prato... di fronte alla quale la mia micia, abituata all'odore e al sapore di quella del proprio giardino, non ha voluto sentire ragioni.

Ecco la vera erba gatta: Nepeta Cataria. Fonte Wikipedia, QUI
Ma allora, qual è la vera erba gatta, quella per cui si dice che ogni gatto faccia follie, perdendo senno e dignità? Si tratta della Nepeta Cataria ("catnip"), una pianta aromatica e officinale che serve per abbellire i nostri giardini e funge anche come antizanzare naturale (ha un odore repellente per questi insetti). Di fronte alla Nepeta Cataria, il nostro gatto potrebbe perdere la testa, iniziando a strusciarsi in maniera licenziosa, fare le fusa a sproposito, ribaltarsi a pancia all'aria in preda ad un evidente stato di estasi. Il mistero è presto svelato: questa pianta contiene "nepetalattone", una molecola che agisce analogamente ai feromoni felini e li eccita moltissimo. Ecco quindi che il micio a contatto con la Nepeta Cataria perderà per qualche minuto il controllo di sè, strusciandosi e facendo le fusa a tutto andare. Le foglie essiccate di questa pianta possono essere inserite in cuscini o giochi per gatti - spesso se ne trovano in commercio - così da rendere più appetibili questi accessori per i nostri amici felini. Ecco a voi la tipica reazione felina alla "Catnip":




Interessante è scoprire che non tutti i gatti sono ugualmente sensibili alla Nepeta Cataria (la sensibilità è ereditaria, dipende da un gene) e, anche se finora la maggior parte di gatti domestici è stata suscettibile agli effetti dell'erba gatta, secondo questo interessante articolo si sta riducendo la percentuale di gatti "sensibili". Esistono anche altre piante stimolanti per il nostro micio, come ad esempio la valeriana comune (Valeriana Officinalis). Dobbiamo preoccuparci degli effetti di questa vera e propria droga per gatti? Parrebbe di no: non sono stati osservati effetti collaterali, nè pericoli da assuefazione. E i mici non sono gli unici felidi ad amare la "Catnip": anche i grandi felini non possono fare a meno di apprezzarla! Guardate questo fantastico video (il leopardo e la tigre si rotolano proprio come gatti!):


In conclusione, non facciamo mai mancare al nostro micio la possibilità di cibarsi di erba di prato, o direttamente in giardino o nella vaschetta, perchè è utile per il loro benessere... ma se vogliamo stuzzicarlo un pò, offrendogli qualcosa di veramente straordinario, proponiamogli la Nepeta Cataria: e il gatto ne andrà matto (letteralmente)!

giovedì 21 agosto 2014

Consigli "di prima mano" per allevare bruchi di farfalle macaone

Dopo la mia storia con i bruchi di macaone, ecco un post di consigli sull’allevamento dei bruchi. Anzitutto, chiariamo lo scopo di raccogliere e allevare un bruco di farfalla: non si tratta di un “capriccio”, ma di vera e propria salvaguardia delle farfalle che, nei nostri ambienti iper-antropizzati e perfino nelle campagne dove si fa largo uso di pesticidi, fanno sempre più fatica a riprodursi con successo. I bruchi hanno un’elevatissima mortalità in natura: possono venire parassitati, mangiati da altri insetti o da uccelli, non trovare nutrimento adeguato (o trovarlo pieno di pesticidi e veleni). Trovare un bruco e decidere di allevarlo fino allo “sfarfallamento”, per poi liberare prontamente la farfalla in natura, è un gesto di responsabilità, ma anche un’esperienza unica e meravigliosa che vi può insegnare moltissimo. Quindi, lo scopo dell’allevamento dei bruchi è proprio aiutarli a sopravvivere e a compiere con successo ogni loro trasformazione fino a diventare farfalla, per poi liberarla in natura al più presto.

