giovedì 20 luglio 2017

Quattro chiacchiere con Gilla Dimer e i suoi "Ritratti di Animali"

Cari amici, oggi ho il piacere di presentarvi un'artista che senza dubbio vi colpirà al cuore: Gilla Dimer, ritrattista di Bologna impegnata nel progetto artistico "Ritratti di Animali". Gilla realizza meravigliosi dipinti ad olio su tela o acquerello, nonchè ritratti digitali, di animali domestici d'affezione: gatti, cani, ma anche conigli, pappagalli e ogni altra creatura non umana che faccia parte di una famiglia! Ho avuto il piacere di fare una bella chiacchierata con Gilla, dopo aver ammirato le sue opere d'arte piene di vita, ed ecco qui un'intervista per far conoscere anche a voi questa pittrice che, con pennello, colori, cuore e maestria, riesce a esprimere nell'arte l'amore per i nostri animali. Grazie Gilla, è stato davvero un piacere conoscerti, così come scoprire e ammirare i tuoi meravigliosi ritratti, tra le mille sfumature dell'affetto tra uomo e animale!


Lagotto, olio su tela 150x100 cm, Gilla Dimer

Gilla, parlaci un po’ di te e della tua formazione: come ti sei avvicinata all’arte? Qual è stato il tuo percorso artistico fin qui?

Sono stata una bambina di campagna, ho vissuto con la mia bella famiglia tra gli animali. Abitavo lontana dal centro del paese per cui ero abbastanza abituata a giocare da sola, questo ha sempre stimolato la mia creatività e mi ha portato anche a osservare molto.
Ho guardato le lucertole negli occhi con quelle membrane che a volte si chiudono a metà, ho ben presente lo sguardo severo e insieme beota delle galline, ricordo come i conigli abbassavano leggermente le palpebre se accarezzati. Ho condiviso mille momenti con quelle pupille ora tonde ora a spillo dei meravigliosi gatti che mi hanno fatto compagnia, ho ancora in mente l’espressione dei fedeli cani di mio padre. 
Stare così vicina alla natura ha fatto crescere in me il desiderio di fare qualcosa per difenderla. Il mio cervello, la mia memoria lavora soprattutto per immagini. Il fare arte, l’essere artisti è poi una cosa che ci si nasce, magari non te ne accorgi subito, ma arriva un momento in cui capisci che quello è il tuo destino e fai senza chiederti troppo il perché.
Sin da piccola ero appassionata di disegno, adoravo riempire di colore i miei quaderni, mi piacevano molto le “greche”, alle superiori eccellevo con le tempere e i pastelli, in seguito all’Accademia di Belle Arti di Bologna ho potuto sperimentare, confrontarmi e apprendere tanto. Poi però per anni ho lasciato i miei colori e pennelli in uno scatolone in cantina ed è stata la mia psicoterapeuta a farmi riprendere chiedendomi se davvero intendessi lasciare la mia creatività al freddo, al buio e all’umidità. 
ORRORE!
Il giorno seguente a quella domanda di 15 anni fa ho recuperato i miei materiali e ho dipinto 3 opere. E chi si ferma più?!
Sono diversi i progetti artistici che porto avanti, tutti girano intorno al tema della natura, della vita, la memoria, i sentimenti. Gilla Dimer, che è lo pseudonimo che utilizzo per i ritratti di animali, ha un forte valore affettivo per me.

Il gatto "Topo", olio su tela 50x40 cm, Gilla Dimer

Oggi possiamo ammirare la tua bravura nei tuoi “Ritratti di Animali”: com’è nato questo progetto artistico che ha per protagonisti i nostri compagni a quattro zampe?

La passione per la pittura, se è figurativa ti porta a chiederti quali possono essere i soggetti che vuoi ritrarre: paesaggio, fiori, esseri umani, città, animali. Ho capito molto presto che gli esseri viventi erano ciò che più mi interessava, inizialmente estetizzati, poi ho cercato sempre più la verità, la sincerità. Con questa intenzione arrivare agli animali è piuttosto ovvio. Ne ho dipinti a spatola, tigri, linci, zebre: animali lontani da me e mitizzati.
Poi 13 anni fa mi innamorai di un piccolo meticcio che ho incontrato in una trattoria in collina e dopo qualche anno gli feci un ritratto d’”amore”. Lui allora apparteneva a una mia carissima amica che a un certo punto della sua vita ha deciso di trasferirsi all’estero e, sapendo della nostra reciproca simpatia, me lo ha affidato. Ora, nella sua casa dall’altra parte del mondo, è appeso quel primo ritratto “heartmade”.
In seguito al “rapporto” con Maus, ho capito davvero cosa vuol dire “amore incondizionato”, quello che solo loro sanno dare. Conosco la paura di perderli, nella consapevolezza che hanno vite molto più corte delle nostre. Sento l’investimento emotivo che si pone in loro. Mi sono abituata a comunicare con lui, non sono verbalmente, sono in grado di capire i suoi bisogni, mi vanto e mi crogiolo nella fiducia che quel piccolo cuore, una volta timorosissimo e ancor oggi per certe cose disturbato, ripone in me.
Per tutto questo penso che siano estremamente degni di essere i soggetti di opere d’arte. 
Quando poi ritraggo quegli occhi io mi sento vicina all’essenza della vita.

Arturo il pappagallo, Gilla Dimer

Sul tuo sito-galleria virtuale spiccano tanti ritratti di cani, gatti e altri animali domestici. Ognuno è un pezzo unico, come del resto lo sono i nostri amati animali. Come idei e realizzi ogni tuo dipinto?

Per desiderio del suo padrone, dipingo opere d’arte che ritraggono quel cane, quel gatto, quel coniglio. Parto da una serie di foto, seleziono quella che rende maggiormente giustizia all’animale facendo uno studio cromatico e compositivo.
È molto importante per me conoscere i particolari del carattere dell’animale che sto per ritrarre, per questo in genere chiedo ai padroni di parlarmene. Sì perché ogni animale ha un carattere ben preciso, proprio come gli umani. Quando posso cerco anche di conoscerlo!
Amo rendere i colori vividi per esaltare al massimo la vitalità che appartiene a questi meravigliosi esseri. Si tratta sempre di close-up del muso, un modo per porre l’attenzione soprattutto sullo sguardo, da dove parto nell’esecuzione dell’opera, che è il vero fulcro dello scambio sincero che si ha tra animali e umani.


Celeste, spinone italiano, olio su tela 50x40 cm, Gilla Dimer

Con i tuoi “Ritratti di Animali” hai tenuto nel 2016 in una galleria d'arte di Bologna una mostra di dipinti. Com'è andata? Hai in programma qualche mostra futura alla quale invitarci per apprezzare anche dal vivo le tue opere?

