domenica 8 luglio 2018

Tempo d'estate (2018 - 1)

Dopo un giugno estremamente clemente, con giornate piacevolmente miti e senza troppi picchi di caldo, siamo già diretti verso la metà di luglio: l'estate si avvicina al suo culmine e speriamo che le temperature restino entro certi limiti, anche nelle prossime settimane. Nel frattempo tutto è un fiore, tra insetti indaffarati, cicale in concerto e frutti in maturazione giorno dopo giorno. Ve ne dò un assaggio con le mie foto dell'ultimo mese...

Albero delle farfalle... con ospite!

Geranio
Libellula


Rosa

Paciocca trascorre tutto il giorno in giardino e, quest'estate che attorno a noi ci sono i campi di mais, una specie di giungla nuova e inesplorata, alla sera bisogna sempre chiamarla a lungo prima che si decida a farsi trovare. Sembra che il suo enorme ma ormai "solito" giardino non le basti più, potendo andare ad esplorare la misteriosa e lussureggiante "foresta amazzonica" dietro casa. Speriamo che fili sempre tutto liscio e non faccia brutti incontri nel mais... 



Nel bene o nel male, lo sappiamo: i gatti conservano l'istinto per la natura selvatica, dalla quale sono sempre attratti... e così, tra un giardino "domestico" e addomesticato, se possono prediligono una natura più incontaminata e apparentemente disordinata, proprio quella che noi cerchiamo invece di evitare e di modellare secondo le nostre regole. E per quanto i nostri giardini siano "studiati ad arte" tanto quanto un campo coltivato, per un gatto la selva del mais è di sicuro un territorio più imprevedibile e interessante di un bel giardino in fiore.

Dalia

Dipladenia

Gerani "parigini"

Ortensia
Ortensia

Passiflora
Quest'anno abbiamo messo in piedi un minimo orto, senza pretese e senza troppe varietà: a parte diversi cespugli di bacche, ho piantato semplicemente dei pomodori. Per cominciare, non è male... e poter raccogliere tutti i giorni lucidissimi pomodori maturi, rossi e gialli, è una vera benedizione! Sembrano gioielli e il loro sapore è favoloso.

"Cuore di bue"

Datterini 

Datterini gialli
E voi come avete trascorso questa prima parte di estate?  Anche a voi piace coltivare qualcosa durante la stagione estiva? Auguro a tutti coloro che passano di qui una buona domenica e, perchè no, anche buone vacanze!

mercoledì 27 giugno 2018

Le gioie e i dolori dell'allevare macaoni

A inizio maggio, dopo ben quattro anni dalla mia prima e indimenticabile esperienza, sulle mie piante di ruta e finocchietto ho finalmente rintracciato nuovi bruchi di macaone! Da settimane avevo avvistato già un minuscolo ovetto giallo ma - non essendo certa fosse "lui" - ho aspettato di vedere eventualmente i bruchi, inconfondibili... e che gioia quando ne ho trovati ben sei, sparsi tra quattro piante di ruta e due di finocchietto! Li ho prontamente recuperati e così è iniziato per me un nuovo allevamento di queste simpatiche, preziose e purtroppo vulnerabili creature.
Come ho già avuto modo di raccontarvi, è importante farsi carico dell'allevamento di queste farfalle, perchè la mortalità dei bruchi in natura è altissima, non solo a causa dei numerosi predatori naturali, ma anche per via del massiccio uso di pesticidi e di prodotti chimici nelle nostre campagne, cosa che rende sempre più difficile la vita alle farfalle. Io stessa sono testimone di uno spopolamento sensibile: quando avevo 10 anni, d'estate il mio giardino pullulava di macaoni, Vanesse Io, Vanesse Atalanta, nonchè le comuni cavolaie... ora, vedere anche un solo, sparuto macaone in un'intera stagione è una rarità. Perciò trovare ben mezza dozzina di bruchetti per me è stata una vera benedizione e mi sono lanciata nell'avventura di allevarli piena di entusiasmo e felicità.