Il mio primo macaone nato, pochi istanti prima della sua liberazione in natura
LE MUTE
Il bruco di macaone nasce da un minuscolo uovo, presentandosi come un piccolissimo esserino nero e peloso (ma è talmente microscopico che, ad occhio nudo, non capirete che è peloso): durante la sua vita passerà per ben quattro mute, ovvero stadi in cui si “libera” della vecchia pelle per assumere un nuovo aspetto e nuove dimensioni. E’ importante saper ”rispettare” il momento della muta del bruco, perché è un passaggio molto delicato durante il quale l’animaletto non deve assolutamente essere disturbato. Potete riconoscere che il bruco è vicino ad una muta perché per qualche tempo perde l’appetito e resta immobile in un punto: trattenetevi dal muoverlo o disturbarlo, anche se siete preoccupati per la sua immobilità, perché è importante che il bruco compia la muta senza venire infastidito.  E se vi capita, sappiate che è una meraviglia assistere in diretta ad una muta! Quando il bruco è uscito dalla sua vecchia pelle, si riposa diversi minuti (durante i quali potrete osservare anche alcuni cambiamenti di striature sul suo capo) e poi torna a mangiarsi “i resti": sono fonte di nutrimento.

Potete osservare la vecchia pelle dietro il bruco!

LE PIANTE NUTRICI
Cosa vi serve per allevare i bruchi? La prima cosa, immancabile, è avere a disposizione in grandi quantità la sua pianta nutrice, ovvero quella specifica che gli serve mangiare per crescere e trasformarsi in farfalla. Solitamente i bruchi si trovano proprio sulla loro pianta nutrice (la farfalla adulta infatti depone le uova non a caso, ma sceglie le piante giuste!). Fondamentale è anche essere certi che la pianta che andrete a dare al vostro bruco sia libera da pesticidi o altre sostanze chimiche, che sono fatali per il bruco. Tra le varie esperienze negative che possono accadere, c’è proprio quella di terminare la propria pianta e di andarne a comprare un’altra per poi scoprire, quando è già troppo tardi, che il bruco è morto intossicato perché le foglie erano "trattate".  Nel caso di bruco di macaone, le piante nutrici sono: finocchio selvatico, carota selvatica e ruta, talvolta prezzemolo. Può capitare che il bruco nato, ad esempio, sul finocchietto, una volta abituatosi a questa dieta, poi rifiuti foglie di altre sue piante nutrici. Date quotidianamente foglie fresche al bruco, facendo attenzione che su di esse non vi siano altri insetti (anche minuscoli!), muffe o altro. Sciacquate le foglie e datele ai bruchi anche senza asciugarle (scrollatele brevemente), nel caso avessero bisogno di acqua da bere oltre a quella assunta direttamente con l’alimentazione.


IL BOX DOVE ALLEVARLI
Dove si tengono i bruchi? In internet si trovano tutta una serie di “stratagemmi” casalinghi per tenere i bruchi, ma l’ideale è un “fauna box”, ossia una scatola di plastica trasparente con il coperchio forato. In mancanza di questo, soprattutto se i bruchi sono molto piccoli, temporaneamente potete scegliere un'ampia scatola di plastica o un ampio vaso di vetro, che chiuderete con un tulle fissato con un elastico: sappiate che però questa collocazione può essere solo provvisoria, in attesa di una più adeguata e spaziosa.
Il box (o il contenitore) con i bruchi non va mai lasciato alla luce diretta del sole, tenetelo in un luogo dove ci sia luce quotidiana e una temperatura abbastanza simile a quella esterna (guai aria condizionata!), ma fate attenzione che i bruchi non possono “stare in serra”, o morirebbero!
Fondamentale è pulire quotidianamente il contenitore dove sono stabulati i bruchi. Non potrete mai immaginare – finché non la vedete – la quantità di escrementi che fa un bruco ogni giorno! Bisogna eliminarli con frequenza perché, anche se sembrano solo piccole palline secche, lasciarle lì per troppo tempo significa favorire il proliferare di muffe, batteri e un ambiente insalubre per il bruco.