È andata molto bene, le opere hanno riscontrato il favore del pubblico, abbiamo anche organizzato, letteralmente, una pet invasion, ho potuto così realizzare e donare dei ritratti artistici digitali dei cani intervenuti all’evento. Solo mi sarebbe piaciuto vedere arrivare qualcuno con il suo uccellino o il suo gatto.
Il ritratto artistico digitale è un’alternativa che propongo al dipinto su tela o all’acquerello su carta cotone, lo realizzo dipingendolo con un programma di ritocco fotografico al computer e poi lo faccio stampare con un ottima qualità (lambda). La stampa viene applicata o su leger (un supporto leggero, appunto) oppure su dibond (alluminio), una soluzione di sicuro effetto di design, oppure stampato direttamente sulla tela.
Ho partecipato anche ad altri tipi di manifestazioni del settore, di recente, in occasione di una manifestazione “pet oriented" sono stata invitata a esporre al Parco di Villa Gregoriana a Tivoli, sono sempre delle belle esperienze, soprattutto perché ci sono intorno loro: gli esseri scodinzolanti.
L’8 di settembre prossimo stiamo organizzando con un’amica un evento in occasione del Sana, il salone internazionale del naturale e del biologico a Bologna. 
Si tratta di un workshop di arte partecipativa nel suo locale vegano, il FRAM CAFÈ, il titolo è “non mangiARTI” chiaro il messaggio, no?!

sabato 8 luglio 2017

In ricordo di Alice, gatta dalle molte vite

Circa un anno fa Filippo, che avete già conosciuto grazie alla storia di Dinah e Maud, salutava per l'ultima volta la sua adorata gatta Alice, che è salita sul Ponte dell'Arcobaleno dopo 18 anni di vita trascorsa insieme. Filippo ha scritto un testo in memoria della sua gatta, più semplicemente un discorso di commiato, pieno di sentimento e gratitudine... e, dopo averlo letto, ho pensato che fosse giusto non restasse solo uno scritto privato, perchè grazie alle sue bellissime parole possiamo salutare anche noi Alice. Un anno fa se ne andava questa straordinaria micia e un anno fa Filippo la piangeva così. Oggi tutti noi la ricordiamo insieme, con affetto e un pizzico di inevitabile nostalgia. Per Alice.



Oggi se ne va un grande gatto. Alice ci lascia in maniera discreta, come discretamente è vissuta al nostro fianco per più di 18 anni. 
È stata una gatta dalle molte vite, come tutti i gatti, direte voi: nata semi-randagia, poi gattina adottata da studenti universitari, e infine gatta borghese.
Le piacevano i croccantini, le carezze, guardare la televisione sdraiata sul letto, dormire acciambellata tra le nostre braccia, le buste di carta che facevano rumore.
Detestava i cani, viaggiare, e più di ogni altra cosa le porte chiuse, che le davano l'impressione di essere tenuta fuori da qualcosa di interessante.
Ha percorso in lungo e in largo la Toscana, trascorrendo le vacanze d'estate con noi in campagna quando la città era troppo calda.




Odiava il viaggio e il trasportino, ma amava il giardino, gli odori, il silenzio, gli alberi. Più di ogni altra cosa le piacevano i tramonti, che osservava dalla soglia della casa, godendosi il fresco della sera.
Negli anni, suoi saltuari compagni furono la sua unica figlia, due tartarughe, ultimamente un cane che era terrorizzato da lei, ma soprattutto un merlo con cui intratteneva un ambiguo rapporto. Lui veniva tutti i giorni in terrazzo a bere dalla sua ciotola, non so se per necessità, per amore del rischio o perché era affascinato da lei. Non ho nessuna esperienza del cuore di un merlo. Alice lo spiava nascosta dietro la tenda, e mai una volta ha tentato di saltargli addosso e il merlo fingeva di non accorgersi della sua presenza, credo per non umiliarla.
La prossima volta che verrà, sarà sorpreso di non trovare né ciotola né gatta.
Se il paradiso esiste, io credo che ognuno ci troverà quello che ha amato di più in vita e in questo caso, il paradiso di Alice sarà un grande prato fiorito, immerso in un eterno tramonto infuocato. Ci saranno poltrone su cui farsi le unghie e letti su cui poltrire, nascosta da cuscini e trapunte.
E cosa più importante di tutte, ogni porta sarà sempre spalancata.

Filippo

mercoledì 28 giugno 2017

Tempo d'estate (2017 - 1)

Viva l'estate, le farfalle colorate,
Le ciliegie rosse, le susine dorate!
Viva le pesche, le angurie zuccherine, 
Le fragole mature, le albicocche vellutine!
Viva i gelati, le bibite frizzanti,
Le spiagge calde, il mare con i bagnanti!
Viva gli amici, i giochi sotto il sole,
Le passeggiate, i silenzi, le parole
Per dire tutto e per non dire niente,
Quello che importa è che sia divertente
Questo tempo che arriva con l'estate
E ci porta le vacanze sospirate.

(M. Cappelletti - A. De Gianni, Il filo delle idee)










Così, semplicemente qualche foto di queste prime settimane d'estate e una poesia che trovo perfetta per inaugurare la stagione più calda e spensierata dell'anno, che è già partita in quarta! Buona estate a tutti!

sabato 24 giugno 2017

Il primo volo del rondone

La scorsa settimana ho partecipato ad una "liberazione pubblica di rondoni", organizzata da LIPU Ferrara. Le liberazioni pubbliche consistono nell'assistere ai brevi, preziosi istanti in cui un animale selvatico, curato da mano umana per un certo periodo, ritrova finalmente la libertà e soprattutto la forza per vivere da solo in natura. Per i volontari del Centro di Recupero si tratta di momenti emozionanti e speciali, che mescolano speranza, nostalgia, gratitudine e amore per il creato, con l'augurio che gli sforzi fatti per l'animale liberato gli consentano infine di vivere una vita lunga, piena e selvatica, proprio com'era giusto fin dall'inizio. Per il pubblico che assiste (spettatori curiosi, come me) e talvolta partecipa, l'emozione è simile, mentre nell'aria si diffonde una spontanea gioia, vedendo una creatura spiccare un volo da tanto agognato, o lanciarsi in una corsa sfrenata, conquistando la sua giusta dimensione esistenziale: la libertà.

Rondone in volo. Foto di Klaus Roggel, Wikipedia QUI.

In questo caso, la specie in questione era quella del rondone comune (Apus apus) e per me è stata un'ottima occasione per conoscere questi straordinari volatili, sui quali sapevo ben poco. Il rondone è un uccello che essenzialmente è progettato per il volo, una vera e propria "macchina volante" in grado di volare per mesi e mesi senza mai posarsi: i rondoni mangiano e dormono in volo, si posano solo per accoppiarsi. Alla LIPU ci hanno raccontato che alcuni recenti studi scientifici hanno dimostrato che questi uccelli trascorrono fino a 10 mesi in aria, senza mai toccare suolo.
Questo straordinario record detenuto dai rondoni dimostra che sono certo eccezionali volatori, grazie alla loro anatomia aerodinamica... la quale, però, si rivela essere anche il loro tallone d'Achille. Curiosamente, infatti, le dimensioni delle ali rispetto al resto del corpo sono talmente sproporzionate che il rondone, se malauguratamente si posa a terra, non è in grado di riprendere il volo. Diversamente da tanti altri uccelli che riescono infatti a "decollare" da terra con un potente battito d'ali, il rondone non riesce ad involarsi dal suolo e deve invece posarsi su muri, tetti, alti alberi (dove si aggrappa con appositi artigli), da cui può quindi lanciarsi, planare nell'aria e avviare così il suo instancabile volo.