Purtroppo, va anche detto che l'allevamento di macaoni riserva facilmente anche qualche delusione e dolore. I bruchi sono animali fragili e, prima di diventare farfalle adulte da liberare in natura, devono attraversare tutta una serie di "momenti critici" per il loro sviluppo. Purtroppo non è scontato che ogni bruco ce la faccia, nonostante tutte le nostre cautele e gli sforzi per garantirgli un ambiente il più possibile sano e protetto. Quello che si deve assicurare ai bruchi è:


Queste sono le regole d'oro per l'allevamento dei bruchi di macaone, ma nonostante ciò potrà comunque capitare che qualche bruco non ce la faccia. Così è stato anche per me e ben cinque dei miei sei bruchetti, non ce l'hanno fatta... inspiegabilmente: fino al giorno prima sembravano scoppiare di salute e divoravano le loro foglie, finchè non sono entrati in muta. Inizialmente ne ho perso "uno per muta", ossia uno alla prima, uno alla seconda e uno alla terza muta, senza poi riuscire a completare il passaggio fondamentale del loro sviluppo. Gli ultimi due bruchi poi, ironia della sorte, sono morti senza riuscire a completare la trasformazione in crisalide. E' sempre un dolore vedere i bruchi non farcela, apparentemente per cause inspiegabili, senza contare che mi domando sempre se ho sbagliato qualcosa io... sarebbe quasi meglio, così saprei come correggermi ed evitare che ricapiti in futuro.

Ecco le quattro mute del bruco di macaone
Se ho osservato bene, già alla fine della terza muta, prima di passare alla quarta, il bruco ha già assunto i colori tipici dell'ultima fase, ma non le sue dimensioni finali, ben più grandi di queste.

Ma l'allevamento dei bruchi riserva anche un sacco di sorprese! Oltre ad essere un'opportunità unica per chi ha l'occhio e la passione da naturalista, perchè dà modo di osservare non solo lo sviluppo ma anche le abitudini di questi straordinari animali... beh, si passa facilmente anche "dalle stalle alle stelle", nonostante tutto! Dovete sapere che uno dei momenti critici di quest'ultimo mio allevamento l'ho toccato un giorno quando, contemporaneamente alla morte del terzo bruco, anche i restanti tre bruchi (che erano già avanti di una muta, rispetto al deceduto) sono parsi morire uno dopo l'altro. Li davo già per spacciati, poichè si sono immobilizzati per un giorno e mezzo (e fin qui niente di strano, stavano preparando la quarta e ultima muta), assumendo però posizioni davvero poco promettenti: stavano completamente piegati a metà, con le zampine abbandonate e apparentemente sempre più deboli, come fossero moribondi. Giuro, li davo per spacciati e mi maledivo per aver mandato a morte sei bruchi su sei. Avvilitissima, ero già dell'idea di buttarli ma mi sono trattenuta semplicemente perchè volevo attendere l'eventuale uscita di parassiti dal corpo esanime delle povere creature, in cerca di una motivazione valida per l'ecatombe. E invece... miracolo! Tutti e tre i bruchi, nel giro di 12 ore, hanno completato la quarta e ultima muta, smentendo completamente la mia diagnosi infausta! Perciò, ora ho anche scoperto che conviene sempre attendere pazientemente il miracolo, anche quando un bruco sembra morente... come detto, "dalle stalle alle stelle"!

Ecco i bruchi come si presentavano prima dell'ultima muta... non proprio fiduciosa che ce la facessero!


Ed ecco invece il bruco uscito alla sua quarta e ultima muta! Vedete anche la vecchia "pelle" ancora sul rametto.

Questa volta ho allevato i bruchi in maggior parte utilizzando il "metodo della bottiglia", un semplice espediente casalingo per tenere le foglie di pianta nutrice fresche più a lungo, con minor "spreco" di pianta e per garantire ai bruchi cibo di qualità più costante nei vari momenti della giornata. Si taglia una bottiglia conservando il fondo e il collo: il fondo si riempie di acqua, il collo si rovescia si infila nel fondo a mo' di imbuto, da riempire con rametti di ruta/finocchietto (che andranno quindi in immersione in acqua con il gambo) e cotone idrofilo per sigillare ed evitare pericoli ai bruchi, qualora dovessero mai cadere verso il fondo. La bottiglia poi si può comunque porre nel fauna box, sia per raccogliere le feci in maniera più agevole, sia per assicurare maggiore protezione ai bruchi dagli insetti aggressori che eventualmente potrebbero esserci in casa.