 

MANEGGIARE I BRUCHI
Come spostare il bruco durante le operazioni di pulizia/cambio foglie? E’ piuttosto semplice: di solito i bruchi stazionano sui rametti e sulle foglie, difficilmente stanno isolati direttamente a contatto con il contenitore, quindi il metodo più sicuro per non danneggiare l’animaletto è spostare il rametto dove si trova. Se il rametto è secco ed è molto grande, prima di rimetterlo all’interno con le foglie nuove, potete accorciarlo senza toccare il bruco ovviamente! Ma tanto il nostro piccolo amico è furbo e, una volta introdotto su foglie fresche, si sposterà autonomamente verso il cibo migliore.


Ogni volta che dovete svolgere un qualche tipo di operazione per i bruchi (anche raccogliere foglie e rametti freschi di pianta nutrice, o la pulizia del contenitore) vi raccomando le mani pulitissime: se avete toccato sostanze di qualche tipo (spray, lacca, creme, antipulci, antizanzare, ecc.) e poi con le mani "sporche" di queste maneggiate i rametti o il box, la vita del vostro animaletto sarà messa a rischio.

 

PRIMA DELLA CRISALIDE
Una volta che il vostro bruchetto avrà compiuto le quattro mute, sarà diventato lungo 3-4 cm e sarà sempre più ciccione. Mancherà davvero poco all' "impupamento", cioè alla trasformazione del bruco in crisalide; quando il vostro amico ha raggiunto dimensioni considerevoli, è utile predisporre nel contenitore alcuni rametti secchi su cui potrà andare a "fissarsi" per fare la crisalide. Un'amica esperta mi ha consigliato di fissare i rametti in verticale forando il coperchio di polistirolo di una vaschetta da gelato, da porre poi nel box: è un'ottima idea che vi ripropongo, avendo cura di mantenere un pò di distanza tra i rametti.
L'impupamento è un passaggio delicato e fondamentale, preceduto da un segno inequivocabile: il bruco smette di mangiare e diventa più apatico, finchè non rilascia una grande quantità di feci verdi e molli. Se lo osservate, non preoccupatevi e anzi preparatevi al fatto che il bruco diventerà agitato di lì a breve, iniziando a girare per il box, alla spasmodica ricerca di un buon posto dove collocarsi per la crisalide.


Tenete d'occhio il bruco in questi momenti di agitazione e approfittatene per pulire velocemente con un fazzolettino il box dalle feci verdi e dalle foglioline rimaste, senza toccare il bruco che probabilmente sarà un un qualche angolo della scatola: compiuta "l'ultima pulizia", non vi resta che attendere, senza interferire più. Nel giro di alcune ore il bruco si "aggancerà" o ad un rametto oppure alle parete del contenitore, grazie a un resistente filo prodotto con la saliva.

 

Una volta agganciato, a distanza di circa 24 ore (almeno, questo è accaduto nella mia esperienza), il bruco si trasformerà in crisalide (avvenimento che potete ammirare qui).


DA CRISALIDE A FARFALLA
Se la stagione è bella e calda, dalla crisalide nascerà la farfalla dopo 10-15 giorni; verso la fine del periodo potrete vedere in trasparenza il disegno delle ali. Quando il macaone nasce, "stracciando" la crisalide, ha ancora le ali bagnate e "accartocciate" come fosse un paracadute ripiegato. Dovete lasciarlo nel box in penombra e completa tranquillità, finchè non asciuga e spiega completamente le ali: la cosa può richiedere alcune ore. Sempre in questa fase, la farfalla si dovrebbe liberare di un liquido marroncino, il meconio: è tutto normale. Quando le ali sono ben spiegate, è il momento di liberare la vostra meraviglia alata, ma fatelo solo se il tempo è buono (se piove o tira un forte vento di tempesta, aspettate il ritorno del sole). Aprite il contenitore e, se la farfalla non è già su un rametto che sia possibile prendere, avvicinate delicatamente una mano alle sue zampette: istintivamente dovrebbe salirvi sulle dita. A questo punto avvicinatela ad una pianta (meglio se fiorita): il macaone salirà altrettanto spontaneamente sul fiore. Non vi resta che scattare qualche foto e aspettare il momento, emozionante e meraviglioso, di vedere il primo volo della farfalla che avete allevato: inizialmente potrà essere un tragitto corto e breve, incerto, ma dopo pochi tentativi il vostro macaone spiccherà il volo libero nel cielo.