Rondone adulto (scuro con gola bianca). Foto condivisa da Wikipedia, QUI.

La liberazione dei rondoni alla LIPU infatti è avvenuta tramite un delicato "slancio" dell'uccello in aria, per dargli la possibilità di prendere quota. Ma come sono finiti questi rondoni al Centro Recupero Animali Selvatici? Si trattava di rondoni giovanissimi, caduti dal nido prima del tempo, che non avevano mai volato prima: quello a cui abbiamo assistito è stato a tutti gli effetti il loro primo volo. Raccogliere gli uccelli da terra non sempre va fatto, dipende dalla specie (merli e gabbiani, ad esempio, anche se giovani e ancora inadatti al volo, vanno lasciati  in pace!), ma nel caso del rondone siamo certi che da terra non potrà riprendere il volo e non avrà modo di sopravvivere: va quindi raccolto e portato al CRAS più vicino.

Giovane rondone, piumaggio più chiaro. Foto di Enpa Genova

Si deve valutare se si tratta di un giovane inadatto al volo o di un adulto in grado di volare, finito a terra per qualche motivo. La LIPU consiglia: "Il Rondone adulto si distingue dal giovane perché quando le ali sono in posizione di riposo si incrociano sul dorso superando la coda di circa 2-3 cm. L'apertura alare è di circa 2 spanne e la silhouette disegna una falce. Un Rondone comune adulto, senza ferite, spesso torna a volare grazie alla semplice operazione di lancio. (...) È sufficiente un delicato slancio in luoghi aperti vicini al sito di ritrovamento (non da balconi o posizioni elevate)".
Continua la LIPU: "Il Rondone giovane, anche se in buona salute, non è in grado né di camminare né di volare e alimentarsi. Nessun tentativo di involo va operato. Serve invece il soccorso e la consegna a un Centro Recupero. Nell'attesa del ricovero lo si può adagiare in un contenitore di cartone e al caldo, come descritto per gli altri nidiacei.". Documentandomi sui rondoni e le modalità di soccorso (ed eventuale breve stallo casalingo, nel caso di CRAS chiusi per il weekend), ho trovato una bellissima guida di Vogelwarte che vi segnalo e vi consiglio (qui si dice anche che il tentativo di involo non deve mai consistere in un lancio in aria, bensì in un semplice ondeggiare della mano su cui è posato il rondone, tenuto all'altezza del nostro capo: se l'uccello spicca il volo, ottimo; se non lo spicca, qualcosa non va e non dobbiamo insistere).

Foto di Paweł Kuźniar, Wikipedia, QUI.

Inoltre LIPU suggerisce alcune osservazioni preliminari, qualcora anche si volesse tentare l'involo con un adulto: "Il Rondone è pronto per l'involo quando, messo sul pavimento a 3-10 metri da una finestra molto luminosa (ideale una porta finestra) con la faccia rivolta verso l'esterno, frullerà le ali e, nel tentare di raggiungere la fonte luminosa, si alzerà di 10-30 centimetri dal suolo (senza alcun aiuto da parte nostra, al massimo una leggerissima spinta in avanti) usando lo spazio che lo separa dalla finestra come "pista di decollo". Se capace di alzarsi anche di soli pochi centimetri senza il nostro aiuto, il Rondone dispone della giusta muscolatura e una volta lanciato in aria, ad esempio su un campo erboso o di terra, sarà capace di prende il volo. Se invece, messo sul pavimento come sopra descritto, il Rondone tenterà di nascondersi, o arrufferà le piume del dorso, o ancora si volterà con la coda verso la finestra, il Rondone non è ancora pronto per l'involo". Credo che, per i poco esperti, sia comunque da evitare un tentativo di involo pure per gli adulti (se l'uccello dovesse ricadere al suolo, anche da solo un paio di metri d'altezza, rischia di farsi male) e sia meglio affidare il rondone a un CRAS, dove persone competenti sapranno intervenire nei modi opportuni.

Foto di Monika Korzeniec, Wikipedia QUI.

Se dovesse capitarvi di dover alimentare un rondone in attesa di affidarlo al CRAS, la LIPU consiglia: "al Rondone, in attesa di ricovero, puoi fornire i seguenti alimenti: piccole palline di carne macinata cruda di manzo, camole del miele, camole della farina (le camole si possono acquistare presso i negozi di pesca sportiva). Somministragli acqua da un contagocce o attraverso una siringa senza ago o anche con la punta del dito, lasciando cadere una goccia alla volta lateralmente sul taglio del becco. Importante: questo tipo di alimentazione è un rimedio di emergenza e non deve protrarsi nel tempo." Un'altra ragione per cui i rondoni vanno sempre e comunque affidati a un CRAS e non tenuti in stallo casalingo.
Che dirvi? Assistere alla liberazione è stato bellissimo: abbiamo fatto il tifo per ogni rondone, guardando con trepidazione il suo incerto volo che via via diventava sempre più convinto, mentre noi capivamo - coscientemente, da umani - che quell'uccello stava scoprendo finalmente ciò per cui era destinato fin dalla sua nascita: volare libero nell'aria, sempre più in quota, fino a raggiungere il resto dei rondoni già in volo sulla città, sempre più in alto nel cielo del tardo pomeriggio.

Foto di Tomasz Kuran, Wikipedia, QUI.
Grazie LIPU per quest'esperienza ma soprattutto per l'operato a favore degli animali selvatici... e grazie, ovviamente, a tutte le persone che hanno dato modo a un rondone caduto di volare ancora.

mercoledì 14 giugno 2017

Libri artistici sui gatti, per divertirsi e rilassarsi

Negli ultimi anni si stanno diffondendo molto gli album artistici per adulti: mandala da colorare, simmetrie da completare a proprio piacimento, albi con illustrazioni di arricchire, lasciando scorrere la matita sul foglio seguendo solo la propria fantasia. Un tempo queste attività venivano proposte soprattutto ai bambini (i famosi "album da colorare"), ma oggi si è capito che anche (e forse soprattutto) l'adulto stressato da una vita iper-strutturata, perennemente inquadrata in una serie di obblighi, scadenze e orari, può beneficiare di un'attività semplice, rilassante e libera come è il disegno artistico. Certo, non siamo tutti disegnatori! Ed ecco che allora ci vengono in aiuto non solo album già pronti da colorare (ovviamente a livello adulto), ma anche stimolanti taccuini che ci insegnano a disegnare, con pochi tratti di matita, splendidi fiori, animali realistici o stilizzati, oggetti d'uso quotidiano... fino a renderci autonomi nell'arte dello schizzo. Ovviamente, il mio blog non poteva esimersi dal presentare due di questi albi artistici, che ci danno ottimi spunti per diventare provetti disegnatori di gatti oppure pittori di musi felini che sembrano quasi mosaici!


