martedì 21 novembre 2017

Gli alberi della nostra vita

Se vi chiedessi qual è l'albero più importante della vostra vita, cosa mi rispondereste? Forse qualcuno di voi potrebbe ricordarsi di quell'albero vicino al quale giocava da piccolo al parco, oppure ad uno dei vostri alberi in giardino sotto al quale magari organizzate cene estive o pomeriggi di giardinaggio, oppure invece mi guardereste spaesati dicendomi "Che razza di domanda è?". Oggi si celebra la "Giornata nazionale dell'albero", per ricordare che "gli alberi rappresentano (...) da sempre un valore inestimabile per l’umanità, sono custodi della nostra memoria e fonte di risorse preziose. Essi sono elementi fondamentali dell’ecosistema e, in modo particolare nella città, contribuiscono significativamente a contrastare l’inquinamento ambientale e a migliorare la qualità della nostra vita, sono simbolo di un millenario rapporto tra l’uomo e la natura, fatto di rispetto e armonia" (fonte Ministero Ambiente).
È triste pensare che per ricordarci di questo serva "una giornata" a tema, ma soprattutto è ancor più amaro presumere che la maggioranza delle persone, di fronte alla mia domanda d'apertura, risponderebbe in modo confuso e perplesso, forse dando anche poco senso al mio quesito. Il punto è che, nelle nostre vite contemporanee e ultra-artificiali, la natura stenta a sopravvivere e ad avere un significato... e tra le varie e infinite manifestazioni di essa, le vite degli alberi sono forse quelle che meno ci interessano, che meno notiamo, perchè così silenziose, discrete, apparentemente quasi delle "non vite", qualcosa che ci è piuttosto indifferente.

La quercia secolare di Quartesana (FE)

Rispondo allora io per prima. Di alberi importanti nella mia vita ce ne sono molti, perchè sono fortunatissima e abito in campagna, circondata da tante e diverse piante. Così d'inverno ammiro la fioritura dei calicanthus; in primavera accarezzo i fiori "di lana" del noce di mio nonno; in estate mi siedo sotto l'ombra delle querce e sorveglio la maturazione dei fichi, rubandone sempre qualcuno non appena è maturo; in autunno aspetto trepidante le sfumature rosso fuoco dei liquidambar e i ventagli color canarino dei ginkgo biloba. Eppure ci sono (e ci sono stati) anche altri alberi, nella mia vita, che mi hanno accompagnata per tante stagioni, anche lontano da casa. Ci sono stati i lecci e l'enorme catalpa del conservatorio di Ferrara, ai quali guardavo nei momenti di tensione, cercando di rasserenarmi (e funzionava sempre). È sotto la meravigliosa quercia secolare che cresce a Quartesana - un paesino quasi da nulla, proprio al centro di un parcheggio altrettanto da nulla - che abbiamo scelto di fare le foto del nostro matrimonio, e sono stati gli scatti più belli dell'intera giornata. E poi c'è il "mio" albero dell'adolescenza, anch'essa una quercia, alla quale ho confidato tormenti e speranze, decisioni e paure; è piantata (e resiste, quasi per miracolo) nella campagna circostante alla mia casa, abbastanza vicina perchè sia per me sempre un riferimento, abbastanza lontana per darmi la bella sensazione di "andarla a trovare" quando voglio raggiungerla. Ecco, forse è lei l'albero più importante della mia vita.

La catalpa del conservatorio di Ferrara

Dirò allora una cosa che è quasi paradossale: serve a poco ricordare, raccontare e insegnare che gli alberi sono necessari alla nostra sopravvivenza perchè indispensabili all'equilibrio ecologico, alla produzione di ossigeno, alla produzione di carta, matite e mobili... serve a poco perchè ce lo dimenticheremo sempre e puntualmente, se prima non riusciremo a sentire gli alberi come compagni della nostra vita, della nostra storia personale, testimoni silenziosi e saggi che superano con noi stagioni diverse, tempeste e momenti lieti. Finchè non avremo imparato a riconoscere gli alberi della nostra vita come creature viventi con cui avere un rapporto di particolare attenzione, di impalpabile confidenza, di cura e riconoscenza, tutto il resto sarà inutile.
Vi lascio dunque con un meraviglioso video degli altrettanto meravigliosi The Piano Guys, nel quale, grazie al contributo fondamentale della loro splendida musica, illustrano meglio delle mie parole cosa significhi "l'albero della propria vita".