Nel mio primo allevamento invece, cambiavo le foglie una volta al giorno (alla mattina), depositandole semplicemente nel fauna box dei bruchi, al momento della pulizia quotidiana dalle feci. Grazie al metodo della bottiglia si riduce anche il tempo da dedicare ai bruchi, poichè i rametti (specialmente di ruta) restano assolutamente freschi anche per un'intera settimana, quindi non c'è bisogno di cambiarli tutte le mattine... tutto quello che si deve fare è assicurare che vi siano sempre foglie a sufficienza e che le feci eventualmente precipitate sul cotone (che tende a inumidirsi) non restino troppo a lungo, poichè ammuffirebbero e creerebbero un ambiente non sano per i bruchi. Meglio quindi cambiare il cotone e pulire dalle feci almeno ogni due giorni.
Consiglio: quando si devono recidere la ruta e il finocchietto, scegliere sempre rametti abbastanza spessi (se fossero lunghi, si possono dimezzare) e non solo le foglie esterne dal gambo sottile, poichè se si immerge in acqua il ramo di un certo spessore, oltre ad essere più solido anche per il bruco, dura anche molto di più e alimenta meglio tutte le foglie.
Il metodo della bottiglia è validissimo secondo me fino all'ultima muta, quando i bruchi sono molto grandi e sempre più voraci: a quel punto conviene passare direttamente al fauna box con le foglie cambiate quotidianamente, si tratta di pochi giorni prima della crisalide.

Ecco il brucone poco prima della crisalide, grosso e pasciuto.

Come dicevo, purtroppo il bilancio finale di quest'allevamento è comunque molto duro e amaro: solo un bruco è stato in grado di sfarfallare e, se è abbastanza fisiologico che qualche bruco non completi le varie mute, è ancora più avvilente vederli morire quando avrebbero dovuto trasformarsi in crisalide. Questa volta hanno avuto tutti dei problemi: il bruco di macaone, dopo aver espulso le feci verdi e molli, solitamente si prepara ad "agganciarsi" in posizione con uno speciale cordoncino che tesse lui stesso. Nessuno dei miei tre bruchi è riuscito a tessere il cordoncino (uno non ci ha neanche provato), cosa che ha inficiato la trasformazione in crisalide.

Ecco le due crisalidi "non riuscite"... ancora mi domando quale sia stato il problema.

Ho anche cercato informazioni su cosa può essere capitato, dal momento che fino a poche ore prima i bruchi sembravano scoppiare di salute, ma purtroppo non sono riuscita ad arrivare a nulla... è stata la natura? O forse questa volta non sono riuscita io a garantire loro le condizioni migliori? Ad ogni modo cinque bruchi su sei non ce l'hanno fatta, cosa che mi ha fatta scoraggiare parecchio... fino a questa mattina. Anche il sesto e ultimo bruco ha avuto serie difficoltà al momento di impuparsi, ma è stato l'unico a riuscire a fare la crisalide completa e apparentemente sana, anche se non agganciato tramite il cordoncino (al momento di liberarsi della vecchia pelle, scuotendosi è caduto sul fondo del box). Però insomma... già negli ultimi giorni avevo notato cambiamenti, in trasparenza era apparso il magnifico disegno delle ali del macaone e... stamattina è nata una bellissima farfalla!!!  Prontamente liberata, ha spiccato il volo nell'aria di giugno, in una bella giornata di sole e cielo azzurro. L'emozione nel vederla volare è sempre unica, una gioia semplice, delicata e intensa, che fa sperare nel meglio per quella farfalla così bella.

Il meraviglioso macaone che alla fine è nato, questa mattina, dalla sesta e ultima crisalide!