"Il mio taccuino schizza gatti" di Gemma Correll è un irresistibile quaderno che vi farà prudere le mani, tanta sarà la voglia di impugnare subito la matita e disegnare gatti su gatti. Gatti realistici, gatti stilizzati, gatti impossibili, gatti tigrati e maculati, gatti ovunque, sempre e comunque. Oltre a darvi utili suggerimenti su come disegnare il nostro amato felino domestico nelle sue pose più caratteristiche, sarà senz'altro liberatorio e antistress immaginare e illustrare un animale così "zen" come è il gatto. Il taccuino è di dimensioni ridotte e potete portarlo dove volete: in spiaggia, in montagna, al parco pubblico, o semplicemente in casa vostra, per ritagliarvi un quarto d'ora di arte felina alla portata di tutti. E sono convinta che ci prenderete così gusto che, terminati gli esercizi del taccuino, non potrete più vivere senza un album su cui schizzare nuovi e ulteriori gatti!



"Gatti. 60 disegni geometrici che fanno le fusa" di Cetin C. Karaduman, è invece un albo più impegnativo e leggermente più "cerebrale", adatto alle persone che trovano intellettualmente stimolanti i puzzle, i mosaici e le simmetrie. L'album consiste in una serie di pagine con musi di gatti delle razze più caratteristiche, creati ad arte in maniera geometrica e suddivisi in tante, piccolissime porzioni numerate: seguendo le indicazioni numeriche sarà possibile colorare in maniera estremamente realistica e curata tutti i musetti miciosi, per un effetto finale davvero naturale e d'impatto! Il libro suggerisce, eventualmente, anche di approcciarsi ai disegni in maniera personale ed estrosa, mettendosi alla prova come pittori dopo un primo "allenamento" con le prime tavole.
Che ne dite? Vi ho stuzzicato la curiosità con questi due bellissimi libri? Si potrebbe approfittare delle prossime settimane di ferie per riprendere in mano matita e/o colori, scoprendo che in fondo tornare bambini non è difficile... e qualche volta fa così bene!

giovedì 8 giugno 2017

Dalla Francia con amore: la storia vera di Maud e Dinah!

Cari amici, oggi ho il piacere di raccontarvi una nuova storia d'amore felino e umano: è il racconto di vita vissuta di Filippo e le sue tre gatte, Alice, Dinah e Maud, tra l'Italia e la Francia. Non aggiungo altro, perchè scoprirete anche voi le doti di narratore di Filippo... e vi affezionerete subito alle sue meravigliose micie, tra avventure quotidiane, traslochi, rivoluzioni di vita e meravigliosi weekend in Borgogna. Buona lettura a tutti!

Maud e Dinah

ALICE
Alice fu raccolta, ancora piccolina, dalle ragazze che abitavano accanto al mio appartamento da studente, a Siena, nel lontano 1998. Fu presto chiaro che il desiderio delle giovani vicine di avere un gatto era poco più di un capriccio: se ne occupavano poco e male, dimendicandosi di comprarle da mangiare, di darle da bere, di farla entrare o di farla uscire, sgridandola quando combinava qualche (inevitabile) pasticcio. E cosi la micina, che era di una dolcezza infinita, scavalcava spesso la rete del giardino dove era spesso confinata, per atterrare in quello confinante, dove affacciava... la mia camera. Ovviamente io fui più che accogliente con la nuova arrivata e in poco tempo Alice divenne più "mia" che delle vicine: si stabilì definitivamente da me, mi accompagnava alla fermata dell'autobus quando andavo a lezione, la sera era li ad aspettarmi, dormiva ai piedi del mio letto... e sul mio letto partorì un'unica micina, Olivia, adottata in seguito dalla ragazza del mio conquilino. Il parto di Alice, conseguenza delle poche cure da parte delle vicine (che non erano state neanche sfiorate dall'ipotesi della sterilizzazione) fu l'evento che mi fece capitolare: d'ora in avanti, sarei stato responsabile di lei a tutti gli effetti, perché non potevo sopportare che esseri viventi innocenti subissero le conseguenze della superficialità umana. Alla fine dell'anno universitario, Alice venne con me ad Arezzo, mentre sua figlia Olivia se ne andò a vivere in Puglia con la ragazza del mio conquilino.


Ecco Alice, in tutta la sua morbidissima dolcezza!

Quando decisi di trasferirmi a Parigi, laureatomi nel 2003, Alice abitava con me e mia madre da ormai 5 anni. Per settimane mi interrogai sull'opportunità di portarla via con me o no, chiedendomi se si trattasse di egoismo o senso di responsabilità... e finendo per dirmi che imporle un viaggio così lungo, e in seguito un'esistenza che si preannunciava ricca di interrogativi (dove avrei abitato? con chi? che tipo di vita avrei avuto?), sarebbe stato solo egoismo. E cosi Alice rimase ad Arezzo da mia madre, dove è vissuta felice fino alla scorsa estate (18 anni), alternando inverni nell'appartamento in città e estati nella casa immersa tra le dolci colline toscane. Quando andavo a trovare mia madre dormiva con me, abbandonando la sua posizione notturna sul letto di mia madre. Se ne è andata l'estate scorsa, quietamente, come quietamente è vissuta al nostro fianco per diciotto anni, regalandoci amore, risate e dolcezza.


 


MAUD
Dopo questa introduzione nostalgica, ma necessaria, torniamo agli inizi della mia vita parigina, che fu, come previsto, piuttosto... caotica: tra i corsi del master universitario in giornata, il lavoro al ristorante la sera e ... il divertimento la notte (dopotutto, avevo 23 anni, mica ero a Parigi solo per studiare!!!), tempo per occuparmi in maniera corretta di un gatto proprio non c'era! All'epoca, dividevo casa e spese con un amico francese che passava più tempo di fronte al computer che a studiare, lavavamo i piatti quando quelli puliti erano finiti e ci riducevamo a mangiare gli avanzi del frigo perché la spesa era l'ultima delle preoccupazioni. Quale poteva essere il risultato di tutto questo se non... i topi in casa? E cosi fu: quando vidi un topo schizzare da sotto il divano a sotto il mobile attraverso il soggiorno, decisi che :
- le pulizie andavano fatte più spesso;
- era ora di mettersi a studiare seriamente per gli esami di fine anno;
- volevo un gatto, perché nulla come un gatto combatte il problema dei topi in maniera duratura e efficace.


Ecco Maud!

E cosi, tramite un'amica di un'amica della ragazza di Bastian, mio conquilino francese, Maud arrivò tra noi (Natacha, la ragazza di Bastian, contagiata dall'entusiasmo generale, adottò Opium, il fratellino di Maud). Inizialmente Maud doveva essere "la gatta della casa", ma ancora una volta, fu evidente che era la mia gatta, e che Bastian si limitava a giocarci un po' quando i videogiochi non lo distraevano troppo. Natacha e il suo Opium eranio spesso da noi, e cosi, tre giovani e due gattini si preparavano alla vita adulta nella Parigi dei primi anni 2000.
Intanto i miei buoni propositi avevano dato i loro frutti: gli esami del master alla Sorbona erano stati superati, e lo stage nella società di produzione TV si era trasformato nel mio primo lavoro, cosa che mi permetteva di :
- dire addio al lavoro serale nel ristorante italiano;
- avere più soldi;
- cercarmi un appartamento per conto mio.