Qual è, allora, l'albero della vostra vita? Raccontatemelo nei commenti, festeggiamo questa "Giornata dell'albero" condividendo insieme i ricordi più belli legati agli alberi che ci circondano, in città o in campagna, a casa o al lavoro, ovunque la nostra vita si svolga.

venerdì 17 novembre 2017

I dieci comandamenti... parola di gatto nero!

Oggi festeggiamo i gatti neri, è la loro giornata speciale! In quest'occasione vi propongo un video simpatico e divertente nel quale due panterini (i mici Thorin e Blacky del giovane, bravo e gattofilo videomaker Federico Santaiti) ci spiega quali sono i dieci comandamenti per vivere serenamente con un felino domestico... che ne dite, vi riconoscete in queste "tavole della legge"?


Vi aspetto anche su Truefelinegoodblog per una vignetta divertente a tema "gatto nero"! E che altro dire? Auguri a tutti i gatti, ma oggi in particolare a quelli dal manto nero... una vera meraviglia, altrochè portatori di sfortuna!

lunedì 6 novembre 2017

"Il Riccio. Ci sono anche io!" di Marina Setti

Un libro che può essere letto come un bel saggio scientifico su questo simpatico e bell'animaletto che abita i nostri giardini, ma che è anche un completo manuale di "pronto intervento" per rapportarsi correttamente, in caso d'emergenza, a un riccio in difficoltà. Marina Setti è una biologa attiva da anni nel campo del soccorso, cura, riabilitazione e successiva re-introduzione in natura dei ricci europei; responsabile anche di un CRAS (attualmente chiuso a causa del sisma del 2012) e di un progetto denominato SOS Ricci, ha scritto questo libro sia per raccogliere fondi per le sue attività, ma anche come importantissima opera di divulgazione per esperti e non. Solo da alcuni anni, infatti, il riccio europeo ha iniziato ad attrarre l'attenzione dei veterinari e della gente comune: vent'anni fa, in Italia, si sapeva ben poco di questo mammifero spinoso e lo si teneva in considerazione altrettanto poco. Capitava magari di disturbarlo inavvertitamente durante le varie pratiche di giardinaggio: in autunno il riccio costruisce la sua tana invernale sfruttando le aree incolte dei nostri giardini, restandovi in letargo fino a primavera. Oggi il riccio fa fatica a trovare spazi vitali sufficientemente sicuri, perchè le coltivazioni monocolturali non offrono più quegli angoli necessari alla sua sopravvivenza: cespugli, cumuli di foglie o di rami secchi, arbusti non potati. E così deve girare in lungo e in largo, a suo maggior rischio e pericolo, alla ricerca non solo di cibo, ma anche di un posto sicuro dove vivere e riprodursi. Altrettanto il riccio, per sua sfortuna, è sensibile all'impiego di prodotti chimici o di veleni posti nell'ambiente per debellare altri animali "dannosi" (topi o lumache, ad esempio)... ad ogni modo, l'importante è che l'attenzione verso questo simpatico e intelligente animale selvatico si sia destata, non solo tra gli esperti ma anche tra le persone che sempre più spesso soccorrono ricci feriti o debilitati. A riprova di ciò, anche su questo blog uno degli articoli più cliccati e quotidianamente ricercati è "Il riccio europeo: informazioni utili".