Adesso sul finocchietto e sulla ruta, da ormai una settimana, ho individuato altri due bruchi, un'insperata seconda generazione di macaoni! Per il momento - anche scoraggiata dall'esito del mio ultimo allevamento - penso di lasciarli lì, monitorandoli ogni giorno per intervenire qualora dovessi vedere un'emergenza. Vedremo se la natura questa volta sarà più clemente. Ad ogni modo, che si intenda o no allevare queste magnifiche creature, sarebbe già molto se ciascuno di noi piantasse un piccolo angolo nel suo giardino con ruta e finocchietto: un'oasi per accogliere le uova di questa sempre più rara farfalla, per darle qualche opportunità in più di riprodursi con successo e continuare a volare nei nostri giardini.

martedì 12 giugno 2018

"Là fuori. Guida alla scoperta della natura"

Le scuole sono finite da pochi giorni, è cominciata una nuova e lunga estate! Oggi vi propongo allora un libro che sembra fatto apposta per le vacanze estive, per i ragazzi ma, perchè no, anche per noi adulti amanti della natura, che conservano ancora quella passione naturalistica scoperta fin da piccoli. L'opera in questione ha un titolo che è tutto un programma "Là fuori", di Maria Ana Peixe Dias e Inés Teixeira Do Rosario: un bel librone che si propone di diventare la guida dell'estate, per andare alla scoperta di ambiente, flora e fauna che ci circondano. L'avventura può partire anche da un muro di città, un parchetto urbano, ogni frammento di natura che esiste attorno a noi è meritevole d'attenzione e può essere vista con occhi nuovi. 



Bellissimo, poetico, scientificamente curato, ma anche arricchito da illustrazioni e tavole a colori (di Bernardo P. Carvalho) come una piccola enciclopedia della natura, "Là fuori" dà mille spunti, curiosità e ispirazioni per mettersi un paio di scarpe a tennis e uscire di casa, per guardare il mondo diversamente e accorgersi di quanta vita ci sia in esso. Non mancano neppure l'arte e la poesia, suggeriti come completamento autentico di una vera scoperta ed esperienza del mondo che ci circonda. Biologia e tassonomia, entomologia, botanica, fino a cenni di geologia e astronomia: in questo libro non manca davvero niente! 



Si parte dall'osservazione e dalla scoperta della natura più domestica e apparentemente trascurabile, come andare alla ricerca di pnne e piume, di tracce, di lombrichi nel parchetto cittadino... fino ad attività sempre più a contatto con la natura, partendo da una gita in campagna, fino al mare e alla montagna. Un bel regalo per l'estate, dedicato a tutti i piccoli e grandi naturalisti che ancora sono in grado di notare e apprezzare la bellezza di un fiore spontaneo nato ai bordi di un marciapiede.

lunedì 21 maggio 2018

La frase del giorno: Giorgio Saviane

"L'affetto del gatto è qualcosa che ogni volta deve essere interpretato, decifrato, capito attraverso mille curiose sfumature". 
Giorgio Saviane




Le mille sfumature del nostro amato gatto non riguardano solo il modo di manifestarci il suo affetto, ma anche il suo temperamento, il suo umore, la sua sensibilità particolare, le sue bizzarre abitudini tutte da scoprire... perchè ogni micio è unico e speciale! E se ciascun gatto è un mondo a parte, possiamo dire che tutti i gatti insieme formano un universo di meraviglie e misteri! 
Sui gatti e sulle loro particolarità è stato scritto e detto tanto, ma noi gattofili non ci stanchiamo mai di ricevere suggerimenti, piccole curiosità e informazioni utili sul mondo dei gatti. A tal proposito, vi segnalo l'iniziativa, promossa da CATOWN, l' "Oroscopo dei gatti", non un pronostico astrologico ma una simpatica newsletter a cui iscriversi, per conoscere meglio l'universo di meraviglie e misteri, le mille sfumature del nostro amato felino domestico! Se invece volete sapere qualcosa in più su CATOWN, una favolosa cuccia per gatti componibile, vi aspetto su Truefelinegoodblog con un post dedicato. 
Buona settimana a tutti!