Maud in treno!

In realtà ero stato un po' troppo ottimista (ah... la gioventù!) perché ci sono stati un po' di appartamenti, un po' di passaggi intermedi, altri conquilini, altri lavori in per altre produzioni TV (e anche un momentaneo ritorno alla casella "cameriere al ristorante") prima di approdare alla stabilità odierna, e prima che riuscissi a diventare proprietario, con un colpo di fortuna di cui ancor oggi mi stupisco, di questo piccolo ex-atelier nel cuore di Parigi, che affaccia su una corte alberata cosi propizia ai gatti che ogni abitante (o quasi) ne ha almeno uno. 



Ma in tutto questo, Maud è sempre stata con me: ha sopportato traslochi, coabitazioni con cani, altri gatti, domicilii temporanei, vacanze in ogni dove, con una calma stoica, chiedendo solo di essermi accanto. Con la sua voce possente e roca (la madre di Maud è una gatta siamese, e i siamesi sono dei gran chiacchieroni) fa capire benissimo cosa vuole e non vuole, dove le piace stare, chi sono le persone che approva e quelle che proprio non sopporta, ma la nostra amicizia non è mai stata messa in discussione: dove sono io, sta lei. Punto. E' una gatta straordinaria, i vicini la conoscono bene e dicono che ha "una forte personalità". La mattina si mette sulla soglia di casa e osserva chi va al lavoro, salutando a gran voce quando le si rivolge la parola. La macchia nera sul naso le dà un'espressione arcigna, un po' da persona anziana e inacidita, ma è una gatta dolcissima.



 

DINAH
L'arrivo di Dinah si collega ad un periodo molto triste: era il 2013 e mi stavo separando dal mio compagno di allora. Mi ricordo i pomeriggi e le sere passati in camera mia, disteso sul letto a guardare il soffitto, pensando a cosa fosse meglio fare e non fare: lascio? Non lascio? E se poi sto peggio? E se poi sto meglio? E se rimango solo? E se soffre per colpa mia? In questi momenti, per pensare ad altro e per rinfrescarmi le idee... guardavo su internet foto di gatti. C'è chi si rifugia nella droga, chi nell'alcool, chi nella pornografia, chi si dà ad acquisti smodati o mangia troppi dolci... Io guardo gattini su internet. C'è di peggio, no ?
E un giorno mi dissi: ma cosa c'è di più c’è di più bello, che mette più di buon umore, che solleva più il morale di… un micino?


Ed ecco Dinah!

E così, un po’ tanto per fare, scrissi ad un’associazione che si occupava del recupero di gatti randagi per sapere se avessero un micino disponibile. In realtà facendolo non ci credevo troppo (o sì?): mi dicevo che ci sarebbero state delle liste di attesa, delle selezioni... e due ore dopo, mi chiama una ragazza dell'associazione, che aveva in stallo da lei due micini neri, di cui uno già riservato, ma l'altro era disponibile.
Le spiegai dove vivevo (molte associazioni non affidano gattini se l'appartamento ha un accesso all'esterno), ma io spiegai le cose sinceramente: dissi che avevo scelto la mia casa anche perchè offriva alla mia gatta la possibilità di uscire in un ambiente protetto. Sono convinto che i gatti che hanno la tendenza ad allontanarsi sono spesso (ovviamente non è una regola) quelli che appartengono alle persone più ansiose: gli animali risentono moltissimo i notri stati d'animo, e di fronte ad un atteggiamento ansioso tendono a erigere barriere fisiche ed emotive. 



E così, una settimana dopo, Dinah fece il suo ingresso a casa nostra. Da subito, giurò a Maud un'amicizia eterna e infallibile, sentimento che Maud non era proprio disposta a condividere... Ma in capo a due settimane, la dolcezza di Dinah aveva conquistato anche lo spirito arcigno di Maud. Il suo carattere, timido e riservato, è all'opposto di quello di Maud: mentre Maud accoglie con entusiasmo ogni visitatore, Dinah si rifugia nell'armadio appena qualcuno bussa alla porta; la voce di Maud è quella di uno scaricatore di porto, Dinah ha una vocina flebile e delicata, che usa di rado; Maud considera tutti gli altri animali (cani, topi, farfalle, insetti...) come possibili partner di una conversazione interessante, Dinah è terrorizzata dai cani ma è una cacciatrice straordinaria. Il punto che le accomuna è l'affetto che hanno per me: mi seguono per tutta la casa e dormono con me ogni notte. 



Da due anni ho una casa in campagna, in Borgogna, a due ore da Parigi, dove trascorro i weekend e parte delle vacanze: inutile dire che neanche un momento ho pensato che le avrei lasciate a Parigi. Il venerdi sera partiamo in treno, tutti e tre, ognuna nel suo trasportino. In treno, Maud dorme sulle mie ginocchia ( o parla con gli altri passeggeri) , mentre Dinah, più paurosa, preferisce restare al sicuro nel cesto. Ma una volta arrivati a destinazione, entrambe hanno a disposizione un giardino e una vecchia, grande casa in cui correre e giocare, piena di nascondigli, travi e anfratti.
E' bellissimo vedere Dinah arrampicarsi su alberi e tetti, vederla mentre caccia topi e uccelli. E' bellissimo quando Maud mi segue in giro per il villaggio, ignorando con alterigia i cani che le abbaiano da dietro i portoni dei giardini. Quando vado a trovare i vicini, non è raro che Maud si presenti anche lei, ospite non invitata ma sempre gradita. 


Dinah sul tetto!

Ed ecco la storia delle mie gatte.
Sono gatte fortunate, credo, perché possono godere della natura e di tanta presenza umana, sempre scelta e mai imposta. 



     

Sono gatte fortunate, concludo io, soprattutto grazie al grande amore e alla dedizione di Filippo, con cui condividono una vita piena di esperienze e affetto autentico! Grazie Filippo per averci fatto conoscere la vostra storia e tante coccole per le tue gatte!

venerdì 2 giugno 2017

Green In Box: un prato di vera erba per cani e gatti, nel salotto di casa!