Nel libro "Il Riccio. Ci sono anche io" si scoprono tutte le particolarità, le abitudini e le necessità di questo puntuto animaletto, i suoi cicli riproduttivi e anche le circostanze a cui fare più attenzione, durante l'anno: ad esempio la primavera, quando i ricci si risvegliano dal letargo e iniziano ad attraversare le strade, con loro grande pericolo, oppure proprio in autunno, quando ci si prepara all'arrivo del freddo. E' proprio infatti in queste settimane che si gioca la partita più importante delle nuove generazioni, nate con i parti di fine agosto-inizio settembre: tutti i ricci che in natura non raggiungeranno i 500 g prima del letargo, sono destinati a non superare l'inverno per mancanza di riserve di grasso. Sarebbe allora opportuno prelevare il riccio sottopeso e portarlo al più vicino CRAS, perchè venga "ricoverato" in una situazione di letargo controllato (con cibo a disposizione) e re-introdotto in natura in primavera, in forze e salute. Consiglio a tutti voi l'acquisto e la lettura di "Il Riccio. Ci sono anche io!", ricco di informazioni, suggerimenti e dettagli scientifici, ma anche di curiosità storiche e letterarie sul riccio... certa che diventerà l'indispensabile libro da consultare ogni qualvolta incontrerete uno puntuto amico nel vostro giardino, per poterlo comprendere e aiutare al meglio, proprio come si merita questo speciale mammifero spinoso!

martedì 31 ottobre 2017

Frase del giorno: Derek Tangye

E' con l'approssimarsi dell'autunno che i gatti indossano la loro più folta pelliccia e assumono un'aria di sontuosa e incantevole opulenza.
Derek Tangye





Mantello foltissimo e lucido, una vera pelliccia spessa e soffice al tocco; una linea fin troppo pasciuta; lo sguardo attento di chi è pronto a cogliere ogni scintilla in movimento (quando non appisolata): ecco Paciocca quest'autunno! Anche i vostri gatti hanno assunto quest' "aria di sontuosa e incantevole opulenza"? La mia micia si è goduta il bel tempo, appostandosi in giardino a volte per sorvegliare le tane dei topi, ma anche per osservare placidamente le foglie che volteggiavano a terra... o per assorbire, come un pannello solare, gli ultimi raggi davvero caldi, acciambellandosi sul tappeto da esterno in posizione ben soleggiata.




E' sempre un gran piacere per me poter esplorare, anche solo per una decina di minuti in certi giorni della settimana,  il giardino in compagnia della mia gatta... sono momenti rasserenanti che sospendono l'incessante fracasso di pensieri su lavoroimpegniscadenzepreoccupazioniebrighe. Paciocca poi, come ogni buon gatto, è la gattificazione del vivere calmo, cogliendo con soddisfazione le gratificazioni quotidiane e facendosene un baffo, invece, di ansie e ritmi frenetici. Bisognerebbe sempre imparare dai gatti!







Nel frattempo sono aumentati molto anche i suoi appisolamenti casalinghi sul divano, quelli "schiacciati" con il vero talento della dormigliona, che non apre gli occhi neppure per le coccole: solo le fusa come indizio di gradimento delle carezze, ma per il resto si continua a dormicchiare.
Intanto con oggi ottobre, il mese nel quale vivo la mia parte d'autunno preferita, quella della luce viva e tagliente, del freddo alle porte e delle foglie di mille colori, se ne va... da domani si inaugura novembre con il "Giorno dei Santi", scommettiamo che Paciocca ne approfitterà per chiedere una dose supplementare di coccole e croccantini, con la scusa che l'autunno avanza? Raccontatemi come se la stanno passando i vostri gatti, intanto buona fine di ottobre a tutti!

sabato 14 ottobre 2017

Impressioni d'autunno (2017 - 1)

Un'Ottobrata eccezionale, quella che stiamo vivendo in queste giornate d'autunno di bel tempo stabile, con notti certamente fresche ma giornate talmente calde da collocarsi al limite della "ragionevolezza", per essere già a metà del mese... mi vesto obbligatoriamente a cipolla, nelle ore più calde della giornata si sta bene ancora e solo in manica corta, anche se è un attimo tornare tra le mura di casa e avere gli "sgrisoli" in serata. Nelle ultime settimane ho raccolto le mie giuggiole, assaggiato le mie noci raccolte a fine agosto, mangiato a dismisura uva e ancora uva, regalo dell'orto dei suoceri...