martedì 8 maggio 2018

"La tela di Carlotta" di E. B. White

Ispirata dal suggerimento di uno dei più assidui lettori del mio blog, sono andata a leggere questo bellissimo romanzo dello scrittore statunitense E. B. White. Definire "La tela di Carlotta" un libro per l'infanzia sembra riduttivo: come tutta la vera letteratura, non c'è un'età predefinita per apprezzare questa storia che parla di vita, di tempo che passa, di amicizia, di morte e di cambiamenti inevitabili. Inizialmente la storia sembra ruotare attorno al maialino Wilbur e a Fern, la bambina che lo salva e lo svezza, impietosita di fronte alla tragica sorte che attende la creatura: nato più piccolo degli altri e meno in forze, il padre vorrebbe sopprimerlo. Fern si oppone fortemente, incredula - nella sua mente pura di bambina - che un essere vivente possa venir ucciso così, senza alcuna colpa. 
Il romanzo, ambientato in una fattoria del secolo scorso, si sviluppa in una natura bucolica, tra covate di pulcini, pecore sagge e fiere di paese, mettendo al centro l'amicizia specialissima tra il maiale Wilbur e il ragno Carlotta, che tesse la sua tela nel fienile, proprio sopra al recinto del suino. La storia è semplice: l'astuta Carlotta dovrà trovare un modo per evitare al suo amico Wilbur di diventare il pranzo del Natale a venire. Ma come fare? Come convincere gli umani a non conciare "per le feste" il maialino, dal momento che sta venendo allevato proprio per questo scopo? Non voglio svelarvi la grande impresa compiuta dal piccolo ragno del fienile, ma posso invece raccontarvi quanto di meraviglioso c'è tra le pagine di questo romanzo: la vita e le sue gioie, ma anche la morte (naturale o provocata dall'uomo), viste con gli occhi degli animali della fattoria. Poi c'è anche l'amicizia, la solidarietà tra simili di fronte a un destino avverso, mentre il tempo che passa, inesorabile, manda avanti il ciclo naturale dell'esistenza. E, in un qualche modo, c'è giustizia in questo.


Fern, la bambina, resterà un elemento cardine del romanzo, seppur non sempre in primo piano: sua è la voce dell'umanità migliore, quella che guarda alla vita non umana con amore, compassione ed empatia. Ma non è necessariamente l'infanzia di Fern a renderla più sensibile: nel romanzo troviamo infatti adulti indifferenti e ragazzini crudeli nei confronti della natura vivente, così come adulti in grado di vedere "oltre" l'antropocentrismo e il materialismo dominanti. Con l'avanzare della storia, il mondo non umano che tanto ha affascinato Fern fin dall'inizio, con il suo adorato maialino Wilbur, le pecore, le oche, e tutti gli altri animali della fattoria, ad un certo punto non sarà più la sua passione esclusiva: mese dopo mese, la bambina scoprirà anche altri interessi tutti "umani" (la simpatia per un amichetto). E certamente anche questo fa parte di un ciclo naturale, ma ciò che consola è proprio sapere che chi ha un animo sensibile e connesso con le altre creature viventi, resterà così per tutta la vita. Concludo con un ringraziamento a Filippo, l'affezionato lettore che ha portato alla mia attenzione "La tela di Carlotta": a voi non resta che leggere questa bellissima storia, per commuovervi nel finale insieme al maialino Wilbur.

domenica 22 aprile 2018

Giornata della Terra 2018

"Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. Siamo noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di presuntuose religioni, ideologie e dottrine economiche, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì su un granello di polvere sospeso dentro ad un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria ed il trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un punto. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odii. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è nessun altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora.

Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto."

Carl Sagan

mercoledì 11 aprile 2018

Un pipistrello per amico!

Cari amici, questa primavera è stata finalmente per me ricca di progetti "all'aria aperta", tante "idee" da piantare tra terriccio e zolle, semi da interrare, alberi da spostare in posizioni più propizie, bulbi da sotterrare, nuove piante da mettere a dimora, nella speranza che nel futuro io possa godere di fiori e frutti più vari, stagione dopo stagione. Uno dei tanti progetti che avevo nel cassetto da diverso tempo, ma che sono riuscita a realizzare solo qualche settimana fa, è il posizionamento di una BAT-BOX, un'installazione adatta per diventare la tana estiva per i pipistrelli!