Oggi vi presento con grande piacere una brillante idea che potrà interessare le migliaia di cani e gatti d'appartamento, regalando loro l’occasione di poggiare le zampe su vera erba di prato! Spesso, guardando la mia Paciocca arrampicarsi sugli alberi, scorrazzare sul prato e annusare l’erba fresca, penso a quanto la vita tra le sola quattro mura possa essere limitante per un animale… ma d’altra parte l’alternativa sarebbe forse non adottare? Assolutamente no! E se i cani possono per fortuna beneficiare di regolari passeggiate all’aria aperta, che dire dei gatti d’appartamento, o ancora dei piccoli roditori da compagnia, addirittura confinati in gabbiette? Ebbene, più volte mi sono immaginata un’impossibile “stanza della natura” negli appartamenti di città, una camera con erba vera al posto della moquette e arbusti e alberi al posto del mobilio, con una finestra aperta sul cielo… certo, questa resterà per sempre una visione irrealizzabile, ma qualcuno ha avuto l’idea giusta per proporre qualcosa di simile: una porzione di prato vero, da porre direttamente nel vostro appartamento, affinché il vostro gatto o il vostro cane possano assaporare l’erba fresca tra le zampe, rotolarsi e addormentarsi su un piccolo prato. Parlo di GreenInBox: un rettangolo di vero prato erboso per animali domestici, coltivato da agricoltura sostenibile, che viene raccolto e in pochissime ore inscatolato e spedito, un prodotto naturale che  cani e gatti riconosceranno istintivamente!
Sono rimasta sinceramente folgorata dal progetto di GreenInBox, la trovo un’idea ingegnosa ma semplice per tutti quegli animali che hanno meno possibilità di Paciocca di godersi la natura in sicurezza… e così ho colto l’occasione per intervistare l’ideatore di GreenInBox, Luca.


Com'è nata questa semplice ma brillante idea?
GreenInBox è un prodotto molto giovane che è nato dall'unione del mio background assieme a quello di Enrico, amico e collega in questo progetto. Dopo aver conseguito la laurea in scienze ambientali ho iniziato ad occuparmi professionalmente di agricoltura ed ambiente... e così che ho appreso la parte tecnica che sta dietro a GreenInBox. La parte più fantasiosa invece la devo alle mie gattine, Loredana e Mirtilla, con le quali io e la mia ragazza condividiamo un appartamento. È infatti grazie alla loro "passione" nel rovesciare i vasi di fiori, nel distendersi sulle erbe aromatiche che teniamo sul balcone e nel rosicchiare il mio bonsai che ho riflettuto sulla loro istintiva voglia di verde... ed è questo punto che ho proposto ad Enrico, attentissimo produttore di prato in rotoli e di cereali biologici, di sviluppare assieme a me un prodotto utile a tutti gli animali che non possono avere accesso ad un giardino. Grazie anche al suo entusiasmo siamo riusciti in alcuni mesi a sviluppare GreenInBox, mantenendo i punti cardine della sostenibilità e della sicurezza degli animali: il nostro box infatti, nonostante sia riciclabile nella carta, è completamente impermeabile ed è interamente atossico e certificato per il settore alimentare. L'erba è infine trattata con un particolare prodotto biologico che contrasta l'insorgere di odori.


Quali animali possono beneficiare di Green in Box e in quali diversi modi?
GreenInBox può essere utilizzato da tutti gli animali domestici, inutile dire che in particolare i gatti ci fanno quello che preferiscono! A seconda di dove viene posizionato lo scelgono per usi diversi, quello più comune è l'utilizzo come una cuccia o come piccolo parco giochi, alcuni gatti invece lo utilizzano per farci la pipì, sopratutto se posizionato vicino alla lettiera, così come fanno normalmente i cani. Uno degli utilizzi consigliati di GreenInBox è per il training del cucciolo, ovvero per abituare subito il piccolo all'erba al posto delle antiestetiche traversine.
Per i gatti abbiamo sviluppato anche un GreenInBox speciale in cui aggiungiamo dell'estratto di foglie di Erba dei gatti, rigorosamente coltivata nel nostro orto, che rende la nostra scatola ancora più curiosa.



Trovo molto positiva la possibilità di usare GreenInBox anche per piccoli roditori, che non avrebbero davvero alcuna opportunità di esplorare un vero prato in sicurezza e senza stress. Ci sono già testimonianze di chi l'ha provato con criceti, porcellini d'india o coniglietti?
Certo! I piccoli roditori, viste le dimensioni, sono probabilmente quelli che riescono a godersi meglio la nostra erba, anche perché la gran parte di loro molto probabilmente non l'ha mai vista. Tra i nostri primi "tester" ci sono stati anche i due piccoli porcellini d'India di un'amica e la loro risposta è stata più che entusiasta! Tra i nostri clienti abbiamo anche dei coniglietti e una tartaruga, sono tutti molto felici. C'è anche un'altra testimonianza che mi piace raccontare: un gattino di circa sei mesi è stato appoggiato sulla nostra erba e si è spaventato tantissimo! Non conosceva la sensazione dell'erba sotto le zampe... dopo lo spavento iniziale si è però innamorato ed è diventata la sua cuccia preferita.


Quanto dura approssimativamente in appartamento una scatola di Green in Box? Esistono accortezze utili per prolungarne la durata?
GreenInBox, vista la sua natura, non ha una durata lunghissima, dura infatti dai 10 giorni in caso di utilizzo molto inteso fino al mese se utilizzato moderatamente. Per migliorare la durata della nostra erba è necessario che il terriccio rimanga umido, è quindi conveniente nebulizzare con acqua l'erba circa ogni due giorni, poi dipende molto dalla temperatura e da dove è stato posizionato il box.

La scatola dove può venire collocata? Meglio all'interno dell'appartamento o anche in terrazzo o balcone?
Può essere collocata sia all'interno che all'esterno, l'importante è che in estate non stia mai al sole diretto perché seccherebbe molto velocemente.


In quali misure è disponibile Green in Box e come può essere ordinata?
GreenInBox è disponibile in due misure, una 60x40 cm e l'altra XL di misura doppia. Per ridurre al minimo l'impatto la versione XL viene spedita un'unico Box di dimensioni 60×40 cm contenente due zolle d'erba. Sarà il coperchio della stessa scatola a trasformarsi, dopo aver adeguatamente disteso i due bordi, nella seconda parte della base su cui distendere le seconda zolla... spero di essere stato abbastanza chiaro, è molto più difficile da dire che da fare! In ogni caso trovate tutto illustrato sul nostro sito www.greeninbox.it su cui è anche possibile comperare i nostri prodotti.


Che ne pensate, non vi sembra un bellissimo progetto? La mia gatta Paciocca (la quale ha un intero giardino a disposizione) ha apprezzato curiosa l'erba di GreenInBox che - per la cronaca - è arrivata a casa mia più verde e più fresca del mio prato di fine maggio (e dopo una settimana, nonostante il caldo, è ancora in ottime condizioni)! In conclusione, ringrazio Luca per questa bella intervista e auguro al suo progetto un'ottima riuscita, perchè credo che meriti davvero e che possa arricchire la vita di tanti animali d'appartamento: non solo gatti e roditori, ma anche cani che per varie ragioni non hanno la possibilità di uscire con la necessaria frequenza. Luca è stato così gentile da mettere a disposizione un buono sconto per i lettori di Rumore di Fusa: basterà attivarlo inserendo nella pagina degli ordini il codice "rumoredifusa". E vi invito anche a visionare la galleria di foto sulla pagina FB di GreenInBox: potrete ammirare cani, mici e roditori sul loro praticello erboso, in appartamento!