ULTERIORI SUGGERIMENTI
- I bruchi raccolti nella tarda primavera è quasi certo che "sfarfalleranno" in estate, ma quelli raccolti a fine estate probabilmente diventeranno crisalidi per poi attendere tutto l'autunno e l'inverno, prima di nascere come farfalle nella primavera successiva. In tal caso il contenitore con le crisalidi va posto in un luogo dove la temperatura sia molto simile a quella esterna, ad esempio al riparo in un balcone, un terrazzo, un portico, un magazzino: questo perchè, se si tenessero le crisalidi in casa d'inverno, sentendo il riscaldamento nascerebbero prima, andando poi subito a morire all'esterno a causa del freddo.
- Se qualcosa va storto durante l'allevamento dei vostri bruchi, non perdetevi d'animo: purtroppo può capitare e in natura la selezione naturale sarebbe ancora più drastica. Quindi non demordete e non scoraggiatevi, anche perchè arrivare a liberare le farfalle dai bruchi allevati non solo aiuta il ripopolamento di questi favolosi insetti, ma sarà anche per voi un'esperienza unica e arricchente.


Vi riporto alcuni link di persone che allevano o hanno allevato bruchi, dove potrete trovare altri suggerimenti ed esperienze da cui imparare:
Internet poi è pieno di forum di appassionati di natura, dove confrontarsi anche sull'allevamento di bruchi: vi consiglio sia il forum delle farfalle di Elisa, sia il forum di Linnea.

Mi permetto infine di ringraziare una gentilissima persona che ho conosciuto proprio grazie all'allevamento di bruchi: Maria R., che mi ha dato un sacco di consigli utilissimi (alcuni dei quali vi ho anche riportato qui) e soprattutto ha condiviso con me l'entusiasmo di prendersi cura dei bruchetti di macaone, fino allo speciale momento del primo volo delle farfalle. Grazie Maria! E a tutti voi... buon allevamento!

domenica 17 agosto 2014

Gatti non vedenti: piccoli accorgimenti per una vita piena e felice

Un detto popolare vuole che il calabrone, che non avrebbe le caratteristiche fisiche idonee al volo, non sapendo nulla di leggi dell'aerodinamica, se ne infischia e vola ugualmente. Ora, se probabilmente questo detto è poco fondato (il calabrone vola eccome, perchè il suo corpo è idoneo al volo!), una cosa simile e veritiera si può dire invece dei gatti ciechi: non sanno di essere ciechi e, se anche lo sono diventati dopo un trauma o una malattia, si adeguano talmente bene da riuscire a vivere come se ci vedessero. I gatti ciechi corrono per casa, fanno le scale spediti, si arrampicano, giocano e vi guardano proprio come se ci vedessero, tanto da mettere in dubbio la loro mancanza della vista! Oggi vorrei parlarvi proprio di questi mici che noi consideriamo "disabili", per renderci conto di quanto il loro handicap dipenda soprattutto dalle condizioni ambientali che noi siamo in grado di offrirgli e non dalla loro limitazione visiva. E vi presento subito Ray, micio in attesa di adozione al gattile di Ferrara che ha perso entrambi gli occhietti: la sua storia sarà utile per capire molte cose sui gatti non vedenti.