Per fortuna, con o senza bat-box, d'estate dalle mie parti non è insolito avvistare un pipistrello che svolazza a zig-zag tra il tetto della casa e i campi, ma rispetto a quando ero bambina la quantità di chirotteri osservabile è diminuita drasticamente, a causa di un ambiente sempre più compromesso da pesticidi e sostanze chimiche. I pipistrelli, come le farfalle e le rondini, sono infatti "sentinelle ecologiche" e ci dicono molto, con o senza la loro presenza, sulla qualità dell'ambiente in cui viviamo.  Un ancora più grave fenomeno di spopolamento si osserva nelle città e nelle periferie, un tempo abbastanza frequentate dai pipistrelli: oggi questo curioso mammifero non riesce più a sopravvivere nei centri abitati, dove mancano i rifugi adeguati e dove l'illuminazione artificiale è completamente incompatibile con il suo benessere. Guardate invece che spettacolo questa bat-box felicemente colonizzata!




Già alcuni anni fa, è nata la campagna "Un pipistrello per amico" dell'Università e del Museo di Scienze Naturali di Firenze, i quali hanno ideato e reso disponibili (per comuni, enti e privati cittadini) le bat-box, incoraggiandone l'installazione per dare più chances ai chirotteri d'Italia. Anche Coop ha aderito alla campagna ed infatti io sono andata lì a comprare la mia bat-box, costruita in materiali naturali e atossici. Ho installato la mia casa per pipistrelli seguendo alcuni semplici consigli...
  • Posizionarla ad almeno 4 m di altezza (irraggiungibile dai predatori), su un palo, un tronco o sulla parete di casa (nel mio caso, il lato della mia abitazione ad ovest), relativamente riparata dal tetto. Evitare tassativamente di fissarla a supporti metallici.
  • Installarla in maniera tale che l'imboccatura della tana non sia coperta da rami o altri ostacoli. La presenza di vegetazione, alberi e fonti d'acqua nelle vicinanze rende comunque più appetibile la casetta ai pipistrelli.
  • Scegliere una collocazione tranquilla (no al via vai, no alle serrande elettriche, no a rumori molesti) e soprattutto che non sia illuminata artificialmente durante la notte (no a lampioni o faretti vicini).
Nonostante queste accortezze, non è detto che la mia bat-box venga scelta a breve come dimora dai simpatici pipistrelli: prima di tutto dovrà perdere "l'odore di nuovo" e soprattutto gli svolazzanti mammiferi dovranno apprezzarne la collocazione per i loro scopi, in base alla stagione e al momento dell'anno. Insomma, ora si tratta solo di attendere e di osservare l'eventuale presenza di inquilini, inequivocabilmente confermata dal guano di pipistrello (ottimo concime!) sotto l'installazione... sapendo però che potrebbe volerci tanta pazienza e dando periodicamente un'occhiata per evitare che la bat-box diventi piuttosto un nido di vespe o altri insetti non proprio amichevoli!
Naturalmente non mancherò di tenervi aggiornati, per il momento non mi resta altro che lasciarvi l'opuscolo della campagna "Un pipistrello per amico" con tante informazioni utilissime sui chirotteri italiani e anche sulle bat-box!

martedì 3 aprile 2018

Aria di primavera (2018 - 1)

Cari amici, presa dal tanto lavoro, ma anche dalla voglia di dedicare il mio (poco) tempo libero ad occupazioni famigliari, casalinghe e giardiniere, mi sono assentata un po' dal blog... ne approfitto oggi per condividere qualche scatto primaverile. Mentre gli alberi sono ancora tutti spogli e le foglie tardano a spuntare, i frutteti sono già in fiore e le api all'opera!