domenica 28 maggio 2017

"Un mucchietto di peli" di Antonio Mazza

Scritto dalla buona penna del giornalista Antonio Mazza, "Un mucchietto di peli" è il titolo di questo libro su gatti e umani, tra sorrisi, vicissitudini curiose e qualche luccichio d'occhi. Ma il sapore che rimane al termine delle pagine, tra il dolce e l'amaro, è destinato a durare molto di più, perchè importanti e inaspettate sono le riflessioni generate da questa lettura. Ma andiamo con ordine. Tutto inizia quando l'autore si imbatte in una gatta randagia che partorisce quattro micette sul terrazzo condominiale. Un po' per istintiva simpatia per le micie, un po' per civico senso del dovere, il giornalista si prende cura di mamma e cucciolata finchè le gattine non sono svezzate, poi decide che è il momento di "piazzarle" perchè non è interessato - non ancora - ad avere animali domestici. Non riuscendo ad accasare tre delle giovani micie - già battezzate Patrizia, Licia e Isabella - l'autore le porta senza troppi pensieri al gattile: dopo tutto sono solo animali, si adatteranno e da lì qualcuno le adotterà. Ma quando, un mese dopo, per curiosità Antonio Mazza torna al gattile e si ritrova il trio felino miagolante e grato di rivederlo... qualcosa cambia all'improvviso nel cuore del giornalista: non sono "solo animali", bensì tre creature dotate di sentimenti propri, sensibilità specifiche, ricordi e speranze personali, speranze che ricadono proprio su di lui. E se le riporta a casa, iniziando con loro una meravigliosa convivenza, una storia d'amore durata 17 anni. 

La copertina del libro, edito da Francesco Ciolfi editore.

L'autore ci racconta le vicissitudini più curiose e simpatiche riguardanti Patrizia, Isabella e Licia: incidenti domestici e situazioni memorabili, vacanze in camper e quotidiane soddisfazioni date dalle tre gatte, ma soprattutto inizia a capire quanto ha sbagliato, per buona parte della sua vita, nel considerarli "solo animali". Certo, è quello che sono, ma non basta. Sono creature innocenti, disposte ad amarti senza filtri e senza preconcetti, incondizionatamente e per tutto il tempo che sarà loro concesso di vivere, qualcosa di speciale che tra esseri umani non è così immediato, nè così puro e semplice. Ed è questo a toccare profondamente l'autore, e noi lettori insieme a lui. 
Antonio Mazza riscopre, grazie al rapporto quotidiano e intimo con le sue gatte, la dimensione della tenerezza: le zampatine e i miagolii, le fusa e le serate in compagnia delle micie, il soffice peso sul letto e i rituali speciali condivisi con una gatta o con un'altra... qualcosa che risuona nell'animo umano, andando a toccare quelle corde profonde che, in un mondo abbruttito, iper-veloce e inaridito, spesso non hanno la possibilità di vibrare. E così l'autore giustamente sottotitola il libro "una scheggia di luce", perchè è come se il rapporto con le sue gatte gli avesse spalancato occhi e cuore su una realtà interiore dimenticata, sepolta o mai scoperta: possiamo essere persone migliori, ancora più umani, insieme e grazie agli animali non umani che ci amano.

L'autore con una delle sue tre micie.

Come tutte le storie più belle, anche quella di Antonio e delle sue tre gatte ha un termine: dolorosi, uno più dell'altro, sono gli addii che l'autore dovrà dare a Patrizia, Isabella e Licia. Ma le riflessioni scaturite dalla loro vita insieme sono preziose e uniche, nelle quali mi sono ritrovata moltissimo, forse il primo libro in assoluto che sappia spiegare a parole quell'illuminazione che ci viene donata dall'amore di un gatto. E concludo con un piccolo brano dal libro, che vi consiglio caldamente di leggere: "A questo proposito un conoscente mi osserva con fare ironico, massì, sono solo animali, dai. Non credo che abbia capito molto, anche se ha avuto cani e gatti li ha sempre considerati ospiti simpatici e divertenti, ma nulla più. Non si è lasciato coinvolgere nè li ha coinvolti, una ciotola di buon cibo, una carezza e via, il che va benissimo, e tuttavia significa restare in superficie e negarsi delle sensazioni anche dolorose (...) ma estremamente vitali. (...) In questa relazione dove non ci sono ombre, dove non c'è timore, ma solo abbandono gioioso, esce la parte migliore di te, quella ancora pulita (...). Questo privilegio mi è stato concesso da un tenero animaletto, il suo dono mi ha fatto comprendere di avere dentro di me una scheggia di luce, un punto ove converge l'infinito". (A.Mazza, Un mucchietto di peli, Francesco Ciolfi editore, pag. 31 e pagg. 80-81). E, per come la vedo io, è proprio in quel punto in noi dove converge l'infinito che resterà per sempre vivo - irraggiungibile da morte e tempo - l'amore dato e ricevuto.

domenica 21 maggio 2017

Una casa-famiglia per i mici speciali: il nostro sogno di "Casa Gledis"!

Cari amici, stasera vi rendo partecipi del più recente progetto della mia associazione "A Coda Alta"... oltre che festeggiare un altro anno di gestione del Gattile Comunale di Ferrara, ci stiamo infatti impegnando in una nuova impresa, nata dalle tante (troppe) emergenze di gatti disabili che ci troviamo ad affrontare. Che siano affetti da problemi neurologici o vittime di incidenti stradali, il nostro amato gattile è pieno di mici "speciali", che devono seguire una dieta specifica, oppure che necessitano della quotidiana manovra di spremitura della vescica, o al contrario gatti incontinenti o paralizzati... per questi mici l'adozione in famiglia è purtroppo un'ipotesi molto remota e non sempre in gattile riusciamo a prenderci cura al meglio di loro. E così è nata l'idea, prima semplice sogno e poi concreto progetto, di realizzare una nostra "casa-famiglia" per accogliere i gatti disabili, più bisognosi di cure costanti. Non un gattile, non un ricovero temporeaneo, non un rifugio, ma una vera e propria casa, dove questi mici possano sentirsi in famiglia. 

https://buonacausa.org/cause/casagledis

La nostra idea è quella di un ambiente domestico, dove i mici possano sentirsi veramente come se fossero in una casa, con volontari che si dedicano a loro e alle loro esigenze. Vorremmo acquistare un immobile da adibire a ciò, possibilmente con un piccolo terreno per creare uno spazio esterno per i mici dove possano stare anche all'aria aperta in totale sicurezza. Le idee su come sviluppare questo progetto sono tante ma manca la base: i fondi per acquistare l'immobile e, possibilmente, il terreno. Ed è per questo che abbiamo aperto la nostra pagina su  BuonaCausa.org, per chiedere di aiutarci, con le vostre donazioni, a far sì che questo progetto diventi realtà. Se lo diventerà, si chiamerà “Casa Gledis” in onore di Gledis, un meraviglioso micio disabile che è stato ospite del gattile e che da poco è venuto a mancare con nostro grande dolore. Gledis rimarrà sempre nei nostri cuori e siamo sicuri che lui sarebbe felice se i suoi amici disabili e in difficoltà avessero un posto interamente dedicato a loro. Non occorre neppure dire che la cifra che ci serve è importante, ma che ancora più importanti sono i piccoli gesti di solidarietà, perchè se ciascuno facesse anche pochissimo, il risultato finale e collettivo sarebbe enorme. Detto questo, spero di potervi dare in futuro buone notizie sull'effettiva realizzazione di "Casa Gledis"... e per ora buona domenica sera a tutti, grazie fin d'ora di cuore se deciderete di aiutarci!

sabato 13 maggio 2017

Cat-Litter Almonature: la super lettiera naturale!