L'Ottobrata ci sta portando fioriture altrettanto eccezionali: le piante ne approfittano dell'alta pressione per esplodere in un copioso sbocciare di fiori, l'ultimo spettacolo prima del grigiore invernale. Spuntano e fioriscono i ciclamini, gli anemoni giapponesi, gli autunnali topinambur ma anche piante tipicamente estive che riprendono vigore, come le begonie... e il giardino roccioso di mia madre torna rigoglioso, con il Sedum Herbstfreude che troneggia e richiama api e bombi.








Intanto gli alberi, in barba al caldo anomalo, "arrossiscono" puntuali e iniziano a coprire il terreno di foglie multicolori, l'erba cresce che è una meraviglia, rinvigorita dalla poggia e dalle nebbie dopo un'estate assurdamente siccitosa e calda, mentre spuntano altri graditi ospiti di vari forme e fogge: i funghi! Non meno belli dei fiori, solo meno colorati, ma decisamente affascinanti...












E Paciocca? Lei è sempre presente in giardino con me, anche se ora dorme molto di più e più volentieri sui suoi cuscini in casa... a lei dedicherò presto un intero post autunnale, promesso! E voi, come state trascorrendo queste giornate sfavillanti d'ottobre?

giovedì 5 ottobre 2017

Sette anni e una riflessione

Rumore di Fusa oggi compie 7 anni: sette! Solo a dirlo quasi non mi par vero, iniziano ad essere un bel po' di compleanni festeggiati, tante stagioni vissute e rivissute, la mia vita che nel frattempo è cambiata parecchio, così come anche il mondo dei blog... e negli ultimi anni mi sono chiesta sempre più spesso quale posto occupi la mia pagina virtuale in questa "blogosfera", nella quale mi riconosco sempre meno. Nel panorama globale sono calati gli scambi personali, sono aumentati gli intenti "promozionali" dei vari blog, si è diffusa una standardizzazione delle pagine che certo le rende più professionali e patinate, ma ha anche tolto quell'atmosfera così autenticamente casalinga e improvvisata che rendeva un piacere aprire questo o quell'altro post, ritrovarsi davvero "in casa" di qualcuno, con la voglia di lasciare un commento effettivamente pensato e sentito. Ovviamente non farò di tutta l'erba un fascio, esistono (o piuttosto resistono) le eccezioni, ma credo che sia generalmente calato molto l'entusiasmo da parte di chi concepiva i blog come racconto di vita personale, condivisioni di esperienze autentiche. Su questo vince la logica di post (e blog) "belli senz'anima", così come ha la meglio la fruizione veloce tipo Facebook: un "mi piace" anonimo e quasi automatico, senza altre parole che gli diano un vero significato. Per chi scrivere e raccontare allora? Con chi riflettere, commentare, ragionare, condividere?
Il tempo e le energie da dedicare a questa pagina sono per me calati in maniera drastica, senza che però sia venuta meno la mia passione per gli animali, le tematiche ecologiche e l'attenzione ai piccoli miracoli quotidiani della natura. Oltre ai miei lettori "fedelissimi" che mi lasciano sempre volentieri un commento (ma anche quanti di questi ho perso, quante altre blogger "autentiche" che si sono ormai allontanate permanentemente dalla rete...), dalle statistiche vedo che Rumore di Fusa riscuote comunque l'attenzione di tanti internauti curiosi alla ricerca di informazioni su questo o quell'animale, o su determinati argomenti che trovano spazio nei miei interessi e quindi anche qui. Sono motivazioni valide per proseguire il mio impegno su questa pagina? Certamente sì, anche se avverto la fatica di cercare (e trovare) lo spazio per questo blog tra mille impegni quotidiani, talvolta senza la soddisfazione di uno scambio approfondito. E allora mi dico: è questo che sono diventati, in massima parte, i blog? Pagine informative impersonali, siti a disposizione di un pubblico silenzioso e onnivoro?
Poi però ho, anno dopo anno, alcune conferme meravigliose... come da parte di voi tutti, miei fedeli lettori, che al mio ultimo post avete commentato con così tanta partecipazione ed empatia rispetto a quanto mi è accaduto, condividendo i vostri pensieri e approfondendo le mie riflessioni. La mia gratitudine verso le vostre parole e la vostra presenza è grande! E poi ci sono le sorprese preziose e impagabili di lettori "occasionali", come i commenti di Tiziano che ogni anno mi racconta delle sue cicale, o come le persone che mi chiedono consigli per il loro micio prima di partire per le vacanze, o come chi mi racconta la straordinaria adozione di un gattino cieco. E allora mi dico che sì, c'è ancora spazio per gli scambi personali, le esperienze condivise autentiche, la voglia di raccontare e farsi ascoltare, reciprocamente. Vale ancora la pena sforzarsi di scrivere, ogni tanto e anche in modo più rarefatto, un post sensato e sentito per Rumore di Fusa e per tutti coloro che, venendo qui, cercano non solo informazioni, ma vita vissuta. Sono ormai diversi anni che "covo" queste riflessioni, finora sono sempre andata avanti a testa bassa, ma oggi, complice forse la "crisi del settimo anno", ho trovato giusto rendervene partecipi. Grazie a tutti voi che mi leggete con attenzione ma soprattutto con partecipazione: questo era e dovrebbe essere ancora, l'unico intento di un blog, ciò che dà significato al mio scrivere e raccontare. Per chi ci crede ancora!