Se mi riesce, spero di condividere su questo blog, nei prossimi mesi, i frutti dei lavori in giardino che stiamo mettendo avanti in queste settimane...  per ora chiudo con le mie violette spontanee, già sulla via della sfioritura, nell'attesa che la primavera scoppi definitivamente! Un saluto da me e Paciocca!

giovedì 15 marzo 2018

L'affascinante e complesso linguaggio dei gatti

Siamo abituati ad attribuire "un verso standard" agli animali: il cane abbaia, il gatto miagola, il cervo bramisce, il lupo ulula... eppure non è esattamente così, se fossimo migliori osservatori/ascoltatori del mondo animale che ci circonda, scopriremmo che ciascuna creatura possiede tutto un repertorio linguistico ricco, vario e adeguato alle situazioni. Il gatto non fa eccezione ed anzi sono sicura che se ciascuno di voi pensasse ai vari modi di "interloquire" del vostro micio, potrebbe quanto meno individuare tre o quattro "voci" del gatto, ben distinte e circostanziate. Ho scovato in internet un paio di video molto interessanti a tal proposito, nei quali emerge quanto affascinante e variegato sia il modo di comunicare del gatto... ancora una volta mi meraviglio di quanto unico, speciale e complesso sia il nostro amato felino domestico!
Avvertenza: se state per avviare questo video a volume elevato e c'è il vostro gatto nei paraggi, attenzione che potrebbe inquietarsi... abbassate il volume o allontanate il micio!


 Ed ecco il mio commento al video, seguo i numeri proposti per comodità:
10. Le fusa di solito sono una manifestazione di felicità e di profonda soddisfazione, ma possono corrispondere anche al bisogno di conforto quando il gatto sta vivendo un fortissimo shock psicofisico, dopo un incidente stradale, un'operazione o in un momento critico.
9. Miagolio durante il pasto: non so darvene una precisa interpretazione, ma in questo caso credo sia un segnale di fastidio del gatto in un momento in cui vorrebbe "privacy". 
8. Grida di "confronto" tra maschi in lotta per il territorio: sembrano quasi urla umane, entrambi i gatti sembrano voler avere "l'ultima parola" e restare in silenzio mentre l'altro miagola, verrebbe interpretato come un segno di debolezza. 
7. Miagolio "richiesta di attenzione", o più probabilmente "richiesta di entrare" da un ambiente a un altro della casa. 
6. Miagolio acuto del micino neonato che vuole chiamare a sè la mamma micia. Che tenerezza! Una vera e propria richiesta del tipo: "Non lasciarmi solo! Dove sei?"
5. Come lo chiamo io, lo "schiocco" da caccia! Il verso tipico del gatto che ha individuato una preda e la sta puntando con decisione. 
4. Il miagolio affamato, probabilmente quello più "classico" e che comunemente sentiamo pronunciare dal nostro gatto prima dei pasti!
3. Il richiamo di mamma gatta ai suoi gattini. Questo tipo di miagolio non a caso assomiglia parecchio ai suoni brevi e partecipati che ci rivolge il nostro gatto nel salutarci o nel rispondere a una nostra frase chiaramente rivolta a lui. In pratica è la "conversazione" felina per eccellenza, e il gatto adulto la riserva solo a noi, eventualmente ai suoi piccoli quando li sta svezzando. 
2. Il richiamo della gatta in calore, un verso che dovrebbe comunicare al mondo intero (e ai gatti maschi nei paraggi) che lei è pronta ad accoppiarsi. Ci tengo a far notare la nota "dolente" nel miagolio della gatta: il calore per gli animali non è esattamente questa favola d'amore, anzi si tratta di un periodo di profonda irrequietezza e di disagio psicofisico, che spesso li conduce a esporsi a pericoli anche mortali. 
1. Il soffio e il ringhio dei gatti maschi durante il combattimento: arrivare ad azzuffarsi per i felini, pure se randagi, è sempre "l'ultima spiaggia", quando nessuno dei due contendenti ha accettato di tirarsi indietro. Questo accade soprattutto tra maschi interi (non sterilizzati) e ancora più di frequente durante il periodo degli amori. I gatti sono animali estremamente territoriali, ma non amano le lotte sanguinose e, prima di arrivare davvero a picchiarsi c'è tutto un lungo momento di "trattative" (vedi al punto 8). Sterilizzare il proprio gatto riduce i vagabondaggi, le lotte nel periodo degli amori e rende il temperamento dell'animale meno aggressivo e "rampante", sebbene resti la vocazione al controllo del proprio territorio. Ricordo che molto spesso le lotte tra gatti interi, conducendo a morsi e ferite profonde, sono la principale occasione di trasmissione di malattie quali la FIV e la FELV, patologie ad oggi ancora incurabili.