Da qualche anno a questa parte stanno diffondendosi le lettiere biodegradabili ed ecologiche, smaltibili direttamente nel wc con gran beneficio dell'ambiente. Ricavate da materiali naturali, questi prodotti non hanno nulla da invidiare alle classiche lettiere minerali, anzi! Io mi sono convertita al loro uso fin da subito e ne ho provate di diversi tipi, marche e prezzi. Tutte mi hanno complessivamente soddisfatta e ammetto che, potendo la mia gatta beneficiare anche del giardino per evacuare i suoi bisogni, non mi sono mai fidelizzata ad un solo marchio: le ho trovate tutte più o meno assorbenti e inodori, tutte più o meno pulibili con facilità (scegliendo accuratamente quelle che "fanno la palla"), tutte abbastanza confortevoli per la mia gatta, anche se le più economiche hanno i granelli piuttosto grossi e ruvidi. E poi è arrivata la lettiera biodegradabile di Almonature, Cat-Litter.


Quando un'azienda come la Almo decide di immettere sul mercato un nuovo prodotto per i nostri animali, possiamo essere sicuri che sarà praticamente il meglio che potremmo volere. Cat-Litter è una lettiera completamente naturale, a base di fibre vegetali.
All'apertura del sacchetto mi sono trovata di fronte una sabbia dorata e leggera, pulita e finissima... messa nel contenitore, onestamente mi è parsa quasi una porzione di una spiaggia tropicale, anzichè una ben più prosaica lettiera per gatti. E ho pensato subito a quella battuta che si fa sul gatto che viene portato al mare e, di fronte alla spiaggia, esclama: "Caspita, questa sì che è una lettiera!".
Ecco, questa è stata anche la mia esclamazione di fronte a Cat-Litter! Ma all'utilizzo come si sarebbe rivelata? E Paciocca avrebbe condiviso il mio entusiasmo?


Risposta positiva ad entrambe le domande!
La sabbietta fine è davvero confortevole per le zampe di Paciocca, ma soprattutto sembra restare sempre pulita e inodore, perchè l'amido delle fibre vegetali ha un alto potere aggregante a contatto con i bisogni... oltre alla texture da sogno, il maggior pregio che ho apprezzato in questa lettiera è proprio la facilità con cui si può pulire: a contatto con Cat-Litter le evacuazioni formano velocemente un aggregato compatto, più piccolo rispetto alle "palle" delle altre lettiere. Inoltre ho notato che gli agglomerati non si attaccano al fondo della vaschetta, che resta pulita: un bel punto in più, rispetto alle sabbiette con le quali si deve "grattare" per rimuovere la parte sporca. Questo significa riuscire a pulire a perfezione la lettiera, sprecando al contempo molto meno prodotto (la sabbia pulita scivola via dalla paletta, non si incastra nei fori) e garantisce una durata molto soddisfacente. Se usato correttamente, un sacchetto di Cat-Litter dura un intero mese per gatto.

 
Volendo approfondire ancora (abbiate pazienza, qui si va sul raffinato...!): un altro pregio non indifferente di Cat-litter si ha anche con i bisogni solidi, in particolare se avete un gatto che soffre di periodica diarrea (come capita alla mia). La sabbietta "impana" le feci quel tanto che basta per isolarle dal resto della lettiera pulita, lasciando però completamente osservabile la forma (e quindi la consistenza) del "prodotto" felino. Senza voler scendere in ulteriori e scabrosi dettagli, è la prima e unica lettiera con cui posso monitorare così accuratamente la "qualità" delle evacuazioni della mia gatta, controllando così anche la sua salute intestinale. Se avete un gatto che soffre periodicamente di diarrea, saprete anche quanto è fondamentale accorgersi il prima possibile dell'evento, per regolare la dieta ed intervenire con i giusti accorgimenti. La particolare consistenza di Cat-Litter rende subito evidente l'eventuale mancanza di forma delle feci del gatto oppure se... la cacca "è bella" e possiamo stare tranquilli! ;-)

 

Ma veniamo ai consigli pratici per il miglior uso di Cat-Litter Almonature:
- E' sufficiente porre nella vaschetta uno strato di 2 cm di prodotto: anche con una quantità ridotta di lettiera, il suo potere agglomerante assicura comunque un'adeguata assorbenza. Ovviamente la sabbia va sempre ripristinata via via che la parte sporca viene eliminata.
- E' consigliabile disporre la vaschetta su un tappeto: se il micio potrà zampettare su un tappeto immediatamente fuori dalla lettiera, questo eviterà che la sabbietta più fine venga trasportata nell'ambiente. Cat-Litter infatti è così leggera che resterà catturata dalle fibre del tessuto, non appena il vostro adorato felide ci camminerà sopra uscendo dalla vaschetta.
- Gli agglomerati sporchi hanno dimensioni molto ridotte e possono essere gettati direttamente nel vostro wc (oppure smaltiti con i rifiuti umidi). Questo vale per ogni sabbietta biodegradabile, ma confesso che le lettiere vegetali più economiche, di solito a grana molto grossa, non mi sono mai azzardata a buttarle nel wc, temendo di intasare lo scarico... invece con Cat-Litter viene quasi spontaneo farlo, sia perchè gli agglomerati sono davvero piccoli, sia perchè la sabbietta vegetale è così fine da non dare alcuna preoccupazione (naturalmente non gettate mai l'intera lettiera nel wc, ma solo gli "scarti"!).
- Proprio in virtù della facilità con cui si pulisce, Cat-Litter non necessita di essere mai completamente rinnovata. Se si vuole lavare la vaschetta, lo strato di lettiera ancora pulito va tenuto da parte e riutilizzato insieme a nuova sabbietta, ma non è necessario gettarla tutta periodicamente (come invece si deve fare con lettiere i cui agglomerati sono meno compatti, perdenti frammenti che vanno a inquinare il resto della sabbia).


Quanto al prezzo? A mio parere va rapportato alla sua durevolezza e alla sua qualità, ma soprattutto alla comodità e igienicità superiori che Cat-Litter garantisce. Insomma, si tratta di una lettiera di alta qualità che farà felice non solo il vostro gatto, ma anche il vostro naso e le vostre mani alle prese con la quotidiana pulizia della vaschetta, rendendola un'operazione più veloce, più pulita e inodore. Può una lettiera fare tanta differenza? In questo caso, dopo averla provata per un paio di settimane, mi sento di rispondere davvero di sì e ve la consiglio senza dubbio (potete trovarla nei negozi specializzati o fare una ricerca sulla pagina Almonature). E, credete a me, già alla prima esperienza con Cat-Litter potrete quasi sentire il vostro gatto commentare: "Caspita, questa sì che è una lettiera!". Provare per credere.