venerdì 29 settembre 2017

Ferire la natura

La scorsa domenica ero in giardino, con il proposito di piantare una cinquantina di bulbi di crocus. La giornata prometteva pioggia, il terreno era già umido per il maltempo delle settimane passate, Paciocca fedelmente seduta a pochi passi da me, che sorvegliava tutte le operazioni. Ho iniziato quindi con la vanga a smuovere la terra, diserbando da radici e piante moleste, per preparare la dimora dei bulbi. Tutto sembrava andare per il meglio, quando malauguratamente, all'ennesimo affondo della vanga, ho sentito un gemito, chiaramente di dolore, provenire dal terreno. Mi si è stretto il cuore, gelato il sangue, so bene che il terriccio non geme, così come so bene quanto universale sia un lamento di dolore. Scavando con delicatezza usando le dita, ho trovato un povero rospo, che evidentemente si era già interrato per il letargo: con la vanga l'ho ferito al muso. Per fortuna non ho colpito parti vitali, nè arti o occhi, ma ero addolorata e mortificata, nel vedere il taglio sanguinante sul suo musetto. Quello che ho fatto successivamente temo sia stata altrettanto un gesto sbagliato, purtroppo non me ne intendo abbastanza di rospi, e ho cercato di agire seguendo il buon senso. Ho deposto il povero anfibio, spaventatissimo e disorientato (se era già addormentato per il letargo, che risveglio orribile...), in una buca di terra smossa, mezza coperta da una pianta verde; ho pensato che avrebbe così potuto scegliere cosa fare. Ho cercato di lasciarlo tranquillo ma osservandolo, mentre piantavo i miei crocus con il cuore pesante. 

Crocus fioriti. Foto da Wikipedia, autore BenHur.