Concludo il post con una nota più simpatica, nonchè immancabile: un video dedicato alle inconfondibili "chiacchierate" con cui i nostri mici ci deliziano quotidianamente, dandoci la prova di comprendere il senso delle nostre frasi, dei nostri saluti, dei nostri commenti a loro indirizzati!



Ciascuno di noi conosce bene tutte le varianti dei "purr", dei "meow", dei "brum", degli "miao!" con cui il nostro micio dialoga con noi a seconda delle situazioni, e in realtà basta questo per farci capire che.. eh no, il gatto non "miagola" semplicemente, ha tutto un suo particolare, ricco e inconfondibile linguaggio che usa con grandi competenze comunicative, empatia e intelligenza! E voi cosa mi raccontate del modo di comunicare del vostro micio?

sabato 3 marzo 2018

Atmosfere d'inverno: la neve marzolina (2018 - 1)

Attesa e puntuale come da previsioni, un'eccezionale nevicata ha imbiancato tutto il paese, fino in pianura... è il colpo di coda di questo inverno 2017-2018, che ha portato anche nella mia città abbondanti nevicate, freddo intenso e venti gelidi. Con le scuole chiuse a causa del maltempo, ho potuto godermi qualche giorno di tranquillità casalinga, trascorso in realtà tra malanni stagionali e necessità di riposo...




  


Il paesaggio innevato, di per sè sempre estremamente affascinante, dalle mie parti non è stato mai illuminato da nessun raggio di sole... e questo, passata l'euforia e l'entusiasmo del primo giorno, ha reso l'atmosfera glaciale un po' troppo grigia e cupa, per i miei gusti. Anche la pioggia, gelida e costante, non ha migliorato il panorama... sciogliendo a poco a poco la neve, mescolandosi a ghiaccio e terra congelata.






Le gemme dell'albicocco, pronte a sbocciare... in fondo, tra poche settimane è primavera!

Io e Paciocca siamo riuscite a goderci la neve brevemente, giusto una passeggiata giovedì scorso, quando appena finita la nevicata abbiamo esplorato il giardino. E' sempre una gioia per Paciocca correre nella neve, per me altrettanto lo è guardarla e vedere come si diverte a zompare nel manto nevoso. Purtroppo poco dopo ha ricominciato a nevicare, in seguito a piovere, e non abbiamo più potuto fare grandi giri.



Ad ogni modo la nevicata eccezionale mi ha dato modo di godere ancora di più di quella straordinaria "voliera a cielo aperto" che diventa la mia lagerstroemia con appese le "palle di grasso" per gli uccellini. Cince, fringuelli, gazze, ghiandaie, l'immancabile pettirosso si sono turnati costantemente in queste giornate gelide, beneficiando del cibo esposto.


Una coppia di fringuelli, la femmina a sinistra e il maschio a destra.
Cince e fringuella sulla lagerstroemia
Inoltre, una piccola-grande sorpresa: un avvistamento quasi casuale di un picchio rosso maggiore! Fotografato per miracolo, quasi non me ne sarei accorta se non avessi notato il rosso della sua livrea!

So che non dovrei neppure pubblicarla... ma è l'entusiasmo di aver avvistato il picchio rosso maggiore!

Lo so, queste foto non sono degne di una vera appassionata di bird-gardening, ma devo ancora migliorare parecchio in questo senso... e forse anche acquistare uno zoom! Buon fine settimana glaciale, sperando comunque che ritorni un po' di sole già dai prossimi giorni!