Ray, aspetta adozione al gattile di Ferrara (tel: 3288879870)

Come già vi ho raccontato grazie alle vicende della micia Baghera, i gatti ciechi riescono ad orientarsi nel proprio ambiente molto meglio rispetto a quanto possa farlo un essere umano cieco, dal momento che il senso normalmente più sviluppato dai felini è l'udito, che in tal caso si affina ancor di più. Quindi il primo "mito" da sfatare è il paragonare un gatto non vedente ad un uomo non vedente: senza credere che la limitazione visiva sia indifferente per il micio, bisogna comunque tenere presente che la vista non è mai il senso principale per il gatto e quindi ne viene, in proporzione, meno penalizzato rispetto a quanto accade per noi uomini, che facciamo affidamento in primis sulla percezione visiva per approcciarci al mondo. L'udito dei gatti, già di norma finissimo, diventa lo strumento essenziale ed efficace per cogliere gli stimoli ambientali: i pericoli, ma anche la nostra voce ed i rumori che permettono l'orientamento. Anche l'olfatto è fondamentale nei nostri felini domestici ed anche è grazie ad un insieme di segnali odorosi che il gatto si orienta e prende possesso del suo ambiente: questo significa che quando il micio avrà "marcato" il suo territorio, avrà posto segnali importanti per muoversi con sicurezza.

Le lunghe vibrisse del gatto sono un organo sensoriale eccezionale

Altro senso molto sviluppato nel gatto è il tatto: non pensate tanto ai cuscinetti sotto le zampe, quanto piuttosto al diffuso sistema di vibrisse che si trova su tutto il corpo del micio. Baffi e vibrisse si concentrano nella zona del muso, tra naso, occhi e mento, ma non solo: se osservate bene, potrete trovare alcuni "peli speciali" (più grossi e rigidi) anche sulla schiena e sui fianchi del vostro felino domestico... si tratta anche in questo caso di vibrisse! I gatti sono in grado di percepire gli ostacoli non solo con il contatto diretto con gli oggetti, ma anche a distanza, poichè le vibrisse sono talmente sensibili da riuscire a captare gli spostamenti d'aria tra un oggetto e il proprio corpo. In tal modo il gatto cieco riesce a costruire una "mappa" delle stanze e del proprio ambiente, con distanze precise, ostacoli e punti sicuri. Abbinando questa mappa mentale alle informazioni fornite seduta stante dall'udito e dall'olfatto, il gatto cieco riesce a muoversi in modo sicuro e autonomo nel suo ambiente. Ecco spiegato il comportamento quasi "miracoloso" dei gatti ciechi che si muovono senza alcun problema, riuscendo a fare cose che noi uomini - privati del senso della vista - non riusciremmo neppure a immaginarci. E qui voglio proprio mostrarvi Ray che gioca a calcio in gattile: sembra quasi impossibile che questo miciotto abbia subìto l'asportazione di entrambi gli occhietti. 

video


Ray è al gattile di Ferrara che aspetta adozione (per info: 328 8879870): come avete potuto vedere è autonomo, si muove sicuro nel suo ambiente, è vivace, simpatico ed è un grande coccolone; cerca il contatto umano e le carezze come pochi altri mici. Se abbiamo capito che il micio cieco può vivere una vita piena e felice nonostante la mancanza della vista, è doveroso sapere che la sua sicurezza dipende da noi e dall'ambiente che saremo in grado di predisporgli. Senza drammi, naturalmente: gestire un gatto non vedente è molto più semplice di quanto si creda! I gatti hanno mille risorse e noi non dobbiamo fare altro che aiutarli un pochino, mettendoli al riparo dai pericoli che da soli non sarebbero in grado di percepire e affrontare. I mici ciechi dovranno vivere in un ambiente ben curato e "limitato": non possono avere libero accesso a tutto il mondo circostante, poichè è evidente che la loro sicurezza è data soprattutto dalla loro pregressa conoscenza del territorio.


Anche Tom è non vedente, molto affettuoso e amante della compagnia umana.