Dopo una decina di minuti il rospo è uscito dalla buca di terra e ha iniziato, con circospezione, ad allontanarsi nell'erba, probabilmente per fuggire da me che ero ancora nei paraggi, con i miei bulbi da piantare. Osservandolo da vicino, ho visto che la ferita non sanguinava più e per questo ho deciso di non trattenere il rospo, nella speranza che il taglio possa rimarginarsi senza problemi e confidando che, essendo appena all'inizio dell'autunno, poi l'animale potrà riprendere il suo letargo. Ho fatto la scelta giusta? Documentandomi in seguito, purtroppo ho capito che sarebbe stato più saggio trattenere comunque l'animale, per portarlo quando possibile a un Centro di Recupero per le dovute cure, scongiurando infezioni. Purtroppo si impara solo sbagliando, sarò più preparata nella prossima eventualità di trovare un rospo ferito. In ogni caso, ero così addolorata e costernata per l'accaduto che ho voluto fare una piccola donazione a favore di un'associazione che si occupa del recupero di animali selvatici feriti (purtroppo non ho trovato raccolte fondi specifiche per i rospi). E' una cosa che ho sempre fatto nei (per fortuna rari) casi in cui ho provocato un danno, anche se ovviamente involontario, alla natura. Il fatto che si sia trattato di un incidente non lo rende meno doloroso o più giustificabile, anche se nella mentalità umana può essere così: "Non l'hai mica fatto apposta, non potevi prevederlo, pace e amen". Un ragionamento che applichiamo in realtà soltanto agli animali, perchè se arrechiamo danno involontario a un nostro simile, giustamente dobbiamo anche pagarne le conseguenze. Come se la nostra responsabilità valesse solo verso gli esseri umani, ma non verso il resto del mondo vivente. E insomma, la mia donazione a favore di chi lavora per salvare animali feriti non ripara il mio danno, non aiuta quel rospo, nè può essere un modo per sentirmi la coscienza a posto: la mia sensibilità non me lo permette. Ma è l'unico modo che conosco per bilanciare, almeno un po', il male che quel giorno ho provocato e di cui sono responsabile. L'unico modo che mi viene in mente per far sì che da questo incidente derivi, almeno, anche un po' di bene. Unitamente alla consapevolezza di stare più attenta nei miei lavori di giardinaggio, soprattutto in determinate stagioni, ma anche di essere più pronta ad agire meglio, di fronte a un povero rospo ferito.

domenica 24 settembre 2017

La vita con un gatto... o senza?

Tra tanti luoghi comuni sui gatti, ce ne sono senza dubbio alcuni veri: ad esempio, che si prendono i posti migliori e più comodi della casa, che adorano le scatole, che non resistono a partecipare con curiosità alle attività casalinghe che svolgono i loro umani preferiti. Così come ci sono alcuni luoghi comuni, di solito veri, sulle persone che amano i mici: hanno sempre peli di gatto sui vestiti, sfoggiano sempre qualche graffio sulle mani o sulle braccia, nonchè spesso è possibile trovare nelle loro borse (se sono donne) una scatoletta al tonno per felini. Una ragazza ha montato un video simpaticissimo su com'è la vita con un gatto e come sarebbe senza... guardatelo, in quanti di questi punti vi riconoscete?



Io senza dubbio ho vissuto in prima persona il vago imbarazzo per maglioni pieni di peli (coccolo gatti più frequentemente di quanto io passi il rotolo adesivo sui vestiti, lo ammetto), ma anche le sessioni di studio impossibili a causa della mia micia regolarmente distesa sui libri (esattamente quelli che stavo studiando, mica altri...)... e che dire dei graffi e della perenne tentazione di giocare con un gatto, anche a scapito della mia pelle?
Certo, il video mostra anche grandi verità: talvolta la presenza di un micio in casa implica qualche dovere in più, certamente la pulizia dei suoi ambienti (la lettiera, le ciotole...) e la dovuta considerazione a lui, mentre magari abbiamo fretta o vorremmo semplicemente concludere l'impegno domestico che stiamo facendo. Però non c'è dubbio... ogni singolo minuto passato in compagnia del nostro gatto ha un gran valore in più, in termini di simpatia, compagnia, complicità!

lunedì 18 settembre 2017

Una carezza "guantata" per rimuovere il pelo del micio!