Vediamo quindi, per Ray ma anche per tutti i mici non vedenti, di raccogliere qualche consiglio utile ai fini della serena convivenza con un micio cieco, per garantirgli una vita piena e felice:
- Prima dell'adozione, mettere in sicurezza la casa: eliminare oggetti appuntiti o di materiale fragile che potrebbero essere colpiti inavvertitamente dal gatto; controllare e limitare l'accesso a finestre aperte e porte che danno all'esterno; mettere in sicurezza balconi e terrazzi. Se si possiede un giardino, recintarlo "a prova di gatto" (con recinzioni alte e piegate verso l'interno in modo da rendere difficoltosa la scalata) e anche in questo caso considerare i pericoli, come ad esempio cespugli, siepi o piante spinose (recintatele o rimuovetele).
- Quando si porta a casa per la prima volta un micio non vedente, dargli tempo, pazienza e affetto, limitando ad una sola stanza la sua possibilità di esplorazione per i primi giorni e poi facendogli esplorare la casa in modo molto graduale e "guidato": questo gli permetterà di conoscere al meglio il suo ambiente, prendendo nota della conformazione della casa. 
- Stategli molto vicini in questa fase di ambientamento e parlategli il più possibile, perchè la vostra voce diventi un riferimento e non si senta abbandonato e solo. Normalmente i gatti ciechi amano il contatto fisico e quindi sfruttate anche questo per "guidarlo" nell'esplorazione della stanza e degli ambienti.

I balconi possono essere messi in sicurezza tramite reti (nella foto: Giotto)

- Non spostate mai i mobili e cercate di tenere in ordine il più possibile la casa, perchè il micio non vedente una volta che si è abituato all'ambiente e si è creato la sua "mappa mentale", non debba incorrere in sorprese sgradite (un sacchetto della spesa in mezzo alla stanza, una ciabatta dove non doveva essere, ecc.).
- Non spostate mai neppure le sue ciotole, il tiragraffi e la sua lettiera dai luoghi dove normalmente si trovano: a livello olfattivo sono importanti punti di riferimento e il micio ha bisogno di questo tipo di zone per sentirsi al sicuro e orientarsi.
- Un utile suggerimento è il predisporre stimoli olfattivi o uditivi in zone particolari della stanza o della casa, come ad esempio porre una sveglia rumorosa (il "tic-tic" delle lancette), saponette o pot-pourrì in angoli, aree specifiche o corridoi... naturalmente non dovrete cambiare mai il posto di questi stimoli, perchè una volta che il gatto ha memorizzato la loro posizione e la usa come punto di riferimento, è importante che restino dove sono.
- Giocate con lui, parlategli, coccolatelo, muovetevi per la stanza continuando a chiamarlo come se fosse un micio vedente. Non c'è cosa più penosa e dannosa per un gatto cieco di essere trattato da "disabile": più sono gli stimoli e le esperienze che gli si permettono e gli si offrono, più il micio potrà sviluppare autonomia, sicurezza e vivere in piena felicità.

Orbolo: è stato uno dei mici "storici" del gattile di FE, non vedente e coccoloso!

Allora, cosa ne dite? Avete mai avuto esperienza di mici ciechi? Vivere con un gatto non vedente non comporta chissà quali rivoluzioni: si tratta solo di mettere in pratica piccoli accorgimenti che permettono al nostro micio di vivere in completa sicurezza, il resto sarà in grado di farlo lui! Adottare un micio con questo tipo di disabilità ci può insegnare molte cose: non solo è un bel gesto perchè difficilmente i gatti "imperfetti" vengono scelti, ma soprattutto ci mostrerà quanto l'handicap sia un limite che spesso siamo noi ad enfatizzare, con le nostre convinzioni e le nostre aspettative. Vivendo con un gatto non vedente non trattatelo da "disabile": abbiate pazienza e incoraggiatelo, una volta che si sarà adattato all'ambiente vi sorprenderà, dimostrando un entusiasmo, una vitalità e un'autonomia da farvi perfino invidia!