Siamo nel pieno del cambio di stagione: da un'estate afosa, caldissima e sfiancante, siamo già nel bel mezzo di un autunno piovoso, freddo e pieno di perturbazioni. A corollario di ciò, a cosa assiste regolarmente ogni "proprietario" di gatto in questo periodo? Essenziamente a due cose: un incremento esponenziale dell'appetito del nostro amato felino e una perdita altrettanto esponenziale di pelo, a causa del cambio del mantello dalla versione estiva a quella invernale, più folta e calda. Del fenomeno ne avevo già parlato in questo post, raccontandovi anche del rischio per il micio di mangiarsi, con la pulizia quotidiana, troppo pelo e di avere l'emergenza di "boli di pelo" nell'apparato gastrointestinale.
Non so se vi ho mai raccontato del fatto che Paciocca non ama per nulla essere spazzolata, probabilmente perchè non l'ho mai abituata a questa pratica da piccolina. Fattosta che adesso, ogni volta che provo ad avvicinarmi a lei con una spazzola per gatti, dopo poche passate sguscia via perplessa e vagamente indignata. Mi è sempre dispiaciuto, perchè con le normali carezze (anche "intense") non riesco mai ad alleggerirla sufficientemente dall'abbondante pelo morto durante il cambio del mantello, ma quest'estate ho provato ad usare uno strumento diverso: il guanto cattura peli!


Il guanto è adatto sia per cani che per gatti, funziona molto bene per catturare il pelo morto di lunghezza dai 3-4 cm in poi, è morbido e relativamente flessibile... la mia gatta, poco convinta dalle innovazioni per natura, mi ha concesso di usarlo solo intervallato da normali carezze, ma è già un gran progresso rispetto al rifiuto della spazzola! La cosa buona di questo strumento è anche che, in periodo di intensa muta, i peli catturati formano sul guanto uno strato compatto, che si rimuove senza problemi come fosse un "tessuto". Il mio consiglio è di utilizzare il guanto in maniera soft se il vostro gatto è un po' "delicatino" come la mia Paciocca, sia per quanto riguarda la pressione della "guantata" sul corpo del felino, sia per quanto riguarda proprio l'approccio: iniziate piano, nel corso di una normale sessione di coccole, poche passate e inframezzate da normali grattini e carezze. Non vi assicuro che il vostro micio recalcitrante lo amerà, ma sicuramente lo tollererà meglio di una spazzola per gatti e servirà allo scopo di rimuovere in maniera piuttosto diffusa una buona quantità di pelo morto. E voi, che strategie adottate per aiutare il vostro micio a superare indenne il periodo di muta del pelo?

martedì 12 settembre 2017

Una stagione: l'estate (2017 - 3)

L'estate è agli sgoccioli, anzi possiamo dire che è proprio finita... con le perturbazioni che hanno investito il nostro paese negli ultimi giorni, la stagione del caldo e delle vacanze è già bella e archiviata, insieme ai costumi da bagno e ai teli da spiaggia riposti nell'armadio. Ecco allora, in extremis, alcune foto che hanno caratterizzato la mia estate... purtroppo l'afa terribile e la calura insopportabile me l'hanno resa poco godibile, anche stare in giardino non è stato frequente, cosicchè ho poche foto da mostrarvi... ma suvvia, non lamentiamoci, anche perchè ho perfino nuovi amici da presentarvi!




A inizio giugno mi immaginavo un'estate fatta di letture sotto gli alberi, sbiciclate tra i campi, pisolini sotto il cielo aperto in compagnia di Paciocca... invece ho potuto concretizzare ben poco di questi miei bucolici propositi, a causa della calura infernale che ha azzerato la voglia di fare e soprattutto la possibilità di stare all'aperto durante le ore diurne. Mi sono goduta poco anche il giardino: la cura delle piante si è ridotta ad una tabella di annaffiature più o meno regolari, per consentire loro di non morire per la siccità e l'afa. Ho combattuto (perdendo, lo ammetto) anche infestazioni di mosca bianca, che mi hanno quasi ucciso i miei amatissimi rododendri e l'uva spina. Con l'inizio di agosto, però, ho notato nuovi e ben più graditi ospiti sul finocchietto, pianta che avevo messo a dimora con la speranza di allevare ancora bruchi di macaone. Purtroppo di questa farfalla neppure l'ombra, in questi mesi, ma il finocchietto si è rivelato essere la pianta nutrice anche di altri insetti... tra cui la farfalla Sitochroa palealis. E così ho potuto assistere alla nascita, vita e miracoli di due "generazioni" di bruchi.