mercoledì 13 agosto 2014

L'assiolo, il gufetto che anima le notti d'estate

Giornate d'estate: le cicale friniscono senza posa, le tortore tubano con veemenza, gli insetti si spostano di fiore in fiore, indaffaratissimi. Ma non appena il sole sparisce dietro l'orizzonte e il cielo sfuma nel blu notturno, tutto si quieta. E' al comparire delle prime stelle che le nostre campagne si animano di nuova vita, quella che abita la notte: il riposante frinire dei grilli, il frusciare tra i cespugli di ricci e topolini, le felpate zampate di gatti, volpi e chissà quali altri animali, che durante il giorno riposano nascosti. 
A un certo punto, nel buio si alza un richiamo, breve, penetrante, ipnotico: "Chiù". Dopo pochi secondi il richiamo riprende, e si ripete, lanciato nelle ore della notte instancabilmente, finchè magari in lontananza se ne ode un altro, in risposta. E' la notte dell'assiolo, un piccolissimo gufetto che migra e trascorre anche qui in Italia il periodo della bella stagione, per nidificare e covare... e con il suo tipico e suggestivo richiamo anima il buio estivo, insieme alle stelle e alla luna.

Assiolo (Otus Scops), foto da wikipedia: QUI

L'assiolo - o assiuolo - è tra i più piccoli dei rapaci notturni: misura poco più di 18 cm, quasi come un grosso merlo. Il piumaggio è sorprendente, a vederlo sembra una corteccia d'albero, ma a toccarla certamente si potrebbe sprofondare in una soffice coltre piumata. E gli occhi sono due splendidi specchi dorati, ipnotici e magnetici, così affascinanti tanto per noi quanto per le povere vittime che, incuriosite dal loro brillare nel buio, si avvicinano troppo al rapace e vengono catturate. L'assiolo si nutre prevalentemente di grossi insetti (cavallette, grilli e coleotteri) e per questo è un uccello utile all'agricoltura: altrochè portatore di sventura, come anche la sublime poesia del Pascoli sembrava suggerire! Nelle notti estive il tipico "chiù" ripetuto, come fosse il suono di una sonda, spesso si può ascoltare in duetto tra maschio e femmina, i quali peraltro formano una coppia per la vita. Il richiamo del maschio è più basso mentre la femmina lo intona più alto. Potete guardare e ascoltare in questo video un assiolo mentre lancia il suo richiamo: in lontananza se ne odono altri, in risposta.

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Avete riconosciuto il suo inconfondibile "chiù"? L'avete mai sentito nelle vostre zone, se abitate in campagna? L'assiolo è presente in quasi tutta l'Europa meridionale e sverna in Africa: la sua presenza nella nostra penisola si può notare a partire dalla primavera, mentre in autunno questi rapaci migrano. Un'altra particolarità di questo gufetto sono i cornetti auricolari: quando sono abbassati assomiglia moltissimo ad un civettino ed è segno che l'animale è rilassato e a suo agio; quando invece l'assiolo alza i ciuffi esprime uno stato d'animo più inquieto, impaurito o aggressivo e cambia completamente di aspetto, slanciandosi e diventando meno "pacioso".

Assiolo con cornetti alzati, fonte Wikipedia QUI

L'assiolo, come molti altri rapaci notturni, riesce a stuzzicare la sensibilità e fantasia umane grazie al suo aspetto e al suo richiamo così particolari: un misto di simpatia e mistero, vitalità e malinconia. Io amo molto ascoltarlo proprio per le suggestioni che riesce a darmi, senza il suo canto le notti estive mi sembrano meno vive... spesso mi diverto a mettermi all'ascolto cercando di distinguere tra il richiamo del maschio e della femmina. Meno divertito era invece il mio fidanzato, quando alcune estati fa ha dovuto subire ravvicinato il "chiù" di un assiolo, posato ogni notte proprio sull'albero vicino alla sua finestra!

Assiolo con cornetti abbassati, somiglia ad una civetta. Fonte Wikipedia QUI
Chiudo questo post segnalandovi una bellissima serie di video del blog "La voliera senza sbarre" che ha potuto documentare la nidificazione di una coppia di assioli, con annesse disavventure. Alla fine, della covata soltanto uno dei pulli ha potuto involarsi, ma è stato bello aver potuto seguire tutta l'avventura di questi simpatici ed affascinanti gufetti. Stanotte prima di dormire prendetevi qualche minuto per ascoltare il buio estivo fuori casa vostra: se canta, con quel suo richiamo antico e maliconico, vitale e dolce, significa che state ascoltando proprio il canto del'assiolo.