Questo bruchetto sembra imprigionato da una ragnatela... invece è la sua tela, per sorreggersi alla pianta!


Si tratta di piccoli bruchetti giallo-verdi, con macchiette nere, che hanno divorato anzitutto tutti i fiori del finocchietto!Contrariamente a quanto pensavo (immaginavo si nutrissero delle foglie), preferivano nettamente i fiori... e quando questi sono finiti, si sono dati alla "rosicchiatura" della parte esterna del fusto. In pratica, mi hanno scorticato il finocchietto! Altro dettaglio curioso è la loro capacità di tessere una specie di tela per ancorarsi meglio al finocchietto, sia nei momenti delle varie mute (e ho osservato che, contrariamente al macaone, questi non sembravano gradire di mangiarsi la vecchia "pelle"), sia semplicemente per papparsi più comodi la pianta. Al momento della crisalide questi simpatici ospiti diventano straordinariamente... rossi!!! La prima volta che ho osservato il fenomeno ho creduto che avessero preso un'insolazione, ma poi ho capito... e anzi, ho potuto seguire un bruco anche nella sua ricerca del "posto giusto" per compiere la metamorfosi: in questo caso, ha percorso diversi metri di prato prima di scavare un tunnel sotto terra, all'ombra di un pruno. Rinascerà come una farfallina forse poco appariscente, bianca e vellutata, dall'aspetto delicato.

Eccolo "arrossito"!

Appena sceso dal finocchietto, alla ricerca di un posto tranquillo...

Ed eccolo quando ha quasi già finito di interrarsi: sotto terra farà la sua crisalide, per rinascere farfalla.
Ecco l'esemplare adulto di Sitochroa palealis, fonte: Svdmolen su Wikipedia

A proposito di farfalle: per tutta quest'estate ho ammirato una pacifica "invasione" di altri lepidotteri che avevo notato ben poco prima di quest'anno. Non so se sia stata io ad aver "aperto gli occhi" solo ora, oppure se effettivamente quest'estate sia stata eccezionalmente proficua per le Polyommatus icarus, o "Argo/Icaro azzurro", piccole farfalline campestri che ho incontrato a frotte nel campo di grano tagliato. Si tratta di un lepidottero che si mimetizza alla perfezione tra piante, steli secchi e appunto il grano, poichè ad ali chiuse assume un color marroncino-beige perfettamente "tono su tono" rispetto al paesaggio. Invece, quando si alza in volo, la magia: rivela ali indaco, tra l'azzurrino e il violetto. Meravigliose! Invano ho cercato di fotografarle in volo... facendo osservazioni "sul campo" (è il caso di dirlo!) e documentandomi, ho scoperto che la versione indaco della farfalla è maschio, mentre la femmina presenta una livrea marroncina da ambo i lati delle ali.

La bellissima sfumatura indaco di quest' "argo" o "icaro" azzurro (Polyommatus icarus)






Concludiamo con qualche foto della mia Paciocca, che ha fatto altrettanto fatica a godersi l'estate a causa della troppa calura... ma qualche bel giretto nel campo di grano, così come qualche bel pisolino in giardino è riuscita a farseli comunque, senza troppi problemi!






E adesso che la stagione è già sensibilmente virata verso il freddo, la mia gatta ha già messo su un bel pellicciotto e la voglia di calduccio casalingo. Ciao estate, al prossimo anno!